La Cattedrale di Sale di Realmonte

Forse non tutti lo sanno, ma in Sicilia c’è una Cattedrale di Sale. A pochi chilometri dal paese di Realmonte in provincia di Agrigento si trova una delle più grandi ed importanti miniere di sale della Sicilia. Circa 25 km di gallerie realizzate su diversi livelli in cui si estraggono oltre al sale da cucina anche kainite e sali potassici.

Il giacimento di Realmonte formatosi circa 6 milioni di anni fa’ è una delle fonti maggiori di estrazione del sale in Sicilia insieme con le miniere di Racalmuto e Pasquasia. All’interno della miniera di salgemma di Realmonte si possono ammirare delle particolarità geologiche che la rendono unica nel suo genere, a circa 75 mt di profondità si trova il “Rosone”, una serie di cerchi concentrici di salgemma ed altri sali colorati che offre uno spettacolo di esplosività naturale mozzafiato, e la “Cattedrale di Sale”, una vera e propria Chiesa consacrata, scavata e scolpita nel sale dagli stessi minatori a poco meno di 100 mt di profondità e circa 30 mt sotto il livello del mare.
 
La Cattedrale di Sale, fascino e suggestione

Per quanto riguarda la Chiesa, dedicata a Santa Barbara protettrice dei minatori, spesso viene erroneamente immaginata piccola ed angusta poiché nelle viscere di una montagna, è al contrario invece ampia tanto da lasciare sorpresi la maggior parte dei visitatori. Con una capacità di 800 posti a sedere, la Cattedrale del Sale è un esempio di arte unica al mondo, ricca di opere e capolavori come i bassorilievi scolpiti nelle pareti di sale che rappresentano Santa Barbara, la Sacra Famiglia e Gesù crocifisso. Troviamo inoltre due acquasantiere realizzate da unici blocchi di sale, una cattedra vescovile, la mensa e l’ambone, una croce ed un cero pasquale. Continua a leggere

Presunti maltrattamenti, immagini telecamere soggette a fraintendimenti. Come bisognerebbe indagare

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di Vittorio Lodolo D’Oria

(dal sito orizzontescuola.it)
 
Il rapporto tra le due agenzie educative, scuola e famiglia, entra ulteriormente in crisi e la crescita delle nuove generazioni diviene ancor più problematica.

Se nel passato le famiglie tendevano a dare sempre ragione agli insegnanti, i genitori di oggi appaiono sempre più come i sindacalisti dei propri figli, giustificandone ogni azione. D’altro canto le nostre maestre sono divenute le più vecchie d’Europa con le quattro riforme previdenziali degli ultimi vent’anni (1992-2012) e sono, in gran parte, maestre-nonne che seguono fino a 29 bambini cadauna e sono schiantate dall’usura psicofisica della helping profession per eccellenza. Fin qui i cambiamenti sociologici con famiglie sfasciate, alunni multietnici, scuola inclusiva, madri iperprotettive, bimbi “onnipotenti” e insegnanti stremati.

Stanno tuttavia diventando oltremodo numerose le denunce di presunti maltrattamenti da parte delle maestre a danno dei propri alunni. Un fenomeno che, esploso negli ultimi 4-5 anni, supera oggi di gran lunga i 100 casi all’anno, senza peraltro vedere la fine. È altresì vero e inconfutabile che la scuola resta un ambiente protetto, proprio in virtù delle tante presenze che operano al suo interno (maestri, colleghi, collaboratori scolastici, dirigente, vicari, ATA). Trattasi dunque di ambiente certamente più sicuro rispetto alle mura domestiche ove hanno luogo – come insegna la cronaca quotidiana – i veri fatti di sangue. Quando peraltro si verifica nella scuola un episodio grave con ferite o altre lesioni di sorta, avviene sempre a danno del docente (si ricordi pochi mesi fa l’insegnante accoltellata in volto da un suo studente). Continua a leggere

Pochi spinelli possono alterare il cervello negli adolescenti

Osservati gli effetti della cannabis nel cervello degli adolescenti (fonti: neuroni: Pixabay; foglia di cannalis: Oren neu dag, Wikipedia) © Ansa

Effetti sulle regioni legate a memoria e ansia
 
(ANSA, 15.01.19)
 
Sono sufficienti pochi spinelli per alterare la struttura del cervello negli adolescenti: un anomalo incremento del volume della corteccia cerebrale in corrispondenza di aree legate alle emozioni e alla memoria è stato osservato per la prima volta in quattordicenni che avevano fatto un uso sporadico della cannabis. Il risultato, che apre nuovi interrogativi in merito alla legalizzazione della sostanza a scopo ricreativo, è frutto di uno dei pochi studi condotti finora sui giovani consumatori occasionali, pubblicato sulla rivista Journal of Neuroscience dai ricercatori dell’Università del Vermont, negli Stati Uniti.

“A quanto pare basta consumare solo uno o due spinelli per modificare i volumi della materia grigia in questi giovani adolescenti”, sintetizza lo psichiatra Hugh Garavan. Una scoperta che manderebbe in fumo la convinzione comune che qualche canna in gioventù non possa avere conseguenze. I ricercatori hanno demolito questo falso mito analizzando i dati relativi allo sviluppo cerebrale e alla salute mentale di adolescenti arruolati tra Gran Bretagna, Irlanda, Francia e Germania nell’ambito del progetto europeo ‘Imagen’.

Sono evidenziate le regioni del cervello di ragazzi di 14 anni aumentate di volume in seguito al consumo di cannabis (fonte: Orr et al., JNeurosci, 2019)

Lo studio ha incluso 46 quattordicenni che avevano fatto uso di cannabis appena una o due volte. Nel loro cervello sono stati riscontrati anomali aumenti di volume di alcune aree di materia grigia sensibili ai cannabinoidi: le alterazioni più significative sono state osservate nell’amigdala (legata alla paura e altri processi emotivi) e nell’ippocampo (legato alla memoria e alle abilità spaziali). Resta ancora da capire quale sia il significato di queste alterazioni strutturali. Solitamente nell’adolescenza il cervello va incontro a una ‘potatura’ delle connessioni nervose che riduce i volumi: è dunque possibile che la cannabis vada a inibire questo processo. Continua a leggere

La dipendenza digitale è un problema serio

Daniela Lucangeli non ha dubbi e nell’articolo a sua firma pubblicato su “Agenda Digitale” mette in guardia dalla dipendenza digitale sempre più diffusa (e sempre più dannosa): “alla luce degli effetti positivi e negativi dei device digitali c’è da considerare che in Italia il 71% dei bambini preferisce trascorrere il proprio tempo libero utilizzando uno strumento digitale. Questo rappresenta un enorme campanello d’allarme non solo per i fattori di rischio sopraelencati, ma anche perché ci mostra che i bambini preferiscono uno strumento digitale, piuttosto che giocare all’aria aperta, incontrare amici e stare con le figure significative“.

La docente e studiosa ritiene che in questo quadro allarmante, caratterizzato soprattutto dall’assenza – colpevole o incolpevole – dei genitori, tocchi alla scuola cercare un rimedio: “da qui emerge il ruolo decisivo della Scuola. La dipendenza dal sistema digitale nasce quando il processo non è sufficientemente guidato e supportato. C’è una situazione di rischio e di pericolo e bisogna combatterlo e prevenirlo con la piena consapevolezza. In questo la scuola ha una potenzialità immensa“.

La verità è che c’è digitale e digitale: da un lato, un universo costellato di opportunità di lavoro e di innovazione; dall’altro, il mondo oscuro della dipendenza, dei social network utilizzati al peggio (social network che, riporta la Royal Society for Public Health britannica, rischiano di indurre ansia, depressione e di rovinare il sonno) e della ludopatia. Purtroppo, cadiamo spesso nel lato oscuro del digitale. Continua a leggere

Papa Francesco: “Aborto ed eutanasia sono mali gravissimi”

Nella “Humana communitas” il Pontefice parla di “anticultura della morte” ed elogia il lavoro dell’Accademia per la Vita
 
L’11 febbraio del 1994, con il motu proprio “Vitae Mysterium”, San Giovanni Paolo II istituiva la Pontificia Accademia per la Vita. Nella Lettera Apostolica, Papa Wojtyla ne dichiarava le finalità: “studiare, informare e formare circa i principali problemi di biomedicina e di diritto, relativi alla promozione e alla difesa della vita, soprattutto nel diretto rapporto che essi hanno con la morale cristiana e le direttive del Magistero della Chiesa”. Al suo vertice, tra gli altri, si sono succeduti in questi anni grandi figure come il Servo di Dio Jérôme Lejeune, il Cardinal Elio Sgreccia, monsignor Rino Fisichella. Attualmente il ruolo di presidente è ricoperto da monsignor Vincenzo Paglia.
 
La lettera del Papa

Papa Francesco ha indirizzato la sua lettera per commemorare il XXV anniversario della fondazione dell’Accademia proprio a monsignor Paglia. Nella missiva, intitolata “Humana Communitas”, il Pontefice ha rimarcato l’impegno dell’istituzione pontificia in difesa della vita di ogni essere umano in quanto frutto dell’amore incondizionato di Dio. Bergoglio ha scritto:”In questo nostro tempo, la Chiesa è chiamata a rilanciare con forza l’umanesimo della vita che erompe da questa passione di Dio per la creatura umana”. Secondo il Santo Padre, “dobbiamo restituire evidenza a questa passione di Dio per l’umana creatura e il suo mondo. Essa fu fatta da Dio a sua ‘immagine’ – ‘maschio e femmina’ la creò – come creatura spirituale e sensibile, consapevole e libera”. Ripercorrendo la storia dell’Accademia per la Vita, Bergoglio ha menzionato lo straordinario contributo del Servo di Dio Jérôme Lejeune, il genetista che scoprì la causa della sindrome di Down e che fu ispiratore e primo presidente della realtà istituita da San Giovanni Paolo II. Continua a leggere

Tre amiche inventano un bar-portineria. E la prossimità diventa lavoro

Un esercizio commerciale innovativo. È un bar ma si occupa anche di ritiro di pacchi, banco alimentare o reperimento di professionisti. È l’idea di tre ragazze, si chiama “Portineria 14” ed in zona Ticinese, via Troilo 14 angolo via Conchetta, nel cuore di Milano
 
La vita di città vive problemi quotidiani molto vari. Alla base di tutti però c’è la difficoltà ad instaurare rapporti di fiducia. E quindi troppo spesso non si sappia a chi far recapitare un pacco, a chi affidare un mazzo di chiavi o a chi chiedere tecnici e professionisti per piccoli interventi in casa.

È da questa consapevolezza che tre giovani amiche, Francesca Laudisi, Federica Torri ed Emanuela Frau, hanno deciso di provare a inventarsi una soluzione. È così che è nato “Portineria 14”.

«Siamo tutti connessi, tutti iper-tecnologici – spiega Francesca, una delle tre fondatrici – ma siamo diventati indifferenti e non ci occupiamo più di chi ci sta intorno».

Ma cos’è “Portineria 14”? Un bar-portineria nato per ricostruire il tessuto sociale del quartiere, per entrare in relazione con le persone e ritrovare fiducia nel prossimo.

Alla base il Decalogo della Portineria, esposto all’ingresso del locale recita: si ritirano la posta, i pacchi, le chiavi, la spesa, persino le medicine in farmacia. Inoltre, le responsabili hanno creato una sorta di pronto intervento per la casa: possono fornire numeri di vari professionisti, come idraulici, elettricisti, giardinieri, a chi ne ha bisogno. Continua a leggere

“Io, italiana a Londra, ho resistito ai medici che volevano farmi abortire”

«È iniziato tutto quando ho fatto la prima ecografia più specifica e hanno visto due cisti nel plesso coroideo, cioè nel cervello della bambina. Mi hanno detto che queste cisti possono indicare una sindrome del feto, a volte spariscono e a volte no». Inizia così il racconto di una ragazza-madre italiana, trasferitasi a Londra da alcuni anni, che ci racconta al telefono le paure e le pressioni subite durante la gravidanza, specie dalla 20^ settimana in avanti, quando le fu fatta l’ecografia citata.

La chiameremo “Anna”, un nome di fantasia, perché la giovane preferisce per ora mantenere l’anonimato, dal momento che la sua bimba è una neonata di poche settimane e la madre teme che la sua denuncia del comportamento del National health service (Nhs), il servizio sanitario britannico, possa mettere in qualche modo a rischio la vita della bambina. Al tempo stesso non vuole che il suo dramma rimanga nascosto, perché l’ingiustizia subita da lei e dal frutto del suo grembo apra uno squarcio su un sistema divenuto disumano. Ma perché questa denuncia? Perché da quell’ecografia Anna ha subito diversi condizionamenti dal personale sanitario, volti a farla abortire. Grazie a Dio, ha avuto la forza di resistere.

La prima reazione di Anna al risultato dell’ecografia è informarsi. Inizia a fare ricerche su Internet, trovando conferma che le cisti si presentano anche con bambini senza alcuna anomalia cromosomica. «Quindi io ho deciso di essere positiva, anche se la notizia ti colpisce molto perché nessuno vuole problemi di salute per il bambino», ci dice lei. Ha la speranza che il bimbo nasca sano ma anche nel pieno del suo calvario, come vedremo, Anna esprimerà la decisione di proseguire in ogni caso la gravidanza, comprendendo l’infinita dignità della creatura che si stava formando dentro di lei. Una concezione della vita umana evidentemente non condivisa dai medici e dalle ostetriche che l’hanno seguita. All’ecografia della 20^ settimana segue a stretto giro un altro controllo, in cui «il dottore mi ha detto che la bambina aveva un altro sintomo della sindrome di Down oppure di Edwards». Continua a leggere

Riconosciuto il «servizio pubblico». La parità scolastica vince al Tar

La parità scolastica vince al Tar

(Avvenire 8.01.19)
 
Non c’è ragione «per discriminare tra servizi aventi per legge la medesima dignità e le medesime caratteristiche». Ci sono voluti quasi tre anni, ma alla fine il Tar del Lazio ha dato ragione agli ex-docenti delle scuole paritarie, riconoscendo per intero il punteggio pre-ruolo svolto negli istituti non statali e accogliendo il ricorso contro l’ordinanza del Miur sulla mobilità. Con una sentenza pubblicata in questi giorni, il Tribunale amministrativo ha annullato il provvedimento del Ministero dell’Istruzione, nella parte in cui non riconosceva il servizio preruolo svolto nelle paritarie ai fini della mobilità, dopo il passaggio di questi docenti nelle scuole statali. «Finalmente si sta per chiudere un vergognoso capitolo di discriminazioni», esulta Filomena Pinca portavoce del Comitato nazionale per il riconoscimento del servizio prestato nella scuola paritaria.

«È davvero sconfortante che si debba ricorrere a un tribunale per vedere tutelati dei diritti sacrosanti», aggiunge la docente, che è stata tra i promotori del ricorso. E di «sentenza storica», parla anche l’avvocato Angela Maria Fasano, che ha patrocinato il ricorso e ora si prepara a riaprire «tutti i casi che, in questi anni, hanno avuto un esito negativo», anche di coloro che, nel frattempo, sono andati in pensione. La sentenza del Tar laziale, infatti, indica una «linea nazionale» a cui, da qui in avanti, tutti i tribunali del lavoro dovranno attenersi. Un altro aspetto rilevante riguarda la ricostruzione della carriera degli ex-docenti delle paritarie ai quali, una volta assunti di ruolo nello Stato, non venivano computati, ai fini degli scatti stipendiali, gli anni di servizio prestati.

Un danno che il Comitato, quando nel 2017 ha presentato una Petizione al Parlamento Europeo, ha quantificato in oltre 2,5 miliardi di euro, considerando soltanto gli insegnanti (circa il 30% del totale) che avevano maturato tra i 9 e i 15 anni di servizio nelle scuole paritarie. Complessivamente, sono oltre 300mila i docenti transitati nello Stato dal 2000, anno di approvazione della legge 62 sulla parità scolastica. E che, alla luce della sentenza del Tar Lazio, conferma l’avvocato Fasano, ora potranno rivalersi sul Miur per rientrare in possesso di quanto loro dovuto.

La normativa sulla parità viene a più riprese richiamata anche dal dispositivo della sentenza, che ricorda la «piena omogeneità tra il servizio d’insegnamento svolto nelle scuole statali e quello alle dipendenze degli istituti privati paritari » e il «servizio pubblico» svolto da questi ultimi. In sostanza, scrivono i giudici amministrativi, «è illegittima l’esclusione dell’attribuzione di punteggio, in sede di mobilità, per il servizio d’insegnamento svolto negli istituti paritari. Continua a leggere

L’aborto, causa principale di morte nel mondo nel 2018

41,9 milioni di bambini sono stati uccisi prima di nascere, più della somma di tutte le morti per cancro, Aids, malaria, alcool, fumo e incidenti automobilistici
 
(Aleteia, 7.01.19)
 
L’aborto è stato la causa numero 1 di morte al mondo nel 2018.

Fino al 31 dicembre, 41,9 milioni di bambini sono stati uccisi prima di nascere. Per fare un paragone, le persone morte di cancro nel 2018 sono state 8,2 milioni, ovvero un quinto del totale dei bambini abortiti nello stesso periodo. Negli stessi 12 mesi, 5 milioni di persone sono morti per via del fumo, e 1,7 milioni come conseguenza dell’Aids.

Questi dati allarmanti vengono da Worldometers, indicato come uno dei migliori siti di riferimento gratuito dalla American Library Association(ALA), portale che mantiene anche il registro dei principali dati statistici mondiali, tra i quali, ad esempio, il totale della popolazione del pianeta, nascite, morti, automobili prodotte, libri pubblicati ed emissione di sostanze inquinanti. Per quanto riguarda gli aborti, le statistiche impiegate si basano sulle informazioni pubblicate dall’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), una delle entità che hanno militato maggiormente a favore dell’aborto nel corso della storia.

Secondo i dati diffusi da Worldometers, nel 2018 ci sono state più morti provocate dall’aborto che la somma di tutte quelle derivanti da cancro, malaria, Aids, tabagismo, alcolismo e incidenti automobilistici. Ogni 33 bambini nati vivi, 10 sono stati abortiti.

Nonostante i fatti, spesso vengono diffuse menzogne che manipolano le statistiche per sostenere la militanza abortista in ambito legislativo. L’anno scorso, ad esempio, l’Irlanda ha abrogato l’Ottavo Emendamento costituzionale, che proteggeva il diritto alla vita dei bambini ancora non nati, e ha liberalizzato l’aborto con giustificazioni come il fatto che la legalizzazione dell’assassinio dei bambini in gestazione porterebbe alla riduzione del numero degli aborti. La realtà smentisce tuttavia queste affermazioni a pochi chilometri di distanza dall’isola una volta cattolica: Continua a leggere

Giornata per la Vita 2019

Segnaliamo di seguito gli eventi organizzati dal Movimento per la Vita Ambrosiano in occasione della prossima Giornata per la vita che la Chiesa celebrerà domenica 3 febbraio 2019.
  

Concerto per la Vita

 

https://shamrockband.weebly.com/

   

Cineforum

Lunedì 4 e Martedì 5 febbraio ore 21.00

Organizzato da MVA in collaborazione con CCC San Benedetto e Cineforum Osoppo

via Osoppo 2 Milano (Bus 63 – Filobus 90-91, fermata Piazzale Brescia – M1 De Angeli + Tram 16)
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Dalla marijuana all’eroina, se ne parla a Milano al Teatro Parenti

Chi si fa le canne ha il triplo di probabilità di consumare le droghe pesanti: non si tratta di un semplice punto di vista ma di quanto scrive il Cdc (Center for Disease Control) del governo degli Stati Uniti, equivalente al nostro Istituto Superiore di Sanità, secondo cui chi è dipendente dalla marjiuana ha una probabilità 3 volte superiore di diventare dipendente da eroina rispetto a chi non ha mai provato le droghe “leggere”. Un dato che conferma l’allarme di chi non riesce proprio ad accettare la distinzione tra “droghe pesanti” e “droghe leggere” considerando le seconde pericolose almeno quanto le prime.

Lo stesso messaggio è stato lanciato con forza il 4 dicembre scorso, a Milano, al Teatro Franco Parenti, nello spettacolo organizzato da Ragazzi Permale. Un nome singolare che, come si legge sul loro sito, fa riferimento ad «un network di moltissime associazioni provenienti da ogni angolo del pianeta e attive in ambito sociale. Usano l’arte, breakdance, graffiti e hip-hop come strumento di recupero e integrazione sociale»tra loro giovani tra i 18 e i 25 anni, provenienti dalla comunità di San Patrignano, che hanno vissuto e superato il problema della tossicodipendenza, non semplici “maestri di vita” ma testimoni degli effetti devastanti che le droghe possono avere sulla psiche, il corpo e le relazioni interpersonali.

È quanto ha affermato Silvia, durante lo spettacolo, raccontando di  aver cominciato a drogarsi quando aveva appena dodici anni, prima con le canne, poi con la cocaina e a 17 anni con l’eroina. Ora è alla fine del suo percorso di recupero nella comunità terapeutica che la ospita. Se  diamo un’occhiata ai dati allarmanti della Relazione annuale al Parlamento sul fenomeno delle tossicodipendenze in Italia del 2018, scopriamo che  il 34 % dei ragazzi tra i 15 e i 19 anni (circa 880.000) ha provato almeno una sostanza stupefacente nella vita, ma negli ultimi anni il consumo di droghe tra i giovanissimi sta tendendo ad aumentare, per la falsa credenza, diffusa addirittura tra il 55,6% dei ragazzi, che sia pericoloso solo il loro uso costante. Continua a leggere

Scuola, diritto grande assente dalla manovra “del popolo”

(lanuovabq.it, 2.01.18)
 
Il grande assente di questa manovra finanziaria è il diritto. Non è bastato assistere impotenti e basiti alla grande compressione del ruolo del Parlamento e alla più totale mancanza di un opportuno confronto con i corpi sociali, come ha sapientemente ricordato il Presidente Mattarella. Semplicemente impossibili Democrazia e Libertà senza la corresponsabilità di tutti.

Vi sono numerosi motivi che ci inducono ad affrontare con fiducia l’anno che verrà. Per essere all’altezza del compito dobbiamo andare incontro ai problemi con parole di verità, senza nasconderci carenze, condizionamenti, errori, approssimazioni” ha detto il Presidente alla Nazione, con un focus ancor più diretto a certi entusiasmi politici da campagna elettorale.

La manovra finanziaria licenziata dal Governo in fretta e furia viene presentata sul piedistallo della semplificazione. Qui non è questione di semplificazione, bensì di discriminazione.

Non una parola è stata spesa nella manovra per dire come si intende eliminare la discriminazione perpetuata contro i genitori italiani che hanno la responsabilità educativa sui figli ai sensi dell’Art. 26 della dichiarazione Universale dei diritti dell’uomo. La manovra non risponde a quei genitori che, dopo aver pagato le tasse, se scelgono una buona scuola pubblica paritaria – parte del sistema nazionale di istruzione, per legge – devono pagare due volte, con le tasse prima e la retta poi. Il governo del popolo riconosce i diritti di tutti, compresi i riders delle pizze, ma non dei genitori. Questi ultimi, se in difficoltà economica, si sentono rispondere, da parte di onorevoli bicolore che pagano la scuola pubblica paritaria con il lauto stipendio ricevuto da quegli stessi genitori: “Ma per il povero c’è la scuola statale”.

Come dire: “Accontentati: tu, povero, puoi far operare tuo figlio di tonsille in un ospedale pubblico convenzionato di eccellenza, ma non puoi farlo educare in una scuola pubblica convenzionata di eccellenza, perché del tuo legittimo diritto non mi importa. E neppure mi importa che in tutta Europa tale diritto è garantito. Bèccati la scuola pubblica statale, come è, è”. Impossibile che la scuola sia un ascensore sociale perchè serve che sia un ammortizzatore sociale, per sistemare la maestra della primaria che non sa fare la divisione in sillabe, o il docente di sostegno che, dopo quattro ore di viaggio quotidiane per arrivare a scuola, si addormenta sul banco del proprio alunno disabile. Tutto vero.

Ma quanto costa questa libertà negata? Sono 304 le scuole pubbliche paritarie chiuse nell’ultimo anno e 24.713 gli alunni in meno rispetto allo scorso anno. Da notare: si tratta di alunni che allo Stato non costavano quasi nulla (50 euro l’anno pro capite) e che ora, dovendo cercare verosimilmente una sistemazione in scuole statali limitrofe alle paritarie “defunte”, verranno a costare allo Stato circa 10.000 euro annui pro capite. Lo dicono i laicissimi economisti di Civicum con Deloitte. Meglio: se tutte le scuole pubbliche paritarie “defungessero”, lo Stato avrebbe una spesa annua in più di 6 miliardi di euro. Un affarone per le finanze pubbliche! Continua a leggere

Buon Natale 2018

 
Un santo Natale a chi passa di qui.

La luce della speranza, accesa da Gesù nel giorno della Sua Santa Nascita, non smetta mai di riscaldare il nostro cuore.

Auguri!

 

“Péguy” e Jérôme Lejeune, quando l’amore abbraccia il male

Organizzato a Milano dall’Associazione Peguy un incontro sulla Trisomia 21 con il professor Strippoli. Che ha ricordato l’umanità di un grande medico come Lejeune
 

Il destino personale o il mistero della vita umana? Si può nascere con un cromosoma in più, che confonde il tuo sistema biologico e blocca le tue funzioni fisiologiche, ti fa vivere male. Un tempo, non molto tempo fa, ti faceva morire anche a 9 anni di vita, in media. Oggi c’è chi può già festeggiare i 70 anni di età, insieme ai suoi cari e a chi gli ha voluto bene nel corso di una vita vissuta anche in condizioni normali.

Stiamo parlando della sindrome di Down, un male scoperto dall’inglese John Langdon Down e interpretato, in quell’epoca ottocentesca, in senso per metà positivistico, per metà razzista. Quella sindrome era, secondo quel ricercatore, una regressione che portava a una rassomiglianza con le popolazioni del lontano Est del mondo, che rendeva simili ai mongoli e, da qui, il gergo terribile di “mongoloide” che ti accompagnava per un’intera vita, quella che ti era concessa dalle medicine e della cure dell’epoca.

Di questo incredibile mistero della vita umana, una malattia degenerativa che tuttavia non ti ruba sensibilità, sentimento e un’affettuosità rara, se ne è parlato alcuni giorni fa al Municipio 3 di Milano, che ha offerto la sua disponibilità, in una sala affollatissima e interessata. Il relatore della riunione era il professor Pierluigi Strippoli, un grande ricercatore in questo campo, che con nozioni scientifiche accessibili a un pubblico non certamente preparato e con ricordi storici precisi ha ricostruito l’iter della scoperta della malattia e le grandi conquiste della ricerca scientifica.

A promuovere questa riunione è stata l’Associazione Péguy, impegnata in dibattiti sull’attualità, ma anche in opere di solidarietà. Il tema su cui è impegnata la “Péguy” in questo momento è molto attraente e coinvolgente: il valore della vita.

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Bambina affetta da spina bifida nasce sana dopo un intervento chirurgico nel grembo materno

Dopo aver subito un intervento chirurgico alla spina bifida ancor prima di nascere, la piccola Piper-Kohl Kelly è in perfetta salute. I suoi genitori, i britannici Georgia Axford e Tyler Kelly, hanno chiesto un prestito di £9.000 (più di 10.000 euro) e hanno viaggiato più di 570 miglia (quasi 1.000 chilometri) per far operare la loro bimba ancora nel grembo da un chirurgo esperto.

Secondo il Daily Mail, alla ventesima settimana gli ultrasuoni hanno evidenziato che la figlia di Axford e Kelly era affetta da spina bifida, una condizione per cui il tubo neurale non si sviluppa propriamente, lasciando parti del midollo spinale e dei nervi spinali scoperti. Questa condizione può causare difetti neurologici e alcuni casi sono fatali.

Oggi le innovazioni mediche permettono ai dottori di operare i bambini affetti da spina bifida prima del parto, coprendo le parti esposte del midollo spinale. I dottori del Regno Unito hanno detto alla famiglia di Piper che avrebbe potuto essere operata prima della nascita ma da un medico che non aveva mai eseguito un’operazione simile. La famiglia ha optato per l’operazione in Germania da un medico esperto e ha pagato i costi da sola.

L’ intervento è stato fatto tramite un fetoscopio, un telescopio e una camera inserite nel grembo. Durante l’operazione, i chirurghi hanno inserito uno strato di collagene sui nervi esposti per prevenire la paralisi e altre complicazioni associate con la spina bifida. Piper non doveva nascere fino ad ottobre ma solo sei settimane dopo l’operazione, sua madre è entrata in travaglio e Piper è nata il 28 luglio a solo 30 settimane e 4 giorni.

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Il manifesto. Nei diritti dell’uomo anche il concepito

Da 43 sigle associative d’ispirazione cristiana un «manifesto» per riconoscere il valore del concepito, espresso attraverso gravidanza e maternità
 
(Avvenire, 9.12.18)
 
Alla vigilia dei 70 anni della Dichiarazione universale dei diritti umani è nata l’idea di una riflessione pubblica sulla dignità della persona a partire dalla consapevolezza dei diritti dei più fragili, primo tra tutti il concepito. Attorno al principio scolpito all’articolo 3 («Ogni individuo ha diritto alla vita») è stato sviluppato un testo sottoposto all’esame di associazioni e realtà ispirate ai valori cristiani e poi integrato facendo tesoro delle numerose indicazioni di chi lo ha condiviso e firmato. Il risultato di questo lavoro è il testo che oggi pubblichiamo, con le adesioni di 42 sigle associative, un «Manifesto» aperto a eventuali nuove sottoscrizioni (che possono essere inviate all’indirizzo dedicatodirittiumani.vita@gmail.com). 
 
Manifesto sul diritto alla vita nel 70° anniversario della Dichiarazione universale sui diritti dell’uomo. 10 dicembre 1948-10 dicembre 2018 
 
Premessa

La Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo è intervenuta al termine di tre terribili decenni caratterizzati da due conflitti mondiali con decine di milioni di morti, devastazioni materiali e morali e all’inizio di una guerra, detta ‘fredda’ perché non dichiarata ma in atto col possibile uso di armi distruttive ancora più potenti. La Dichiarazione pone le premesse di una pace duratura allorché richiama il «riconoscimento della dignità inerente a tutti i membri della famiglia umana e dei loro diritti uguali ed inalienabili, quale base della libertà, della giustizia e della pace nel mondo». Non affida la pace alla forza delle armi, ma a un ‘atto della mente’ quale è il riconoscimento della inerente – cioè intrinseca – dignità di ogni essere umano. La violazione dei diritti dell’uomo è continuata in tante guerre locali, con dimensioni più o meno ampie, nell’aggressione del terrorismo, nel rifiuto dell’accoglienza di poveri e di vittime della fame e della violenza. Ancora più grave è il rifiuto di riconoscere la dignità di esseri umani che sono i più piccoli e i più poveri: i figli concepiti e non ancora nati. Non è possibile rassegnarsi di fronte ai milioni di aborti realizzati con il sostegno dello Stato e al numero incalcolabile di esseri umani eliminati nell’ambito delle tecniche di fecondazione in vitro. Continua a leggere

«Oggi mia sorella, Terri Schiavo, avrebbe compiuto 55 anni»

Pubblichiamo la lettera scritta da Bobby Schindler per ricordare Terri, che il 31 marzo 2005 morì di fame e di sete, dopo due settimane di agonia, a causa della folle sentenza del giudice George Greer
 
(Tempi.it, 3.12.18)
 
Il 31 marzo 2005 moriva di fame e di sete, dopo due settimane di agonia, Terri Schiavo. A condannare a morte la donna (che non era in coma né in stato vegetativo permanente) fu la sentenza del giudice George Greer, che su richiesta del marito Michael Schiavo giudicò l’orribile fine per fame e per sete il suo «miglior interesse». Terri Schiavo avrebbe compiuto oggi 55 anni.

Pubblichiamo di seguito la nostra traduzione del ricordo scritto per l’occasione dal fratello Bobby Schindler.
 
Mia sorella, Terri,  avrebbe compiuto 55 anni oggi. Il 3 dicembre è il suo compleanno e io sto commemorando la sua memoria con mia mamma, Mary Schindler, e la mia famiglia.

È così difficile immaginare che Terri abbia 55 anni, a causa del modo crudele e utilitaristico con cui il filo della sua vita è stato reciso. Il marito di Terri ha chiesto alla Corte e convinto un giudice che fosse nel suo «miglior interesse» morire. Molti esperti di diritto hanno sottolineato il fatto che Terri ha ricevuto meno protezione legale di quella accordata ai criminali che rischiano la pena capitale.

Ma noi conosciamo come stanno le cose meglio di un giudice e di un sistema legale che ha negato il suo diritto fondamentale alla vita. Noi sappiamo che le nostre vite sono nelle mani di Dio e anche quando vengono tagliate da altre persone, Lui ci preserva nel suo amore.

Cristo ci ricorda di non avere mai «paura di quelli che uccidono il corpo, ma non hanno potere di uccidere l’anima». Oggi vi chiedo di unirvi a me nella preghiera per l’anima di Terri e per quella di suo marito Michael, che speriamo un giorno possa fare esperienza della conversione del cuore. Continua a leggere

Pilato, a 57 anni dalla scoperta della lapide ritrovato un anello col suo nome

Decifrata la scritta sul manufatto in rame rinvenuto nell’Herodion, la fortezza nei pressi di Betlemme utilizzata dai romani e dal prefetto che mise a morte Gesù

di ANDREA TORNIELLI

(La Stampa, 2.12.18)

Al di fuori dei Vangeli – che ne parlano diffusamente e concordemente – su Ponzio Pilato, il prefetto della Giudea che mise a morte Gesù di Nazaret le notizie vanno cercate con il lanternino. Ma ora una nuova, straordinaria scoperta aggiunge un tassello utile per inquadrare la sua figura: su un anello scoperto alla fine degli anni Sessanta nell’Herodion vicino a Betlemme è stato possibile finalmente decifrare la scritta e questa attesta proprio il nome di Pilato. A leggere le parole sull’anello sono stati due studiosi israeliani.

I quattro Vangeli, gli Atti degli Apostoli, gli storici Flavio Giuseppe e Tacito concordano nell’affermare che Gesù è stato condannato a morte e crocifisso durante l’amministrazione di Ponzio Pilato in Giudea, un’informazione, questa, che è rimasta codificata anche nel Credo (sia nella formula niceno-costantinopolitana sia in quella più breve del simbolo degli apostoli: «Fu crocifisso sotto Ponzio Pilato» oppure «Patì sotto Ponzio Pilato»). Sulla base delle informazioni forniteci da Flavio Giuseppe, ma anche da Filone, Tacito, Svetonio, Dione Cassio ed Eusebio, è possibile stabilire che Pilato svolse il suo mandato in Giudea tra il 26 e il 36, o l’inizio del 37 dopo Cristo. Continua a leggere

Una buona madre diventa inutile…

(fonte: giornodopogiorno.org)
 
Una buona madre è colei che diventa inutile nel tempo.

Diverse volte ho sentito pronunciare questa frase da un amico psicoanalista e mi è sempre sembrata strana.

Sto vivendo quel particolare momento che tutte le mamme vivono.

Quello in cui bisogna reprimere l’impulso naturale materno di voler mettere il proprio figlio, ormai cresciuto, ancora sotto l’ala protettrice.

Quello di cercare di proteggerlo dagli errori. Dai dolori.
E dai pericoli.

È una battaglia erculea, lo confesso.

Mentre sto per perdere la lotta contro la super-mamma che vorrebbe controllare tutto, la frase del mio amico psicologo mi illumina la mente.

Ora è assolutamente chiara.

Se ho svolto bene il mio lavoro di educatrice, se ho trasmesso valori e principi, oggi sono inutile.
Posso diventare inutile.

Prima che qualche mamma, lettrice frettolosa, mi accusi di non essere una madre amorevole, voglio spiegare cosa significa, in realtà, essere diventata una madre inutile.

Essere “non necessari” non significa smettere di amare il proprio figlio, ma significa essere riuscita a non renderlo dipendente da me per ogni suo bisogno ed esigenza.

Significa averlo reso un adulto autonomo, sicuro di se stesso, indipendente.
Un uomo pronto a seguire la sua strada, a superare le sue frustrazioni, a fare i suoi errori, ad assumersi le sue responsabilità. Pronto ad essere uomo.

È a questo punto che tagliamo realmente quel cordone ombelicale.

Ogni nuova fase rappresenta una nuova perdita e un nuovo guadagno per entrambi. Per madre e figlio. Continua a leggere

Gabriele Dell’Otto: un artista con la matita

Le mani di Gabriele Dell’Otto producono immagini meravigliose. Da molti anni è tra le firme di punta della Marvel, ma da poco è uscito un libro dal titolo Inferno, che commenta i primi trentatré canti della Divina Commedia. L’ha scritto Franco Nembrini – tra i più grandi esperti del poeta toscano – con la prefazione di Alessandro D’Avenia. Le illustrazioni sono di Gabriele Dell’Otto. Abbiamo raccolto la sua testimonianza in due articoli, il primo sul suo lavoro come illustratore, il secondo sulla esperienza per il libro su Dante.
 
(cittanuova.it)
 
Chiedo a Gabriele una sua definizione professionale…

Nasco come illustratore prestato al fumetto. Mi chiamano anche fumettista, ma propriamente non lo sono. Al fumetto mi sento prestato. Negli ultimi anni mi chiamano anche artista.
 
Ti ci senti?

Non vedo confini netti. A volte non mi sento un artista, ma un artista crea, perché non dovrebbe esserlo un disegnatore di fumetti, che è un creativo a tutti gli effetti?
 
Tra i vari quale preferisci?

Il termine illustratore me lo sento bene addosso.
 
Quali sono le tappe fondamentali del tuo percorso?

Ne vedo quattro. Una è che disegno da sempre. Mia madre narra che le mie prime due parole siano state carta e penna. A volte le mamme esagerano, ma i miei primi ricordi sono con una matita in mano. Continua a leggere

«Il Vaticano già paga l’Imu» dice il governo

Imu e Vaticano. Il Ministero dell’Economica interviene spiegando che la Chiesa già paga l’Imu sugli immobili, mentre è esente (come altri) per attività solidali. Si parla anche di percentuali bulgare sulla contrarietà degli italiani nel tassare le parrocchie, per questo la vicenda verrà congelata.
 
(UCCR, 4.12.18)
 
La notizia è partita ieri sera dall’agenzia Adnkronos, in contatto con «autorevoli fonti di governo». Le quali hanno annunciato che la questione “Imu-Chiesa” è congelata e sarà forse riaperta in futuro perché, viene spiegato, una serie di sondaggi provano che gli italiani sono in realtà contrarissimi a “tassare la Chiesa”«Percentuali bulgare», si legge, «dimostrano che una decisione in questa direzione si trasformerebbe in un vero e proprio boomerang» per il governo giallo verde.

Ma c’è un secondo motivo per cui il governo non ha alcuna intenzione di riaprire il capitolo Imu, ed è molto semplice. Ecco quanto riportano fonti del Ministero dell’Economia e delle finanze (Mef): «Il Vaticano già paga l’Imu sugli immobili con finalità commerciali, ma è esentato, come tanti altri organismi ed enti laici, solo per le attività solidali ed educative. Tassare tutte le proprietà vorrebbe dire costringere la Chiesa a chiudere oratori e altre realtà che “salvano i ragazzi dalla strada”».

La questione era stata riaperta un mese fa, quando la Corte di giustizia dell’Unione europea ha sentenziato che l’Italia ha facoltà di recuperare l’Ici non versato da tutti quegli enti non commerciali che ospitavano attività commerciali al loro interno nel periodo 2007-2011 e che allora si riteneva impossibile riscuotere. In nessun passaggio della sentenza si parlava di “chiesa” o di “Vaticano”, ma i media tradussero la notizia con: “L’UE impone all’Italia di riscuotere l’IMU al Vaticano”. Continua a leggere

Vincent Lambert, non è «ostinazione irragionevole» mantenerlo in vita

Potrà un giudice condannare a morte il 41enne tetraplegico quando gli stessi esperti del tribunale hanno stabilito che non è vittima di accanimento terapeutico?
 
di Caterina Giojelli

(Tempi, 29.11. 2018)
 
Al netto di come ce le hanno servite i giornali francesi, le conclusioni della perizia degli esperti nominati dal tribunale amministrativo di Châlons-en-Champagne basterebbero per considerare l’affaire Vincent Lambert chiuso: perché mai un giudice dovrebbe decidere, nell’udienza calendarizzata per il prossimo 19 dicembre, di sospendere i trattamenti di alimentazione ed idratazione al 41enne tetraplegico quando gli stessi esperti riconoscono, per la prima volta dopo sei anni, che non c’è alcun accanimento terapeutico né ostinazione irragionevole nel mantenerlo in vita?
 
LA PARTIGIANERIA DEI GIORNALI FRANCESI

La notizia che trova spazio sui giornali, da Le Monde a Libèration, per i quali non è mai stata in gioco la dignità bensì la qualità della vita dell’uomo, è invece un’altra: «Gli esperti confermano lo stato vegetativo cronico irreversibile di Vincent Lambert», che non gli permette «di accedere ad alcuno stato di coscienza». In altre parole, Lambert non può migliorare, «una conclusione che potrebbe ribaltare la battaglia legale attorno a un’eventuale cessazione delle cure», scrive Le Monde, come se accertarne lo stato di grave disabilità fosse sufficiente per lasciarlo morire di fame e di sete.

Eppure nessuno, neppure i genitori Viviane e Pierre che da anni si battono per potersi prendere cura del figlio, ha mai sostenuto che Lambert potesse miracolosamente da un giorno all’altro alzarsi, camminare e andare a prendere l’aperitivo. La notizia, ripetiamolo, è semmai trovare scritto nero su bianco per la prima volta che rispondere alle primarie esigenze del paziente (alimentazione, idratazione, igiene di base etc) non si configura come «un trattamento irragionevole o un’ostinazione irragionevole». Non c’è corpo sofferente, non c’è accanimento terapeutico. Non solo: gli esperti menzionano la possibilità che Lambert venga trasferito in una struttura adeguata, come invocato da anni dai suoi genitori.  Continua a leggere

Il piccol Alex: dal GOSH al Bambin Gesù per il trapianto di midollo dal papà

ALESSANDRO MARIA MONTRESOR

Colpisce l’ospedale di provenienza del bimbo e anche quello di destinazione. E questo non può che riempirci di gioia per il piccolo paziente! Forza Alex, sono in tanti a combattere con te e per te.
 
di Paola Belletti
 
(Aleteia, 27.11.18)
 
L’acme di solidarietà e risonanza mediatica sulla vicenda del piccolo Alessandro Maria Montresor è stato raggiunto circa un mese fa ma continua a restare alto e a buon diritto.

Questo dolcissimo bambino con o senza pixels a sgranarne gli occhi azzurrissimi continua a fissarci in volto e a smuovere cuori e viscere di innumerevoli persone, mosse dal benedettamente semplice desiderio che lui possa continuare a vivere. Che possa stare con la sua mamma e il suo papà, sì. E possa mettere in fila i progressi normali e miracolosi che ogni bimbo compie davanti ai propri genitori inebetiti d’amore, arresi alla sua esistenza in nome della quale, con eccessi ridicoli se non fossero tanto autentici, sentono che l’universo stesso abbia un senso e la terra abbia finalmente un motivo valido per collezionare stagioni.
 
Malattia rarissima feat. solidarietà diffusa

Per lui si sono mobilitate migliaia e migliaia di persone, hanno sopportato attese, rispettato code, accettato prelievi e anestesie. Probabilmente molti hanno preso dei giorni di ferie. Per Alex e per non tradire in loro stessi il desiderio di amare, soccorrere, opporsi alla morte di un piccolo innocente.

Alex ha una malattia non solo rara ma rarissima che come lui colpisce  lo 0,002 per cento dei nuovi nati, ovvero 2 bambini ogni  100 mila. Si chiama linfoistiocitosi emofagocitica e di questa patologia si sa poco ma abbastanza per conoscerne le terribili intenzioni letali, che vanno a buon fine di solito entro il primo mese di vita. Se il bimbo affetto sopravvive e non ottiene un trapianto di midollo efficace allora i danni neurologici e cerebrali saranno suoi tristi compagni di vita.

Queste informazioni sono scritte nell’Osservatorio malattie rare che proprio ad Alessandro Maria e a tutti coloro che si prodigano per la sua guarigione dedica un post.  Continua a leggere

Le bimbe nate con Dna modificato: quelle figlie manipolate per «esperimento»

He Jiankui in una foto di ottobre 2018 (Ansa)

di Assuntina Morresi 

(Avvenire, 27 novembre 2018)
 
Al momento in cui stiamo scrivendo non ci sono ancora conferme indipendenti alla notizia della nascita dei primi bambini nati con Dna modificato in laboratorio, in una procedura di fecondazione in vitro. Stiamo cioè parlando di un annuncio pubblico fatto da un ricercatore cinese, He Jiankui dell’Università di Shenzhen, che sarebbe anche il responsabile dell’esperimento stesso: non si tratta di una pubblicazione specialistica, quindi, né di una comunicazione a un consesso di esperti, almeno per ora, e già questo la dice lunga su un certo modo – sbagliato – di trattare la ricerca scientifica, per la quale il rigore dovrebbe essere sempre d’obbligo, a partire dalle modalità di comunicazione.

Ma se la notizia dovesse essere confermata nei termini in cui è stata lanciata, allora sapremo che sono bambine cinesi le prime cavie umane sacrificate al gene editing, nella sua applicazione secondo la modalità CRISPR-Cas9.

Secondo quanto comunicato finora, infatti, due gemelline cinesi nate circa un mese fa sono state concepite in vitro con Dna modificato secondo una recente tecnica di manipolazione genetica, che avrebbe consentito di renderle resistenti al virus dell’Hiv, cioè a una malattia non ereditaria. Quindi sarebbero state due bambine probabilmente sane, se concepite in provetta senza alcun intervento sul loro Dna; un intervento che, se confermato, sarebbe stato eseguito a titolo di esperimento “scientifico”, e neppure teoricamente “terapeutico”, sempre che questi termini abbiano un qualche senso in questo contesto.  Continua a leggere

Colletta alimentare. Donati 16,7 milioni di pasti ai poveri

Donati 16,7 milioni di pasti ai poveri

Più di 5 milioni di persone hanno partecipato alla Giornata promossa sabato scorso dal Banco alimentare
 
(Avvenire 27 novembre 2018)
 
L’Italia generosa ha risposto alla grande all’invito della Fondazione Banco alimentare, con più di 5 milioni di persone che, lo scorso sabato, hanno partecipato alla 22esima Giornata nazionale della Colletta alimentare, promossa in 13mila supermercati. Aiutate dai 150mila volontari (scolaresche, alpini, anziani e famiglie), hanno fatto la spesa lasciandone una parte da destinare ai poveri. È stato così raccolto l’equivalente di 16,7 milioni di pasti, con una crescita dell’1,8% rispetto al 2017, che saranno distribuiti nelle oltre 8mila strutture caritative che si occupano di assistere chi si trova nel bisogno. Ogni giorno, infatti, i volontari del Banco alimentare incontrano e aiutano oltre 1 milione e mezzo di persone in povertà assoluta.
 
«Condividere un cammino»

«È sotto gli occhi di tutti – sottolinea il Presidente della Fondazione Banco Alimentare, Andrea Giussani – che il volontario delle associazioni oggi, in Italia, conosce direttamente i volti e il bisogno di chi è in povertà e condivide non risposte risolutive, ma un cammino alla ricerca di condizioni migliori».
 
Moltiplicare le forze

La risposta del popolo della Colletta e la perdurante situazione di emergenza, arriva alla vigilia del Trentennale del Banco Alimentare, un anniversario che, aggiunge Giussani, «sprona tutti a moltiplicare le forze, per trovare modalità di risposta concrete e sostenibili alla lotta alla povertà e allo spreco». Con questo obiettivo vedranno la luce nei prossimi mesi altre iniziative di “moderna” solidarietà e recupero di cibo, che necessitano della collaborazione fattiva degli attori della filiera alimentare e del mondo imprenditoriale.