“Péguy” e Jérôme Lejeune, quando l’amore abbraccia il male

Organizzato a Milano dall’Associazione Peguy un incontro sulla Trisomia 21 con il professor Strippoli. Che ha ricordato l’umanità di un grande medico come Lejeune
 

Il destino personale o il mistero della vita umana? Si può nascere con un cromosoma in più, che confonde il tuo sistema biologico e blocca le tue funzioni fisiologiche, ti fa vivere male. Un tempo, non molto tempo fa, ti faceva morire anche a 9 anni di vita, in media. Oggi c’è chi può già festeggiare i 70 anni di età, insieme ai suoi cari e a chi gli ha voluto bene nel corso di una vita vissuta anche in condizioni normali.

Stiamo parlando della sindrome di Down, un male scoperto dall’inglese John Langdon Down e interpretato, in quell’epoca ottocentesca, in senso per metà positivistico, per metà razzista. Quella sindrome era, secondo quel ricercatore, una regressione che portava a una rassomiglianza con le popolazioni del lontano Est del mondo, che rendeva simili ai mongoli e, da qui, il gergo terribile di “mongoloide” che ti accompagnava per un’intera vita, quella che ti era concessa dalle medicine e della cure dell’epoca.

Di questo incredibile mistero della vita umana, una malattia degenerativa che tuttavia non ti ruba sensibilità, sentimento e un’affettuosità rara, se ne è parlato alcuni giorni fa al Municipio 3 di Milano, che ha offerto la sua disponibilità, in una sala affollatissima e interessata. Il relatore della riunione era il professor Pierluigi Strippoli, un grande ricercatore in questo campo, che con nozioni scientifiche accessibili a un pubblico non certamente preparato e con ricordi storici precisi ha ricostruito l’iter della scoperta della malattia e le grandi conquiste della ricerca scientifica.

A promuovere questa riunione è stata l’Associazione Péguy, impegnata in dibattiti sull’attualità, ma anche in opere di solidarietà. Il tema su cui è impegnata la “Péguy” in questo momento è molto attraente e coinvolgente: il valore della vita.

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Bambina affetta da spina bifida nasce sana dopo un intervento chirurgico nel grembo materno

Dopo aver subito un intervento chirurgico alla spina bifida ancor prima di nascere, la piccola Piper-Kohl Kelly è in perfetta salute. I suoi genitori, i britannici Georgia Axford e Tyler Kelly, hanno chiesto un prestito di £9.000 (più di 10.000 euro) e hanno viaggiato più di 570 miglia (quasi 1.000 chilometri) per far operare la loro bimba ancora nel grembo da un chirurgo esperto.

Secondo il Daily Mail, alla ventesima settimana gli ultrasuoni hanno evidenziato che la figlia di Axford e Kelly era affetta da spina bifida, una condizione per cui il tubo neurale non si sviluppa propriamente, lasciando parti del midollo spinale e dei nervi spinali scoperti. Questa condizione può causare difetti neurologici e alcuni casi sono fatali.

Oggi le innovazioni mediche permettono ai dottori di operare i bambini affetti da spina bifida prima del parto, coprendo le parti esposte del midollo spinale. I dottori del Regno Unito hanno detto alla famiglia di Piper che avrebbe potuto essere operata prima della nascita ma da un medico che non aveva mai eseguito un’operazione simile. La famiglia ha optato per l’operazione in Germania da un medico esperto e ha pagato i costi da sola.

L’ intervento è stato fatto tramite un fetoscopio, un telescopio e una camera inserite nel grembo. Durante l’operazione, i chirurghi hanno inserito uno strato di collagene sui nervi esposti per prevenire la paralisi e altre complicazioni associate con la spina bifida. Piper non doveva nascere fino ad ottobre ma solo sei settimane dopo l’operazione, sua madre è entrata in travaglio e Piper è nata il 28 luglio a solo 30 settimane e 4 giorni.

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Il manifesto. Nei diritti dell’uomo anche il concepito

Da 43 sigle associative d’ispirazione cristiana un «manifesto» per riconoscere il valore del concepito, espresso attraverso gravidanza e maternità
 
(Avvenire, 9.12.18)
 
Alla vigilia dei 70 anni della Dichiarazione universale dei diritti umani è nata l’idea di una riflessione pubblica sulla dignità della persona a partire dalla consapevolezza dei diritti dei più fragili, primo tra tutti il concepito. Attorno al principio scolpito all’articolo 3 («Ogni individuo ha diritto alla vita») è stato sviluppato un testo sottoposto all’esame di associazioni e realtà ispirate ai valori cristiani e poi integrato facendo tesoro delle numerose indicazioni di chi lo ha condiviso e firmato. Il risultato di questo lavoro è il testo che oggi pubblichiamo, con le adesioni di 42 sigle associative, un «Manifesto» aperto a eventuali nuove sottoscrizioni (che possono essere inviate all’indirizzo dedicatodirittiumani.vita@gmail.com). 
 
Manifesto sul diritto alla vita nel 70° anniversario della Dichiarazione universale sui diritti dell’uomo. 10 dicembre 1948-10 dicembre 2018 
 
Premessa

La Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo è intervenuta al termine di tre terribili decenni caratterizzati da due conflitti mondiali con decine di milioni di morti, devastazioni materiali e morali e all’inizio di una guerra, detta ‘fredda’ perché non dichiarata ma in atto col possibile uso di armi distruttive ancora più potenti. La Dichiarazione pone le premesse di una pace duratura allorché richiama il «riconoscimento della dignità inerente a tutti i membri della famiglia umana e dei loro diritti uguali ed inalienabili, quale base della libertà, della giustizia e della pace nel mondo». Non affida la pace alla forza delle armi, ma a un ‘atto della mente’ quale è il riconoscimento della inerente – cioè intrinseca – dignità di ogni essere umano. La violazione dei diritti dell’uomo è continuata in tante guerre locali, con dimensioni più o meno ampie, nell’aggressione del terrorismo, nel rifiuto dell’accoglienza di poveri e di vittime della fame e della violenza. Ancora più grave è il rifiuto di riconoscere la dignità di esseri umani che sono i più piccoli e i più poveri: i figli concepiti e non ancora nati. Non è possibile rassegnarsi di fronte ai milioni di aborti realizzati con il sostegno dello Stato e al numero incalcolabile di esseri umani eliminati nell’ambito delle tecniche di fecondazione in vitro. Continua a leggere

«Oggi mia sorella, Terri Schiavo, avrebbe compiuto 55 anni»

Pubblichiamo la lettera scritta da Bobby Schindler per ricordare Terri, che il 31 marzo 2005 morì di fame e di sete, dopo due settimane di agonia, a causa della folle sentenza del giudice George Greer
 
(Tempi.it, 3.12.18)
 
Il 31 marzo 2005 moriva di fame e di sete, dopo due settimane di agonia, Terri Schiavo. A condannare a morte la donna (che non era in coma né in stato vegetativo permanente) fu la sentenza del giudice George Greer, che su richiesta del marito Michael Schiavo giudicò l’orribile fine per fame e per sete il suo «miglior interesse». Terri Schiavo avrebbe compiuto oggi 55 anni.

Pubblichiamo di seguito la nostra traduzione del ricordo scritto per l’occasione dal fratello Bobby Schindler.
 
Mia sorella, Terri,  avrebbe compiuto 55 anni oggi. Il 3 dicembre è il suo compleanno e io sto commemorando la sua memoria con mia mamma, Mary Schindler, e la mia famiglia.

È così difficile immaginare che Terri abbia 55 anni, a causa del modo crudele e utilitaristico con cui il filo della sua vita è stato reciso. Il marito di Terri ha chiesto alla Corte e convinto un giudice che fosse nel suo «miglior interesse» morire. Molti esperti di diritto hanno sottolineato il fatto che Terri ha ricevuto meno protezione legale di quella accordata ai criminali che rischiano la pena capitale.

Ma noi conosciamo come stanno le cose meglio di un giudice e di un sistema legale che ha negato il suo diritto fondamentale alla vita. Noi sappiamo che le nostre vite sono nelle mani di Dio e anche quando vengono tagliate da altre persone, Lui ci preserva nel suo amore.

Cristo ci ricorda di non avere mai «paura di quelli che uccidono il corpo, ma non hanno potere di uccidere l’anima». Oggi vi chiedo di unirvi a me nella preghiera per l’anima di Terri e per quella di suo marito Michael, che speriamo un giorno possa fare esperienza della conversione del cuore. Continua a leggere

Pilato, a 57 anni dalla scoperta della lapide ritrovato un anello col suo nome

Decifrata la scritta sul manufatto in rame rinvenuto nell’Herodion, la fortezza nei pressi di Betlemme utilizzata dai romani e dal prefetto che mise a morte Gesù

di ANDREA TORNIELLI

(La Stampa, 2.12.18)

Al di fuori dei Vangeli – che ne parlano diffusamente e concordemente – su Ponzio Pilato, il prefetto della Giudea che mise a morte Gesù di Nazaret le notizie vanno cercate con il lanternino. Ma ora una nuova, straordinaria scoperta aggiunge un tassello utile per inquadrare la sua figura: su un anello scoperto alla fine degli anni Sessanta nell’Herodion vicino a Betlemme è stato possibile finalmente decifrare la scritta e questa attesta proprio il nome di Pilato. A leggere le parole sull’anello sono stati due studiosi israeliani.

I quattro Vangeli, gli Atti degli Apostoli, gli storici Flavio Giuseppe e Tacito concordano nell’affermare che Gesù è stato condannato a morte e crocifisso durante l’amministrazione di Ponzio Pilato in Giudea, un’informazione, questa, che è rimasta codificata anche nel Credo (sia nella formula niceno-costantinopolitana sia in quella più breve del simbolo degli apostoli: «Fu crocifisso sotto Ponzio Pilato» oppure «Patì sotto Ponzio Pilato»). Sulla base delle informazioni forniteci da Flavio Giuseppe, ma anche da Filone, Tacito, Svetonio, Dione Cassio ed Eusebio, è possibile stabilire che Pilato svolse il suo mandato in Giudea tra il 26 e il 36, o l’inizio del 37 dopo Cristo. Continua a leggere

Una buona madre diventa inutile…

(fonte: giornodopogiorno.org)
 
Una buona madre è colei che diventa inutile nel tempo.

Diverse volte ho sentito pronunciare questa frase da un amico psicoanalista e mi è sempre sembrata strana.

Sto vivendo quel particolare momento che tutte le mamme vivono.

Quello in cui bisogna reprimere l’impulso naturale materno di voler mettere il proprio figlio, ormai cresciuto, ancora sotto l’ala protettrice.

Quello di cercare di proteggerlo dagli errori. Dai dolori.
E dai pericoli.

È una battaglia erculea, lo confesso.

Mentre sto per perdere la lotta contro la super-mamma che vorrebbe controllare tutto, la frase del mio amico psicologo mi illumina la mente.

Ora è assolutamente chiara.

Se ho svolto bene il mio lavoro di educatrice, se ho trasmesso valori e principi, oggi sono inutile.
Posso diventare inutile.

Prima che qualche mamma, lettrice frettolosa, mi accusi di non essere una madre amorevole, voglio spiegare cosa significa, in realtà, essere diventata una madre inutile.

Essere “non necessari” non significa smettere di amare il proprio figlio, ma significa essere riuscita a non renderlo dipendente da me per ogni suo bisogno ed esigenza.

Significa averlo reso un adulto autonomo, sicuro di se stesso, indipendente.
Un uomo pronto a seguire la sua strada, a superare le sue frustrazioni, a fare i suoi errori, ad assumersi le sue responsabilità. Pronto ad essere uomo.

È a questo punto che tagliamo realmente quel cordone ombelicale.

Ogni nuova fase rappresenta una nuova perdita e un nuovo guadagno per entrambi. Per madre e figlio. Continua a leggere

Gabriele Dell’Otto: un artista con la matita

Le mani di Gabriele Dell’Otto producono immagini meravigliose. Da molti anni è tra le firme di punta della Marvel, ma da poco è uscito un libro dal titolo Inferno, che commenta i primi trentatré canti della Divina Commedia. L’ha scritto Franco Nembrini – tra i più grandi esperti del poeta toscano – con la prefazione di Alessandro D’Avenia. Le illustrazioni sono di Gabriele Dell’Otto. Abbiamo raccolto la sua testimonianza in due articoli, il primo sul suo lavoro come illustratore, il secondo sulla esperienza per il libro su Dante.
 
(cittanuova.it)
 
Chiedo a Gabriele una sua definizione professionale…

Nasco come illustratore prestato al fumetto. Mi chiamano anche fumettista, ma propriamente non lo sono. Al fumetto mi sento prestato. Negli ultimi anni mi chiamano anche artista.
 
Ti ci senti?

Non vedo confini netti. A volte non mi sento un artista, ma un artista crea, perché non dovrebbe esserlo un disegnatore di fumetti, che è un creativo a tutti gli effetti?
 
Tra i vari quale preferisci?

Il termine illustratore me lo sento bene addosso.
 
Quali sono le tappe fondamentali del tuo percorso?

Ne vedo quattro. Una è che disegno da sempre. Mia madre narra che le mie prime due parole siano state carta e penna. A volte le mamme esagerano, ma i miei primi ricordi sono con una matita in mano. Continua a leggere

«Il Vaticano già paga l’Imu» dice il governo

Imu e Vaticano. Il Ministero dell’Economica interviene spiegando che la Chiesa già paga l’Imu sugli immobili, mentre è esente (come altri) per attività solidali. Si parla anche di percentuali bulgare sulla contrarietà degli italiani nel tassare le parrocchie, per questo la vicenda verrà congelata.
 
(UCCR, 4.12.18)
 
La notizia è partita ieri sera dall’agenzia Adnkronos, in contatto con «autorevoli fonti di governo». Le quali hanno annunciato che la questione “Imu-Chiesa” è congelata e sarà forse riaperta in futuro perché, viene spiegato, una serie di sondaggi provano che gli italiani sono in realtà contrarissimi a “tassare la Chiesa”«Percentuali bulgare», si legge, «dimostrano che una decisione in questa direzione si trasformerebbe in un vero e proprio boomerang» per il governo giallo verde.

Ma c’è un secondo motivo per cui il governo non ha alcuna intenzione di riaprire il capitolo Imu, ed è molto semplice. Ecco quanto riportano fonti del Ministero dell’Economia e delle finanze (Mef): «Il Vaticano già paga l’Imu sugli immobili con finalità commerciali, ma è esentato, come tanti altri organismi ed enti laici, solo per le attività solidali ed educative. Tassare tutte le proprietà vorrebbe dire costringere la Chiesa a chiudere oratori e altre realtà che “salvano i ragazzi dalla strada”».

La questione era stata riaperta un mese fa, quando la Corte di giustizia dell’Unione europea ha sentenziato che l’Italia ha facoltà di recuperare l’Ici non versato da tutti quegli enti non commerciali che ospitavano attività commerciali al loro interno nel periodo 2007-2011 e che allora si riteneva impossibile riscuotere. In nessun passaggio della sentenza si parlava di “chiesa” o di “Vaticano”, ma i media tradussero la notizia con: “L’UE impone all’Italia di riscuotere l’IMU al Vaticano”. Continua a leggere

Vincent Lambert, non è «ostinazione irragionevole» mantenerlo in vita

Potrà un giudice condannare a morte il 41enne tetraplegico quando gli stessi esperti del tribunale hanno stabilito che non è vittima di accanimento terapeutico?
 
di Caterina Giojelli

(Tempi, 29.11. 2018)
 
Al netto di come ce le hanno servite i giornali francesi, le conclusioni della perizia degli esperti nominati dal tribunale amministrativo di Châlons-en-Champagne basterebbero per considerare l’affaire Vincent Lambert chiuso: perché mai un giudice dovrebbe decidere, nell’udienza calendarizzata per il prossimo 19 dicembre, di sospendere i trattamenti di alimentazione ed idratazione al 41enne tetraplegico quando gli stessi esperti riconoscono, per la prima volta dopo sei anni, che non c’è alcun accanimento terapeutico né ostinazione irragionevole nel mantenerlo in vita?
 
LA PARTIGIANERIA DEI GIORNALI FRANCESI

La notizia che trova spazio sui giornali, da Le Monde a Libèration, per i quali non è mai stata in gioco la dignità bensì la qualità della vita dell’uomo, è invece un’altra: «Gli esperti confermano lo stato vegetativo cronico irreversibile di Vincent Lambert», che non gli permette «di accedere ad alcuno stato di coscienza». In altre parole, Lambert non può migliorare, «una conclusione che potrebbe ribaltare la battaglia legale attorno a un’eventuale cessazione delle cure», scrive Le Monde, come se accertarne lo stato di grave disabilità fosse sufficiente per lasciarlo morire di fame e di sete.

Eppure nessuno, neppure i genitori Viviane e Pierre che da anni si battono per potersi prendere cura del figlio, ha mai sostenuto che Lambert potesse miracolosamente da un giorno all’altro alzarsi, camminare e andare a prendere l’aperitivo. La notizia, ripetiamolo, è semmai trovare scritto nero su bianco per la prima volta che rispondere alle primarie esigenze del paziente (alimentazione, idratazione, igiene di base etc) non si configura come «un trattamento irragionevole o un’ostinazione irragionevole». Non c’è corpo sofferente, non c’è accanimento terapeutico. Non solo: gli esperti menzionano la possibilità che Lambert venga trasferito in una struttura adeguata, come invocato da anni dai suoi genitori.  Continua a leggere

Il piccol Alex: dal GOSH al Bambin Gesù per il trapianto di midollo dal papà

ALESSANDRO MARIA MONTRESOR

Colpisce l’ospedale di provenienza del bimbo e anche quello di destinazione. E questo non può che riempirci di gioia per il piccolo paziente! Forza Alex, sono in tanti a combattere con te e per te.
 
di Paola Belletti
 
(Aleteia, 27.11.18)
 
L’acme di solidarietà e risonanza mediatica sulla vicenda del piccolo Alessandro Maria Montresor è stato raggiunto circa un mese fa ma continua a restare alto e a buon diritto.

Questo dolcissimo bambino con o senza pixels a sgranarne gli occhi azzurrissimi continua a fissarci in volto e a smuovere cuori e viscere di innumerevoli persone, mosse dal benedettamente semplice desiderio che lui possa continuare a vivere. Che possa stare con la sua mamma e il suo papà, sì. E possa mettere in fila i progressi normali e miracolosi che ogni bimbo compie davanti ai propri genitori inebetiti d’amore, arresi alla sua esistenza in nome della quale, con eccessi ridicoli se non fossero tanto autentici, sentono che l’universo stesso abbia un senso e la terra abbia finalmente un motivo valido per collezionare stagioni.
 
Malattia rarissima feat. solidarietà diffusa

Per lui si sono mobilitate migliaia e migliaia di persone, hanno sopportato attese, rispettato code, accettato prelievi e anestesie. Probabilmente molti hanno preso dei giorni di ferie. Per Alex e per non tradire in loro stessi il desiderio di amare, soccorrere, opporsi alla morte di un piccolo innocente.

Alex ha una malattia non solo rara ma rarissima che come lui colpisce  lo 0,002 per cento dei nuovi nati, ovvero 2 bambini ogni  100 mila. Si chiama linfoistiocitosi emofagocitica e di questa patologia si sa poco ma abbastanza per conoscerne le terribili intenzioni letali, che vanno a buon fine di solito entro il primo mese di vita. Se il bimbo affetto sopravvive e non ottiene un trapianto di midollo efficace allora i danni neurologici e cerebrali saranno suoi tristi compagni di vita.

Queste informazioni sono scritte nell’Osservatorio malattie rare che proprio ad Alessandro Maria e a tutti coloro che si prodigano per la sua guarigione dedica un post.  Continua a leggere

Le bimbe nate con Dna modificato: quelle figlie manipolate per «esperimento»

He Jiankui in una foto di ottobre 2018 (Ansa)

di Assuntina Morresi 

(Avvenire, 27 novembre 2018)
 
Al momento in cui stiamo scrivendo non ci sono ancora conferme indipendenti alla notizia della nascita dei primi bambini nati con Dna modificato in laboratorio, in una procedura di fecondazione in vitro. Stiamo cioè parlando di un annuncio pubblico fatto da un ricercatore cinese, He Jiankui dell’Università di Shenzhen, che sarebbe anche il responsabile dell’esperimento stesso: non si tratta di una pubblicazione specialistica, quindi, né di una comunicazione a un consesso di esperti, almeno per ora, e già questo la dice lunga su un certo modo – sbagliato – di trattare la ricerca scientifica, per la quale il rigore dovrebbe essere sempre d’obbligo, a partire dalle modalità di comunicazione.

Ma se la notizia dovesse essere confermata nei termini in cui è stata lanciata, allora sapremo che sono bambine cinesi le prime cavie umane sacrificate al gene editing, nella sua applicazione secondo la modalità CRISPR-Cas9.

Secondo quanto comunicato finora, infatti, due gemelline cinesi nate circa un mese fa sono state concepite in vitro con Dna modificato secondo una recente tecnica di manipolazione genetica, che avrebbe consentito di renderle resistenti al virus dell’Hiv, cioè a una malattia non ereditaria. Quindi sarebbero state due bambine probabilmente sane, se concepite in provetta senza alcun intervento sul loro Dna; un intervento che, se confermato, sarebbe stato eseguito a titolo di esperimento “scientifico”, e neppure teoricamente “terapeutico”, sempre che questi termini abbiano un qualche senso in questo contesto.  Continua a leggere

Colletta alimentare. Donati 16,7 milioni di pasti ai poveri

Donati 16,7 milioni di pasti ai poveri

Più di 5 milioni di persone hanno partecipato alla Giornata promossa sabato scorso dal Banco alimentare
 
(Avvenire 27 novembre 2018)
 
L’Italia generosa ha risposto alla grande all’invito della Fondazione Banco alimentare, con più di 5 milioni di persone che, lo scorso sabato, hanno partecipato alla 22esima Giornata nazionale della Colletta alimentare, promossa in 13mila supermercati. Aiutate dai 150mila volontari (scolaresche, alpini, anziani e famiglie), hanno fatto la spesa lasciandone una parte da destinare ai poveri. È stato così raccolto l’equivalente di 16,7 milioni di pasti, con una crescita dell’1,8% rispetto al 2017, che saranno distribuiti nelle oltre 8mila strutture caritative che si occupano di assistere chi si trova nel bisogno. Ogni giorno, infatti, i volontari del Banco alimentare incontrano e aiutano oltre 1 milione e mezzo di persone in povertà assoluta.
 
«Condividere un cammino»

«È sotto gli occhi di tutti – sottolinea il Presidente della Fondazione Banco Alimentare, Andrea Giussani – che il volontario delle associazioni oggi, in Italia, conosce direttamente i volti e il bisogno di chi è in povertà e condivide non risposte risolutive, ma un cammino alla ricerca di condizioni migliori».
 
Moltiplicare le forze

La risposta del popolo della Colletta e la perdurante situazione di emergenza, arriva alla vigilia del Trentennale del Banco Alimentare, un anniversario che, aggiunge Giussani, «sprona tutti a moltiplicare le forze, per trovare modalità di risposta concrete e sostenibili alla lotta alla povertà e allo spreco». Con questo obiettivo vedranno la luce nei prossimi mesi altre iniziative di “moderna” solidarietà e recupero di cibo, che necessitano della collaborazione fattiva degli attori della filiera alimentare e del mondo imprenditoriale.

 

Scienza. Cina choc: «Ecco i primi bambini con il Dna modificato»

Cina choc: «Ecco i primi bambini con il Dna modificato»

L’esperimento annunciato su Youtube da uno scienziato di Shenzhen, He Jiankui, ma per ora non confermato da fonti indipendenti. Le gemelle sarebbero state programmate per “resistere” all’Hiv
 
(Avvenire, 26.11.18)
 
«Abbiamo fatto nascere i primi bambini geneticamente modificati». Ecco la notizia choc che uno scienziato cinese, He Jiankui di Shenzhen, ha dato attraverso un video pubblicato su un canale Youtube. Il ricercatore sostiene di aver alterato gli embrioni di sette coppie, che si stavano sottoponendo a cure per la fertilità, e che una di queste gravidanze sarebbe andata in porto: i bambini, due gemelle per l’esattezza (Lulu e Nana), sarebbero nate una settimana fa. Alle piccole sarebbe stata applicata la tecnica del Crispr, cioè dell’editing genetico, che permette agli scienziati di rimuovere e sostituire una parte del Dna con estrema precisione. In particolare, lo scienziato Jiankui ha dichiarato di aver “silenziato” il recettore cellulare Ccr5, al quale si lega il virus dell’Aids, con l’obiettivo di ottenere la resistenza genetica al virus dell’HIV e – in futuro – l’obiettivo ambizioso di passare a vaiolo e colera.

La novità è emersa inizialmente con un articolo pubblicato domenica dal giornale MIT Technology Review, che citava documenti medici pubblicati online dalla squadra di ricerca di He alla Southern University of Science and Technology di Shenzhen per reclutare coppie per gli esperimenti. Poi è stato pubblicato online il video dello scienziato, che ha scatenato un acceso dibattito nella comunità scientifica: alcuni esperti sollevano dubbi sulla presunta svolta, mentre altri la descrivono come una nuova forma di eugenetica. Non c’è ancora alcuna verifica indipendente di quanto sostiene lo scienziato: l’esperimento non è stato pubblicato su nessun giornale specializzato peer-reviewed, in cui cioè gli articoli scientifici vengono passati al vaglio di altri esperti, una omissione che i critici non hanno mancato di sottolineare. Le rivelazioni giungono alla vigilia della conferenza di esperti mondiali che si terrà martedì a Hong Kong, dove è atteso che He riveli più dettagli. Continua a leggere

L’azienda Faac, un’eccellenza italiana gestita dai vescovi: utili, welfare e carità

Faac, cancelli e diocesi di Bologna. L’azienda è di proprietà della Curia bolognese, che l’ha trasformata in un modello virtuoso a cui la giornalista Milena Gabanelli ha dedicato il suo ultimo servizio.

(UCCR, 9.11.18)
 
L’azienda non ha un debito, cresce, fa profitti, è attenta al benessere dei dipendenti, destina utili ai bisognosi. Si parla della Faac, la famosa azienda italiana di cancelli automatici, di proprietà della Curia di Bologna dal 2015. E’ la prima grande realtà industriale gestita dalla Chiesa in oltre 2000 anni di storia.

Milena Gabanelli ha pubblicato un’inchiesta davvero interessante, che inizia dal 2012 quando Michelangelo, unico figlio del fondatore della Faac, Giuseppe Manini, muore all’età di 50 anni senza eredi, regalando il 66% dell’azienda di famiglia all’Arcidiocesi, insieme alle proprietà immobiliari e 140 milioni di liquidità in banca. Il restante 34% è della società francese Somfy, che vorrebbe rilevare tutto e offre un miliardo di euro, trovando però il rifiuto dell’arcidiocesi, allora guidata dal card. Carlo Caffarra. La Curia liquida i parenti, con 60 milioni di euro, ed il socio di minoranza, Somfy, tramite uno scambio di azioni. A quel punto, la Faac diventa al 100% dell’Arcidiocesi bolognese.
 
Qui sotto l’inchiesta di Milena Gabanelli (pubblicata anche sul nostro canale Youtube)


 
La gestione dell’azienda è affidata a tre professionisti, nel 2015 subentra l’attuale card. Matteo Zuppi che apporta dei miglioramenti: attenzione al welfare dei dipendenti, innanzitutto. Ogni lavoratore del gruppo Faac gode di una polizza sanitaria aggiuntiva, mentre i figli dei dipendenti assunti in Italia possono usufruire di tre settimane di campo estivo gratuito. Continua a leggere

Ultima chiamata

Ultima chiamata

di Alfredo Mantovano 

(centrostudilivatino.it)
 
La lettura dell’ordinanza della Consulta sul “caso Cappato” rende ancora più esplicito quanto era in qualche modo emerso col comunicato della Corte Costituzionale del 24 ottobre: la norma che sanziona l’aiuto al suicidio non è contraria alla Costituzione. Anzi, il divieto si basa sul favore verso le persone vulnerabili, che potrebbero essere facilmente indotte a concludere prematuramente la loro vita, «qualora l’ordinamento consentisse a chiunque di cooperare anche soltanto all’esecuzione di una loro scelta suicida, magari per ragioni di personale tornaconto». Il che, sempre secondo la Corte, spiega perché è costituzionalmente legittimo punire condotte che «spianino la strada a scelte suicide, in nome di una concezione astratta dell’autonomia individuale che ignora le condizioni concrete di disagio o di abbandono nelle quali, spesso, simili decisioni vengono concepite. Anzi, è compito della Repubblica porre in essere politiche pubbliche volte a sostenere chi versa in simili situazioni di fragilità, rimuovendo, in tal modo, gli ostacoli che impediscano il pieno sviluppo della persona umana». E’ il passaggio più significativo dell’ordinanza della Corte. La quale tuttavia aggiunge subito dopo che «il divieto assoluto di aiuto al suicidio finisce (…) per limitare la libertà di autodeterminazione del malato nella scelta delle terapie, comprese quelle finalizzate a liberarlo dalle sofferenze (…)». E su questo invita il Legislatore a trovare un equilibrio.

La parola passa ora alla Camera e al Senato, chiamati a operare quello che la Consulta definisce un “bilanciamento” tra beni costituzionalmente rilevanti. Nel due rami del Parlamento sono già state depositate proposte di legge di depenalizzazione, totale o parziale, per giungere a una normativa di espresso favore per l’aiuto al suicidio. Le Camere in teoria potrebbero anche disinteressarsi dell’invito della Corte e non discutere la modifica legislativa, o – pur discutendone – non giungere a conclusione in tempo utile: in tal caso però, alla scadenza del termine – nel settembre 2019 – fissato per la nuova udienza sul giudizio di legittimità, la Consulta non avrebbe più ostacoli per fissare essa stessa le nuove regole. Il Parlamento avrebbe omesso di esercitare una responsabilità espressamente riconosciutagli in un contesto nel quale i c.d. nuovi diritti vengono quasi sempre decisi, se non imposti, nelle aule giudiziarie. Continua a leggere

E’ inaccettabile affittare l’utero? Sì

Maternità surrogata

di Stefano Ojetti

(interris.it, 20.11.18)
 
Nonostante la surrogazione di maternità sia espressamente vietata nel nostro Paese dall’art. 12 comma 6, della legge 40 del 2004, il Tribunale di Milano ha recentemente ordinato agli uffici di Stato civile di rettificare l’atto di nascita di una bimba figlia di due padri. Tale decisione non è stata avvallata in toto dal consiglio comunale che ha visto una parte della maggioranza dissociarsi dal sindaco Beppe Sala relativamente alla trascrizione degli atti di nascita di bambini “figli di due padri”. Torna così all’attenzione dei media l’annoso dibattito relativo alla pratica dell’utero in affitto.

Tutto nasce, negli ultimi decenni, dall’errata interpretazione che ha visto confondere il desiderio con il diritto ad avere un figlio. Da questo assunto sono nate nuove prospettive scientifiche che spesso, in termini etici, hanno calpestato la naturalezza della procreazione e della gestazione. Mi riferisco al cosiddetto utero in affitto il cui termine, per attenuarne l’impatto semantico, si è cercato di edulcorare con quello di maternità surrogata o di gravidanza per altri (Gpa) cosicché in qualche modo se ne possa nascondere la triste gravità. Con questa procedura si assiste di fatto ad un doppio attentato alla dignità umana,  con la cosificazione del corpo femminile e con la condanna dei bambini, come affermava San Giovanni Paolo II nella sua Lettera alle famiglie, ad “esser orfani dei loro genitorivivi”.

Si tratta di fatto  di  avere in prestito, per il periodo gestazionale, l’utero di una donatrice per impiantarvi un embrione confezionato  con gameti esterni o della coppia committente, poco importa se etero o omosessuale, la quale diventerà quindi la coppia genitoriale sociale. In altri termini, come in ogni contratto, si stabilisce un pactum tra due parti contraenti in cui, secondo un prezzo stabilito, una è la parte committente e l’altra la ricevente, ciò in nome di un sostegno alla coppia che deve essere padrona, comunque e ad ogni costo, del diritto ad avere un figlio. Poco importa infatti se, a fronte di cifre che negli Stati Uniti possono arrivare finanche a 100mila dollari, le gestanti siano giovani donne che soprattutto in paesi quali l’India sono costrette a mercificare il proprio corpo per qualche migliaio di rupie, senza tutela sanitaria e non potendo poi accampare alla nascita diritti sul bambino che comunque per nove mesi hanno portato nel loro grembo. Continua a leggere

La generosità della “pizza sospesa”

di Susanna Manzin

(dal blog Pane & Focolare)
 
Secondo un sondaggio della Società Dante Alighieri, pizza è la parola italiana più conosciuta all’estero, seguita da cappuccino e spaghetti. Non possiamo che prendere atto, e anche con un po’ di soddisfazione, che chi pensa all’Italia pensi subito anche alla sua buona tavola.

Ma veniamo alla pizza: simbolo dell’identità nazionale, l’arte del pizzaiolo napoletano è diventata nel 2017 patrimonio dell’umanità per l’Unesco. Nel dare il prezioso riconoscimento, è stato sottolineato il valore della pratica culinaria, in tutte le fasi che vanno dalla preparazione dell’impasto fino alla cottura nel forno a legna, ma anche il valore culturale dell’attività della bottega, la trasmissione intergenerazionale dei segreti del mestiere, l’incontro sociale e familiare, il carattere spettacolare del lavoro. I gesti, le canzoni, il gergo, la capacità di roteare l’impasto con sapiente abilità: tutto contribuisce a fare del lavoro del pizzaiolo un rito e una vera arte. I media, nel dare la notizia, hanno anche ricordato il valore economico di questo prodotto: ogni giorno i pizzaioli italiani sfornano una media di 8 milioni di pizze e tutto questo garantisce 200.000 posti di lavoro.

Oggi voglio però raccontarvi una bella storia che ha per protagonista un pizzaiolo napoletano, che gestisce un locale a Formia (Latina), il quale ha deciso di lanciare l’iniziativa della “pizza sospesa”.

Gennaro Licciardi, proprietario del locale Napul’è, offre ai suoi clienti la possibilità di lasciare qualche moneta in più, per pagare una pizza a chi non se la può permettere. Ogni 3 euro che raccoglie, Gennaro regala una pizza a chi si presenta a chiedere aiuto. Se poi nessuno si presenta, quando anche l’ultimo cliente se ne è andato lui prepara qualche pizza, la mette nei caratteristici cartoni della consegna a domicilio, chiude il locale e comincia a girare per Formia alla ricerca dei senzatetto, ai quali consegna personalmente il pasto caldo appena sfornato. Continua a leggere

Sorpresa! La Norvegia va verso l’abolizione dell’aborto selettivo

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La Norvegia è sorprendentemente in procinto di cambiare in senso restrittivo la propria legislazione sull’aborto (Lov om svangerskapsavbrudd), in vigore dal 1976.

Si è giunti a questo momento importante per il Paese, per il mondo pro-life e per l’intera Europa, grazie al dialogo fra la classe politica e il Terzo Settore, rappresentato in particolare da Menneskverd, l’organizzazione pro-life più importante della Norvegia, e NNDS (Norsk Nettverk for Down Syndrom), l’associazione norvegese che si occupa di tutelare i diritti delle persone con sindrome di Down. Queste ultime hanno attivato una campagna intitolata “#cancellailparagrafoselettivo” per chiedere l’abrogazione del Paragrafo 2, lettera c) della legge sull’aborto, il quale stabilisce che, passato il limite entro il quale è lecito praticare l’aborto (corrispondente alla dodicesima settimana di gravidanza), è possibile in ogni caso abortire qualora “vi sia un serio pericolo che il bimbo possa essere gravemente malato, per cause ereditarie, a causa di patologie o di altri danni durante la gravidanza”. Questa parte della legge, soprannominata “Paragrafo Down” è utilizzata infatti per l’ammissione di quegli aborti tardivi a seguito di diagnosi prenatali che rivelano la presenza di patologie del feto o caratteristiche riconducibili alla Trisomia 21.

Il Primo Ministro Erna Solberg si è detta pronta a modificare la legge abrogando questa parte della legge: concorda con chi lo ritiene una clausola discriminatoria con una ratio eugenetica, basata cioè sulla scelta fra chi merita di vivere (i sani) e chi no (le persone Down o con altri problemi di salute). Lo stesso Ministro della Salute Bent Høie, del Partito conservatore Høyre (H) di Erna Solberg, ha ribadito che è tempo di mettere mano alla legge sull’aborto, e nello specifico al vituperato “Paragrafo Down”, perchè la vita stessa di un disabile, in generale, o di una persona con Trisomia 21, in particolare, non deve essere di per sé causa di aborto. Il Primo Ministro Erna Solberg scrive inoltre sul suo blog personale di essere anche disponibile a intervenire legislativamente per porre fine all’aborto selettivo gemellare (chiamato anche embrioriduzione). Continua a leggere

Il bene possibile. Le generosità personali e i bimbi nati per l’impegno dei Cav

di Francesco Ognibene

(Avvenire, 13 novembre 2018)
 
Confessiamolo: a volte, sotto sotto, pensiamo che come noi ce n’è pochi. Poi però basta che all’orizzonte si profili l’occasione scomoda per fare del bene vero, che di solito è tale perché difficile, poco appariscente o sinora mai neppure ipotizzato, ed ecco che di colpo non ci sentiamo più all’altezza, o pensiamo che ‘non fa per me’: chi, proprio io? Non scherziamo, ci pensino altri. Che poi sia semplice realismo, vanità frustrata o umanissima paura di non farcela è sempre difficile dirlo con precisione, tale è il mistero della nostra coscienza, che spesso ci appare come una matrioska con sorprese senza fine.

Curioso, l’animo umano: aspira al meglio, ci spinge a lasciare il segno, fa pulsare forte il cuore per il desiderio di trasmettere il buono che abbiamo visto anche solo da lontano, e poi sul più bello ci lascia a piedi, per metà convinti che quel passo capace forse di imprimere una svolta alla nostra vita in realtà non sia quello che cercavamo, per metà delusi dallo scarso coraggio (o l’insufficiente fede) per affrontarlo. Non c’è da preoccuparsi, lo sappiamo: succede a tutti, non si deve essere troppo timorosi e tanto meno vili. Ma neppure scoraggiarsi per non aver osato: ci sarà occasione per un riscatto.

Basta, poi, non lasciarsela scappare. Piuttosto, ci dobbiamo augurare che ogni tanto capiti di imbattersi in gente che davanti alla scelta tra il salto in alto e il quieto vivere (tra ‘scendere dal divano’ e ‘ balconear’, per dirla con il Papa) ha saputo scegliere la cosa giusta e ci mostri con semplicità che, a conti fatti, non è poi così difficile. Come risultato della disponibilità offerta vincendo le consuete esitazioni, e per il poco che ci pare aver seminato, il frutto può essere persino prodigioso. Continua a leggere

38mo Convegno dei Centri di Aiuto alla Vita. “Non si spenga lo sguardo sul concepito”

“Per cambiare il mondo basterebbe che qualcuno avesse il coraggio di cominciare” apre così Marina Casini, presidente del Movimento per la Vita, il Convegno dei Centri di aiuto alla vita.
Quello del Mpv è un “popolo che vuole fare la differenza” afferma la Casini che sottolinea come “La differenza la fanno gli oltre 200mila bambini aiutati a nascere dai nostri Cav” in poco più di 40 anni.
“Il vostro servizio è stato ed è di eccezionale importanza. La differenza che il popolo della vita ha fatto è stata anche di non avere lasciato spegnere “lo sguardo sul concepito”.
Siamo “assediati da una potente cultura abortista. È necessario capire perché è considerato inaccettabile il tentativo di salvare una vita nascente insieme alla madre”. Davanti a fatti recenti come “le irritate reazioni e scomposte indignazioni al discorso del Papa del 10 ottobre” e le reazioni “alla decisione del consiglio comunale di Verona” ci si chiede perché la cultura della morte ritiene “inaccettabile lo sguardo sul figlio concepito”. È “la corruzione del concetto di libertà intesa come autodeterminazione”.
È venuto il tempo secondo Marina Casini “di riflettere a fondo sulla maternità” che è “privilegio e ricchezza femminile legati alla gravidanza”.
“La più grande difesa della vita nascente è proprio la madre” incalza la Casini “senza la sua collaborazione la difesa concreta della vita nascente è impossibile“.
“È arrivato il momento che la voce delle madri superi il clamore di un femminismo arrogante che dimentica il valore della donna” dice con forza la Casini. Continua a leggere

Quanto risparmia ogni anno lo stato italiano grazie alla Chiesa Cattolica

La questione Chiesa e ICI è tornata alla ribalta su molti media di tutta Italia. Senza entrare nel merito della questione che vede accolto il ricorso di una scuola contro la decisione di non recuperare l’ICI non versata da enti ecclesiastici tra il 2007 e il 2011, vediamo quanto le attività promosse e gestite dalla Chiesa che non pagano l’ICI permettono allo stato italiano di risparmiare ogni anno.
 
La Chiesa Cattolica non ha l’esclusiva sull’esenzione dall’ICI

L’esenzione dall’ICI non è una norma che riguarda solo la Chiesa ma tutto il mondo degli enti destinato ad attività non commerciali, siano essi cattolici, di altre confessione religiose, non confessionali, ecc… Il criterio dell’esenzione non è consentito in virtù della confessionalità dell’attività, ma del suo essere non commerciale e al servizio della comunità. Le radici di questo tipo di disposizioni si trovano nella Costituzione:

“Stato, Regioni, Citta metropolitane, Province e Comuni favoriscono l’autonoma iniziativa dei cittadini, singoli e associati, per lo svolgimento di attività di interesse generale, sulla base del principio di sussidiarietà”. (art. 118)

Ovviamente la Chiesa paga l’ICI/IMU sugli immobili di natura commerciale, come le case date in affitto di proprietà della Santa Sede. Contrariamente a quanto si sente ripetere, una cappella non rende esenti dall’ICI/IMU: se in un albergo c’è una cappellina l’albergo (commerciale) paga l’ICI/IMU.
 
L’8×1000 del 2018

Come abbiamo scritto poco tempo fa in un articolo, la Chiesa Cattolica Italiana nel 2018 ha destinato quasi il 25% delle entrate derivanti dall’8×1000 alle opere assistenziali in favore degli indigenti e delle opere educative nel nostro paese (una parte di questa percentuale è destinata invece alle opere assistenziali nel terzo mondo). Questo vuol dire che un quarto delle entrate annuali della Chiesa Cattolica vengono utilizzate per i più poveri, come attività non commerciale di interesse generale. Continua a leggere

La Cassazione decide: «Uccidere per pietà? E’ omicidio, la vita va rispettata»

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Cassazione e omicidio per pietà. Una sentenza positiva che evita il Far West degli “omicidi per compassione”, ribadendo il supremo valore della vita umana, seppur sofferente.
 
Nessuna attenuante a chi uccide una persona «in grave ed irreversibile sofferenza fisica». Così ha deciso la Corte di Cassazione, negando che vi sia un “valore morale” in chi collabora attivamente al’omicidio di un sofferente, consenziente o meno.

Sono passati solo pochi giorni dalla sentenza-pilato della Corte Costituzionale che ha incredibilmente evitato di affermare la costituzionalità o meno dell’articolo 580 sull’aiuto o l’istigazione al suicidio, rimandando la palla al parlamento italiano. Ieri, però, i giudici della Cassazione hanno preso una decisione che non è sovrapponibile al tema della Consulta, però ha implicazioni importanti sul fine vita.

La Cassazione (sentenza 50378/18) ha di fatto ribadito il parere, espresso altre volte, che non esiste un “particolare valore morale” nell’uccidere una persona sofferente perché «nell’attuale coscienza sociale il sentimento di compassione o di pietà è incompatibile con la condotta di soppressione della vita umana verso la quale si prova il sentimento medesimo». Così è stata confermata la condanna per omicidio volontario, senza “sconto etico”, ad un marito che aveva sparato alla moglie ricoverata allo stadio finale per Alzheimer.

Se tale “nozione di compassione” è attualmente applicata con riguardo agli animali da compagnia«nei confronti degli esseri umani operano i principi espressi dalla Carta costituzionale, finalizzati alla solidarietà e alla tutela della salute». Dunque, la nozione di compassione, a cui «il sentire comune riconosce un altissimo valore morale», resta «segnata» dal «superiore principio del rispetto della vita umana, che è il criterio della moralità dell’agire». Vengono alla mente le coraggiose parole di Papa Francesco«Non manca neppure chi si nasconde dietro a una supposta compassione per giustificare e approvare la morte di un malato. Ma non è così. La vera compassione non emargina nessuno, non umilia la persona, non la esclude, e tanto meno considera la sua scomparsa come qualcosa di buono. La compassione evangelica invece è quella che accompagna nel momento del bisogno, cioè quella del Buon Samaritano, che “vede”, “ha compassione”, si avvicina e offre aiuto concreto». Continua a leggere

Aborto post – nascita: a cosa andiamo incontro? Conversazione con la prof.ssa Ariano

(fonte: Vitanews)
 
Nella società moderna la superficialità ha preso il sopravvento, sottovalutiamo l’importanza del vivere lasciando spazio (seppur inconsapevolmente) al “lasciarsi vivere”, non diamo il giusto peso a ciò che ci circonda e tendiamo a distruggere ciò che non è di nostro gradimento.

La mentalità “usa e getta” non fa riferimento soltanto agli oggetti ma anche alle relazioni interpersonali e addirittura agli esseri umani.

L’aborto è uno dei tanti risultati sociali di questa distruzione di massa e l’idea di un aborto post-nascita è l’ultima follia che ha preso il sopravvento, idee che camminano insieme a chi, forse, ha dimenticato o non ha mai conosciuto l’importanza della persona. Motivo per il quale la Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti umani e delle libertà fondamentali (CEDU), mette a capo tra tutti i diritti proprio il diritto alla vita.

Per comprendere meglio il nostro argomento, abbiamo intervistato la prof.ssa Chiara Ariano, docente in diverse Università italiane fra le quali la Pontificia Università Lateranense, dove ricopre cattedre per insegnamenti quali: Biodiritto, Biogiuridica e Logica e Diritto.
 
Cosa è l’aborto post-nascita?

“L’aborto post-nascita è una procedura medica che ha lo scopo di porre termine alla vita di un neonato. In sostanza ci troviamo dinanzi ad una pratica che afferma l’equivalenza morale e giuridica fra uccidere un feto nel grembo materno ed uccidere un neonato.”
 
Abbiamo diversi criteri interpretativi per una norma. Nel caso di una legge sull’aborto post-nascita, potremmo parlare di criterio interpretativo logico? 

“No in quanto contraddice la logica del diritto alla vita, del quale tutti – ivi inclusi feti e neonati – sono titolari. Il diritto, infatti, deve rigettare l’idea per la quale può configurarsi legittimo o moralmente rilevante determinare se un essere umano (il neonato in questo caso) e più in generale una persona “in potenza” (come il feto) possieda un diritto alla vita.”
 
Esiste una differenza tra l’infanticidio e l’aborto post-nascita? O è solo un modo per camuffare il reato che sta alla base?

“No perché entrambe le pratiche perseguono il medesimo fine, sia dal punto di vista morale che giuridico. Nel caso dell’infanticidio, però, nell’idea dei fautori dell’aborto post-nascita, questo non dovrebbe essere obbligatoriamente disciplinato dalla legge né, tantomeno, richiederebbe necessariamente – per essere perpetrato – l’ausilio di pratiche mediche.” Continua a leggere

Ici, ma quale condanna? Corte Ue dà ragione alla Chiesa

Chiesa e Italia condannate? Nient’affatto; Enti ecclesiastici favoriti dall’esenzione Ici? Nemmeno. La sentenza della Corte di giustizia UE riguarda solo la necessità di valutare se lo Stato fosse davvero impossibilitato a recuperare l’Ici per il no profit che ne era esente. Eppure i media hanno sparato su fantomatiche condanne, quando semmai la sentenza conferma un principio fondamentale per gli enti ecclesiastici: non sono enti commerciali. Con buona pace dei Radicali e degli anticlericali. Intervista al giurista Farri.
 
La sentenza della Corte di Giustizia UE: l’Italia recuperi l’ICI non versata dalla Chiesa“: così titolavano ieri, con minime variazioni stilistiche, le principali testate giornalistiche presenti in rete. E’ davvero così? La Nuova BQ lo ha chiesto all’avvocato Francesco Farri, tributarista, dottore di ricerca nell’Università La Sapienza di Roma e socio del Centro Studi Rosario Livatino. E ha scoperto che le cose non stanno affatto così, anzi, la sentenza stabilisce un principio: che gli enti ecclesiastici non non sono enti commerciali. Ma anche questa è una battaglia Radicale e i media si adeguano nel solco dell’anticlericalismo.
 
Avvocato Farri, è vero che ieri la Corte di Giustizia dell’Unione Europea ha condannato l’Italia a recuperare l’ICI sugli immobili della Chiesa Cattolica?
Niente affatto: siamo di fronte a un caso tipico in cui la realtà giuridica è molto diversa rispetto al messaggio con cui è stata divulgata dai media. Sul mio pc sono comparsi prima i rilanci giornalistici della pubblicazione del testo della sentenza sul sito ufficiale della Corte di Giustizia. Per cui non mi meraviglio di alcune approssimazioni interpretative su un tema che i media non frequentano.
 
Qual è, allora, l’oggetto della sentenza depositata ieri?
Da molti anni alcune organizzazioni hanno sollecitato la Commissione Europea ad occuparsi delle agevolazioni fiscali di cui godono alcune attività legate al no profit. Ciò al fine di far dichiarare le norme in questione contrastanti con il divieto di aiuti di Stato stabilito dai Trattati Europei. In uno di questi casi, sollecitato dalla scuola Montessori S.r.l. di Roma, la Commissione aveva stabilito che fosse contrastante con il divieto di aiuti di Stato il regime di esenzione dall’ICI (imposta comunale sugli immobili) applicabile prima del 2012 agli immobili utilizzati dagli enti non commerciali (come associazioni e fondazioni) destinati esclusivamente allo svolgimento con modalità non commerciali di attività assistenziali, previdenziali, sanitarie, di ricerca scientifica, didattiche, ricettive, culturali, ricreative, sportive, religiose o di culto. Allo stesso tempo, tuttavia, la Commissione aveva ritenuto che fosse oggettivamente impossibile per la Repubblica Italiana procedere al recupero di questo tipo di “aiuti”. Nella stessa occasione, la Commissione aveva invece ritenuto che le modifiche apportate a tale agevolazione dal 2012 in poi (e, quindi, nell’attuale sistema IMU) erano sufficienti a rendere l’esenzione compatibile con i principi europei. La Montessori S.r.l. ha contestato tale decisione in ogni sua parte e il giudice di primo grado le ha dato torto su tutti i fronti. Essa ha, successivamente, proposto ricorso avverso tale decisione di primo grado e la Grande Sezione della Corte di Giustizia, da un lato, ha confermato che la normativa successiva al 2012 è pienamente legittima e, dall’altro lato, ritenuto che non fosse stata adeguatamente dimostrata l’obiettiva impossibilità di procedere al recupero dell’ICI per gli anni precedenti. Continua a leggere

Sara Vargetto 10 anni, una malattia invalidante e la vita che le scappa da tutti i pori

SARA VARGETTO

Lasciamoci travolgere dalla sua voglia di vivere ma non fermiamoci alla semplice commozione: le famiglie come quelle di Sara non vanno lasciate sole! Ci perderemmo tutti.
 
di Paola Belletti

(Aleteia, 5.11.18)
 
Run, baby run! Continua a correre Saretta, principessa nostra, perché sembra che in tanti non ne possano più fare a meno. Di vederti sorridere, di guardarti giocare a basket sulla tua fantasmagorica carrozzina, di correre vicino a te e al tuo papà Paolo che spinge con tutta la forza che ha per portarti al traguardo e lasciarti fare l’ultimo tratto, mentre lui ti scatta foto…

Lei, Sara, è una bambina di dieci anni, vive vicino Roma, a Ciampino. E’ affetta da AIG, artrite idiopatica giovanile (una malattia di cui non si conosce ancora la causa – per questo idiopatica- ma si vede la manifestazione infiammatoria che colpisce le articolazioni; giovanile perché insorge prima dei sedici anni. Concede periodi di benessere, in fase di remissione, e altri in cui si riacutizza) e con quella fa i conti senza farsi sconti da anni. Con quella è scesa in guerra e combatte a suon di palestra, nuoto, pallacanestro, terapie e soprattutto irriducibile gioia di vivere.

Presso la Fondazione Santa Lucia a Roma ha trovato cure e sport: dalla fisioterapia al sostegno psicologico, agli allenamenti con la squadra dei Giovani e Tenaci. In qualche scatto la vedrete in piedi, sì perché Sara può camminare ma non deve sforzarsi troppo né sollecitare articolazioni e muscoli come si fa in una normale attività fisica; per questo nella sua carrozzina ha trovato un’alleata di fiducia.

Dunque Sara è affetta da una malattia invalidante e sono sicurissima che preferirebbe poter correre  tutte le volte che vuole sulle sue gambette sottili fino a farle diventare piene di muscoli; e sono altrettanto certa che esploderebbe di allegria anche se fosse sana. Ma forse non in modo così limpido e definitivo? Chi lo sa; nessun dolorismo, in ogni caso, nessuna lode sperticata della malattia in sé stessa ma solo perché, accidenti a lei, a volte permette alla bellezza di farsi strada con più prepotenza.  Continua a leggere