La speranza per Charlie è sbarcata dall’America. Medici a consulto

Incontro tra 7 luminari, tra loro anche un ricercatore del Bambino Gesù di Roma. Poi il giudice Francis riunirà le parti prima della sentenza che potrebbe essere il 25 luglio.
 
di Francesco Ognibene
 
«Gli esperimenti possono dare beneficio alla scienza medica, ma non a Charlie». Il giudice Nicholas Francis è tipo di poche e lapidarie parole. Chiamato a presiedere l’Alta Corte di Londra, che deve pronunciarsi sulla sorte del bambino di 11 mesi affetto da una gravissima malattia mitocondriale, non ricorse a giri di parole per giustificare la bocciatura del primo ricorso di mamma Connie e papà Chris. Era l’11 aprile, e pareva che per Charlie fosse prossima la fine per sentenza. Anche perché per fermare la decisione di far morire il piccolo assunta dai medici, convinti che ogni ulteriore cura configurasse accanimento terapeutico, avevano già calato la loro carta migliore: la disponibilità a tentare su Charlie una cura sperimentale offerta da un neurologo americano, Michio Hirano. Niente da fare: per Francis faceva testo solo quel che avevano deciso gli specialisti del Great Ormond Street Hospital dove Charlie era giunto in gravi condizioni nell’ottobre 2016, fagottino di appena due mesi incapace di crescere. Continua a leggere

Resistere perché consegnati

Nei giorni scorsi il Papa ha nominato arcivescovo di Milano mons. Mario Delpini, che a settembre succederà al cardinale Angelo Scola.

Qui un articolo che parla del nuovo arcivescovo.

Ho trovato una sua bella meditazione scritta per Pasqua (12.04.17).

Ne riporto uno stralcio:
 

“Resistere. Anche quando sembra di rimanere soli: tutti se ne sono andati, spaventati, scoraggiati, disperati. Resistere anche nella solitudine, perché stare vicini al Signore, seguirlo sulla via dolorosa, continuare a tenere fisso lo sguardo su di lui è la grazia di una amicizia che non delude, è l’ingresso nella comunione che salva, è il rimanere che consente di portare molto frutto.

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Charlie, l’ipocrita e “crudele ordalia” del giudice. “Cambio idea solo con prove nuove e sensazionali”

di Ermes Dovico
 
La realtà va ormai oltre il peggior incubo. Il giudice Nicholas Francis, il Great Ormond Street Hospital e il tutore che rappresenta (si fa per dire) gli interessi di Charlie, da una parte. Compatti e ferocemente determinati a chiedere il distacco del ventilatore. I genitori, dall’altra, a gridare al mondo che loro figlio ha diritto di vivere e non gli si può negare la speranza di un trattamento sperimentale. Ancora una volta nello stesso tribunale, chiamato a decidere su vita e morte, tre mesi dopo la prima sentenza che autorizzava l’ospedale londinese a staccare il supporto vitale al piccolo Charlie.

Nonostante la riapertura dell’iter giudiziario in conseguenza delle “evidenze scientifiche” riferite nel protocollo di cura sperimentale presentato da sette esperti di patologie mitocondriali, coordinati dal Bambin Gesù, nulla è cambiato. Francis ha comunicato che prenderà la sua decisione finale giovedì o venerdì, ma il suo atteggiamento durante l’udienza di ieri pomeriggio non lascia presagire nulla di buono.
Non si è infatti ammorbidito in nessun modo il cuore del giudice, che nella sentenza dell’11 aprile aveva scritto di aver preso la sua decisione di far morire Charlie “con la più profonda tristezza”. Continua a leggere

Sgreccia: i 10 punti critici sul caso del piccolo Charlie Gard

La Stampa, 02/07/2017
 
Pubblichiamo un commento del Presidente emerito della Pontificia Accademia Vita sul caso del bimbo inglese, malato incurabile, che dovrebbe essere accompagnato alla morte
 
di ELIO SGRECCIA*
 
In queste ore drammatiche, assistiamo, dolenti ed impotenti, agli sviluppi ultimi e agli esiziali contorni che sta assumendo la vicenda del piccolo Charlie Gard, il neonato inglese di 10 mesi affetto da Sindrome dell’encefalomiopatia mitocondriale ad esordio infantile, il quale, sulla base di distinte statuizioni giudiziarie emesse da tre differenti Corti inglesi, di diverso grado, e da ultimo dalla stessa Corte Europea dei Diritti dell’Uomo, dovrebbe essere accompagnato alla morte per mezzo del distacco dalla macchina che ne assicura la ventilazione meccanica e della contestuale interruzione dell’alimentazione e dell’idratazione artificiali, non prima di avergli procurato uno stato di sedazione profonda.

Nei differenti gradi di giudizio, le Corti inglesi hanno ribadito che il processo di decadimento generale delle condizioni cliniche di Charlie e, con esso, il deterioramento progressivo ed inarrestabile della funzionalità degli organi che presiedono alle funzioni vitali, primi tra tutti quelli respiratori, inducono a credere che qualsiasi decisione relativa ad ulteriori azioni che prolungassero simili condizioni di vita, sarebbe da giudicare illegittima, dacché non assunta nell’effettivo, migliore interesse del piccolo, ma piuttosto volta ad aumentare, nel tempo e nell’intensità, il dolore e le sofferenze dello stesso. Continua a leggere

Il Papa: cure fino alla fine per Charlie. Il Bambino Gesù: venga da noi a Roma

Il Papa: cure fino alla fine per Charlie. Il Bambino Gesù: venga da noi a Roma

Papa Francesco interviene nuovamente sulla vicenda del piccolo Charlie esprimendo la propria vicinanza ai genitori. Anche Trump pronto ad aiutare: contatti per trasferirlo negli Usa.
 
Papa Francesco interviene nuovamente sulla vicenda del piccolo Charlie, il bimbo di 10 mesi ricoverato in un ospedale a Londra per una malattia rara definita incurabile. I medici staccheranno la spina in breve tempo: la data era stata già stabilita per venerdì, poi ai genitori è stato concesso un ultimo periodo per accommiatarsi dal figlio. L’appello del Papa è che si ascolti la volontà dei genitori. “Affetto e commozione”: con questi sentimenti Francesco sta seguendo la vicenda del piccolo Charlie Gard. Lo ha riferito il direttore della Sala Stampa vaticana, Greg Burke. Il Papa “esprime la propria vicinanza ai suoi genitori” e prega per loro “auspicando che non si trascuri il loro desiderio di accompagnare e curare sino alla fine il proprio bimbo”. Continua a leggere

“Fermatevi! Vi diciamo che Charlie ha ancora speranze”

Piero Santantonio di Mitocon

Una sola parola: “Fermatevi”. Piero Santantonio è presidente di Mitocon Onlus, l’associazione che da dieci anni si occupa di sensibilizzare l’opinione pubblica sulla ricerca per le malattie mitocondriali. E’ il grido disperato di un papà il cui figlio 18enne ha la stessa malattia di Charlie Gard, seppure in forma meno grave. Ma è un papà che con il distacco della spina al ventilatore che tiene in vita il piccolo di dieci mesi, sa che da oggi il destino di tutti i pazienti come Charlie è fortemente segnato. Le prospettive di vita, il decorso che c’è e di cui nessuno parla, ma anche la disponibilità dei massimi esperti di queste patologie a prendersi in carico il piccolo Charlie. Sono questi i temi che Santantonio va ripetendo in questi giorni e di cui ha parlato con la Nuova BQ nella speranza che anche le sue parole possano servire a convincere il boia di Stato a fermarsi.

Santantonio, come state vivendo la vicenda di Charlie?

Con grande sofferenza. Anche perché nessuno ha detto che le patologie mitocondriali hanno un decorso. Quello che sappiamo dai genitori che seguiamo è che l’evoluzione è molto particolare specie per i bambini piccoli. E’ dunque arbitrario dire che non c’è più niente da fare. Conosciamo molti casi di bambini dati per spacciati con pochi mesi di vita, ma che hanno recuperato e da anni vivono, in maniera difficile, ma hanno una vita che ha superato di gran lunga le aspettative dei medici. Continua a leggere

Ultime ore per Charlie: l’ospedale sta per staccare la spina

I genitori avevano chiesto di poterlo portare a casa, ma il Great Ormond Hospital di Londra ha rifiutato. Veglie di preghiera in decine di chiese di tutta Europa.
 
Per Charlie Gard sono le ultime ore di vita. Secondo quanto hanno riferito i genitori, le autorità del Great Ormond Street Hospital di Londra hanno infatti deciso di spegnere venerdì 30 giugno la macchina per la ventilazione assistita che tiene in vita da ottobre il bambino inglese di 10 mesi. Una decisione che imprime un’accelerazione drammatica alla vicenda del bambino affetto da una rara malattia del mitocondrio (solo 16 i malati censiti in tutto il mondo) che pur non facendone ancora un paziente in fase terminale ha autorizzato medici e tribunali – che avrebbero dovuto tutelare la sua vita – a farlo morire anzitempo contro la volontà dei genitori, ipotizzando che ogni prosecuzione delle terapie configurerebbe accanimento terapeutico. Continua a leggere

Il grande inganno dell’accanimento terapeutico

di Tommaso Scandroglio
 
Charlie deve morire. Questa è la sentenza emessa dai giudici inglesi prima e successivamente dalla Corte europea dei diritti dell’uomo in merito al destino del piccolo Charlie Gard, affetto da una rara patologia genetica.

Qualche commentatore, anche in  casa cattolica, ha definito le decisioni dei tribunali giuste perché direbbero “Stop” a terapie che configurano accanimento terapeutico. Le cose non stanno così. Richiamiamo prima di tutto la definizione di accanimento terapeutico così come indicata da Giovanni Paolo II al n. 66 dell’Evangelium vitae: l’accanimento terapeutico si concretizza in “certi interventi medici non più adeguati alla reale situazione del malato, perché ormai sproporzionati ai risultati che si potrebbero sperare o anche perché troppo gravosi per lui e per la sua famiglia. In queste situazioni, quando la morte si preannuncia imminente e inevitabile, si può in coscienza ‘rinunciare a trattamenti che procurerebbero soltanto un prolungamento precario e penoso della vita, senza tuttavia interrompere le cure normali dovute all’ammalato in simili casi (Iura et bona, IV) Si dà certamente l’obbligo morale di curarsi e di farsi curare, ma tale obbligo deve misurarsi con le situazioni concrete; occorre cioè valutare se i mezzi terapeutici a disposizione siano oggettivamente proporzionati rispetto alle prospettive di miglioramento. La rinuncia a mezzi straordinari o sproporzionati non equivale al suicidio o all’eutanasia; esprime piuttosto l’accettazione della condizione umana di fronte alla morte”. Continua a leggere

Charlie & noi. Diritto di vivere, dovere di morire

di Francesco Ognibene
 
L’epilogo della vicenda di Charlie smaschera i ragionamenti su libertà di scelta e autodeterminazione del paziente usati per ottenere la morte a richiesta. E l’Europa finisce i suoi figli più fragili.
 
Ci hanno detto in ogni modo che conta solo la volontà del paziente, o dei suoi genitori, se è troppo piccolo per poterla esprimere da sé. Ci hanno fatto credere che le determinazioni dei medici devono fermarsi un passo prima di quelle del malato o dei suoi tutori, e che è ora di dire basta col paternalismo medico. Ci hanno riempito la testa di autodeterminazione e dignità del paziente i cui desideri non possono essere coartati in alcun modo. Hanno però omesso di ricordare che tutti questi ragionamenti valgono solo in una direzione: quella della morte, chiesta o cercata, mentre se la volontà è di vivere, di lottare, di sperare, allora si comincia con i distinguo, l’appello al potere assoluto di medicina e scienza soppianta ogni altra considerazione, e si chiama accanimento quello che per i pazienti o chi li rappresenta è solo una ragionevole chance da tentare, fosse pure l’ultima, e anzi proprio per questo impossibile da ignorare. Continua a leggere

Lettera aperta alla CEDU della mamma di un bambino con la stessa malattia di Charlie Gard

Gentili Signori,

Sono la mamma di Emanuele Campostrini, detto “Mele”. Mio figlio ha 9 anni ed è considerato uno dei pittori italiani di maggior talento, spesso paragonato ad altri giovani artisti famosi di tutto il mondo.

Mio figlio è affetto da malattia mitocondriale e da deplezione mitocondriale.

Non può camminare, stare seduto, sostenere il capo, viene nutrito con un sondino nasogastrico e ha bisogno di un ventilatore elettrico per respirare. E’ sordo e parzialmente cieco, ha sopportato migliaia di crisi epilettiche durante tutta la sua vita. Non può piangere, non può ridere….lui ride DENTRO.

Quando eravamo in ospedale i medici lo considerarono in uno stato così grave e con nessuna possibilità di sopravvivenza che ricevette la Cresima con il rito per i bambini in pericolo, o vicini alla morte. Continua a leggere

ANNIVERSARI. Viva Pirandello, abbasso il pirandellismo

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di Giovanni Fighera
 
Centocinquant’anni fa nasceva Luigi Pirandello, uno dei più grandi geni del Novecento, non tanto perché si è cimentato in numerosi generi letterari raggiungendo risultati eccelsi, ma piuttosto perché si è reso interprete del suo tempo e della cultura contemporanea come pochi altri riuscendo a prefigurare gli scenari che si sarebbero aperti nel secolo scorso e nel nostro. Non solo. Pirandello è riuscito a comunicare la sua visione della vita, le sue riflessioni filosofiche ed esistenziali anche a persone che non erano filosofe, anche a popoli che non amavano la filosofia.

Se andiamo a rileggere le motivazioni del Premio Nobel attribuitogli dall’Accademia di Svezia nel 1934 scopriamo che viene riconosciuta allo scrittore la grande capacità di far amare la filosofia ad un popolo come quello svedese che non è per nulla filosofo. Leggiamo le ragioni: «Luigi Pirandello è uno scrittore notevole da molti punti di vista. Ma la cosa più straordinaria, nel suo caso, è che sia riuscito a conquistare per qualche tempo il grande pubblico e a orientare il suo interesse verso un teatro passabilmente pieno di speculazioni filosofiche. Continua a leggere

La Basilica che segnò il passaggio alla Milano cristiana

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di Margherita del Castillo
 
Divenuto, per acclamazione di popolo, vescovo di Milano, Sant’Ambrogio volle conferire all’allora capitale dell’Impero Romano d’Occidente un volto nuovo, affermando, attraverso la costruzione di monumentali architetture, che la città non era più da considerarsi pagana essendo stata definitivamente cristianizzata. Per rendere evidente questo dato di fatto fece erigere quattro basiliche in posizioni strategiche all’interno del tessuto urbano, sulle grandi vie che conducevano verso le varie direzioni dell’Impero, in corrispondenza dei quattro punti cardinali. Tra queste, a nord, vi era la basilica Virginum, altrimenti nota con l’intitolazione a San Simpliciano, successore di Ambrogio, che, portata a termine la costruzione,  vi depose le reliquie dei Santi Martiri di Anaunia, Sisinnio, Martirio ed Alessandro. Lo stesso Simpliciano è qui sepolto.

Il primo a sostenere la fondazione ambrosiana dell’edificio paleocristiano, uno dei meglio conservati di tutto il bacino del mediterraneo, fu Benzone di Alessandria in un documento del 1200. La basilica nacque con pianta a croce latina, mantenuta fino ad oggi, e cunicula sui lati perimetrali, ovvero portici per l’accoglienza dei pellegrini, trasformati poi in cappelle laterali. Continua a leggere

Maturità, dateci cultura non ideologia

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di Giovanni Fighera
 
Qualche giorno fa avevo avanzato delle previsioni sulle tracce degli Esami di Stato cercando di interpretare le parole del Ministro Fedeli che lasciavano intendere che le proposte concernevano percorsi affrontati durante l’anno dagli studenti. Le previsioni non si sono avverate. L’attesa che fosse proposto uno dei grandi scrittori del panorama studiato, mai prima presi in considerazione durante gli Esami di Stato, non si è realizzata, ma neppure sono stati suggeriti nomi importanti come Pirandello o Saba di cui si festeggiano rispettivamente i centocinquant’anni della nascita e l’ottantesimo anno della morte.

Anche per le altre tipologie tutte le previsioni sono state disattese. Per quanto riguarda la tipologia B (articolo di giornale o saggio breve) nell’ambito artistico-letterario negli ultimi anni gli argomenti proposti vertevano sull’affettività (amore, amicizia, rapporto padre-figlio, relazione tra i poeti e la terra natia). Continua a leggere

Roma. Le 8.301 nuove culle dei Centri aiuto alla vita

Le 8.301 nuove culle dei Centri aiuto alla vita

Tanti sono i bambini nati nel 2016 grazie al sostegno solidale dei volontari nei 349 Cav di tutta Italia al fianco di madri che stavano considerando la scelta drammatica dell’aborto.

Se su 1.265 donne incerte o intenzionate ad abortire, ben 955 (ossia il 75%) hanno poi dato alla luce il bambino grazie a un supporto psicologico, morale, ma anche a un aiuto economico, allora la strada per combattere l’aborto, e in qualche modo anche la denatalità del nostro Paese, non è poi così difficile. I dati presentati alla Camera dei Deputati alla conferenza stampa sull’attività svolta nel 2016 dai 349 Centri di aiuto alla Vita sparsi su tutto il territorio nazionale lo dimostrano con chiarezza: la prima causa d’aborto è la crisi economica (49%), il dato sale al 75% se si sommano le difficoltà per mancanza di lavoro o di alloggio. Eppure, se le donne vengono ascoltate, aiutate e supportate, il trend si inverte: grazie ai Cav, nel 2016 sono nati 8.301 bambini, 13mila sono state le donne gestanti assistite durante il periodo della gravidanza, e oltre 17mila le mamme aiutate con varie tipologie di servizi. Le donne in difficoltà hanno per lo più tra i 25 e 34 anni (55%), sono prevalentemente casalinghe (40%) o senza lavoro (35%). Continua a leggere

Tutti con Charlie, in attesa del verdetto di Strasburgo

Continua la mobilitazione globale per il piccolo inglese affetto da una malattia rara che i medici vorrebbero lasciar morire ma sul quale i giudici europei hanno sospeso il giudizio di vita o di morte
 
La cattiva notizia per Charlie è che un eventuale verdetto negativo dei giudici di Strasburgo sarebbe senza appello. Ma la buona notizia è che gli stessi magistrati della Corte europea per i diritti dell’uomo non hanno in mente soluzioni sbrigative e vogliono veder chiaro nella vicenda giudiziaria che vede protagonista suo malgrado il bambino inglese di 10 mesi affetto da una rarissima malattia genetica (il suo è il 16° caso accertato in tutto il mondo) che colpisce il cervello – in inglese suona «Mithocondrial Depletion Syndrome» – e che gli rende impossibile respirare autonomamente, tanto da renderlo dipendente da una macchina che lo aiuta a non soffocare.
 
La battaglia dei genitori continua

Ricoverato da ottobre nella terapia intensiva del Great Ormond Street Hospital di Londra, Charlie a parere dei medici non avrebbe chance di sopravvivere e avendo fallito sinora le terapie tentate sarebbe inutile insistere. La loro richiesta di spegnere il respiratore automatico è stata avversata fieramente in ogni sede dai genitori, Chris Gard e Connie Yates, che chiedono ai sanitari di lasciarli tentare una cura sperimentale disponibile negli Stati Uniti. Continua a leggere

Alessandro D’Avenia: «Il celibato è una scelta, a volte fare l’amore è dare una carezza»

Lo scrittore della fragilità parla del nuovo libro e fa un bilancio dei suoi 40 anni. «Sono innamorato di Dio e delle persone. E quando vivi un sentimento così profondo che fai? Te lo tieni stretto»
 
«Ancora adesso, a quarant’anni anni, mi sorprende il modo in cui i miei genitori mi dimostrano che per loro sono importante. Questo mi dà una forza che nessuno può togliermi», dice Alessandro D’Avenia e racconta della mattina di un mese fa — il 2 maggio, giorno del suo compleanno — colazione nello stesso bar milanese in cui si trova ora, con vista su Santa Maria delle Grazie: «Ci eravamo salutati il giorno precedente a Roma: loro tornavano a casa, a Palermo, mentre io ero diretto a Milano, per riprendere la scuola. Così il 2 mi alzo, vengo qui e, colpo di scena, li vedo entrare e venirmi incontro per un abbraccio: avevano passato la notte da mia sorella, volevano esserci per farmi gli auguri a sorpresa. Sono cose del genere che mi hanno permesso di diventare l’uomo che sono».

Quanto è piena la sua vita? C’è il successo dei suoi libri: l’ultimo, «L’arte di essere fragili» (Mondadori), dallo scorso novembre è nella classifica dei più venduti, «pensavo di togliermi uno sfizio e fare un libro per i professori, sulla scuola che sogno con una letteratura al servizio della vita e non solo del programma, e invece…». C’è il suo lavoro di insegnante di italiano e latino al liceo San Carlo di Milano: «Ogni mattina, durante l’appello, guardo i miei studenti, uno per uno. Loro si spazientiscono. “Dai prof, è una tortura, perché lo fa?”. E io rispondo: perché voi siete più importanti della lezione. Curare le relazioni è la forma dell’amore nel nostro tempo veloce, fatto tutto di prestazioni anziché di presenze». Continua a leggere

Papa Francesco: fare opere di misericordia è condividere, compatire e rischiare. Come fece Pio XII salvando gli ebrei

Così il pontefice durante l’omelia odierna a Casa Santa Marta
 
di Sergio Centofanti
 
Le opere di misericordia non siano un fare l’elemosina per scaricarsi la coscienza, ma condividere e partecipare alla sofferenza degli altri, anche a proprio rischio e lasciandosi scomodare. Così il Papa nella Messa del mattino celebrata a Casa Santa Marta nel giorno in cui la Chiesa ricorda San Bonifacio martire, apostolo della Germania.

Lo spunto per l’omelia di Papa Francesco è la prima lettura, tratta dal Libro di Tobia. Gli ebrei sono stati deportati in Assiria: un uomo giusto, di nome Tobi, aiuta i connazionali poveri e – a rischio della propria vita – seppellisce di nascosto gli ebrei che vengono uccisi impunemente. Tobi prova tristezza di fronte alla sofferenza degli altri. Di qui la riflessione sulle 14 opere di misericordia corporale e spirituale. Compierle – spiega Francesco – non significa solo condividere ciò che uno possiede, ma compatire: Continua a leggere

La preghiera del Papa alla Madonna di Fatima

Salve Regina,
beata Vergine di Fatima,
Signora dal Cuore Immacolato,
rifugio e via che conduce a Dio!
Pellegrino della Luce che viene a noi dalle tue mani,
rendo grazie a Dio Padre che, in ogni tempo e luogo, opera nella storia umana;
pellegrino della Pace che, in questo luogo, Tu annunzi,
do lode a Cristo, nostra pace, e imploro per il mondo la concordia fra tutti i popoli;
pellegrino della Speranza che lo Spirito anima,
vengo come profeta e messaggero per lavare i piedi a tutti, alla stessa mensa che ci unisce. Continua a leggere

Embrione è già persona/ Nature, la scienza “conferma” la realtà: è progetto d’individuo

Embrione e maternità (LaPresse)

Embrione è già persona: la scienza conferma la realtà, al netto di ogni discussione. Lo studio su Nature Genetics “rivoluziona” la scienza embrionale e lo sviluppo dell’indiviuo cellulare

EMBRIONE È GIÀ PERSONA, LA SCIENZA CONFERMA: “È GIÀ UN PROGETTO DI INDIVIDUO” – Un momento storico per la scienza ma soprattutto storico per l’intera razza umana: con l’ultimo studio pubblicato su Nature si conferma che l’embrione possiede tutto il materiale e gli elementi che lo fanno già un progetto di persona nel momento in cui viene formato nell’utero. L’ultimo articolo apparso nel numero di aprile della storica rivista scientifica mondiale (non certo qualche rivista pro-Life accusabile di poca “neutralità”) rischia di sconfessare anni e anni di contestazioni e attacchi diretti a tutti coloro che osavano affermare come uccidere un embione con l’aborto significa di fatto sopprimere una vita già umana. Continua a leggere

Fatima. Francesco e Giacinta santi: ecco chi è il bambino del miracolo

di Stefania Falasca
 
Saranno i primi bambini proclamati santi (il 13 maggio). La storia del piccolo brasiliano Lucas, guarito per intercessione dei due pastorelli.
 
Saranno i primi bambini non martiri ad essere proclamati santi. I primi in due millenni di storia della Chiesa. Il 13 maggio è la data attesa per la canonizzazione dei due pastorinhos di Fatima, Francesco e Giacinta Marto. Proprio in questo stesso giorno di diciassette anni fa Giovanni Paolo II celebrava la loro beatificazione.
Papa Francesco, nel corso della sua visita in Portogallo in occasione del centenario delle apparizioni mariane, li eleverà al culto della Chiesa universale durante la celebrazione eucaristica prevista nel piazzale davanti al santuario di Fatima. Continua a leggere

“Basta proteggere i ragazzi I brutti voti servono, eccome”

È il prof più amato dagli adolescenti: “Capiscono il bullismo leggendo Arancia meccanica. Che errore basare la scuola sulla performance”
 
Alessandro D’Avenia assomiglia al Piccolo Principe e ha l’energia dell’Attimo fuggente. Ma soprattutto ha un dono: sa parlare ai sedicenni. Sì, quei sedicenni indecifrabili che non sorridono nemmeno nei selfie e sembrano buoni solo a chattare.

Invece no: il prof-scrittore li incontra a teatro, in libreria. Li stuzzica su idoli un po’ più edificanti di Justin Biber e delle miriadi di youtuber. Leopardi e Omero in testa.

Come fa? Dice la verità. Cruda, senza sconti. Ma poi non li molla lì, da soli. Li aiuta a non avere vergogna della loro fragilità e a cercare in quel caos interiore tipico dell’adolescenza (e non solo) il loro talento, piccolo o grande che sia. Ecco perché è entrato nel cuore di tanti ragazzi e di tanti genitori.
 
Libri, teatro. D’Avenia, mica è uno di quei prof che non si presenta mai a scuola?
 
«Non sarei credibile. Ho fatto un solo giorno di assenza. Ho un contratto part time per riuscire a fare tutto». Continua a leggere

La storia. Ecco perché maggio è il mese di Maria

Un Rosario di palloncini nel cielo egiziano (Ap)

di Riccardo Maccioni

(da Avvenire, 3 maggio 2017)
 
Maggio è tradizionalmente il mese dedicato alla Madonna. Dal Medio Evo a oggi, dalle statue incoronate di fiori al magistero dei Papi, l’origine e le forme di una devozione popolare molto sentita.

Il mese di maggio è il periodo dell’anno che più di ogni altro abbiniamo alla Madonna. Un tempo in cui si moltiplicano i Rosari a casa e nei cortili, sono frequenti i pellegrinaggi ai santuari, si sente più forte il bisogno di preghiere speciali alla Vergine. Alla base l’intreccio virtuoso tra la natura, che si colora e profuma di fiori, e la devozione popolare.

Un omaggio floreale alla Vergine del Rosario
 Il re saggio e la nascita del Rosario

In particolare la storia ci porta al Medio Evo, ai filosofi di Chartres nel 1100 e ancora di più al XIII secolo, quando Alfonso X detto il saggio, re di Castiglia e Leon, in “Las Cantigas de Santa Maria” celebrava Maria come: «Rosa delle rose, fiore dei fiori, donna fra le donne, unica signora, luce dei santi e dei cieli via (…)». Continua a leggere

Anche oggi un angelo era sul mio cammino

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di don Maurizio Patriciello

da Avvenire 29 aprile 2017
 
«Manda, Signore, un angelo sul mio cammino», prego uscendo di casa la mattina. E l’angelo arriva sempre. A volte è bello, luminoso, leggero come un alito di vento. Emana un profumo inconfondibile, ha lo sguardo buono e il sorriso sulle labbra. Quando parla, canta: la sua voce ha il suono dell’acqua che sgorga da una polla di montagna. Lo guardi e, rapito dalla sua bellezza, lo implori: «Portami con te, fammi riposare negli atri della casa del mio Dio». Altre volte, invece, fai fatica a riconoscere il messaggero di Dio. Si camuffa, si traveste, si nasconde. Sembra quasi che non voglia essere disturbato. È scontroso, parla con fatica. Non profuma, non sorride. Occorre molto discernimento per dire «è lui».

Ma l’angelo viene, porta con sé un sacco traboccante di speranza e te lo dona. «Troppo poco», dicono gli ingenui, convinti che siano le cose a riempire il cuore. Non è vero. Nella vita puoi anche fare a meno di viaggiare, vestire alla moda, divertirti, ma mai puoi rinunciare alla speranza. Continua a leggere

Giusy Versace: «Ho perso le gambe ma Dio mi ha regalato talmente tante cose che oggi farei peccato a lamentarmi»

di Silvia Lucchetti
 
Un inno alla vita attraverso la testimonianza di fede della campionessa paralimpica
 
Ho trascorso il sabato pomeriggio sul divano a riposarmi, mi sono presa l’influenza in pieno aprile – la più antipatica – , il proverbio dice: “Aprile dolce dormire”, ma lo tradurrei nel mio #mood del momento: “Aprile dolce tossire!”.

Comunque mentre facevo zapping per trovare qualcosa di carino da vedere in TV, e mi lagnavo con mio marito con frasi tipo “perché non mi fai compagnia qui sul divano invece di sistemare il giardino?”, ho trovato su Rai1 Giusy Versace. Lei ha quegli occhi che ti colpiscono, scuri e accesissimi, due lucciole, e sempre umidi, come se avessero dentro il riflesso dell’acqua. Mi è venuta subito voglia di ascoltarla. Intanto i fazzolettini li avevo già a portata di mano per il raffreddore…

Era ospite della trasmissione “A Sua immagine”, condotta da Lorena Bianchetti, e nel momento in cui mi sono sintonizzata ha detto: Continua a leggere

C’è un luogo in Italia che ospita il sangue di Gesù e la spugna imbevuta sul Golgota

Le reliquie contenute nei “sacri vasi” sono state portate dal soldato che trafisse con la lancia il costato di Cristo
 
Preziose reliquie di Gesù Cristo ospitate da quasi due millenni nella cattedrale di Mantova. E contenute nei cosiddetti “Sacri vasi”.

Le reliquie vennero portate nella città lombarda da Longino, il soldato che trafisse con una lancia il costato di Gesù. Dalla ferita uscirono sangue ed acqua che, cadendogli sul volto, gli fecero guarire gli occhi ammalati e lo fecero convertire alla fede cristiana (http://www.turismo.mantova.it).
 
L’ARRIVO A MANTOVA

Longino, raccolto il sangue di cui era intrisa la terra ai piedi della croce, lo custodì assieme alla spugna che era servita per dare da bere a Cristo sul Golgota. Poi arrivò a Mantova, dove nascose le preziose reliquie nel’ospedale per i pellegrini in cui aveva trovato albergo. Continua a leggere