Alfie morirà come Charlie. Il padre: “Non ci arrendiamo”

Il bambino vive nonostante i pronostici medici e interagisce pur sedato. Ma per il giudice: “Ha bisogno di pace”, quindi va fatto morire soffocato. Ancora una volta, come avvenuto con Charlie e Isaiah, una “qualità di vita” lontana da quella che la cultura edonista ha stabilito, è ritenuta inaccettabile. “Capite che mio figlio è stato condannato a morte?”, ha dichiarato il padre: “Aiutateci così”
 
C’è un convincimento diabolico nelle parole del giudice dell’Alta Corte, Anthony Hayden, il quale martedì ha autorizzato il distacco del supporto che aiuta il piccolo Alfie Evans a rimanere in vita, affermando che il bimbo di 21 mesi  “ha bisogno di pace, quiete e privacy, in modo che possa concludere la sua vita come l’ha vissuta, con dignità”, laddove la parola “dignità” va intesa secondo l’ormai consolidato vocabolario eugenetico. Un vocabolario che è pronto a edulcorare e giustificare anche il più orrendo dei crimini contro l’innocente ed è condiviso da chi comanda all’Alder Hey Hospital di Liverpool, che ha definito “scortese, ingiusto e disumano” il proseguimento delle cure di base. L’eventualità che la ventilazione venga staccata domani dovrebbe essere scongiurata dall’appello, a questo punto molto probabile, dopo che ieri la raccolta fondi lanciata sulla pagina Facebook dell’Alfie’s Army ha superato – nel giro di poche ore – la quota di diecimila sterline necessaria per coprire le spese legali (grazie a tante piccole donazioni e a quella cospicua di Bill Kenwright, presidente dell’Everton).

Medici e giustizia ordinaria sono perciò nuovamente uniti nel dire, senza troppi giri di parole, che un bambino con una grave disabilità non è degno di vivere. Come già accaduto a Charlie Gard – ucciso prima che potesse compiere un anno, alla fine di una feroce battaglia legale condotta dal Great Ormond Street Hospital di Londra contro la famiglia – anche Alfie, affetto da una malattia neurologica degenerativa o da un disordine metabolico (ancora privo, quindi, di una diagnosi completa), è di fatto ostaggio di un ospedale britannico. Anche in questo caso, i genitori, la ventenne Kate e il ventunenne Tom, vorrebbero portare il figlio in una struttura all’estero, conducendolo in Italia o in Germania per continuare le cure e ottenere possibilmente una diagnosi. Ma non gli è consentito. E anche questa volta migliaia di persone si sono mobilitate per sostenere la famiglia nella difesa del diritto alla vita di Alfie. Con molti, fuori dall’ospedale o dal tribunale, che hanno indossato magliette con la scritta: “Liberate Alfie”. Continua a leggere

Londra. Il giudice ordina di staccare la spina al piccolo Alfie

Anche al piccolo Alfie, come Charlie, verrà staccata la spina. I genitori non sono d’accordo, ma anche questa volta decideranno lo Stato e i giudici. Il motivo è sempre lo stesso: la sua vita non è ritenuta degna di essere vissuta.
Questo caso, se possibile, è ancora più assurdo in quanto i medici non hanno ancora definito la diagnosi.

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(Avvenire, 21.02.18)

«Sono convinto che il continuo sostegno di un respiratore non sia più nell’interesse di Alfie». E ancora: «Il bambino ha bisogno di silenzio e privacy e di buone cure palliative per concludere in pace la sua vita». Con queste parole il giudice Justice Hayden dell’Alta Corte di Londra ha di fatto messo la parola fine alla vita del piccolo di 21 mesi colpito da una malattia neurologica degenerativa senza diagnosi e senza cura. È la prima sentenza nella coraggiosa battaglia legale dei genitori, appena ventenni, Tom Evans e Kate James, che avevano espresso la speranza di poter trasportare il piccolo all’Ospedale pediatrico Bambino Gesù di Roma così che venisse dato un nome alla condizione che ha colpito il figlio e trovata una cura. Mamma e papà avrebbero la possibilità di ricorrere alla Corte Suprema britannica, ma sinora non hanno manifestato l’intenzione di intraprendere questa strada. Proprio perché il rapporto di fiducia tra i genitori e gli specialisti dell’Alder Hey Children Hospital di Liverpool, dove Alfie è stato ricoverato nel dicembre 2016, si era interrotto, questi ultimi avevano deciso di ricorrere all’Alta Corte. Continua a leggere

Un bambino down diventa simbolo di una marca alimentare

Gerber, la marca di prodotti alimentari per bambini e lattanti appartenenti a Nestlé, ha scelto un neonato affetto da trisomia 21 per rappresentare la propria immagine nel mondo nel 2018.
 
Il visetto da baci di Lucas Warren, un anno e mezzo, originario della Georgia (USA), sarà associato per tutto l’anno alla marca di prodotti per lattanti. In particolare, sarà affissa sugli account dei social network aziendali. Linguaggio, alimentazione, sviluppo… Gli internauti potranno inoltre seguire i primi passi di Lucas, come se il bambino fosse un loro vicino di casa.
 
Un “sorriso esplosivo”

Dal 1928 Gerber sceglie ogni anno un bambino che la rappresenti. In questi ultimi anni l’impresa fidelizzava i consumatori organizzando un concorso annuale aperto in tutto il mondo per scovare il bambino che incarna la perla rara. Concorso vinto quest’anno dal piccolo Lucas, che ha permesso alla famiglia di aggiudicarsi la somma di 41mila euro. È la prima volta che la marca consacra un bambino trisomico. Secondo Bill Partyka, amministratore delegato di Nestlé, il “sorriso esplosivo” del piccolo statunitense ha fatto la differenza nei confronti delle altre 140mila foto di bambini ricevuti.  Continua a leggere

«L’acqua è insegnata dalla sete»

Don Tolentino de Mendonça spiega il tema degli esercizi spirituali al Pontefice e alla Curia romana
 
di Nicola Gori

 L’Osservatore Romano | Feb 20, 2018
 
«L’acqua è insegnata dalla sete». Cita una poesia di Emily Dickinson per spiegare che oggi è necessario ritrovare «il coraggio di prendere la sete come maestra nei cammini dell’anima». Don José Tolentino de Mendonça ha scelto proprio l’«elogio della sete» come tema degli esercizi spirituali quaresimali che dal 18 al 23 febbraio predicherà al Papa e alla Curia romana nella casa Divin Maestro ad Ariccia. In questa intervista all’Osservatore Romano il sacerdote portoghese, vicerettore dell’università cattolica di Lisbona e consultore del Pontificio consiglio della cultura, ma anche poeta e scrittore, racconta la sua esperienza spirituale e letteraria, illustrando le linee di fondo delle dieci riflessioni che terrà a partire da domenica sera.

Come ha accolto l’invito del Papa a predicare gli esercizi?

Le sorprese di Dio ci fanno tremare, ma al tempo stesso portano con sé un invito alla fiducia, poiché sappiamo che Dio si rivela nella nostra debolezza. L’invito del Santo Padre mi ha portato un senso profondo di umiltà, perché sono un semplice padre che insegna Nuovo Testamento in una capitale quasi periferica dell’Europa qual è Lisbona, responsabile di una piccola comunità urbana di cristiani, con una presenza nel mondo universitario e culturale del mio paese. Ma quando gli ho detto che ero un anonimo operaio della vigna del Signore, Papa Francesco mi ha esortato a condividere la mia povertà, con semplicità e libertà. Continua a leggere

Troppi progetti nella scuola, torniamo alla didattica seria. Lettera

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Mario Bocola – Fare solo progetti a scuola è un male, creano disorientamento negli alunni e li allontanano dallo studio delle discipline. Occorre ridurli drasticamente a favore di una didattica seria e a misura dell’alunno. Non si può fare solo una scuola di progetti tralasciando o meglio sacrificando le discipline.

È ora di tornare a fare didattica quella che ha funzionato per oltre settanta anni e che poi è stata cestinata perché vecchia ed obsoleta non adatta al progettificio..

La scuola italiana è distrutta, vilipesa, annientata, sbeffeggiata, torturata, ridotta a brandelli, avendo persino perso persino i suoi connotati di istituzione e di formazione navigando in un immenso mare di progetti.

Progetti di tutte le specie e le fatture che sottraggono tempo alla didattica “vera”, quella cioè che deve formare il futuro cittadino, l’uomo competente e preparato ad affrontare le sfide del complesso mondo dell’esistenza. Torniamo con urgenza a riscoprire il valore vero, autentico e reale della didattica, di quella didattica, cioè, che trasmette saperi, conoscenze da tradursi in abilità e non lasciamoci naufragare in quella miniera di progetti che ogni giorno vengono diramati alle scuole. I nostri alunni non sanno più coniugare i verbi, non sanno leggere, non sanno scrivere una frase semplice, non conoscono le regole elementari le la scuola di oggi che fa: continua a fare un mare di progetti che non accrescono affatto le abilità linguistiche e comunicative ma stanno solo affossando la scuola facendole perdere sempre più i suoi connotati di luogo di crescita e di conoscenze. Continua a leggere

Il genetista. Ibridi uomo-pecora: «C’è un limite da rispettare»

Il genetista Domenico Coviello: confini chiari, i malati non vanno illusi
 
«In questo caso non sono stati fusi i genomi, ma non si può manipolare l’embrione, rischiando di alterare la natura dell’uomo. Va ricordato che le differenze tra le specie non sono barriere facili da superare, e senza rischi». Commentando l’annuncio che viene dagli Stati Uniti di un esperimento con cellule umane inserite in un embrione di pecora Domenico Coviello, direttore del Laboratorio di genetica umana dell’ospedale Galliera di Genova, sottolinea un altro aspetto: «Avere organi per i trapianti in questo modo è ben lungi dall’essere a portata di mano: non si devono illudere i malati». 
 
Qual è il significato scientifico di questo esperimento?

Va chiarito che in questo esperimento non c’è stata una fusione di cellule, una commistione del genoma umano con quello animale. L’embrione è partito totalmente autonomo, con genoma animale, e solo dopo l’inizio dello sviluppo le cellule ovine sono state affiancate da cellule umane: non quelle embrionali – in grado di formare un individuo – ma cellule adulte riprogrammate, quindi portate indietro nello sviluppo per essere molto più “elastiche”, in grado di adattarsi all’ambiente. 
 
Quali gli obiettivi?

L’idea è di poter avere organi compatibili con la sopravvivenza in un organismo umano. Ma l’esperimento è durato veramente poco tempo, solo 28 giorni. Lodevole pensare di giovare a persone che aspettano un organo da trapiantare e sono sospese nella loro sofferenza, ma la strada è ancora molto lunga: da questo esperimento a poter avere un organo che possa condividere queste cellule umane in un organo animale ne corre. Diciamo che è un tentativo verso questo traguardo.  Continua a leggere

Usa. Creato embrione pecora-uomo per trapianto organi

Creato embrione pecora-uomo per trapianto organi

Per la prima volta è stato creato in laboratorio un embrione ibrido uomo-pecora, in cui una cellula su 10.000 è umana. Un anno fa circa era stato realizzato un embrione di uomo e maiale
 
di Francesco Ognibene

(Avvenire, 19.02.18)
 
Ricorda lo xenotrapianto, ma è assai più simile alla chimera. La notizia diffusa dalla Stanford University, e resa nota dal quotidiano inglese «Guardian», sa di già sentito ma ha elementi di novità sui quali è bene fare qualche prima considerazione evitando facili entusiasmi (già dilaganti nelle prime reazioni italiane) e censure preventive.

I fatti: un’équipe americana ha sviluppato embrioni di pecora contenenti cellule umane, in un rapporto di una a 10mila, allo scopo di far crescere organi compatibili con l’uomo all’interno di animali. L’obiettivo è ottenere una “fabbrica” potenzialmente illimitata di pezzi di ricambio personalizzati e dunque senza pericolo di rigetto. Si tratta di una tecnica che ricorda il principio degli xenotrapianti, ovvero l’uso per l’uomo di organi animali (in particolare da suini), ma se ne differenzia per l’incrocio tra cellule e dunque tra patrimoni genetici dell’uomo e dell’animale (la pecora, nel caso di Stanford). La tecnica più vicina a questo nuovo esperimento, che ha dato luogo a embrioni misti uomo-ovino fatti sviluppare fino al 28esimo giorno, un’estensione di tempo che dovrebbe essere sufficiente a verificare la formazione di organi destinati al trapianto sull’uomo, anche perché sinora pare che non vi sia traccia di ciò che si immaginava di trovare.

L’esperimento del gruppo di ricerca guidato dal giapponese Hiro Nakauchi che da anni conduce studi sulla medicina rigenerativa e le cellule staminali, punta a ottenere nell’animali un pancreas efficiente che garantisca al paziente diabetico dal quale provengono le cellule per la creazione dell’ibrido la soluzione della sua patologia. «Abbiamo già creato un pancreas di topo nei ratti – ha dichiarato Nakauchi al quotidiano britannico – e poi lo abbiamo trapiantato in un esemplare di topo diabetico curandolo quasi completamente».  Continua a leggere

Venezia ti accoglie con la storia della salvezza

Venezia, Basilica di San Marco – Le Storie di Noè e del Diluvio Universale

La storia della salvezza e dell’alleanza tra Dio e l’uomo, di cui Cristo sigilla il compimento, inizia già all’esterno, proprio nel grandioso apparato musivo del nartece. Viaggio nel nartece della Basilica di San Marco a Venezia. L’ultima parola non è della morte: la salvezza è affidata a un uomo giusto, l’unico rimasto.
 
di Margherita Del Castillo
 
Dicesi atrio o nartece quell’ambiente interposto tra la facciata di una chiesa e le sue navate. E’ una struttura tipica delle basiliche dei primi secoli del Cristianesimo, a lungo sopravvissuta nell’architettura bizantina, adibita a ospitare i catecumeni e/o i penitenti; il suo nome deriva, infatti, dal greco nárthēx che significa bastone, flagello, entrambi simboli di pentimento.

La basilica di San Marco a Venezia, si sa, è famosa per i suoi mosaici: il tema del programma iconografico all’interno è l’esaltazione di Cristo presente nella Sua Chiesa. La storia della salvezza e dell’alleanza tra Dio e l’uomo, di cui Cristo sigilla il compimento, inizia, però, già all’esterno, proprio nel grandioso apparato musivo del nartece. E’ una sorta di prefatio figurato, ovvero la prima parte della celebrazione eucaristica che si sviluppa, per immagini e tessere dorate, dentro lo spazio sacro.

L’atrio in questione, inizialmente un semplice porticato, assunse l’aspetto odierno tra il XII e il XIII secolo.  L’imponenza del suo spazio, formato da due ampi corridoi coperti da sei cupole, arconi e lunette, è valorizzata dalla scintillante decorazione musiva che riveste l’intera superficie, senza soluzione di continuità. Il racconto procede dalla creazione del cosmo fino alla cacciata di Adamo ed Eva dal Paradiso Terrestre, e continua, poi, con le storie di Caino e Abele, di Abramo, di Mosè. Ci s’imbatte nella figura di Noè se si lascia scivolare lo sguardo, sempre rigorosamente rivolto verso l’alto, lungo la volta adiacente al cupolino della Genesi. Continua a leggere

La riforma dell’esame e il mondo della scuola oggi

Intervista di Alessandra Scarino a Giovanni Fighera (su “Vita nuova”)
 
Come prima cosa, cerchiamo di capire in che cosa dovrebbe consistere questa riforma proposta dal Ministero dell’Istruzione.

Il Documento di orientamento per la redazione della prova di italiano nell’esame di Stato conclusivo del primo ciclo offre alcune indicazioni per la predisposizione delle prove scritte al termine della scuola secondaria di primo grado. Parte da due premesse. In primis «la Commissione d’esame può liberamente scegliere quali tipologie di prove proporre nell’ambito di quelle previste dalla normativa e può definire le tracce tenendo conto delle indicazioni nazionali e anche delle situazioni specifiche dei singoli istituti scolastici». In secondo luogo, a prescindere dalla scelta della tipologia, la commissione richiama l’attenzione sull’opportunità di insegnare agli studenti la stesura del riassunto.
Quali sono le opzioni tra cui la commissione può scegliere? La tipologia A prevede lo svolgimento di un testo narrativo o descrittivo, ovvero la stesura di un racconto o di una descrizione a partire da indicazioni precise. La tipologia B consiste nell’elaborazione di un testo argomentativo: la prova è molto simile al tradizionale tema. La tipologia C è «la comprensione e sintesi di un testo letterario, divulgativo, scientifico, anche attraverso richieste di riformulazione». Negli esempi troviamo domande sul testo anche a scelta multipla, vero/falso, sostituzione di parole, etc. La quarta possibilità propone una prova strutturata in più parti, riferibili alle prime tre tipologie. Quindi, gli studenti devono dimostrare di aver compreso un brano e devono comporre brevi elaborati a partire dall’argomento. Continua a leggere

«Da studente dico ai genitori: non fate i sindacalisti dei vostri figli»

Dobbiamo parlare chiaro ai nostri genitori e dobbiamo dar loro un consiglio: «Metteteci in discussione»
 
di Enrico Galletti, studente 18enne

(dal Corriere della Sera 15.02.18)
 
Il rimprovero, il brutto voto, la parola di troppo, il regolamento di conti a suon di botte. Il timore di assestare quel quattro a caratteri cubitali perché con ogni probabilità il professore dovrà vedersela con i genitori. Tra la malavita e questo lato della scuola, il confine è labile. Tanto labile da chiedersi se i vecchi tempi – quelli del dietro la lavagna, del «è così e basta», del sola andata per la presidenza – siano del tutto finiti. Di anni ne ho diciotto io, mica sessanta. Non sono docente e nemmeno genitore. Sono studente, con tutto quello che comporta. Vedo i tele-giornali: il padre che va dal vicepreside e lo manda all’ospedale perché ha rimproverato suo figlio, la madre che dice al professore che quel voto non era un quattro, ma che suo figlio meritava sei. Ho visto una giovane madre andare dal professore di latino e minacciarlo di fare ricorso al Tar per una versione andata male. La stessa versione di cui io stesso, a quindici anni, avevo azzeccato forse una riga.

Viene da chiedersi chi fa la scuola. Se noi studenti, con il nostro entusiasmo, se i professori, con la loro competenza, oppure i genitori, con quelle loro regole che rischiano di diventare intimidatorie. Il problema, però, è che quell’entusiasmo che ci si aspetta dalla scuola – deputata a formare nuovi cittadini – rischia di essere stroncato dall’atteggiamento dei nuovi genitori. I genitori del «lei non si deve permettere», quelli del «mio figlio me la racconta giusta e la colpa è sua». La verità è una: è che noi millennials siamo dei bravi ragazzi. Lo siamo per davvero, ma dobbiamo avere più coraggio.  Continua a leggere

Fake-news per condizionare l’opinione pubblica sull’aborto

Manifestanti pro-aborto in Irlanda

Manifestanti pro-aborto in Irlanda

La maggioranza dei medici favorevole a questa pratica? Un giornale irlandese costretto a scusarsi: sondaggio falso
 
In Irlanda a fine maggio si terrà il referendum per abrogare l’ottavo emendamento della Costituzione, introdotto nel 1983 attraverso un altro referendum, che protegge la vita fin dal concepimento.

L’attesa si fa intanto incandescente, con i pro e i contro l’interruzione di gravidanza volontaria sugli scudi. Come segnala Notizie ProVita, il quotidiano The Irish Examiner aveva lanciato  l’8 febbraio, in prima pagina, il titolo “Il 75% dei medici è a favore dell’aborto entro le 12 settimane”. Il sottotitolo diceva: “Un sondaggio su 400 medici ha rilevato il loro sostegno alla liberalizzazione dell’aborto”, e continuava nel dire che “tre su quattro medici generici e operatori sanitari sono favorevoli a consentire l’accesso illimitato all’aborto fino a 12 settimane di gestazione”. Il giornale poi sottolineava che il sondaggio era stato condotto dall’Irish Medical Times. La notizia era stata ripresa anche dall’Irish Times e dal Journal.

Peccato, però, che il sondaggio non è mai esistito. O meglio, non nella forma in cui è stato presentato dal quotidiano irlandese. Alle domande, poste su Facebook e Twitter, potevano rispondere tutti, medici e non. La fake news – rivela Notizie ProVita – è stata riportata da diversi media, ma la reazione sui social media, quando si è scoperta la menzogna, è stata gigantesca. La direttrice del Journal, Susan Daily, ha ammesso  pubblicamente di aver frainteso la metodologia e quindi la notizia è stata  rimossa dal giornale e da tutti i social media ad esso relativi. Continua a leggere

L’appello degli enti. «I costi sono insostenibili, l’adozione è da salvare»

«I costi sono insostenibili, l'adozione è da salvare»

Le coppie disponibili diminuite del 60%. Oggi il confronto tra le associazioni e le forze politiche
 
Salvare l’adozione internazionale. Rendere accettabili, se non azzerare completamente, i costi dell’iter adottivo. Chiedere lo sblocco dei rimborsi per le spese sostenute dalle famiglie adottive che, com’è noto, sono fermi al 2011. «L’adozione internazionale è un bene per tutti. La politica deve ascoltarci». Lo diranno questa mattina i rappresentanti di 20 enti autorizzati per l’adozione internazionale in un confronto con alcuni candidati alle prossime elezioni di vari schieramenti. L’emergenza è reale, il quadro drammatico, le statistiche sempre più preoccupanti. Tra il 2014 e il 2016 le adozioni internazionali sono diminuite del 24%, secondo i dati dei Tribunali per i minorenni. Nel nostro Paese sono arrivati soltanto 1.580 minori.

E i dati del 2017, pur non ancora ufficiali, parlano di una nuova diminuzione. Le adozioni sarebbero circa 1.400. Meno bambini, ma soprattutto più che dimezzato il numero delle coppie che presentano domande di adozione internazionale. Erano 7.887 nel 2001, sono state soltanto 3.190 nel 2016 con un calo di circa il 60%. Se mancano le richieste delle coppie, i bambini evidentemente non possono arrivare. Continua a leggere

Il supermercato specchio della società: il ceto medio sparisce

Italiani sempre più polarizzati anche nella spesa alimentare: crescono i clienti d’oro, che hanno ampio potere d’acquisto e sono attenti alle nuove tendenze salutiste, ma anche quelli che badano solo al prezzo
 
Ci sono i 4,3 milioni di famiglie di mezza età e senza figli, che guadagnano più della media, e sono un target d’oro per chi deve proporre loro acquisti. Ma gli operatori commerciali devono conoscere anche i gusti e le possibilità dei 6,3 milioni di famiglie giovani con figli, con un reddito sotto la media, che rientrano in una categoria di consumo più tradizionale. Anche perché, a conti fatti, gli stili di consumo al supermercato degli italiani si stanno sempre più concentrando in queste due tipologie, con buona pace del ceto medio.

Cinque tipologie di famiglie, cinque “stili” di acquisto identificati ed etichettati: Traditional, Silver, Mainstream, Low Price e Golden. Sono i nomi individuati da Nielsen per interpretare le dinamiche dei trend del largo consumo. I profili dei consumatori sono stati definiti analizzando il carrello della spesa, quindi i loro reali comportamenti d’acquisto e non le loro dichiarazioni. La ridefinizione dei parametri di ricerca è stata resa possibile grazie alle informazioni del Panel Consumatori costituito da 9.000 famiglie rappresentative della popolazione italiana e al monitoraggio dei loro acquisti in termini di categorie, tipologie di prodotto (e.g. senza glutine, senza lattosio, biologico, etc.) e relativo profilo nutrizionale. Continua a leggere

Milano. Morte di dj Fabo, alla Consulta il parere sul reato di «aiuto al suicidio»

Marco Cappato a processo a Milano (Lapresse)

La Corte d’Assise sospende il processo a Marco Cappato e trasmette gli atti alla Consulta affinché valuti la legittimità costituzionale del reato di aiuto al suicidio
 
(Avvenire 14.02.18)
 
La Corte d’Assise di Milano ha deciso di trasmettere gli atti alla Consulta affinché valuti la legittimità costituzionale del reato di aiuto al suicidio nel processo all’esponente dei Radicali e tesoriere dell’Associazione Luca Coscioni, Marco Cappato, imputato per la morte di Fabiano Antoniani, 40 anni, noto come dj Fabo, in un centro specializzato svizzero tramite suicidio assistito il 27 febbraio 2017.

I pm chiedevano l’assoluzione; in subordine avevano proposto l’eccezione di illegittimità costituzionale, tesi dunque integralmente accolta dal collegio giudicante nell’ordinanza che conclude questa tappa della vicenda giudiziaria, intrecciata per mesi a quella della discussa legge sul biotestamento (approvata in via definitiva al Senato in dicembre proprio nei giorni in cui era in corso il dibattimento a Milano).

Il processo a Cappato davanti alla Corte presieduta da Ilio Mannucci Pacini (a latere Ilaria Simi De Burgis e sei giudici popolari) era iniziato lo scorso 8 novembre. Ed è scaturito prima dall’autodenuncia dello stesso Cappato ai carabinieri di Milano il 28 febbraio 2017, il giorno dopo la morte nella clinica Dignitas di Antoniani, e poi dalla decisione del gip Luigi Gargiulo, che respinse la richiesta di archiviazione della Procura e ordinò l’imputazione coatta per l’esponente radicale spiegando che l’imputato non solo aiutò
Fabo a suicidarsi, ma lo avrebbe anche spinto a ricorrere al suicidio assistito, “rafforzando” il suo proposito.  Continua a leggere

Colazione a domicilio per migliaia di anziani in difficoltà

Già 9mila gli over 65 aiutatati da Fondazione Banco Alimentare onlus con Kellogg’s grazie al progetto nato per contrastare la fame nelle categorie più fragili. Oltre agli alimenti alle persone vengono fornite anche informazioni nutrizionali, donando loro anche tempo e attenzione. Tra gli obiettivi donare oltre 382mila colazioni

Il primo pasto della giornata è fondamentale a tutte le età. Se per i bambini la colazione è indispensabile per poter affrontare nel modo migliore la crescita e la scuola, l’importanza di questo momento non diminuisce con l’avanzare dell’età. Ora per aiutare soprattutto le persone anziane in condizione di povertà ha preso il via il progetto “Evviva la colazione”. L’iniziativa, progettata da Kellogg in collaborazione con Fondazione Banco Alimentare Onlus, nasce dalla consapevolezza che in Italia sono oltre 4 milioni e mezzo le persone in stato di povertà assoluta. Di queste, oltre 500mila sono over 65. Inoltre il 12,7% delle persone dai 65 anni in su si trova in condizioni di grave deprivazione, in quanto non riesce a fare un pasto adeguato ogni due giorni (Istat “La povertà in Italia”, 2015).

Davanti a questo allarme Kellogg, in partnership con Fondazione Banco Alimentare Onlus, con cui da anni ha una stretta collaborazione, ha deciso di aiutare in modo concreto gli anziani in stato di necessità.  Continua a leggere

Per Gori la Lombardia ha un problema: troppa libertà educativa e pochi aborti

da Tempi.it

Giorgio Gori ha le idee chiare in fatto di diritto allo studio: per il candidato Pd alla presidenza della Regione Lombardia chi oggi crede nella libertà educativa non è abbastanza povero per potersela permettere. Infatti vuole fare piazza “quasi” pulita del Buono Scuola, ritenendo necessaria una modifica dell’attuale sistema lombardo «che corregga la redistribuzione delle risorse disponibili in modo da preservare il principio della libertà di scelta, ponendo come priorità il sostegno alle famiglie che hanno una situazione economica più fragile». Non gli va giù che il Buono Scuola (destinato alle famiglie che mandano i figli a scuole che applicano una retta) venga redistribuito «solo tra coloro che frequentano le paritarie (circa il 10 per cento degli studenti lombardi) e hanno un reddito Isee inferiore ai 40 mila euro annui», e intende porre fine a questa impresentabile disuguaglianza. Quindi, a pagina 135 della bozza del suo programma, propone di limitare «il beneficio alle famiglie con un indicatore Isee inferiore ai 30 mila euro annui», «incrementare il valore del contributo per gli studenti con reddito Isee inferiore a 15.494 euro» e appostare i risparmi dovuti alla modifica sulla misura “Acquisto libri di testo”: una misura a lui molto più congeniale, in quanto rivolta indifferentemente ad alunni di scuola pubblica e paritaria, e per la quale intende «raddoppiare le risorse», «estendendo la platea dei beneficiari anche agli alunni che frequentano il triennio di scuola superiore e incrementando il valore del buono annuale in base alle attuali fasce reddituali». Tradotto in italiano, secondo Gori per tutelare il principio della libertà di scelta bisogna svuotare di senso lo strumento nato per darne applicazione e riadattarlo come sostegno generalistico alle famiglie con basso reddito.

Lecito chiedersi se il problema non sia piuttosto la scuola paritaria: come segnalato da la Verità l’11 febbraio, la giunta comunale di Bergamo guidata dal sindaco Gori ha appena richiesto il versamento degli arretrati Ici e Imu accumulati dal 2012 a una ventina di scuole paritarie bergamasche (e due cliniche): piccoli asili parrocchiali, materne, il collegio Sant’Alessandro, gli istituti delle Orsoline e delle Sacramentine. Si va da poche migliaia di euro fino a 60 mila euro all’anno richiesti a scuole con una retta media annuale pari a 1.800 euro, la cui funzione di pubblica utilità senza possibilità di lucro «è riconosciuta perfino dal Comune, il quale finanzia gli istituti tramite una convenzione. Eppure l’amministrazione ha deciso di chiedere gli arretrati dell’Imu. Curioso», nota la Verità, ricordando che la stessa amministrazione esonera l’Imu per le strutture della Curia che svolgono funzione di pubblica utilità ospitando i migranti. Continua a leggere

Bestemmie in classe e genitori che picchiano i professori…scuola allo sbando?

C’era una volta la figura autorevole, rispettata e quasi venerata del maestro di scuola, del professore. Questa immagine è immortalata nel prestigio sociale che aveva la figura del maestro Perboni nel libro Cuore, ma l’impressione è che quel prestigio da tempo si sia perso, e addirittura si è ribaltata la considerazione che alunni e genitori hanno della figura dell’insegnante altrimenti non si spiegherebbero i sempre più numerosi casi di aggressione, verbale o fisica, da parte di alunni e genitori verso gli insegnanti.

La cronaca ci viene in soccorso:

Circola in rete un video di un minuto e 25 secondi che – riporta Avvenire – un concentrato di insulti e bestemmie che in un istituto superiore del Comasco uno studente di 15-16 anni rivolge al professore, in classe, davanti ai compagni ammutoliti. Il video è stato girato dal compagno di banco e, non si sa ad opera di chi, è stato pubblicato in rete il 27 gennaio scorso e sta ottenendo centinaia di visualizzazioni.

È una scena choc per la sfrontatezza, la volgarità e la violenza verbale del ragazzo, ma anche per l’incredibile mancata reazione del docente, che, dopo avere minacciato lo studente di portarlo dal preside, ha lasciato sfogare il ragazzo, alla fine interrotto da un compagno di scuola. Nel filmato, registrato con uno smartphone tenuto in verticale, non ci sono riferimenti a luoghi, ma La Provincia di Como ha ricostruito che la scena è avvenuta in un istituto superiore della provincia comasca. Continua a leggere

Nove anni fa la morte di Eluana

Sono passati nove anni, ma sembra ieri. Per la prima volta a Udine una grave disabile veniva lasciata morire per denutrizione e disidratazione sulla base di una presunta espressione di volontà. Ci vollero sette sentenze prima di arrivare alla decisione, presa in sede di giustizia civile, quasi si fosse trattato di beni materiali e non di vita umana. Il caso appassionò e divise Udine e l’Italia intera, nelle piazze e in Parlamento. Nove anni dopo il Parlamento ha approvato a larghissima maggioranza una legge sul fine vita che permetterà di lasciar morire altre Eluana senza alcun bisogno di passare per i tribunali. L’autodeterminazione del paziente è sacra, anche a rischio di far violenza alla coscienza del medico o di doverlo esentare da responsabilità penali, così ci spiegano. Un Paese anestetizzato da nove anni di predicazione a senso unico su tutti i mezzi di comunicazione assorbe inerte e quasi indifferente i germi dell’individualismo radicale che ne sta distruggendo il tessuto sociale. Una brutta stagione si profila all’orizzonte per i soggetti più fragili, in particolare disabili e anziani non autosufficienti. Per essi, purtroppo, il sacrificio di Eluana è stato vano. Per noi invece l’anniversario della sua morte è l’occasione per un rinnovato impegno contro la cultura dello scarto.
 
Gian Luigi Gigli (Presidente del Movimento per la Vita italiano)
 

Banco farmaceutico. Ai nuovi poveri servono anche le medicine, sabato la raccolta

Ai nuovi poveri servono anche le medicine, sabato la raccolta

Sabato 10 febbraio la giornata. Nel 2017 il 23% delle persone ha dovuto rinunciare a una cura per problemi economici
 
di Giancarlo Rovati* e Luca Pesenti**
 
Trentatrè miliardi di euro. È la cifra che i cittadini italiani spendono ogni anno per integrare la spesa sanitaria (quattro volte superiore) garantita dallo Stato. 33 miliardi di spesa cosiddetta out of pocket, necessaria per pagare i ticket, le visite specialistiche, i farmaci non coperti dal Sistema Sanitario Nazionale, il dentista, le fisioterapie, e così via. Inevitabile che con queste cifre sia aumentata nel tempo l’area di chi rinuncia alle cure per ragioni economiche. Secondo il IV Rapporto sulla povertà sanitaria della Fondazione Banco Farmaceutico, nel 2017 23 italiani su 100 hanno dovuto rinunciare almeno una volta ad acquistare farmaci per problemi economici. La coperta del welfare pubblico è dunque corta. Soprattutto sul fronte sanitario, dove si sono accumulati i tagli più significativi durante la grande crisi. E fuori dalla coperta è aumentato il numero di quanti non sono in condizione di garantirsi nemmeno l’essenziale: per questi, l’accesso ai farmaci è garantito solo dalla alla filiera della donazione. Quattro anni fa erano 410mila gli indigenti aiutati dalle opere di carità che si occupano anche di dispensazione di farmaci. Oggi sono quasi 600mila, in prevalenza stranieri, maschi, in due casi su dieci minorenni. Li sostiene una rete di oltre 1.700 organizzazioni di volontariato, distribuite in tutte le regioni, con una concentrazione più elevata nel Nord Ovest (36,5%) e nel Nord Est (27,2%) e sensibili incrementi nelle altre ripartizioni.

Questa rete rappresenta uno dei volti di un movimento profondo presente nella società italiana e che sembra resistere alla deriva individualizzante e narcisista, cifra caratteristica della nostra epoca. Si tratta di un buon esempio di responsive community, secondo la fortuna definizione del sociologo statunitense Amitai Etzioni. Continua a leggere

Ricerca. Ovociti umani in provetta anti-infertilità? «Sulla vita non si sperimenta»

All’Università di Edimburgo sono stati ottenuti per la prima volta ovociti umani maturati in provetta. Estratti da tessuto ovarico sono forse un rimedio all’infertilità. Ma i dubbi etici sono numerosi
 
di Francesco Ognibene
 
Ovociti ottenuti in provetta. Detto così, pare inquietante. Ma ormai la scienza e la riflessione bioetica ci hanno abituati a cercare informazioni affidabili prima di formulare qualunque giudizio, sempre ricordando che di una scoperta si possono fare usi positivi o pessimi. I termini tecnici oggi sono questi: portando a compimento un percorso di ricerca trentennale, l’équipe di Evelyn Telfer all’Università di Edimburgo ha ottenuto per la prima volta la maturazione in vitro di ovociti umani estratti da tessuto ovarico, nel quale si trovano in gran numero ma in uno stadio estremamente immaturo, e comunque di certo inadatto a una fecondazione. La tecnica, sinora sperimentata solo su animali, consiste nel prelevare campioni di tessuto da pazienti che hanno visto o potrebbero vedere compromessa la fertilità. Gli ovociti immaturi estratti – di qualità inferiore ma in quantità assai superiore rispetto a quelli prelevati per normali cicli di fecondazione assistita – vengono poi fatti maturare in provetta attraverso un mix di sostanze.
«Riuscire a far sviluppare completamente gli ovociti in laboratorio – spiega Telfer, che si è vista pubblicare lo studio da Molecular Human Reproduction – potrà portare a nuove cure per la fertilità e a nuove applicazioni nel campo della medicina rigenerativa. Ora stiamo ottimizzando l’insieme di sostanze in cui vengono coltivati e stiamo cercando di capire se sono del tutto sani». Interrogativo che chiarisce il punto della questione: «Gli ovociti ottenuti sinora sono pochi e presentano vari tipi di difetti gravi – spiega Eleonora Porcu, ginecologa e pioniera mondiale della vitrificazione ovocitaria –. Continua a leggere

Abortiscono, ma un gemello nascosto viene alla luce: ottengono il risarcimento danni

Foto da Pixabay

Due donne, una decisa ad abortire, l’altra vittima di aborto spontaneo, mettono alla luce un gemellino di cui nessuno aveva loro parlato. Chiedono risarcimento danni per nascita indesiderata
 
Si sono già letti sulle pagine di cronache casi in cui alcuni medici non avevano “diagnosticato” problematiche al feto durante la gravidanza, scoprendo poi dopo la nascita che il bambino era affetto da qualche problema insomma per la mentalità comune “un handicappato”. Casi che hanno visto i genitori ricorrere al tribunale per ottenere risarcimenti perché “il medico non si era accorto che quel bambino andava abortito”. E’ risaputo anche che il bambino non “perfetto” da ogni punto di vista venga normalmente eliminato tramite interruzione di gravidanza. E’ il caso dei down, che ormai quasi non vengono più fatti nascere. Adesso spuntano agli onori delle cronache due casi simili e ugualmente incredibili nel loro svolgimento. A Genova una mamma si è recata ad abortire, ma nessuno si era accorto che la signora aspettava una coppia di gemelli, cosa di cui si è venuti a conoscenza solo quando dopo l’aborto la donna si accorge di essere ancora incinta, ma non può più abortire perché è passato il tempo concesso per legge. Nasce una bambina perfettamente sana ma i genitori chiedono un risarcimento perché, in sostanza, non hanno fatto bene il loro lavoro, lasciando una delle due gemelle in vita. Ad Alessandria invece una donna ha un aborto spontaneo, ma i medici, secondo l’accusa, non effettuano bene il raschiamento e salta fuori che anche questa signora era incinta di una coppia di gemelli. Continua a leggere

Carnevale e Cristianesimo, quale legame?

Una maschera di carnevale

Dall’antica Grecia ai nostri giorni, la storia della festa più divertente dell’anno
 
di Gaetano Paciello
 
Coriandoli, maschere e stelle filanti sono i segni inconfondibili del carnevale, una ricorrenza che coinvolge grandi e piccini in una grande festa che si sviluppa nelle strade di ogni città. Dolci, buon cibo e musica la fanno da padroni durante i giorni che precedono l’inizio della Quaresima. Scherzi, risate e finzione sono all’ordine del giorno. Ma quali sono le origini di questo tempo di sfrenato divertimento?
 
Nell’antica Roma
 
La nascita del carnevale si può rintracciare nella civiltà greca, prima, e in quella romana, poi. Infatti, durante le feste dionisiache e i saturnali, la società rinunciava, per un breve tempo, a quasi tutti gli obblighi della legge. Ricchi e poveri, liberi e schiavi, davano sfogo ai piaceri della carne. La religione dell’epoca dava a questi giorni una doppia valenza: quella della festa e al contempo anche un rinnovamento simbolico. Il caos sostituiva l’ordine costituito, il quale tornava “rinnovato” dopo i festeggiamenti e garantito per un altro anno. Anche l’uso delle maschere è da ricondurre all’antica Roma. Con la conquista dell’Egitto venne importata in tutte i territori dominati dall’Urbe la festa della dea Iside. Come attesta lo scrittore Lucio Apuleio nelle ‘Metamorfosi’, questa ricorrenza comportava la presenza di gruppi mascherati. Una tradizione, questa, che arriva dai popoli della Mesopotamia. A Babilonia, infatti, poco dopo l’equinozio di primavera, attraverso un grande “spettacolo teatrale” in movimento, veniva ri-attualizzato il processo originario di fondazione del cosmo così com’era descritto nei miti che formavano i testi sacri di questi popoli. La leggenda narrava della lotta del dio Marduk con il drago Tiamat, che si concludeva con la vittoria del primo. Una grande processione ricreava allegoricamente l’evento. Ma non solo. Erano rappresentate anche le forze del caos che contrastavano il mito della morte e risurrezione di Marduk. Nel corteo vi era anche una nave a ruote su cui la luna e il sole percorrevano “la grande via della festa”. Continua a leggere

Nuoro. Malata di Sla fa staccare le macchine. È la prima con la legge sulle Dat

Foto dall'archivio Ansa

Aveva 49 anni, da 5 sofferente: ha chiesto in base alla legge sulle Disposizioni anticipate di trattamento di spegnere la macchina che le consentiva di respirare.
 
di  Francesco Ognibene
 
(Avvenire 5 febbraio 2018)
 
Si chiamava Patrizia Cocco, nuorese, aveva 49 anni, una donna sempre attiva, fin quando la Sla ne ha progressivamente logorato la speranza frenandone la vita. E inducendola, dopo 5 anni di durissime prove, a chiedere di spegnerla insieme alla macchina che le consentiva di respirare non essendo più in grado di farlo da sola. La morte per Sclerosi laterale amiotrofica purtroppo è tutt’altro che rara in Sardegna, regione dove la sua incidenza è notevolmente superiore rispetto alla media nazionale e dove la presenza di una rete assistenziale e di un sistema di solidarietà diffusa ha portato alla luce un’infinità di casi nei quali è risaltato un commovente coraggio di vivere.
 
La morte per soffocamento

Ma la tragica fine prematura di Patrizia – per soffocamento, dopo l’indispensabile sedazione – è destinata a restare perché segna un punto di non ritorno: si tratta infatti del primo caso del quale si ha notizia di applicazione chiesta e ottenuta della nuova legge sul biotestamento. La signora Cocco non aveva lasciato scritte Disposizioni anticipate di trattamento ma la legge prevede che qualunque volontà del paziente – con poche eccezioni – vada assecondata anche quando comporta la sospensione di supporti
vitali pur non essendo il paziente in condizioni di terminalità (è appunto il caso della malata nuorese di Sla). Continua a leggere

40ma GIORNATA PER LA VITA: la vita non si uccide, non si compra, non si sfrutta e non si odia

“Abbiate cura, senza intermittenza, dei poveri e della difesa della vita. Sono due temi speculari, due facce della stessa medaglia, due campi complementari e non scindibili. Non è in alcun modo giustificabile chiudere gli occhi su un aspetto e considerare una parte come il tutto. Un bambino nel grembo materno e un clochard, un migrante e una schiava della prostituzione hanno la stessa necessità di essere difesi nella loro incalpestabile dignità personale. E di essere liberati dalla schiavitù del commercio del corpo umano, dall’affermazione di una tecnoscienza pervasiva e dalla diffusione di una mentalità nichilista e consumista. Lo dico anche a riguardo delle recenti «Norme in materia di consenso informato e di disposizioni anticipate di trattamento»: ci preoccupa la salvaguardia della speciale relazione tra paziente e medico, la giusta proporzionalità delle cure – che non deve mai dar luogo alla cultura dello scarto –, la possibilità di salvaguardare l’obiezione di coscienza del singolo medico e di evitare il rischio di «aziendalismo» per gli ospedali cattolici. In definitiva, vorrei ricordare a tutti: la vita non si uccide, non si compra, non si sfrutta e non si odia!”

Card. Gualtiero Bassetti, Presidente della CEI, 22 Gennaio 2018

Giornata per la Vita a Milano: inaugurazione nuova sede con S.E. Mons. Delpini e cineforum “Il Figlio Sospeso”

Il Movimento per la vita Ambrosiano (MVA) in occasione della Giornata per la Vita inaugurerà la nuova sede Sabato 3 febbraio alle ore 18, in via Copernico 5, Milano.  I nuovi locali ospiteranno anche la Federvita Lombardia e SOS Vita.

Sarà presente all’ inaugurazione  S.E. Mons. Mario Delpini, Arcivescovo di Milano.
Porteranno il loro saluto Luca Tanduo, Presidente Movimento per la Vita Ambrosiano, Gian Luigi Gigli, Presidente nazionale Movimento per la Vita Italiano, Paolo Picco, Presidente Federvita Lombardia, Marialuisa Ranallo, dell’Equipe SOS Vita, Gianni Vezzani, Presidente Fondazione Vita Nova onlus.

Risultati immagini per il figlio sospeso

Il 5 e 6 febbraio alle ore 21.00 si svolgerà il Cineforum organizzato da MVA, Circolo Culturale S. Benedetto e  S. Protaso, in  via  Osoppo 2  a  Milano, con la proiezione del film “Il figlio sospeso”,  commedia sul tema della maternità surrogata, di Egidio Termine.

Potete trovare tutti i dettagli e altre notizie nel nuovo numero di Vita e Società, il notiziario del MVA: clicca qui
 

(fonte: movimentovitamilano.it)