La genesi dell’Europa cristiana spiegata dallo storico che sfatò il mito dei “secoli bui”

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(da: Tempi.it)
 
“La genesi dell’Europa”, l’introduzione del grande Christopher Dawson alla storia dell’unità europea dal IV all’XI secolo appena pubblicata da Lindau
 
Come è nata l’Europa? Lo spiega magistralmente il più grande storico britannico dello scorso secolo, Christopher Dawson (1889-1970) in La genesi dell’Europa. Un’introduzione alla storia dell’unità europea dal IV all’XI secolo, saggio pubblicato ora in Italia da Lindau, con una prefazione di Alexander Murray dell’University College di Oxford. L’autore illustra come la storia non può essere spiegata come un sistema chiuso, in cui ogni stadio è il logico e inevitabile risultato di quello che è avvenuto prima. Nella storia è sempre presente un elemento misterioso e inspiegabile, dovuto non soltanto al caso o all’iniziativa del genio individuale, ma anche alla potenza creatrice di forze spirituali. La forza spirituale per la nascita del nostro continente è stato il cristianesimo e la Chiesa che l’ha diffuso e sostenuto. Continua a leggere

Il “diritto a morire”? Con l’eutanasia si trasformerà in “dovere di morire”

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di Aldo Vitale*

*Dottore di ricerca in Storia e Teoria generale del diritto presso l’Università Tor Vergata di Roma
 
(da UCCR, 22.03.17)
 
Mentre in Italia si (ri)comincia a discutere di fine vita, dopo quasi un decennio dal caso Englaro, con tutte le implicazioni etiche e giuridiche che riguardano il delicato tema in questione e che, purtroppo, non vengono affrontate con la dovuta serietà e professionalità dalla maggior parte dei mezzi di comunicazione di massa, all’estero, a livello scientifico, il dibattito è già progredito di grado.

Se il diritto di morire è sempre stato descritto come manifestazione dell’autodeterminazione e dell’autonomia, cioè della libertà, di ciascuno di poter decidere, oltre che come vivere, anche e soprattutto come morire, esemplari in questa direzione le parole di Umberto Veronesi per il quale, infatti, «scegliere la morte per evitare sofferenze intollerabili fa parte dei diritti inalienabili della persona, e non si può affermare che la vita è un bene non disponibile da parte dell’individuo senza negare il concetto stesso di libertà», è anche pur vero che proprio per le paradossali sorti della storia umana, il principio di autonomia a cui viene delegato il compito di sostenere e fondare giuridicamente ed eticamente il diritto di morire, viene poi ben presto rinnegato dai suoi stessi sostenitori che quanto prima si risolvono per essere i suoi più accaniti detrattori nel caso si debba trattare non più del diritto di morire, ma del dovere di morire. Continua a leggere

I “Paesi più felici” del mondo? Tanti suicidi, violenza sulle donne e alcolismo

Ieri era la Giornata della Felicità e col World Happiness Report, pubblicato alle Nazioni Unite, si sono voluti indicare al mondo i «Paesi più felici», gli esempi, quelli da prendere a modello. La classifica della felicità internazionale, elaborata sulla base di fattori quali diseguaglianze, trasparenza della pubblica amministrazione e politiche sociali, ha visto prevalere la Norvegia sulla Danimarca, che invece lo scorso anno primeggiava. Lontana, solo quarantanovesima, l’Italia. Per fortuna, viene da aggiungere. Sì perché, dovete sapere, vi sono lati oscuri dei Paesi più felici – Norvegia e Danimarca, soprattutto – stranamente non considerati alle Nazioni Unite. Quali?

I suicidi per esempio. Il tasso di suicidio, espressione del numero annuo, ogni 100.000 abitanti, di persone che la fanno finita ogni, vede le progreditissime Norvegia (11.9) e la Danimarca (11,3) distanziare alla grande la nostra Italia (6,7). Un male? Non si direbbe. Continua a leggere

Giornata mondiale persone Down. «Quel terrore prima del parto. Ma ha vinto la bellezza»

La piccola Maritè con la madre Veronica

La storia di Maritè e della sua mamma Veronica: la tentazione dell’aborto, la svolta e un inno alla vita condensata in un libro.
 
Maritè non è un nome moderno, è un diminuitivo di Maria Antonietta. Maritè è una bambina di cinque anni e vive a Napoli. Maritè è la più piccola della famiglia e ha due sorelline. Maritè frequenta la scuola materna, ama la danza e pratica il nuoto. Maritè ha la sindrome di Down. Ventinove luglio 2011. Manca circa un’ora al parto, epilogo di una gravidanza già molto complicata, quando Veronica Tranfaglia viene informata delle condizioni di salute di chi porta in grembo. «Terrore, ecco, ho provato terrore – racconta –, perché era la prima volta che mi approcciavo al mondo Down e per la schiettezza con cui i medici mi presentarono la situazione, dicendomi: ‘C’è una trisomia del cromosoma 21’. Lì capii che la mia sarebbe stata una missione che non avevo scelto, per tutta la vita…».

La mamma di Maritè, sino all’estate di sei anni fa, aveva le idee molto chiare sulle «difficoltà enormi di crescita» per un feto con simili caratteristiche, tanto da considerare «normale» che «nel 96% dei casi si decide consapevolmente di non portare avanti la gravidanza». Ma la farmacista di origini salernitane si spinge oltre: «Sarò sincera, la Veronica di quei tempi, se avesse saputo in tempo utile, avrebbe accampato qualche scusa e di certo abortito». Continua a leggere

Le ragioni della vita. Scarica il depliant illustrativo

 
Il depliant che segue si pone l’obiettivo di illustrare nella maniera più semplice i nodi critici della legge sulle disposizioni anticipate di trattamento, in discussione alla Camera. Il Centro studi Livatino lo mette a disposizione di chiunque intenda utilizzarlo, e lo stampi in proprio o lo diffonda a sua volta sui social, auspicandone la massima circolazione, con la sola richiesta che non sia modificato e che non sia eliminato il riferimento al Centro medesimo.
 
Per scaricare il depliant cliccare qui: Pieghevole le ragioni della vita.
 
(fonte: centrostudilivatino.it)
 

Addio al Miloslav Vlk, il «cardinale lavavetri» che resistette al comunismo

Per il regime cecoslovacco era il «cittadino Vlk»: alla fine degli Anni ‘70 lavorava come lavavetri, costretto a confessare sul marciapiede. Di nascosto, come nascosta era la «Chiesa sotterranea». L’ultima telefonata con papa Francesco a gennaio: «Sapevo che sei malato: un grande abbraccio, che Dio ti benedica»

di Gian Guido Vecchi

(Corriere della Sera, 19.03.17)
 
CITTÀ DEL VATICANO — Alla fine degli anni Settanta viveva in una mansarda di sette metri quadrati, in via Katerinska 26. D’inverno, a Praga, faceva così freddo che talvolta l’acqua gelava nel secchio. Se non c’era vento, però, si riusciva a lavorare anche a dieci gradi sotto zero. La signora Ludmilla Cihakova si ricordava di quel lavavetri stretto in un giubbotto, il cappello calato sugli occhiali scuri: capitava che si guardasse intorno, posasse il bastone con la spugna e s’arrischiasse «a confessare sul marciapiede, o a parlare con persone in difficoltà». Andò avanti così una decina di anni. Per il regime comunista era il «cittadino Vlk» e con lui, sabato mattina, se ne è andato un pezzo del «Secolo breve», una storia che è difficile anche solo immaginare, nel cuore dell’Europa, per chi è nato più tardi. Il cardinale Miloslav Vlk, arcivescovo emerito di Praga, aveva ottantaquattro anni e da tempo era malato di tumore. Continua a leggere

San Giuseppe a Brescia, la chiesa degli artigiani

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Nel cuore di Brescia, in quella che un tempo era chiamata la contrada dei Fabii, nel primo decennio del Cinquecento arrivò una comunità di osservanti minori francescani il cui primitivo convento in città era stato distrutto in seguito ad un intervento urbanistico predisposto, per motivi di sicurezza, dalla Repubblica Veneta. La zona era nota per lo storico postribolo pubblico e per la concentrazione di attività illecite: la presenza dei religiosi avrebbe contribuito a bonificare il quartiere e a normalizzare la vita sociale. Fu così che nel 1519 fu benedetta la prima pietra del convento che, oltre alla chiesa, comprendeva due chiostri minori, sul lato ovest, e uno più grande, a nord del presbiterio, oggi sede del Museo Diocesano. Essendo l’area a vocazione prevalentemente artigianale, la chiesa fu intitolata all’artigiano per antonomasia, il falegname Giuseppe.

La sobria facciata, stretta nel vicolo medievale, è sormontata da tre pinnacoli a lanterna in cotto, di gusto gotico lombardo. Il timpano è sorretto da due imponenti colonne che incorniciano il portale centrale recante la scritta “Haec est domus Dei et porta coeli”. L’interno è un ampio spazio ad impianto longitudinale, suddiviso in tre navate e senza transetto. Continua a leggere

Così Dante prendeva in giro i Papi avidi

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Dante e i Papi avidi. Ne parla Giovanni Fighera in “Tre giorni all’inferno” (Edizioni Ares). Accade nel cerchio ottavo di Malebolge, raffigurato in chiave comica. Qui risiedono i simoniaci.

Dante era stato accusato di baratteria quando era ambasciatore presso il papa Bonifacio VIII e per questa falsa accusa sarebbe rimasto in esilio fino alla morte.

Proprio il papa del Giubileo verrà collocato ante litteram tra i simoniaci nel canto XIX. Il papa non è ancora morto al momento dell’ambientazione della Commedia (marzo o aprile del 1300). Il poeta utilizza allora un escamotage per poterlo condannare: fa sì che un altro dannato profetizzi l’arrivo del papa, una volta morto. E questo dannato è un altro pontefice!
 
CHI SONO I SIMONIACI

I simoniaci sono coloro che hanno approfittato della loro posizione e delle cariche ricoperte per arricchirsi. Raccapricciante è lo scenario che appare a Dante dall’alto del ponte che sovrasta la bolgia. Le anime sono collocate a testa in giù, soltanto le estremità delle gambe fuoriescono dai fori. Le piante dei piedi sono infuocate come quando il fuoco si propaga da una superficie oleosa. Continua a leggere

Oggi in Aula. Nutrizione e volontà: ecco tutti gli scogli delle «Dat»  

Nutrizione e volontà: ecco tutti gli scogli delle «Dat»

di Francesco Ognibene 

In Aula la legge sul fine vita. I nodi: nutrizione e «disposizioni» al medico. Un testo ancora irto di delicate questioni rimaste irrisolte nei lavori in Commissione Affari sociali.

Il testo del disegno di legge con le «Norme in materia di consenso informato e di Disposizioni anticipate di trattamento» (Dat) oggi all’esame dell’aula di Montecitorio è il frutto di un sofferto lavoro in Commissione affari sociali della Camera. Qui era iniziato un anno fa l’iter per arrivare a una legge sul «fine vita » o «biotestamento» con 15 progetti di impostazione molto differente (da ipotesi di eutanasia a forme di tutela per la vita del paziente). La sintesi ha portato a un testo base, con l’incarico alla relatrice Donata Lenzi (Pd), composto da 6 articoli: Consenso informato (articolo 1), Minori e incapaci (2), Disposizioni anticipate di trattamento (3), Pianificazione condivisa delle cure (4), più una norma transitoria su ‘testamenti biologici’ già depositati (5) e un’ultima con vincoli per risorse umane e finanziarie. Continua a leggere

Signore, insegnaci a non amare solo noi stessi

 
Signore insegnaci a non amare (solo) noi stessi,
a non amare soltanto i nostri,
a non amare soltanto quelli che amiamo.
Insegnaci a pensare agli altri,
ad amare quelli che nessuno ama.

Signore, facci soffrire della sofferenza altrui.
Facci la grazia di capire che ad ogni istante,
mentre noi viviamo una vita troppo felice,
protetta da Te,
ci sono milioni di esseri umani,
che sono pure tuoi figli e nostri fratelli,
che muoiono di fame senza aver meritato di morire di fame,
che muoiono di freddo senza aver meritato di morire di freddo. Continua a leggere

La matematica e Dio, il pensiero dei grandi matematici del ‘900

(da documentazione.info)
 
La matematica è il linguaggio di Dio? Per molti la risposta è positiva, per altri è una semplice costante nell’universo. Si parla spesso del rapporto tra scienza e fede o delle convinzioni religiose dei grandi scienziati del passato. Da Newton, convinto assertore dell’esistenza di Dio ed al tempo stesso contestatore della Trinità, fino ad Einstein, apparentemente deista in base a certe citazioni, apparentemente spinoziano in base ad altre. Sembra però che ben più raramente si parli delle convinzioni religiose dei grandi matematici. In questo articolo esponiamo brevemente il rapporto con Dio e con la religione di alcuni dei più rilevanti matematici del ‘900, soffermandoci anche sugli aspetti pittoreschi del pensiero di alcuni di loro.

Pál Erdős
Uno dei matematici più prolifici della storia (secondo forse soltanto ad Eulero), degno di nota per la sua precocità e per il suo stile di vita “vagabondo” e stacanovista. Erdős è stato considerato da alcuni un disteista a motivo del suo parlare di un essere con caratteristiche simil-divine da lui chiamato “Il Sommo Fascista”, che accusava di nascondergli i calzini e di volere il male dell’umanità. Erdős spiegò che il Sommo Fascista era in realtà un personaggio immaginario parte di un gioco da lui inventato. Continua a leggere

Se le femministe riscoprono il valore della maternità e dell’etica cristiana

valore maternità femminismo

Sono sempre più numerose le donne che combattono per la liberazione femminile. Libertà non dalla fantomatica società patriarcale, ma dal femminismo radicale.

Secondo un sondaggio dell’anno scorso, infatti, il 53% delle giovani donne non si considera femminista: il 34% perché non concorda con gli obiettivi (solo l’11% ritiene importante preservare l’accesso all’aborto, ad esempio) e il 49% perché non approva l’etichetta “femminista”.

«Le donne meritano di meglio», ha scritto recentemente la scrittrice Samantha Johnson sull’Huffington Post in un articolo intitolato: “Quando sono diventata madre, il femminismo mi ha deluso”. «Nella lotta per assicurare l’uguaglianza, predichiamo alle ragazze che possono – e dovrebbero – fare qualsiasi cosa un ragazzo può fare, così però stiamo fallendo nel prepararle ad una delle più grandi sfide con cui dovranno confrontarsi: la maternità. Stiamo insegnando alle giovani che non c’è alcun valore nella maternità e che essere casalinga è un concetto obsoleto, misogino. Promuoviamo la carriera professionale indicandola come simbolo di successo, svalutando completamente il contributo dei genitori a casa. Dobbiamo dire alle donne quanto è importante è essere madri». Continua a leggere

La profezia di Tocqueville. E la speranza che fa ripartire

di Giovanni Fighera

Il percorso sulla contemporaneità è giunto ormai al termine. Nella prima parte abbiamo evidenziato la condizione di solitudine e di disagio dell’uomo odierno. Quell’individualismo che nel Settecento illuministico era presentato come fine dell’affrancamento dell’uomo dalla superstizione religiosa e dalle false autorità del passato appare sempre più come esito nefasto di una società che fatica a sollevarsi, ad aiutare il più debole, a collaborare per uno sviluppo buono e comune. La conseguenza di un individualismo vissuto nella tranquillità e nella finta pace domestica, che non considera l’altrui miseria e sopravvive nella dimenticanza di una giustizia per gli altri, è il disinteresse per l’ambito pubblico e per la politica. L’individualismo corrisponde così ad una torre d’avorio isolata che può prosperare solo fino a quando non arriveranno le «truppe degli invasori» scontenti.

Già nell’Ottocento il saggista francese Alexis C. de Tocqueville (1805-1859) aveva anticipato gli esiti di questa posizione: «Una società in cui gli esseri umani si riducono nella condizione di individui “rinchiusi nei loro cuori” è una società in cui pochi vorranno partecipare attivamente all’autogoverno. La maggioranza preferirà starsene a casa e godersi le soddisfazioni della vita privata, almeno fintantoché il governo in carica, qualunque sia, produce i mezzi di queste soddisfazioni, e ne fa larga distribuzione». Continua a leggere

“Como, dai paleocristiani a Sant’Abbondio”

di Margherita Del Castillo

Restauri ottocenteschi hanno datato tra la fine del IV e la prima metà del V secolo le fondamenta di una basilica paleocristiana fuori le mura  di Como, lungo la strada  Regina, in un’area già destinata al culto vista la presenza di necropoli romane. Non si è certi, invece, se essa sia stata voluta da Felice, primo vescovo ed evangelizzatore della città, piuttosto che dal presule Amanzio, che l’avrebbe eretta per custodirvi alcune reliquie dei SS. Pietro e Paolo portate da Roma. La dedicazione agli Apostoli  fu già dal IX secolo sostituita con quella a Sant’Abbondio, divenuto poi patrono della città e di tutta la diocesi, che qui era stato sepolto. Dal 1010 la chiesa fu affidata ad una comunità di monaci benedettini che ne decise la completa ricostruzione, facendola consacrare da papa Urbano II nel 1095. A loro si deve, dunque, la veste romanica che la contraddistingue.

L’architettura è in pietra grigia di Moltrasio. La facciata a salienti è scandita da contrafforti che ne lasciano intuire la divisione interna in cinque navate. Rilievi a motivi vegetali e geometrici decorano finemente la ghiera e l’intradosso dell’arco del portale, mentre figure di animali, aquilotti, colombe e felini, sono incastonate nelle forme dei capitelli. Caratteristici di questa struttura, lungo il cui perimetro si rincorrono archetti ciechi, sono il profondo coro e i due campanili gemelli che si ergono alla fine delle navate intermedie, soluzione, questa, poco diffusa in Italia e più comune, invece, nella zona renana. Continua a leggere

Il fisico Steven Weinberg e la sorprendente nostalgia di Dio

fisica atei

Certamente uno dei principali fisici teorici viventi è Steven Weinberg, premio Nobel (1979) e titolatissimo accademico americano. Tra i suoi meriti principali quello di aver enormemente contribuito all’elaborazione della teoria elettrodebole.

Weinberg è anche spesso citato dai critici del teismo e del cristianesimo in quanto dichiaratamente ateo, autore di questa famosissima frase: «Quanto più l’universo ci appare comprensibile, tanto più ci appare senza scopo» (S. Weinberg, “The First Three Minutes: A Modern View of the Origin of the Universe”, Basic Books 1977). Ovvero, con il procedere della scoperte scientifiche, diminuirebbe sempre più la percezione di uno scopo della vita e dell’universo.

Rispettiamo questo punto di vista, ricordando soltanto però che si tratta semplicemente di una opzione filosofica da lui semplicemente scelta: nessun dato naturale e/o scientifico ci costringe o porta necessariamente ad abbracciare questo estremo nichilismo. Continua a leggere

Ora di religione, dieci risposte ai luoghi comuni

scuole religiose

di Nicola Rosetti*
*docente di Religione cattolica nella scuola secondaria

da Ancoraonline, 06/07/16
 
È sempre molto vivo il dibattito attorno all’Insegnamento della Religione Cattolica (IRC) nella scuola italiana. Sono numerose le obiezioni sollevate sull’opportunità della presenza di questa materia nel curricolo scolastico: proviamo a riportare le contestazioni più frequenti e cosa si può rispondere ad esse.
 
1) Lo studio della religione non serve a niente, andrebbe abolito
Il compito della scuola è quello di aprire gli occhi degli studenti sul mondo che li circonda. Di questo mondo fa parte a pieno titolo anche l’universo religioso: ignorarlo sarebbe una forma di oscurantismo. Continua a leggere

Lettera di un giovane disabile. Appello ai politici. «L’eutanasia mi fa paura»

La lettera ad Avvenire del giovane Lorenzo Moscon. Un appello ai politici per la difesa della vita
 
Caro direttore,

le invio questa missiva, indirizzata ai capigruppo di Camera e Senato, con la speranza che mi aiuti a far sentire la mia voce.

«Agli illustrissimi signori capigruppo della Camera dei Deputati e del Senato della Repubblica. Sono uno studente universitario di 23 anni affetto dalla nascita da una triplegia spastica a causa della quale sono disabile al 100%, costretto su di una sedia a rotelle. Mi rivolgo a voi attraverso questa lettera, poiché ho appreso che in questo periodo inizia un dibattito in sede parlamentare sul tema dell’eutanasia, e questa notizia ha destato in me un sincero timore. La World Medical Association nel 1987 definì l’eutanasia come segue: “Atto volontario con cui si pone deliberatamente fine alla vita di un paziente, anche nel caso di richiesta del paziente stesso o di un suo parente stretto”: dunque anche nel caso di richiesta, da parte del paziente, di realizzare nei suoi riguardi un abbandono terapeutico, la cessazione di terapie adeguate.  Continua a leggere

Il giurista Zagrebelsky: «Il suicidio assistito? Una mostruosità»

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«Non esiste il “diritto a morire”, sarebbe una contraddizione». Ad affermarlo è stato Gustavo Zagrebelsky, importante giurista italiano, ex presidente della Corte costituzionale e guru di Repubblica e della sinistra progressista. Intervenne nel 2011 in seguito al suicidio di Lucio Magri, recatosi in Svizzera per ottenere il suicidio assistito, lo stesso luogo di morte scelto recentemente da Dj Fabo.

A dargli voce fu l’attuale direttore de Il Fatto Quotidiano, Marco Travaglio, anche lui fortemente contrario all’eutanasia. C’è chi parla di «“suicidio assistito” come un “diritto” da importare quanto prima in Italia per non costringere all’“esilio” chi vuole farsi ammazzare da un medico perché non ha il coraggio di farlo da solo», scrisse Travaglio. «Il suicidio passato dal Servizio Sanitario Nazionale: ma siamo diventati tutti matti?». Continua a leggere

La fossa comune nell’orfanotrofio cattolico? Occhio alla bufala…

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Non c’è quotidiano online che ancora non ne abbia parlato: vicino ad un ex istituto gestito da suore in Irlanda, la Mother and Baby Homes, è stato trovato un “significativo numero di resti umani”. Le ossa appartengono a circa 800 bambini (796 per la precisione), di età tra le 35 settimane e i tre anni.

Lo si sapeva già nel 2014, oggi semplicemente sono stati effettuati gli scavi ed è stato confermato quanto già venne detto in passato. La Mother and Baby Homes fu una casa di accoglienza per madri non sposate e i loro figli che ha operato tra il 1925 e il 1961 in Tuam, nella contea di Galway in Irlanda. Venne gestito dalle suore francesi Bon Secours sister. 

I media sono incredibilmente interessati alla vicenda, probabilmente perché coinvolge un’istituzione cattolica. Purtroppo la notizia è infarcita da dati falsi e i giornalisti si stanno copiando a vicenda, ognuno aggiungendo macabri particolari inesistenti. Continua a leggere

‘Insegnami l’arte dei piccoli passi’. La preghiera di Antoine de Saint-Exupéry

 
Antoine de Saint-Exupéry, autore del famosissimo ‘Piccolo principe‘ (terzo libro più letto al mondo), è anche l’autore di questa preghiera. Non fu solo autore, ma fu anche aviatore e si arruolò con la marina militare francese durante la seconda guerra mondiale. Le sue esperienze in guerra furono fondamentali per la stesura delle sue opere.

Scritta in un periodo particolare della sua vita, l’autore introduce una tematica fondamentale: ‘il passo dopo passo’, sempre presente anche ne ‘Il piccolo principe’. Questa è un’invocazione al Signore in cui Antoine lo prega di renderlo più riflessivo e di fare le giuste scelte, sottolineando proprio come i piccoli passi, giorno dopo giorno, passo dopo passo, lo aiuteranno a far fronte al presente, a quello che ogni giorno deve affrontare. Continua a leggere

La Parola è un dono. L’altro è un dono

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Il Messaggio di Papa Francesco per la Quaresima 2017
 

Cari fratelli e sorelle,

la Quaresima è un nuovo inizio, una strada che conduce verso una meta sicura: la Pasqua di Risurrezione, la vittoria di Cristo sulla morte. E sempre questo tempo ci rivolge un forte invito alla conversione: il cristiano è chiamato a tornare a Dio «con tutto il cuore» (Gl 2,12), per non accontentarsi di una vita mediocre, ma crescere nell’amicizia con il Signore. Gesù è l’amico fedele che non ci abbandona mai, perché, anche quando pecchiamo, attende con pazienza il nostro ritorno a Lui e, con questa attesa, manifesta la sua volontà di perdono (cfr Omelia nella S. Messa, 8 gennaio 2016).

La Quaresima è il momento favorevole per intensificare la vita dello spirito attraverso i santi mezzi che la Chiesa ci offre: il digiuno, la preghiera e l’elemosina. Alla base di tutto c’è la Parola di Dio, che in questo tempo siamo invitati ad ascoltare e meditare con maggiore assiduità. In particolare, qui vorrei soffermarmi sulla parabola dell’uomo ricco e del povero Lazzaro (cfr Lc 16,19-31). Lasciamoci ispirare da questa pagina così significativa, che ci offre la chiave per comprendere come agire per raggiungere la vera felicità e la vita eterna, esortandoci ad una sincera conversione. Continua a leggere

Parlamento Ue. Soldi Ue per gli aborti a Belgio, Olanda, Svezia e Danimarca

Soldi Ue per gli aborti a Belgio, Olanda, Svezia e Danimarca

Il video denuncia della Ong Culture of Life Africa: «Molti Paesi occidentali hanno deciso di riunirsi per raccogliere soldi per l’aborto ma non fondi per il cibo in Africa»
 
Quattro Paesi europei esortano a prendere il posto degli Stati Uniti sul fronte del finanziamento all’aborto nei Paesi in via di sviluppo, ma gli africani li avete ascoltati?

Questo è imperialismo culturale e neocolonialismo. È il duro messaggio lanciato in un video il cui titolo dice tutto: «La dittatura dei ricchi donatori», che si espande nel mondo proprio mentre oggi Belgio, Olanda, Danimarca e Svezia organizzano al Parlamento europeo una conferenza sull’iniziativa internazionale «She decides» («Decide lei», ne fanno parte anche Stati di altri continenti, ad esempio il Canada). L’iniziativa è stata lanciata a gennaio dal ministro olandese per il Commercio estero Lilianne Ploumen per raccogliere fondi a livello internazionale allo scopo di finanziare programmi di aborto nell’ambito della cooperazione allo sviluppo dopo che il decreto del neo-presidente degli Stati Uniti Donald Trump aveva vietato di erogare soldi pubblici alle ong che includano l’aborto nei loro programmi di aiuti. Continua a leggere

Disabili gravi. L’urlo di chi lotta per la vita: «Ascolto e aiuto? Per noi»

L'urlo di chi lotta per la vita: «Ascolto e aiuto? Per noi»

Le associazioni impegnate quotidianamente accanto ai disabili gravissimi: chiediamo rispetto e cure
 
Fuori da clamori mediatici, ci sono tante persone e famiglie che assistono i loro cari in condizioni di estrema sofferenza o disabilità. E che – testimonia chi sta loro accanto – chiedono soprattutto di avere migliori cure, maggiore attenzione e comprensione da parte delle autorità pubbliche, rivendicando allo stesso tempo il rispetto della dignità della vita dei loro cari.

Lo attesta Francesco Napolitano, presidente dell’associazione Risveglio di Roma, che in Casa Iride ospita sette persone in stato vegetativo o di minima coscienza, mentre nel Centro Adelphi ne assiste in attività diurne 25 al giorno che sono uscite dagli stadi più gravi, hanno recuperato relazioni con l’ambiente, ma necessitano di essere assistite in una lunga e faticosa riabilitazione. «Invito a venire a vedere i nostri ospiti: mai in vent’anni abbiamo ricevuto richieste di farla finita o rimpianto per essere stati assistiti in chi ha superato lo stato vegetativo: prevale in tutti una vitalità prorompente ». Continua a leggere

Il fisiatra: accanto a Fabo per 2 anni. «Poi ha smesso di lottare»

Un'immagine di dj Fabio impegnato nella fisioterapia quotidiana. L'équipe guidata da Mainini lo seguiva dal 2015

di Lucia Bellaspiga

Parla lo specialista che ha seguito il dj: all’inizio aveva voglia di farcela, non siamo riusciti a fermarlo
 
«Sono stati fino all’ultimo i grandi amici di Fabiano Antoniani, che anche loro chiamano Fabo. Dal novembre del 2015, quando è tornato a casa dall’ospedale dopo l’incidente, sono stati con lui ogni giorno dandogli cura, sollievo ed ascolto: «Eravamo a casa sua cinque giorni a settimana, c’erano il fisioterapista, l’infermiere, un ausiliario, all’inizio anche la logopedista e una psicologa, di cui, però, poi ha deciso di fare a meno. Ho scritto io il suo piano di riabilitazione e lui collaborava con molta volontà, aveva una gran voglia di farcela. Poi è successo qualcosa».

Angelo Mainini, medico fisiatra, è il direttore sanitario della ‘Maddalena Grassi’, fondazione laica di diritto privato, specializzata nell’assistenza domiciliare ai disabili gravi e attrezzata per i casi più complessi. «In venti anni di attività abbiamo accompagnato la vita e la morte di centinaia di persone come Fabo o in condizioni analoghe – spiega lo specialista – e attualmente seguiamo anche un centinaio di bambini». Continua a leggere

Collegare la morte di Dj Fabo alla proposta di legge sulle Dat è la prova che è una legge per l’eutanasia

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Esprimiamo il nostro dolore per il tragico epilogo della vicenda del dj Fabo, rilevando con esso la strumentalizzazione della sofferenza di una persona allo stremo delle forze, allo scopo di affermare il presunto “diritto” a darsi la morte. Il desiderio da lui espresso di porre termine al dolore avrebbe richiesto un seguito di vicinanza umana, non la fine della vita.

Egualmente grave è che larga parte dei media e degli esponenti politici traggano spunto da questa terribile vicenda per sollecitare l’approvazione della proposta di legge sulle cosiddette disposizioni anticipate di trattamento. Poiché quello del dj è un evidente caso di eutanasia, collegarlo alla legge in discussione rivela nel modo più chiaro – insieme con la lettura della norme in questione – che quello che si intende introdurre è esattamente l’eutanasia, non una blanda disciplina del “fine vita”. E quindi dà una ragione in più per opporsi a questa ulteriore aggressione al diritto alla vita. Continua a leggere