“Sbagliare mira”

La vera sfida per noi cattolici è spiegare che, come dice Chesterton, “non c’è niente di più eccitante dell’ortodossia”. Superare la contrapposizione peccato/divertimento versus virtù/noia.

La vulgata del mondo vuole invece che i limiti morali che la fede impone tarpino le ali, impediscano di vivere felici e autodeterminati. Io mi vedo intorno un sacco di persone completamente autodeterminate e completamente, o almeno moderatamente, infelici. Il peccato etimologicamente viene da una radice che significa ‘sbagliare mira’. E’ un colpo sbagliato, è fare cilecca.

(Questa etimologia) aiuta a capire che non si tratta di limiti morali, ma riguarda ciò che davvero fa il nostro bene. Con la testa capiamo che quello che la fede ci invita a fare in qualche modo ci conviene, ci custodisce davvero felici. Non c’è nessuna fregatura dietro. Noi cattolici sappiamo di avere bisogno di Dio perché ammettiamo che l’uomo è una creatura misteriosa, un impasto inscindibile di peccato e carne e sublime.
 
(Costanza Miriano – Il Foglio, 26/02/11]