Educazione al matrimonio

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“Oggi è necessaria un’efficace azione pastorale per contrastare l’ammissione scontata dei fidanzati al sacramento del matrimonio”. Lo ha sottolineato il cardinale Francesco Coccopalmerio – presidente del Pontificio Consiglio per i Testi Legislativi – per il quale la Chiesa deve mettere in campo uno sforzo maggiore per contrastare “un’atmosfera fortemente inquinata, in cui il matrimonio, come si diceva in un famoso film, è diventato una ‘burletta’, cioè un qualcosa che si può trattare con tutta libertà”. Occorre una pastorale pre-matrimoniale sempre più efficace ed intelligente “un’educazione al matrimonio – ha precisato mons. Coccopalmerio –, e in particolare alla sua indissolubilità, già a partire dalla catechesi dell’adolescenza”.

Quella di dover (e soprattutto “saper”) offrire nei corsi prematrimoniali una maggiore competenza riguardo al tema dell’amore coniugale è diventata una esigenza pastorale molto importante. Parlare d’amore a due ragazzi significa aiutarli a saper riconoscere in Dio la sorgente del loro volersi bene, della loro umanità e unità. Amare “lui” come lo ama Dio! Amare “lei” come la ama Dio! Da questo particolare – del tutto irrilevante per la cultura moderna, abituata al consumismo che potremmo definire “antropologico” – possiamo comprendere la posta che c’è in gioco quando due persone scelgono di amarsi.

“Nella misura in cui ci sarà una coscienza vera della sostanza del matrimonio, – chiarisce mons. Coccopalmerio – della sua sacra mentalità e della sua indissolubilità, evidentemente le cause di nullità matrimoniale saranno ridotte al minimo”. Il rischio – conclude il cardinale – è quello di avvicinarsi al matrimonio “con una forma di leggerezza, di superficialità, di non rispetto per la persona”.

Papa Benedetto XVI nel maggio del 2010, rivolgendosi alle famiglie, asseriva: “Il dono che Dio ci fa del matrimonio e della vita familiare ci fa sperimentare uno sprazzo dell’infinito amore che unisce le tre divine persone – Padre, Figlio e Spirito Santo. Gli esseri umani, creati ad immagine e somiglianza di Dio, sono stati creati per l’amore – nell’intimo del nostro essere, noi aneliamo ad amare e ad essere amati” (da Vatican Insider, 27.04.12).

In un commento ad un post precedente, rispondendo ad una blogger che si chiedeva come mai molti matrimoni vadano oggi in frantumi, osservavo che i motivi – a mio parere – sono diversi, ma primo fra tutti sicuramente la perdita della fede e quindi della consapevolezza del matrimonio come sacramento. Ed è il motivo per cui ritengo che molti matrimoni in realtà siano nulli in partenza.

Amare significa sostenersi, accogliersi, perdonarsi, capirsi e aiutarsi. In altre parole, donarsi totalmente. E il matrimonio è questo: un salto, uno slancio di dono assoluto. Ma tutto questo, senza la grazia di Dio, diventa un’impresa difficile, se non impossibile. Ecco perché è necessario mettere Dio al centro. Da soli non siamo capaci di un amore così totale. E’ Gesù che ci insegna ad amare. Nessuno più di Lui ha amato, sopportando per noi i tormenti della Passione.

Ci ha detto chiaramente che senza di Lui non possiamo far nulla (Gv 15,5). «Rimanete in me e io in voi. Come il tralcio non può far frutto da se stesso se non rimane nella vite, così anche voi se non rimanete in me. Io sono la vite, voi i tralci. Chi rimane in me e io in lui, fa molto frutto, perché senza di me non potete fare nulla». E’ solo rimanendo in Lui che portiamo frutto. Staccati da Lui, siamo come il ramo secco che viene gettato via (Gv 15,6).

«Come il Padre ha amato me, anche io ho amato voi. Rimanete nel mio amore… Vi ho detto queste cose perché la mia gioia sia in voi e la vostra gioia sia piena» (Gv 15, 9-11).

Il matrimonio dunque è un trascendere se stessi, è affidare all’Amore per eccellenza (che è Dio) la propria vita, decidendo di vivere quella promessa – fatta il giorno delle nozze – nel concreto di ogni giorno, e cercando di nutrire il matrimonio con la preghiera, i Sacramenti e una solida vita spirituale. La grazia di Dio così opera abbondante in ciascuno di noi, rendendoci capaci di amare, pur con le nostre imperfezioni e fragilità.

Quando l’amore non è più questo, ma diventa una fragile promessa “finché dura”, affidata (come è spesso) solo alle emozioni del momento o alla presunzione di contare soltanto sulle proprie forze, allora è facile che si spenga così come è nato. Le conseguenze sono quelle che vediamo: egoismo all’interno della famiglia, infedeltà, ecc.

La società odierna, con i suoi spot quotidiani a favore delle infedeltà coniugali (qui un esempio), del divorzio o delle c.d. unioni di fatto, di certo non aiuta a far recuperare quel senso cristiano del matrimonio di cui c’è urgente bisogno. Ma per questo, a maggior ragione, è necessaria, come dice il Card. Coccopalmerio, una più efficace preparazione al matrimonio per far sì che la vera essenza di questo Sacramento venga compresa e maturata in profondità dai futuri sposi.
 
“Dal principio della creazione Dio li fece maschio e femmina: perciò l’uomo abbandonerà suo padre e sua madre e i due formeranno una carne sola.
Ecco perché non sono più due, ma una sola carne. L’uomo, dunque, non separi ciò che Dio ha unito”
(Mc 10, 6-9).