Solennità dell’Ascensione di Nostro Signore

Oggi la Chiesa celebra la Solennità dell’Ascensione di Nostro Signore.

Per il Rito ambrosiano, tale solennità è stata celebrata giovedì 17 maggio 2012.

Il Vangelo è quello di Marco 16,15-20.

L’Ascensione di Gesù al Cielo, è la grandiosa conclusione della permanenza visibile di Dio fra gli uomini, preludio della Pentecoste, inizia la storia della Chiesa e apre la diffusione del cristianesimo nel mondo.

Gesù dopo la sua passione, si mostrò agli undici apostoli rimasti, con molte prove, apparendo loro per quaranta giorni e parlando del Regno di Dio.

A quaranta giorni dalla Risurrezione, Egli fu elevato in cielo davanti ai suoi discepoli, per sedere alla destra del Padre, finché verrà nella gloria a giudicare i vivi e i morti.

L’intento dei racconti dell’Ascensione nella Scrittura (Luca, Marco e Atti degli Apostoli) è quello di far conoscere alcuni tratti dell’ultima manifestazione di Gesù, una manifestazione di congedo, necessaria perché Egli deve ritornare al Padre per completare tutta la Redenzione: “Se non vado non verrà a voi il Consolatore, se invece vado ve lo manderò” (Giov. 16, 5-7)*.

Il Catechismo della Chiesa Cattolica dà all’Ascensione questa definizione: “Dopo quaranta giorni da quando si era mostrato agli Apostoli sotto i tratti di un’umanità ordinaria, che velavano la sua gloria di Risorto, Cristo sale al cielo e siede alla destra del Padre. Egli è il Signore, che regna ormai con la sua umanità nella gloria eterna di Figlio di Dio e intercede incessantemente in nostro favore presso il Padre. Ci manda il suo Spirito e ci dà la speranza di raggiungerlo un giorno, avendoci preparato un posto”.

Qui di seguito, riporto una bella meditazione su questa solennità, tratta dall’omelia del Beato Giovanni Paolo II (24 maggio 1979).

****

Cari figli, fratelli e amici in Cristo Gesù,

[…] Riflettiamo brevemente sul grande fatto della liturgia di oggi. Nelle letture bibliche ci viene riassunto, in tutto il suo significato, il mistero dell’Ascensione di Gesù. La ricchezza di questo mistero è espressa in due affermazioni: “Gesù diede loro le ultime istruzioni” e poi “Gesù salì e prese il suo posto”.

Nella provvidenza di Dio – ossia nell’eterno disegno del Padre – era arrivata per Cristo l’ora di partire. Doveva abbandonare i suoi apostoli e lasciarli con sua Madre Maria, però solo dopo aver dato loro le sue disposizioni. Ora gli apostoli avevano una missione da compiere secondo gli insegnamenti dati da Gesù, e le ultime istruzioni erano, a loro volta, la fedele espressione della volontà del Padre.

Quelle istruzioni indicavano, soprattutto, che gli apostoli dovevano attendere lo Spirito Santo il dono del Padre. Fin dall’inizio era ben chiaro che la sorgente della forza degli apostoli doveva essere lo Spirito Santo. È lo Spirito che guida la Chiesa nella via della verità; il Vangelo viene diffuso con la potenza di Dio, non con i mezzi della sapienza e della forza umana.

Gli apostoli, inoltre, erano stati istruiti per insegnare, per proclamare la buona novella in tutto il mondo. Dovevano battezzare nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito. Come Gesù, dovevano parlare esplicitamente del regno di Dio e della salvezza; dovevano testimoniare Cristo “fino ai confini della terra”. La Chiesa primitiva capì subito queste indicazioni, ed ebbe inizio l’era missionaria. E tutti sapevano che quest’era missionaria non sarebbe finita fino quando lo stesso Gesù, che se n’era andato al cielo, sarebbe nuovamente tornato.

Le parole di Gesù diventarono il tesoro che la Chiesa deve conservare e proclamare, meditare e vivere. Nello stesso tempo lo Spirito Santo infondeva nella Chiesa un carisma apostolico per mantenere intatta questa rivelazione. Attraverso le sue parole, Gesù viveva in tutta la Chiesa: “Io sono con voi sempre”. Tutta la comunità ecclesiale divenne consapevole della necessità di essere fedele alle istruzioni di Gesù, cioè al deposito della fede. […]

La seconda riflessione sul significato dell’Ascensione si trova in questa frase: “Gesù prese il suo posto”. Dopo aver sopportato l’umiliazione della sua passione e morte, Gesù prese il suo posto alla destra di Dio; prese il suo posto con il suo eterno Padre. Ma egli è entrato in cielo come nostro capo, per cui, secondo l’espressione di Leone Magno (cf. S. Leone Magno, Sermo I de Ascensione Domini), “la gloria del capo” è diventata “la gloria del corpo”. Per tutta l’eternità Cristo è ora al suo posto come “il primogenito tra molti fratelli” (Rm 8,29): la nostra natura è con Dio per mezzo di Cristo. E come uomo, il Signore Gesù vive per sempre ad intercedere per noi presso il Padre (cf.Eb 7,25). Nello stesso tempo, dal suo trono di gloria, Gesù invia a tutta la Chiesa un messaggio di speranza e una chiamata alla santità.

Per i meriti di Cristo, per la sua intercessione presso il Padre, noi diventiamo capaci, in lui, di raggiungere la giustizia e la santità della vita. La Chiesa può certo sperimentare difficoltà, il Vangelo può incontrare ostacoli, ma poiché Gesù è alla destra del Padre, la Chiesa non conoscerà mai disfatte. La vittoria di Cristo è anche la nostra. La potenza del Cristo glorificato, Figlio diletto dell’eterno Padre, è sovrabbondante per sostenere ciascuno e tutti noi nelle difficoltà della nostra dedizione al regno di Dio e nella generosità del nostro celibato. L’efficacia dell’Ascensione di Cristo tocca ciascuno e tutti nella realtà concreta della nostra vita quotidiana. Per questo mistero, la vocazione della Chiesa è quella “di attendere in gioiosa speranza la venuta del nostro Salvatore Gesù Cristo”.

Cari figli, siate ripieni di quella speranza che fa parte del mistero dell’Ascensione di Gesù. Siate profondamente convinti della vittoria e del trionfo di Cristo sul peccato e sulla morte. Credete che la forza di Cristo è più grande della nostra debolezza, più grande della debolezza di tutto il mondo. Provate a capire e a condividere la gioia che Maria ha sperimentato nel sapere che suo Figlio aveva preso posto accanto al Padre, che egli infinitamente amava. Rinnovate oggi la vostra fede nella promessa del Signore nostro Gesù Cristo, che è andato a preparare un posto per noi e che di là egli verrà di nuovo per prenderci con sé.

Questo è il mistero dell’Ascensione del nostro Capo. Ricordiamo sempre: “Gesù diede loro le ultime istruzioni” e poi “Gesù prese il suo posto”.