Educazione sessuale nelle scuole

Prendo spunto dalla notizia secondo cui è stata presentata nei giorni scorsi a Milano “Safe Book”: la campagna di informazione sulla prevenzione delle malattie sessualmente trasmesse; un progetto che prossimamente coinvolgerà 4000 scuole superiori e 3000 scuole medie della nostra Penisola, per un totale di circa 600 mila studenti. Il progetto è realizzato da Anlaids e dalla Durex.

Una insegnante di matematica e scienze in una scuola media racconta che all’uscita dal consultorio dell’ASL – dove era stata organizzata per l’anno scolastico una serie di incontri aventi per oggetto l’educazione sessuale – i ragazzi chiedevano: “Prof. hanno detto che se rimaniamo incinte possiamo andare all’Asl e decidere di abortire senza dirlo ai nostri gentori”, “Prof., sa che al consultorio ci danno la pillola del giorno dopo?” E tanto tanto altro che vi risparmio….

Si è ormai affermata l’idea per cui sia necessario “espropriare” i genitori dal ruolo di educatori, per promuovere programmi di educazione sessuale nelle scuole, fin dall’infanzia, secondo una visione edonistica e squallida che riduce la persona a puro istinto, oggetto di piacere e pulsioni sessuali; una visione che oltretutto non ammette nè rischi, nè responsabilità. Questi programmi sono tra l’altro sollecitati dall’Onu. E’ una prassi ormai diffusa, ad esempio, quella di affidare alle Asl corsi di educazione sessuale rivolti a ragazzi delle scuole medie o superiori, che in pratica altro non sono che spiegazioni tecniche sull’uso tecnico di pillole, preservativi, spirali e quant’altro…. Oppure si pensi ai distributori di preservativi installati nelle scuole o ancora alla “Travelsex” (la guida redatta dalla Sigo) che fornisce indicazioni “salvavita” ai giovani che vanno all’estero, sempre ai fini del c.d “sesso sicuro”.

Per non parlare di quella deriva che, in molti Paesi (nei paesi scandinavi, in Olanda, in Francia, in Germania, ma anche in alcune scuole italiane), sta prendendo sempre più piede, diventando parte degli studi curriculari fin dalle scuole elementari, e che alcune associazioni di genitori hanno definito “pornografia infantile”: iniziazione alla masturbazione e al corretto uso dei preservativi, immagini esplicite di rapporti sessuali tra ragazzi. Tutto con scarsissimo coinvolgimento dei genitori. Anzi, in Germania, diversi genitori sono persino stati trascinati in carcere per essersi rifiutati di mandare i propri figli, frequentanti le elementari, al corso di “educazione” sessuale previsto obbligatoriamente dall’ordinamento scolastico ma da loro ritenuto immorale anche per l’uso di immagini e situazioni giudicate pornografiche [1].

Ora io mi chiedo: davvero la soluzione al dramma dell’aborto o delle malattie sessualmente trasmesse è questa? Vogliamo veramente credere che questi metodi “educativi” (o meglio, diseducativi) aiuteranno i nostri figli a crescere responsabilmente e con una chiara visione dell’amore?

Nessuno spazio per una vera educazione all’affettività che insegni il rispetto reciproco anche attraverso l’astinenza. Non è neppure contemplata, nei corsi, l’idea che sia sbagliato, folle, suicida, avere rapporti a quell’età. Nessun ideale, nessun discorso sull’inscindibilità tra amore carnale e amore spirituale. Nessuna messa in guardia sul fatto che alcuni contraccettivi sono per la donna una specie di veleno per la sua salute e persino per la sua fertilità, dato che causano, in molti casi, sterilità (oltre ai rischi tutt’altro che trascurabili di cancro all’apparato riproduttivo). Ovviamente nessuna informazione sui metodi naturali. Anzi, denigrati e sconsigliati, specie per i giovani.

Dov’è quella delicatezza che può passare solo dal rapporto personale, di un figlio con i suoi cari? Intere classi vengono messe di fronte a discorsi scabrosi, in cui c’è sempre qualcuno che spinge sull’acceleratore, qualcuno che si turba, qualcuno che non ne ha voglia e che viene indotto a credere, magari, di essere lui il disadattato perché a 13 anni dei contraccettivi non gli interessa nulla. E cosa dicono, ai nostri figli? Che parlare di contraccezione “non è mai abbastanza”; che “i pregiudizi sulla contraccezione sono molto diffusi”, e, magari, che chi non ha ancora provato un preservativo o la pillola è retrogrado, fissato… [2].

E infine, ciliegina sulla torta, questi corsi cosa dicono? Che se la contraccezione dovesse fallire e dovesse giungere una gravidanza indesiderata, si può ricorrere all’aborto. E via con i vari metodi più o meno facili per abortire… (visto che già non bastano gli oltre 5.000.000 di vite spezzate prima della nascita, solo in Italia, da quando è in vigore la legge 194).

I dati scientifici dimostrano ormai molto bene che la disponibilità di anticoncezionali non favorisce la diminuzione dei concepimenti e degli aborti. Al contrario. Sappiamo che ormai la contraccezione è sempre più diffusa in molti paesi “moderni”, dalla Francia, all’Italia, all’Inghilterra, alla Svezia. Eppure ciò non toglie che in questi Paesi il numero degli aborti di minorenni non accenni a diminuire, anzi il tasso di abortività tra le giovani rimane molto alto, e questo nonostante tutti gli espedienti messi in atto per rendere la contraccezione sempre più accessibile ai piu’ giovani [3]. E vedremo tra poco che lo stesso discorso vale per la prevenzione delle malattie.

Nella Evangelium Vitae Giovanni Paolo II diceva: “Può essere, infatti, che molti ricorrano ai contraccettivi anche nell’intento di evitare successivamente la tentazione dell’aborto. Ma i disvalori insiti nella «mentalità contraccettiva» — ben diversa dall’esercizio responsabile della paternità e maternità, attuato nel rispetto della piena verità dell’atto coniugale — sono tali da rendere più forte proprio questa tentazione, di fronte all’eventuale concepimento di una vita non desiderata. Di fatto la cultura abortista è particolarmente sviluppata proprio in ambienti che rifiutano l’insegnamento della Chiesa sulla contraccezione. Certo, contraccezione ed aborto, dal punto di vista morale, sono mali specificamente diversi: l’una contraddice all’integra verità dell’atto sessuale come espressione propria dell’amore coniugale, l’altro distrugge la vita di un essere umano; la prima si oppone alla virtù della castità matrimoniale, il secondo si oppone alla virtù della giustizia e viola direttamente il precetto divino «non uccidere». Ma pur con questa diversa natura e peso morale, essi sono molto spesso in intima relazione, come frutti di una medesima pianta. È vero che non mancano casi in cui alla contraccezione e allo stesso aborto si giunge sotto la spinta di molteplici difficoltà esistenziali, che tuttavia non possono mai esonerare dallo sforzo di osservare pienamente la Legge di Dio. Ma in moltissimi altri casi tali pratiche affondano le radici in una mentalità edonistica e deresponsabilizzante nei confronti della sessualità e suppongono un concetto egoistico di libertà che vede nella procreazione un ostacolo al dispiegarsi della propria personalità. La vita che potrebbe scaturire dall’incontro sessuale diventa così il nemico da evitare assolutamente e l’aborto l’unica possibile risposta risolutiva di fronte ad una contraccezione fallita. Purtroppo la stretta connessione che, a livello di mentalità, intercorre tra la pratica della contraccezione e quella dell’aborto emerge sempre di più e lo dimostra in modo allarmante anche la messa a punto di preparati chimici, di dispositivi intrauterini e di vaccini che, distribuiti con la stessa facilità dei contraccettivi, agiscono in realtà come abortivi nei primissimi stadi di sviluppo della vita del nuovo essere umano” (EV, 13).

Ma, si dice, “le campagne di informazione sull’uso del profilattico servono a prevenire malattie sessualmente trasmissibili”.

Ebbene, a parte il fatto che escludo che oggi il problema sia l’ignoranza dell’esistenza del profilattico, dato che è stato ormai, da decenni, ampiamente sdoganato da una società (media, tv, giornali, riviste, distributori di condom nelle strade, nelle discoteche, nelle farmacie, nei supermercati, ecc.) che, nel martellarti con spot che incitano al “divertimento”, ti dice anche che devi usare il profilattico. Che lo stesso messaggio passi anche a scuola non mi pare risponda al ruolo che dovrebbe avere una istituzione deputata all’istruzione e alla formazione di bambini e adolescenti.

E poi, se proprio vogliono dirlo a scuola, allora dicano anche che il preservativo non è così sicuro – quanto a efficacia nel contrastare la diffusione dell’Aids – come la cultura dominante e i media vogliono far credere.

Dicano che studi, oramai più che attestati e dimostrati da evidenze statistiche, smontano del tutto il comune pensare di tanti promotori delle campagne del “sesso sicuro”. Che sostenere, come fanno molti messaggi pubblicitari, che l’uso del preservativo garantisca totalmente da rischi di contagio è del tutto falso.

“Il profilattico presenta fori 50 volte più grandi del virus dell’ AIDS e quindi questo virus può benissimo attraversare la parete di gomma del profilattico. Per verificare la veridicità di questi dati, è stata testata la presunta sicurezza offerta dai preservativi. La dottoressa Susan C. Weller ha studiato la frequenza della trasmissione del virus, usando sempre il preservativo per un anno, tra coppie di marito e moglie nelle quali uno solo dei due partners è sieropositivo. In questo studio è emerso che ben il 30% delle persone sane si è ammalato nell’arco di un anno; ciò a dimostrare che questi soggetti, nonostante l’uso continuato del preservativo, sono stati contagiati dal loro coniuge” [4]. Una percentuale non proprio tranquillizzante.

Un’altra ricerca ha messo in luce come l’uso tipico del preservativo innalzi mediamente il rischio di contagio di malattie al 13% (Cfr. Cochrane Database of Systematic Reviews 2002, Issue 1). Questo significa, com’è stato ricordato da Ward Cates ad una conferenza dell’Onu tenutasi a Rio de Janeiro nel 2005, che in un arco di dieci anni di utilizzo ‘tipico’ del preservativo, la percentuale di contagio raggiungerebbe il 75-78% [5].

Alla faccia della tanto osannata sicurezza del condom!

Inoltre se si fa passare il messaggio che tutto è permesso purché si usi il condom, le persone proveranno un senso di falsa sicurezza che farà loro correre più rischi. Questo fenomeno noto come ‘compensazione dei rischi’ è stato largamente descritto nella letteratura scientifica (cfr. studi di Edward Green, laicissimo esperto di prevenzione dell’università di Harvard, attivissimo in studi sul campo) [6].

E’ proprio di alcuni mesi fa la notizia che la prestigiosa Università di Harvard ha dato ragione al Papa sul fatto che il problema dell’aids non si risolve con la distribuzione del condom, ma educando ad un comportamento sessuale responsabile (astinenza prematrimoniale – o cmq ritardamento dell’attività sessuale – e fedeltà al proprio coniuge) proprio perché questi sono i fattori che determinano il fortissimo calo dell’incidenza della malattia. E l’esperienza di alcuni paesi del mondo (Uganda in primis) che usano questa strategia educativa, sta lì a dimostrarlo [7].

Dopodiché, mi può anche star bene che venga insegnata l’educazione sessuale nelle scuole, ma in un altro modo, in un modo onesto che dica tutta la verità (vedi sopra) e che tenga conto del bisogno dei giovani di ricevere messaggi “alti” e positivi sull’amore… Che dica chiaramente che l’amore non è il sesso, ma che nel contesto giusto (quello naturale è il matrimonio) passa ANCHE per la sessualità.

L’amore umano è comunione profonda, dono assoluto, totale, gratuito e presuppone – per essere vero – l’integrità della persona. La persona – checché se ne dica – è unità inscindibile di carne e spirito, di anima e corpo. Ciò significa che l’atto sessuale è molto di più che un mero gesto fisico volto a provocare piacere: l’unirsi con un’altra persona, infatti, è un’azione carica di significati e portatrice di svariate conseguenze (fisiche, psicologiche, emotive…). Ecco perché quando la sessualità viene vissuta in opposizione a questo dato naturale (integrità della persona) crea una frattura della nostra unità personale e questo non può avvenire senza provocare infelicità, insoddisfazione, ferite. La Chiesa ci ricorda saggiamente che “la sessualità, nella quale si manifesta l’appartenenza dell’uomo al mondo materiale e biologico, diventa personale e veramente umana quando è integrata nella relazione da persona a persona, nel dono reciproco, totale e illimitato nel tempo, dell’uomo e della donna. La virtù della castità, quindi, comporta l’integrità della persona e l’integralità del dono. La persona casta conserva l’integrità delle forze di vita e di amore che sono in lei. Tale integrità assicura l’unità della persona e si oppone a ogni comportamento che la ferirebbe. Non tollera né doppiezza di vita, né doppiezza di linguaggio. La castità richiede l’acquisizione del dominio di sé, che è pedagogia per la libertà umana. L’alternativa è evidente: o l’uomo comanda alle sue passioni e consegue la pace, oppure si lascia asservire da esse e diventa infelice”. (CCC. 2337, 2338)

Amare significa volere il bene dell’altro, anche con il sacrificio. Amare non è mettere al centro se stessi, ma rispettare le attese e i valori dell’altro. Amare vuol dire anche costruire insieme un progetto di vita. Ed è nell’attesa che i fidanzati scoprono la bellezza dell’amore sincero e puro, rafforzano il loro legame, imparano a conoscersi davvero, senza filtri deformanti; imparano a rispettarsi e ad amarsi gratuitamente senza egoismi e calcoli; approfondiscono il dialogo, la comprensione reciproca e l’esercizio alla fedeltà; possono, in altre parole, mettere le fondamenta solide della loro futura unione matrimoniale, con la consapevolezza che li aspetta un futuro di gioia vera, più grande, più profonda. L’attesa è la via su cui edificare la relazione con chi si ama.

L’ultima cosa di cui hanno bisogno i giovani è ricevere messaggi e tecnicismi che banalizzano la sessualità, riducendola a “ginnastica ricreativa”.
Osserva giustamente Francesco Agnoli in un articolo di qualche tempo fa: “Se in una scuola – dove i ragazzi si aspettano di ricevere segnali chiari, dove osservano il comportamento e ascoltano l’insegnamento di persone che ritengono dei modelli – si dice loro: ‘l’importante è l’anticoncezionale’, la scuola non avrà fatto altro che assecondare l’istinto più brutale, l’infinita serie di bisogni sessuali indotti da una società che propina sesso senza amore in tv, sui giornali, per radio… ad ogni ora del giorno. Il giovane allora penserà: ‘L’importante non è l’amore, la responsabilità, ma l’anticoncezionale, l’importante è che non ci siano conseguenze immediate…’. Così non solo finirà per avere rapporti precoci e con le persone sbagliate, ma addirittura per perdere per strada persino il concetto di amore.”

La questione di fondo è educativa – continua Agnoli- “educare significa far capire chiaramente che esiste una distinzione tra bene e male, tra giusto e sbagliato. Che occorre sempre tendere al bene, perché è il bene che ci realizza, anche se costa fatica e impegno. In quest’ambito, significa far capire che il rapporto carnale tra due persone non è un gioco, un passatempo qualsiasi, bensì qualcosa che esige amore vero, rispetto, maturità, senso di responsabilità… Chi viene educato ad avere rapporti sin da giovane, purché ‘protetti’ , diventerà quasi inevitabilmente un avido consumatore di sensazioni, un edonista, incapace un giorno, quando incontrerà la persona della sua vita, di riconoscere la grandezza dell’unione sponsale; incapace di fedeltà, quando verranno i momenti difficili; incapace di auto-dominio, e dunque, di costruire la sua vita affettiva secondo l’ordine naturale e la legge di Dio“. Si sposerà “avendo conosciuto corpi, non persone, con il rischio di accorgersene quando è troppo tardi…” [8].

Il ‘brillante’ risultato di questa (dis)educazione è già sotto gli occhi di tutti: non solo aumentano gli aborti, il tasso di malattie veneree, l’incapacità di guardare ai figli come a un dono, ma crescono anche i tradimenti, le separazioni, i divorzi: in altre parole l’infelicità.

Temo, dunque, che il degrado morale di oggi (con le sue tragiche conseguenze) non potrà essere archiviato finchè non ricominceremo ad educare, riconoscendo – noi adulti per primi – che l’avere separato il sesso dalla possibilità di generare figli, dall’impegnarsi in una relazione definitiva, ha prodotto effetti devastanti. Riconoscendo e insegnando ai nostri figli che il sesso non è un banale modo per conoscersi, ma la donazione totale e massima che più intimamente lega un uomo e una donna. Al di fuori di questa prospettiva l’atto sessuale diventa una bugia, genera confusione, disordine e tanta solitudine.

Ecco perchè sono più che mai convinta che la tanto vituperata morale cattolica (in particolare il Catechismo della Chiesa Cattolica), rimanga l’antidoto alla deriva etica, morale e culturale dilagante, un valido e sicuro aiuto per affrontare la difficile sfida educativa. Cristo ci ha rivelato la verità sull’uomo e la Chiesa è la via da Lui scelta per condurci (qui e ora) verso la piena e umana realizzazione. Non dimentichiamolo.

 
_______________
 

Note

[1] La mamma dice no al sesso a scuola: va in prigione (La Bussola Quotidiana, 22.2.11); Educazione, l’Europa espropria la famiglia (La Bussola Quotidiana, 30-09-2011).

[2] Lettera di una mamma: “L’educazione sessuale così banalizzata e distorta”

[3] Cfr. I contraccettivi gratuiti non prevengono l’aborto, ecco perché (UCCR); Il fallimento dell’educazione sessuale in Francia, Inghilterra e Svezia (UCCR).

[4] Cfr. Preservativo e HIV (Rassegna stampa totus tuus); Se il preservativo non preserva (Il Timone, n.7); “Nei Paesi europei, i dati addotti dal demografo dimostrano che a una più alta densità tanto di conoscenza che di impiego di metodi contraccettivi, specialmente se propagandati attraverso programmi scolastici, corrispondono tassi più alti di concepimenti, parti e aborti in età adolescenziali e tassi più alti di Hiv-positivi” (La disfatta della rivoluzione sessuale – L’Osservatore Romano, 17 ottobre 2012).

[5] SU PRESERVATIVI E AIDS (The Lancet)

[6] La visione del Papa sulla lotta all’Aids è «realista» (Europa Oggi)

[7] Harvard dà ragione al Papa sulla lotta all’Aids (Zenit, 25.02.11); Harvard: sul preservativo e l’Aids aveva ragione il Papa (Tempi, 14.02.11); Lotta all’Aids, il Papa aveva ragione! (La Bussola Quotidiana, 14.02.11); AIDS e Chiesa, epidemia di bugie (Il Timone, Maggio 2009, pag.12,13); Premiata suora cattolica per aver sconfitto l’AIDS in Uganda (senza condom) (UCCR, 3.12.11); Nuova ricerca: il preservativo ha aumentato l’AIDS, la fedeltà e l’astinenza no (UCCR, 12.06.11)

[8] Francesco Agnoli, “Te la do io la contraccezione” (La Bussola Quotidiana, 29/04/2011)

 

Leggi anche:

Educazione sessuale a 5 anni, la nuova frontiera dell’ONU (Nuove Onde)

L’Europa educata sessualmente (La Bussola Quotidiana)

I guasti del totalitarismo pedagogico

Regno Unito: educazione sessuale anche all’asilo, rivolta dei genitori (Tempi.it)

AIDS e Chiesa, epidemia di bugie (Il Timone, Maggio 2009, pagine 12,13)

L’infermiera ugandese Busingye: «l’HIV non si vince con il preservativo» (UCCR, 13.12.12)

Così l’Uganda sta vincendo la lotta all’Aids senza preservativi (Il Foglio, 19 marzo 2009)

– “I valori della famiglia e il cosiddetto sesso sicuro”, di Sua Eminenza il Card. ALFONSO LÓPEZ TRUJILLO Presidente del Pontificio Consiglio per la Famiglia (in particolare al n.13: “Crescita e diminuzione dell’HIV/AIDS rispettivamente con i condom e con la castità”)

L’HIV si vince cambiando i comportamenti sessuali (UCCR, 20.05.13)