Inseminazione artificiale e Fivet (il giudizio morale della Chiesa)

03-Bambino

Quesito

Caro Padre Angelo, vorrei esporle una questione che mi riguarda su cui io non riesco a prendere una decisione. Sono sposata da nove anni ma non ho figli. All’inizio del mio matrimonio ho avuto due aborti spontanei. Poi non sono più rimasta incinta. Questa sofferenza mi ha portato un dono più grande: mi ha fatto riscoprire la fede. Pian piano ho imparato a vedere le cose in una luce diversa. Ma avere fede a volte diventa difficile perché bisogna prendere delle decisioni importanti e io adesso non riesco a capire qual’è la decisione giusta da prendere. Dopo vari controlli il medico mi ha spiegato che ho un problema immunologico. È come se ci fosse una barriera. Superando questa ci potrebbe essere qualche possibilità. Mi hanno consigliato l’inseminazione intrauterina.. Io non so che fare. Ho letto tanto su internet sulla posizione della Chiesa sulle tecniche di fecondazione, ma vengono visionate soprattutto le altre. Su questa non c’è molta chiarezza. A me non interessano le altre tecniche. A quelle a priori ho detto il mio no, ma su questa sono molto combattuta. Padre la prego mi aiuti a capire questo argomento. La ringrazio per la sua attenzione.

Maria
 
Risposta del sacerdote

Cara Maria,

1. la posizione della Chiesa è illustrata in un documento intitolato Donum Vitae del 22.2.1987. Tutte le forme di fecondazione artificiale (in provetta) sono escluse dal magistero, perché dissociano la procreazione dalla donazione personale dei coniugi e per molti altri motivi.

2. A proposito dell’inseminazione artificiale l’atteggiamento della Chiesa distingue tra inseminazione artificiale propriamente detta e inseminazione artificiale impropriamente detta.

Circa la prima (“inseminazione artificiale propriamente detta”) la Chiesa dice: “L’inseminazione artificiale è la tecnica diretta a ottenere un concepimento umano mediante il trasferimento, nelle vie genitali di una donna sposata, dello sperma precedentemente raccolto dal marito” (II*). Il giudizio è il seguente: “non si possono usare mezzi e seguire metodi che possono essere leciti nella trasmissione della vita delle piante e degli animali” (Mater et Magistra, 204).

La Donum Vitae ricorda che “l’inseminazione artificiale sostitutiva dell’atto coniugale è proibita in ragione della dissociazione volontariamente operata tra i due significati dell’atto coniugale” (DV II,6).
Se la tecnica che ti viene consigliata è questa, allora come vedi è proibita dal Magistero della Chiesa.

3. Se invece, dopo un atto coniugale compiuto normalmente, il tecnico inoltra il seme maritale verso le vie superiori degli organi genitali femminili, allora si compie un intervento lecito.

È  “l’inseminazione artificiale impropriamente detta”. Si tratta di una tecnica integrativa dell’atto coniugale, la quale tende semplicemente a facilitare il naturale raggiungimento del suo scopo procreativo.

È un atto di collaborazione con la natura. Pio XII aveva detto che è lecito “l’uso di taluni mezzi artificiali destinati unicamente sia a facilitare l’atto naturale, sia a procurare il raggiungimento del proprio fine all’atto naturale normalmente compiuto” (29.9.1949). Dello stesso tenore è il dettato della Donum Vitae: “Se il mezzo tecnico facilita l’atto coniugale o l’aiuta a raggiungere i suoi obiettivi naturali, può essere moralmente accettato. Qualora, al contrario, l’intervento si sostituisca all’atto coniugale, esso è moralmente illecito” (DV II,6).

4. Sono contento che il Signore si sia fatto conoscere da te e abbia cambiato in meglio la tua vita, che ora è orientata alla Luce. Affidati anche alle due creature che hai generato direttamente per il Cielo senza farle passare dalla terra. Sono due angioletti che vegliano su di te e su tuo marito. Preghiamoli perché ottengano per te di avere un nuovo figlio e per se stessi di avere un terzo fratello che possa un giorno godere insieme con loro delle delizie del Paradiso. Ti ricordo nella preghiera e ti benedico.

Padre Angelo

[Fonte: Amici Domenicani, 14.06.2008]
 


 

Se sia lecito l’intervento di inseminazione artificiale che le propongo

Quesito

Caro Padre Angelo,
spero che possa aiutarmi.
Io sono sposata da 9 anni ma non ho figli.
Dopo vari controlli il medico da cui mi sono recata mi ha spiegato che c’è un problema immunologico, come se ci fosse una barriera che non fa passare gli spermatozoi.
Mi ha consigliato di fare una fecondazione intrauterina che consiste nel far superare l’ostacolo facendo passare gli spermatozoi tramite un catetere e poi la strada la faranno da soli per via naturale.
Mi ha detto pure che è l’unico metodo approvato dalla chiesa.
Vorrei sapere se è la verità. (…)
Io sono molto indecisa. Tenga conto che frequento molto la chiesa, ma soprattutto ho molta fede in Dio. Sto pregando tanto affinché il Signore mi illumini.
La ringrazio anticipatamente per la sua risposta.

Maria.
 
Risposta del sacerdote

Cara Maria,

il medico presso il quale ti sei rivolta ti ha informato bene.
Già Pio XII aveva detto che è lecito “l’uso di taluni mezzi artificiali destinati unicamente sia a facilitare l’atto naturale, sia a procurare il raggiungimento del proprio fine all’atto naturale normalmente compiuto” (29.9.1949).
Dello stesso tenore è il dettato della Donum Vitae (istruzione vaticana sulla bioetica): “Se il mezzo tecnico facilita l’atto coniugale o l’aiuta a raggiungere i suoi obiettivi naturali, può essere normalmente accettato.
Qualora, al contrario, l’intervento si sostituisca all’atto coniugale, esso è moralmente illecito” (DV II,6).
Questo intervento viene configurato come di “inseminazione artificiale impropriamente detta“.
Si deve fare attenzione però che gli spermatozoi non siano procurati attraverso masturbazione. Ma, dopo il normale atto coniugale, vanno aiutati a raggiungere il loro obiettivo.
Mi unisco anch’io alla tua preghiera e fin d’ora ti benedico.

Padre Angelo

[Amici Domenicani, 3.04.08]
 


 

Io e mio marito non possiamo avere bambini, il dottore ci ha consigliato una Fivet

Quesito

Buonasera Padre, volevo rivolgerLe qualche domanda in merito alla fecondazione assistita. Io e mio marito non possiamo avere bambini, il dottore ci ha consigliato una fivet. Ho letto che la chiesa condanna la fivet perchè si sta sviluppando un mercato di ovociti e di embrioni congelati che probabilmente non saranno più scongelati pertanto destinati a morire. Visto che noi non facciamo ricorso né all’acquisto di embrioni né al relativo congelamento, rimane comunque un peccato grave? Se mettere al mondo un bimbo è una cosa bella, perchè farlo con questo metodo è peccato? Che male c’è? Se c’è una malattia e la scienza prevede la possibilità di superarla perchè non farlo? Il Signore dice AIUTATI CHE IO TI AIUTO. Certa di un Suo riscontro in merito, porgo distinti saluti.

Concetta
 
Risposta del sacerdote
 
Cara Concetta,

1. la Chiesa è contraria alla Fivet non semplicemente perché vi può essere mercato di ovociti e di embrioni congelati, il che sarebbe peraltro – soprattutto per il congelamento degli embrioni – un fatto molto grave. Questi infatti sarebbero motivi adiacenti alla Fivet. E uno potrebbe sempre dire: io non voglio assolutamente che si congelino bambini concepiti in provetta.
È contraria per motivazioni più profonde.

2. Intanto ricordo che per Fivet s’intende la fecondazione arti­ficiale extracorporea (fecondazione in vi­tro embryo-transfer). Sono convinto che nel tuo caso si tratterebbe di fivet omologa, e cioè con la cellula germinale maschile di tuo marito, e non eterologa, con la cellula germinale maschile di un altro.

3. Inoltre desidero ricordare il principio generale del magistero della Chiesa in questa materia. È un principio espresso da Giovanni XXIII nell’enciclica Mater et Magistra (n. 204): “La trasmissione della vita umana è affi­data dalla na­tura a un atto personale e cosciente e, come tale, soggetto alle sapientissime leggi di Dio: leggi inviolabili e immutabili che vanno ricono­sciute e osservate. Perciò non si possono usare mezzi e seguire metodi che possono essere leciti nella trasmissione della vita delle piante e degli animali” (Mater et Magistra, 204).

4. Nella fivet i coniugi non trasmettono la vita con un atto personale, ma sono solo il terreno da cui si prelevano i gameti. Qui la generazione non avviene attraverso un atto che coinvolge tutta la persona: corpo, sentimento spirito. Si può dire che non sono loro che generano, ma altri, sebbene con materiale da essi ricavato.

5. Giovanni XXIII dice che si tratta di leggi inviolabili e immutabili. Noi non siamo figli di due cellule germinali (gameti: maschile e femminile), ma siamo figli di due persone. Siamo fioriti da un atto in cui due persone si sono donate con tutto il loro corpo e con tutto il loro essere. Nella fivet invece la procreazione viene attuata al di fuori del corpo dei coniugi mediante gesti di terze per­sone la cui competenza e attività tecnica determina il successo dell’inter­vento. Il figlio non viene dall’interno del matrimonio, ma dal di fuori, dall’esterno. La figura del genitore viene stravolta perché ridotta al rango di prestatore di materiale biologico.

6. Nella Fivet il figlio, più che concepito, viene ordina­to e prodotto e, come tale, deve sod­disfare le esigenze di chi lo ha ordinato. Ebbene, il figlio è una persona che si accoglie, non un oggetto che si ordina. Nella fivet la pro­creazione viene degradata a ri-produzione, senza sessualità, senza vissuto sessuale, senza vissuto umano; da azione umana, tende a trasformarsi in operazione tecnica.

7. Nella Fivet si va incontro ad un tasso di aborti altissimo. Solo pochissimi arrivano alla nascita. Gli altri muoiono prima. Chi pratica la fivet è responsabile di tutte queste morti perché sa in partenza che succederà così. Senza dire dei danni cui vengono esposti questi bambini. A. Serra dice che “circa il 37% degli zigoti e il 21% degli embrioni pre-impianto hanno delle gravi anomalie cromosomiche, e che già il 40-50% degli ovociti ottenuti con processi di super-ovulazione hanno patrimonio cromosomico alterato”.
Inoltre tra i nati ottenuti con le tecniche di fecondazione artificiale aumenta l’incidenza di prematurità (29,3% vs 4-6% delle gravidanze normali) e di basso peso alla nascita (36% vs 6% delle gravidanze naturali per pesi al di sotto dei 2.500 grammi, e con un rapporto di 7 a 1 per pesi sotto i 1.500 grammi), di mortalità peri­natale (22,8-26,6% vs 9,8-13% con gravidanze naturali) e di morbilità. Chi è responsabile di tutto questo? Certamente anche i coniugi che si sottopongono a questo.

8. Si comprende allora come mai queste tecniche siano proibite dalla Chiesa e che chi le compie commetta peccato grave.

9. Scrivi: “Il Signore dice AIUTATI CHE IO TI AIUTO”. Il Signore, almeno nella Divina Rivelazione, non ha mai detto questo. Tuttavia è vero che il Signore chiede in tutto la nostra cooperazione alla sua opera, ma non la sostituzione. Soprattutto non chiede una sostituzione dell’atto coniugale che riduce i coniugi a prestatori di materiale biologico o che faccia pagare ad altri (bambini morti o con qualche infermità) le nostre arbitrarie velleità. L’istruzione Donum vitae ricorda che la scienza è senz’altro una gran bella cosa, ma “senza la coscienza non può che portare alla rovina dell’uomo” (DV Introd., 2).

10. Per brevità, sono rimasto solo al quesito che mi hai posto. Non sono entrato in merito al motivo di sofferenza per la mancanza di un bambino e a come si possa portare rimedio.

Vi sono però molto vicino con l’affetto e con la preghiera. Vi benedico.

Padre Angelo
 
Note

“La generazione di un figlio dovrà perciò essere il frutto della dona­zione reciproca che si rea­lizza nell’atto coniugale in cui gli sposi cooperano come servitori e non come pa­droni, all’opera dell’Amore Creatore. L’origine di una persona umana è in realtà il risultato di una dona­zione. Il concepito dovrà essere il frutto dell’amore dei suoi genitori. Non può essere voluto né concepito come il prodotto di un intervento di tecniche mediche e biologiche: ciò equivarrebbe a ridurlo a diventare l’oggetto di una tecnologia scientifica” (DV II,4,b).

[Fonte: Amici Domenicani, 23.11.2011]

 
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Per approfondire:

– Il successo di queste tecniche (Fivet) dipende dalla distruzione di un considerevole numero di embrioni umani. Infatti, normalmente accade che solo alcuni degli embrioni coltivati in vitro vengano trasferiti nelle vie genitali della donna: gli altri embrioni, c. d. “soprannumerari”, vengono o distrutti o congelati in vista di ulteriori impianti (qualora il primo intervento di impianto nell’utero della donna dovesse fallire). Il solo criterio seguito dal medico nella scelta degli embrioni da impiantare è di tipo utilitaristico: la vita di esseri umani nello stadio iniziale del loro sviluppo è quindi legata unicamente all’esigenza di assicurare il successo della procedura. La persona umana, da fine, viene ridotta a mezzo per il perseguimento di finalità altre, con conseguente negazione del principio stesso della dignità umana. Gli embrioni prodotti in vitro sono inoltre esposti ad ogni tipo di abuso e di arbitrio, che rende la loro esistenza estremamente precaria: potrebbero infatti verificarsi delle complicanze che rendono impossibile il successivo impianto o semplicemente la donna potrebbe cambiare idea e revocare il consenso originariamente prestato, prima che gli embrioni prodotti siano trasferiti nel suo utero (“La fecondazione in vitro omologa: i figli come dono o come prodotto?”, Perfetta Letizia, 4.03.12).
 
La Chiesa non vieta tutte le tecniche di assistenza alla fecondità (iltimone.org)
 
Fecondazione artificiale e Magistero della Chiesa (zenit.org)
 
Legge 40, un bollettino di guerra (lanuovabq.it)
 
DONUM VITAE (Congregazione per la Dottrina della Fede, 22 febbraio 1987)