Ancora attacchi laicisti, ma il Papa dice: «sentiamoci fratelli di chi non crede»

Quasi ogni mese avvengono ormai anche in Occidente violenti attacchi, anche fisici, ai cattolici e ai credenti in generale da parte di esponenti laicisti.

A metà ottobre in Spagna un centinaio di giovani ha attaccato la Scuola salesiana “Maria Ausiliatrice” di Mérida, e con bandiere della guerra civile e al grido “Dove sono i sacerdoti? Stiamo andando a bruciarli sul rogo“, hanno ferito un insegnante e aggredito il personale dell’edificio. L’intenzione del gruppo, secondo quanto ha riportato la stampa spagnola, era quello di togliere i crocifissi dalle pareti.

Pochi giorni fa in Francia, invece, il settimanale satirico Charlie Hebdo ha pubblicato in prima pagina una ennesima vignetta blasfema con la quale vengono offesi milioni di credenti, è una risposta -dicono- all’arcivescovo di Parigi André Vingt-Troische ha osato esporre pubblicamente un’opinione contraria al progetto di legge sulle nozze e le adozioni per persone dello stesso sesso (con tanto eliminazione dei termini “mamma” e “papà” per non offendere gli omosessuali). Ancora una volta, dietro alla libertà di satira si maschera la libertà di insulto e di offesa.

Questi gli episodi più recenti, condannati da esponenti cattolici e non condannati dai media di ispirazione laica. E’ il solito teatrino già denunciato in una precedente occasione: finché si attacca la Chiesa cattolica e il cristianesimo fanno tutti la gara ad invocare il rispetto verso la libertà artistica, di satira e d’espressione. Se a finire sotto la satira e la derisione sono altre categorie di persone: islamici, ebrei, agnostici o omosessuali, allora tutti pronti a combattere la «libertà che si trasforma in insulto», riprendendo il pistolotto dell’anticattolica Dacia Maraini, o contro la «libertà che diventa provocazione» secondo la predica dell’anticattolico Corrado Augias.

Ma, come già detto, è il solito giochino che si ripete puntualmente nei secoli e davanti al quale è bene assistere con un sorriso ironico. Chi si smarca da questo squallido teatro è sempre Benedetto XVI, l’unico che merita vera ammirazione. Nonostante questa costante e socialmente accettata aggressione anti-cattolica, il Papa ha ancora una volta mostrato qual’è la strada da perseguire in una società civile e rispettosa: all’interno di un bellissimo discorso sul senso religioso naturale presente nell’uomo, ha concluso invitando a compiere il pellegrinaggio della vita sentendoci «fratelli di tutti gli uomini, compagni di viaggio anche di coloro che non credono, di chi è in ricerca, di chi si lascia interrogare con sincerità dal dinamismo del proprio desiderio di verità e di bene. Preghiamo, in questo Anno della fede, perché Dio mostri il suo volto a tutti coloro che lo cercano con cuore sincero».

In diverse altre occasioni il Pontefice ha mostrato questo profondo rispetto verso chi non ha avuto il dono della fede e tuttavia non si mostra intollerante e dissacrante. Nel 2011 ha evidenziato anche il grande contributo che queste persone offrono a noi credenti, perché «pongono domande sia all’una che all’altra parte. Tolgono agli atei combattivi la loro falsa certezza, con la quale pretendono di sapere che non c’è un Dio, e li invitano a diventare, invece che polemici, persone in ricerca, che non perdono la speranza che la verità esista e che noi possiamo e dobbiamo vivere in funzione di essa. Ma chiamano in causa anche gli aderenti alle religioni, perché non considerino Dio come una proprietà che appartiene a loro così da sentirsi autorizzati alla violenza nei confronti degli altri». Persone che, ha detto in un’altra occasione, «sono più vicini al Regno di Dio di quanto lo siano i fedeli ‘di routine’, che nella Chiesa vedono ormai soltanto l’apparato, senza che il loro cuore sia toccato dalla fede».

Ancora una volta il Pontefice ha mostrato la giusta strada da percorrere a tutti gli uomini di una civiltà rispettosa, ma siamo sicuri che i laicisti intolleranti non lo ascolteranno nemmeno questa volta. La cosa importante, comunque, è che l’esempio continui ad essere vissuto almeno da noi cattolici e da tutti gli uomini di buona volontà.

[Fonte:  UCCR, 8 novembre, 2012]