Lo scandalo della pedofilia nella Chiesa

Uno dei luoghi comuni che circolano contro la Chiesa, specie negli ultimi anni, è quello relativo al fenomeno della pedofilia che si presume (o si vuole?) quasi automaticamente collegato ai suoi ministri.

Quante volte capita  di affrontare la questione degli abusi sui minori nella Chiesa e di constatare quanto i media siano riusciti a creare nella mente delle persone la convinzione che questa piaga sia qualcosa di afferente esclusivamente al sacerdozio.

Eppure, accusare tutta la Chiesa per le colpe di alcuni preti rivela superficialità e totale assenza di lucidità e serenità di giudizio.

La pedofilia è il male più grande (come è scritto nel Vangelo) e la Chiesa lo ha sempre condannato duramente. Non v’è dubbio che sia più grave un abuso quando proviene da un consacrato, proprio per la grande responsabilità che assume, di fronte a Dio e al mondo, nel momento in cui viene ordinato. E’ un peccato che grida vendetta al Cielo.  E, oltre che alla giustizia terrena, i sacerdoti e religiosi che si macchiano di questo crimine saranno sottoposti senz’altro al giudizio di Dio per il male arrecato alle vittime. Inoltre provocano un danno enorme anche ai tantissimi sacerdoti (la stragrande maggioranza) che, al contrario, dedicano interamente la propria vita a Cristo e al prossimo, portando l’annuncio evangelico ovunque nel mondo, talvolta sino al martirio.

Ma ciò che si dimentica o si ignora magari in buona fede – non senza l’”aiuto” di una stampa quasi sempre ostile e ideologica nei confronti della Chiesa – è la reale portata del problema.

Tale fenomeno negli anni scorsi è stato infatti sovente presentato dai media in modo molto disonesto, sia quanto ai numeri dei casi effettivi di abusi, sia – e soprattutto – nei confronti di Papa Benedetto XVI, il quale ha invece sempre agito con la massima limpidezza e fermezza su questo fronte, e senza ipocrisie. Fermezza e rigore che non si sono visti altrove [1].

E’ ovvio che nessuna statistica può valere a scusare la gravissima responsabilità dei colpevoli, ma i numeri ci dicono che si tratta di una piccolissima minoranza (rispetto alla reale e più ampia portata del problema a livello sociale) che non ha nulla a che vedere con l’equazione subdola che i media (soprattutto alcuni) vogliono instillare nell’opinione pubblica: ovvero Chiesa=pedofilia.

Questa è una falsità tremenda che io considero altrettanto colpevole, perché getta fango su tutta la Chiesa e finisce per creare un ingiustificato sospetto sui sacerdoti in quanto tali.
 
CAMPAGNA CONTRO IL PAPA

Una vera e propria campagna di offensiva contro il Papa, è stata scatenata nel 2010 dai mass media, a livello mondiale.
Casi dolorosi (di venti, trenta o quarant’anni fa) di sacerdoti che si sono macchiati del crimine odioso degli abusi su minori venivano rilanciati dai giornali con una cadenza di uno al giorno. Tutti casi che, oltre ad essere stravecchi, erano già risaputi, penalmente chiusi e abbondantemente chiariti. E ora venivano ripescati, uno ad uno (alcuni anche ripetutamente), al chiaro fine di massimizzare l’effetto mediatico e di implicare in tutti i modi la persona di Benedetto XVI. A rilanciare i casi sono state le solite testate: il New York Times, lo Spiegel, l’Associated Press, in Italia la Repubblica… (testate notoriamente ostili al Papa).

Caso da manuale, quello del New York Times che, in un articolo, rivangava un episodio di trentacinque anni prima, noto e discusso dalla stampa locale già a metà degli anni 1970, la cui gestione da parte della Congregazione per la Dottrina della Fede (25 anni dopo i fatti, perché fino a quel momento la CDF non ne era stata informata dalla diocesi) fu canonicamente e moralmente impeccabile e molto più severa rispetto alle autorità statali americane, dato che la magistratura aveva indagato sul caso e lo aveva archiviato (leggi qui, la spiegazione completa).

Inoltre nei discorsi sulla pedofilia si sono spesso tirati in ballo alcuni documenti dando l’informazione errata che conterrebbero istruzioni per la copertura dei casi di pedofilia.

In realtà tutti i documenti sono ufficiali e pubblici, e l’atteggiamento di condanna agli abusi è chiaro e forte. Le incomprensioni nascono da cattive traduzioni e imprecisioni dovute al fatto che i documenti sono redatti in latino e non vi erano fino a poco tempo fa traduzioni ufficiali in altre lingue.

Se ci sono stati insabbiamenti e omissioni, essi si devono a una mancanza di fedeltà alle disposizione del Papa e del Magistero.

Il card. Ratzinger (quale prefetto della Congregazione per la dottrina della fede) nel 2001 – in esecuzione di norme fissate da Giovanni Paolo II – aveva firmato il “De delictis gravioribus” che prevedeva l’avocazione alla CDF dei delitti di pedofilia, sottraendoli ai vescovi locali, PROPRIO al fine di evitarne l’occultamento o l’insabbiamento.

Il problema è stato, semmai, la mancata applicazione del Diritto Canonico, e non le sue norme (come invece pretenderebbe certa stampa laicista): la scomunica, nell’Istruzione “Crimen sollicitationis” del 1962 [riedizione del 1922], era infatti prevista per chi NON denunciava gli abusi, non per chi li denunciava.

E’ stato rilevato tante volte (purtroppo con scarsa eco sui giornali) quanto il Papa si sia adoperato per combattere (sia da capo della Congregazione per la Dottrina della fede, sia come Papa) contro quella che è, ricordiamolo, una piaga sociale.
Da quando il cardinale Ratzinger ha cominciato ad avere responsabilità sul tema, semmai è stato accusato di violare i diritti della difesa con una serie di misure durissime contro i sacerdoti colpevoli di abusi.

Basterebbe pensare al costante allungamento dei termini di prescrizione. Oggi un sacerdote pedofilo può essere perseguito fino a vent’anni dopo il compimento del diciottesimo anno da parte della sua vittima (restando sempre la possibilità di deroga anche oltre tale periodo). Questo vuol dire che se un prete abusa oggi di un bambino di 8 anni, la prescrizione scatterà quando la vittima avrà compiuto 38 anni, cioè nel lontano 2046.
Nessun Paese al mondo dove esiste la prescrizione contempla termini così lunghi.

Di grande importanza poi la Lettera ai cattolici irlandesi (2010), in cui il Pontefice usa parole durissime:
denuncia con forza i “crimini abnormi”, la violazione della dignità delle vittime, il colpo inferto alla Chiesa “a un punto tale cui non erano giunti neppure secoli di persecuzione”.
A nome della Chiesa esprime apertamente il dolore, “la vergogna e il disonore”; invita con forza i vescovi che hanno coperto, o non reagito adeguatamente, a prendersi le responsabilità dei propri atti, per far sì che ciò non accada più in futuro.
Nella stessa lettera, tra l’altro, il Papa offre elementi d’interpretazione delle radici di questo problema.
Benedetto XVI fa cenno agli ultimi decenni e alle “gravi sfide alla fede scaturite dalla rapida trasformazione e secolarizzazione della società”. C’è stata una “rapida” scristianizzazione della società, e c’è stata contemporaneamente anche all’interno della Chiesa “la tendenza, anche da parte di sacerdoti e religiosi, di adottare modi di pensiero e di giudizio delle realtà secolari senza sufficiente riferimento al Vangelo”. “ Il programma di rinnovamento proposto dal Concilio Vaticano fu a volte frainteso”. “Molto sovente le pratiche sacramentali e devozionali che sostengono la fede e la rendono capace di crescere, come ad esempio la frequente confessione, la preghiera quotidiana e i ritiri annuali” furono “disattese”. “È in questo contesto generale” di “indebolimento della fede” e di “perdita del rispetto per la Chiesa e per i suoi insegnamenti” “che dobbiamo cercare di comprendere lo sconcertante problema dell’abuso sessuale dei ragazzi” [2].

Stessa chiarezza e determinazione il Papa ha mostrato durante il suo viaggio negli USA quando ha incontrato le vittime degli abusi, così come ha fatto in Australia.
 
I NUMERI

I media se ne guardano bene dal farlo rilevare, ma gli abusi non dicono nulla di specifico sul Cattolicesimo. In questo senso, i critici che sono così ansiosi di dimostrare che questi scandali sono legati alle strutture o agli insegnamenti della Chiesa ignorano – o vogliono ignorare – il fatto che gli abusi avvengono presso altri ambienti in misura e con frequenza più alta.

Il sociologo prof. Massimo Introvigne, in un articolo pubblicato su Avvenire (18 Marzo 2010), spiega che “la discussione attuale sui preti pedofili – considerata dal punto di vista del sociologo – rappresenta un esempio tipico di ‘panico morale’. Il concetto è nato negli anni 1970 per spiegare come alcuni problemi siano oggetto di una ‘ipercostruzione sociale’. Più precisamente, i panici morali sono stati definiti come problemi socialmente costruiti caratterizzati da una amplificazione sistematica dei dati reali.. Problemi sociali che esistono da decenni sono ricostruiti nelle narrative mediatiche e politiche come ‘nuovi’, o come oggetto di una presunta e drammatica crescita recente. (…) La loro incidenza è esagerata da statistiche folkloriche che, benché non confermate da studi accademici, sono ripetute da un mezzo di comunicazione all’altro e possono ispirare campagne mediatiche persistenti”.

Tutto ciò con il risultato di creare il facile malinteso di una Chiesa fatta solo (o in buona parte) di pedofili. I panici morali non fanno bene a nessuno. Distorcono la percezione dei problemi e compromettono l’efficacia delle misure che dovrebbero risolverli. A una cattiva analisi non può che seguire un cattivo intervento.

Il sociologo poi precisa: “Intendiamoci: i panici morali hanno ai loro inizi condizioni obiettive e pericoli reali. Non inventano l’esistenza di un problema, ma ne esagerano le dimensioni statistiche. (…) Esistono preti pedofili. Alcuni casi sono insieme sconvolgenti e disgustosi, hanno portato a condanne definitive e gli stessi accusati non si sono mai proclamati innocenti. Questi casi – negli Stati Uniti, in Irlanda, in Australia – spiegano le severe parole del Papa e la sua richiesta di perdono alle vittime. Anche se i casi fossero solo due – e purtroppo sono di più – sarebbero sempre due casi di troppo”.
Tuttavia “dal momento che occorre evitare che i casi si ripetano, non è indifferente sapere se i casi sono due, duecento o ventimila. E non è neppure irrilevante sapere se il numero di casi è più o meno numeroso tra i sacerdoti e i religiosi cattolici di quanto sia in altre categorie di persone. I numeri, per quanto non siano sufficienti, sono necessari. Sono il presupposto di ogni analisi adeguata”.

Se si affronta il problema con onestà, senza pregiudizi ideologici, e soprattutto sulla base di dati reali, si scopre che, ad esempio, negli Stati Uniti (unione di 50 Stati) – dove sono stati raccolti i dati più ampi – a fronte di casi di condanne per pedofilia ad opera di sacerdoti e religiosi cattolici in ragione di qualche decina distribuita su 50 anni circa (ovvero in media poco più di 1 all’anno), i casi totali di pedofilia riguardano in gran parte altri ambienti: istituti laici, sette, chiese protestanti (i cui pastori sono in gran parte sposati), professori di ginnastica e allenatori di squadre sportive giovanili (anche questi in grande maggioranza sposati), scuole pubbliche, e soprattutto familiari (patrigni, zii, cugini, fratelli, purtroppo anche genitori).

Interessanti i dati statistici, secondo gli studi del sociologo non cattolico Philip Jenkins, professore alla Pennsylvania State University:

– la presenza di pedofili è da due a dieci volte più alta tra i pastori protestanti.
– il rapporto dei casi di pedofilia, nello stesso periodo, tra preti cattolici da una parte e insegnanti di ginnastica o allenatori di squadre giovanili dall’altra, è pari a 1,6 a 100;
i due terzi di abusi sui minori avvengono – purtroppo – in famiglia.

Inoltre, secondo un rapporto governativo statunitense del 2008 si stima che, rispetto al totale degli abusi, i sacerdoti cattolici coinvolti siano meno dello 0,03 % [3].

Dati simili esistono per numerosi altri Paesi.

Per approfondire, segnalo l’articolo di M. Introvigne: “Preti pedofili: un panico morale” [4].
 
PEDOFILIA E CELIBATO

Un’altra precisazione: si è sentito anche parlare di un nesso tra pedofilia e celibato.
Lo psichiatra Manfred Lutz, uno dei maggiori esperti del tema, in una intervista ha spiegato come questo nesso non ci sia affatto, anzi, gli esperti affermano che chi vive l’astinenza sessuale è meno a rischio di commettere abusi rispetto a chi è sposato.
Nel già citato articolo di Introvigne si riportano gli studi di Jenkins che hanno appunto registrato come i casi di pedofilia siano presenti in misura maggiore tra le diverse denominazioni protestanti ove i pastori possono contrarre matrimonio.
I dati sopra citati di abusi compiuti negli Stati Uniti nello stesso periodo di quelli ecclesiastici, dimostrano come tali abusi siano ad opera in maggioranza di persone sposate. E, in generale, il 90 % dei pedofili è composto da sposati.
Insomma il celibato non c’entra nulla con la pedofilia.
 
LE CAUSE

Le cause di questo fenomeno sembra siano da imputare al mitico ‘68.
E’ proprio di un anno fa circa lo studio fatto da uno dei più autorevoli Istituti accademici di criminologia del mondo, il “John Jay College” della “City University of New York”. Si tratta del maggiore studio sul tema mai realizzato su scala internazionale. Da notare che la City University of New York non è un’università cattolica ed è anzi un tempio del ‘politicamente corretto’.

Ebbene, questo studio ha analizzato «Le cause e il contesto dell’abuso sessuale dei minori da parte di preti cattolici negli Stati Uniti, 1950-2010» e ha rilevato che “la causa principale di questo fenomeno è la crisi morale generale che ha colpito gli Stati Uniti negli anni 1960, «the Sixties» in America e «il 1968» in Europa.
La pillola anticoncezionale, la legalizzazione dell’aborto, la cultura consumistica hanno determinato un’autentica rivoluzione nel comportamento sessuale, con conseguenze precedentemente inimmaginabili in tutti i settori della società.
Alcuni si sono spinti fino alla giustificazione teorica, o almeno alla ricerca di ampie scusanti, per i rapporti sessuali con i minori. Nella stessa Chiesa Cattolica tra i «postumi del Vaticano II» c’è la penetrazione all’interno del clero e dei seminari di una mentalità influenzata dalla rivoluzione sessuale, anche se questa rivoluzione riguarda la società nel suo insieme e non solo la Chiesa Cattolica”.
E’ anche significativo che il rapporto del John Jay College citi al riguardo il Magistero del beato Giovanni Paolo II e colleghi i risultati positivi ottenuti nella lotta agli abusi alla maggiore riflessione, ispirata dal Magistero sul corpo e la sessualità, nei seminari, un tema molto caro anche a Benedetto XVI.

“I casi accertati di abusi diminuiscono, il che dimostra che le misure di prevenzione adottate dopo l’arrivo a Roma del cardinale Ratzinger come prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede, nel 1981, funzionano”. Il rapporto le passa ampiamente in rassegna, dando atto dell’efficacia delle misure.

Purtroppo l’opinione pubblica non ha questa percezione, e secondo questo studio le cause sono due:
La prima è che, se la maggioranza dei vescovi si è adeguata alle prescrizioni di Roma e della Conferenza Episcopale, ci sono stati alcuni vescovi «ritardatari» e «i media si sono spesso concentrati sui ritardatari, benché questi fossero soltanto una minoranza dei capi delle diocesi, perpetuando così l’immagine di vescovi che nel loro insieme non stavano rispondendo al problema dell’abuso sessuale dei minori» (p. 119).

La seconda critica è che la Chiesa Cattolica, mentre si occupava energicamente del problema, non sempre comunicava in modo adeguato con l’esterno. «La Chiesa ha risposto alla crisi e, come risultato, si è verificato un sostanziale decremento nel numero dei casi di abuso sessuale» (p. 122). Ma non è sempre riuscita a farlo sapere all’opinione pubblica [5].
 
I CASI DI CUI SI E’ PARLATO SUI MEDIA

Finora sulla stampa sono stati tirati in ballo alcuni casi di pedofilia che in qualche modo sembrano toccare il Pontefice.
Ognuno, visto da vicino, dimostra da parte di Ratzinger una condotta limpida e cristallina:

1. Padre Murphy a Milwakee: è il caso di un sacerdote macchiatosi di reati di pedofilia negli anni ’70. Le carte dicono che la Congregazione per la Dottrina della Fede (di cui era prefetto allora Ratzinger) fu consultata 20 anni dopo i fatti per una accusa di crimine di sollecitazione (e non per gli abusi). La Congregazione invitò a tenere il sacerdote comunque alla larga dalle attività pastorali nonostante fossero passati così tanti anni senza evidenze di altri crimini e nonostante la stessa giustizia civile aveva archiviato il caso (qui e qui la spiegazione completa).

2. Padre Kiesle a Oakland: è il caso di una lettera del 1985 in cui il Card. Ratzinger invita a non concedere in fretta la dispensa dal celibato a un sacerdote accusato di pedofilia e già sotto processo per l’espulsione dal sacerdozio. Alcuni media hanno confuso le due cose: la dispensa dal celibato (che è una concessione) dall’espulsione dal sacerdozio che è una pena (qui e qui, la spiegazione completa).

3. Padre H nella arcidiocesi di Monaco e Frisinga: un pedofilo trasferito nella diocesi all’epoca in cui Ratzinger era arcivescovo. Il caso risale al 1980. È emerso nel 1985 ed è stato giudicato da un tribunale tedesco nel 1986. Il cardinale Ratzinger era estraneo alla vicenda come ha ammesso il suo vicario dell’epoca (qui e qui, la spiegazione).

4. Il fratello del Papa: è sembrato che due casi di abuso avvenuti a Ratisbona intorno al ’58 toccassero il fratello del Papa. In realtà i casi sono entrambi noti, giuridicamente chiusi e riguardanti un periodo diverso dalla direzione del coro da parte di Georg Ratzinger dal 1964 al 1994 (qui, la spiegazione).

5. Va infine rilevato che molte accuse di pedofilia si sono rivelate nel tempo totalmente infondate.
Ci sono stati molti casi di sacerdoti innocenti accusati ingiustamente. Questi episodi si sono molitplicati negli anni 1990, quando alcuni studi legali hanno capito di poter strappare transazioni milionarie anche sulla base di semplici sospetti.
Recentemente (nel marzo 2012) è emersa la clamorosa notizia secondo cui David Clohessy, il direttore dello Snap (Survivors Network for those Abused by Priests) ha ammesso di aver reso pubbliche negli Usa informazioni false su casi di pedofilia nei quali erano coinvolti preti [6].

Anche nella Chiesa ci sono ovviamente persone che sbagliano (trattandosi di uomini), come ci sono sempre state, ma questo non giustifica mai la generalizzazione.

La conta degli effettivi casi di pedofilia da parte degli ecclesiastici non serve per sminuire il fenomeno, ma per capirlo nelle sue giuste dimensioni.

Giustissimo e sacrosanto punire severamente coloro (preti inclusi) che si macchiano di questo orrore, per i quali vale sempre il monito evangelico: «Chi scandalizza anche uno solo di questi piccoli, sarebbe meglio per lui che gli fosse appesa al collo una macina girata da asino, e fosse gettato negli abissi del mare» (Mt 18,6). Ma occorre evitare le strumentalizzazioni, che non giovano a nessuno, e riflettere su come il giudicare senza conoscere i fatti reali (possibilmente ben documentati), porti fuori strada e a non vedere la bellezza di una Chiesa che, al di là delle poche mele marce, ha sempre fatto e tanto fa del bene nel mondo, proprio a favore dei più deboli.

E’ sempre viva la promessa di Gesù fatta a Pietro: “le porte degli inferi non prevarranno contro di essa” (Mt 16, 18)!

 
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NOTE:

[1] Infatti, ciò che bisogna sapere circa gli inquisitori laicisti del terzo millennio è che la pratica della pedofilia è predicata ed auspicata dai loro stessi referenti culturali (Cfr. “Gli sponsor che non ti aspetti. Ecco chi è favorevole alla pedofilia” – www.lottimista.com, 14 aprile 2010).

[2] La Lettera del Papa sugli abusi e la rivoluzione culturale degli anni ’60 (Zenit, 22/03/2010).

[3] Radio Vaticana, 5.4.10.

[4] “Preti pedofili: un panico morale” (Avvenire 18.3.10)

[5] Cfr. “Preti pedofili, il rapporto del John Jay College e i mali del ’68” (La Bussola Quotidiana, 20-05-2011).

[6] Leader dello Snap ammette: «contro la Chiesa abbiamo pubblicato notizie false» (UCCR, 19.03.12); False notizie su preti pedofili negli Usa. Le ammissioni di un accusatore (documentazione.info); “Preti pedofili: un panico morale” (di Massimo Introvigne).

 
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QUI -> il sito del Vaticano illustra la risposta della Chiesa alla questione degli abusi.

 
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Fonti:

“Preti pedofili, il rapporto del John Jay College e i mali del ’68” (La Bussola Quotidiana, 20-05-2011).

– Un dolore vero per ridare fiducia –  di Vittorio Messori (Corriere della Sera, 19 aprile 2010)

– “Preti pedofili, panico morale” (cesnur.org, 14 marzo 2010)

Murphy, caso chiuso (Il blog di Andrea Tornielli, 12.02.12)

Il caso Murphy (Avvenire, 25.3.2010).

Avanti un’altra (bufala) sui preti pedofili. La lettera del 1985 del cardinale Ratzinger (Cesnur.org, 10.04.10)

Il caso di Padre H a Monaco (Andrea Tornielli, Il Giornale, 13.3.2010)

Il fratello del Papa non c’entra, ma fa titolo (Il blog di Andrea Tornielli, 6.3.10)

Leader dello Snap ammette: «contro la Chiesa abbiamo pubblicato notizie false» (UCCR, 19.03.12); False notizie su preti pedofili negli Usa. Le ammissioni di un accusatore (documentazione.info, 8.3.12).

 

Un libro consigliato per approfondire l’argomento: 


 
“Indagine sulla pedofilia nella Chiesa – Il diavolo insegna in seminario?” – di F. Agnoli, L. Bertocchi, G. Guzzo, M. Introvigne, L. Volontè (edizioni Fede & Cultura)
 

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