L’aberrante iniziativa di un sottosegretario britannico

All’indomani della vittoria di Obama alle elezioni americane – che tante preoccupazioni suscita nei cattolici a causa delle note idee del Presidente in materia di bioetica e ben sapendo come l’American way of life prima o poi si diffonda anche da noi – ho letto con una certa apprensione le “Pillole dall’America” di Patrick O’Malley pubblicate da Riscossa Cristiana e vi ho trovato molti spunti di riflessione che spero di condividere presto con gli amici che, ormai da più di un anno, mi fanno l’onore di leggermi.
Ma lo stesso giorno – a mo’ di ciliegina sulla torta – ho letto, su Avvenire, una notizia che mi ha lasciato esterrefatta, sia come essere umano che come cattolica “bambina”, e che ho dovuto rileggere un’altra volta perché non credevo ai miei occhi.

Orbene: a quanto pare, il sistema sanitario nazionale britannico (alle prese con la recessione economica che si fa sentire anche lì) ha invitato i medici di base a compilare un elenco dei loro pazienti in fin di vita, malati terminali di cui si prevede la fine imminente, invitandoli a un colloquio nel quale sarà chiesto loro dove preferiscono morire e se vogliono scrivere o dettare un testamento biologico in cui consentono ai medici di sospendere medicinali e nutrizione quando si annuncerà la fine. Il liberaldemocratico Norman Lamb, sottosegretario alla sanità, ha dichiarato di aspettarsi che, per ogni medico, almeno un paziente su cento entri nella lista dei “terminabili” e in questo modo, inducendo molti malati terminali a chiedere l’eutanasia, si libererebbe almeno un quarto dei posti – letto negli ospedali e si risparmierebbe circa un miliardo e 350 milioni di sterline, pari a un miliardo e mezzo di euro.

In buona sostanza, il Governo di Sua Maestà chiede senza mezzi termini ai sudditi britannici più bisognosi di attenzioni e di amore, perché più deboli e vulnerabili: “Visto che siete condannati e vi manca poco da vivere, che ne direste di accelerare i tempi e di farvi uccidere subito e in piena legalità? Così noi potremmo destinare le cure e le spese, che per voi ormai sono inutili, a chi è più fortunato di voi”.

Credo che tutti i cattolici “bambini” che, come me, si siano imbattuti in questa notizia, abbiano dovuto rileggerla un’altra volta. Il mio sbalordimento però è durato poco perché mi sono ricordata di aver già letto qualcosa di analogo alcuni anni fa, sempre su Avvenire.

Nel 2008 in Olanda, paese in cui l’eutanasia è ammessa da circa 20 anni, si discuteva per la decisione di un centro anziani di Amersfoort di non rianimare i pazienti infartuati ultrasettantenni senza il loro specifico consenso anticipato. Il portavoce della Fondazione olandese dei malati cardiaci aveva rivelato, in un’intervista televisiva, che erano molte le strutture che già adottavano una politica di non intervento in caso di infarto.

Che dire? E soprattutto che fare, se non pregare il Signore perché mandi a tutti lo Spirito? Agli inglesi e agli olandesi, in primo luogo – perché non proseguano nella strada intrapresa, manifestamente suggerita dal demonio – e a tutto il resto del mondo perché si mantenga sui binari tracciati da Dio in materia di bioetica che, a quanto pare, è quella dalla quale il demonio stesso, in questa nostra travagliata epoca, trae le sue maggiori soddisfazioni.

Non so quale seguito abbia avuto l’iniziativa di quel centro anziani di Amersfoort, come non so ancora se e quale seguito avrà l’iniziativa del solerte sottosegretario inglese alla sanità, ma anche a prescindere dalla fondatezza di queste notizie, dalle possibili ritrattazioni e modificazioni di quanto hanno detto i loro diffusori, a prescindere dal fatto che tali progetti vengano attuati o meno, la sola idea che essi siano stati ventilati, o soltanto ipotizzati, è talmente enorme da farci capire dove può arrivare la “cultura di morte” che ormai pervade l’Occidente, così ben riconosciuta da Giovanni Paolo II. Ma mi fa riflettere anche il fatto che in Italia queste due notizie siano state riportate, con il dovuto risalto negativo, solo dal quotidiano cattolico come se i laici (o laicisti) mass-media – sempre tesi a compiacere le ali radicali della popolazione – non ritenessero quelle proposte degne di particolare rilievo, perché ormai divenute accettabili e acquisite al patrimonio ideologico della mentalità corrente.

In occidente la società “liquida” si è talmente “liquefatta” che un’ipotesi, che appena venti anni fa anche ai laici sarebbe sembrata una bestemmia, ora si è trasformata in una teoria pienamente accettabile. A tutto ci si abitua: per ora si parla dei malati terminali, ma tra non molto tempo la proposta di Norman Lamb si estenderà agli homeless, ai disabili gravi, ai neonati indesiderati (come già auspica il “sapiente” filosofo australiano Peter Singer) a tutti coloro che non sono sani, belli, forti, ricchi, potenti e utili alla società. Chissà se l’eutanasia sarà proposta anche all’astrofisico inglese Stephen Hawking (ora settantenne) famoso per i suoi studi sui “buchi neri”? Dopotutto anche lui – che, oltretutto, si proclama ateo e dall’età di 20 anni è costretto all’immobilità per essere stato colpito da un’atrofia muscolare progressiva – sembra rientrare nel novero di coloro che, eliminati, farebbero risparmiare al loro paese il molto denaro speso per cure e assistenza.

E i nostrani “laical radical libertari” guru – che pur lamentandosi sempre per la scarsa visibilità loro accordata in TV, sono tuttavia riusciti a condizionare così pesantemente l’ideologia corrente – si saranno affrettati a scrivere esultanti al sottosegretario Norman Lamb per manifestargli la loro approvazione e assicurargli il loro incondizionato appoggio in tutte le sedi?

di Carla D’Agostino Ungaretti

[Fonte: Notizie pro-life 12.11.12]

 

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