Differenza tra contraccezione e il percorso dei metodi naturali (Amici Domenicani)

sposi cristiani

(Domanda a padre Angelo Bellon, esperto sacerdote domenicano)

Mi spieghi ancora la differenza tra contraccezione e il percorso dei metodi naturali perché fatico a comprenderla.

Quesito

Gentile Padre Angelo, so che lei è teologicamente corretto. Solo vi sono molti punti che trovo di difficile accettazione/comprensione.
Chi utilizza metodi contraccettivi lo fa per un’unica ragione: evitare assolutamente una gravidanza.
Mi perdonerà la banalità della metafora, ma la Chiesa in un certo qual modo mi vieta di entrare in Milano utilizzando l’autostrada (metodi non naturali), ma me lo consente se percorro strade statali o provinciali (metodi naturali). È vietato o no andare a Milano?
Una coppia decide di non avere figli. Punto. Altrimenti non utilizzerebbe metodi contraccettivi.
Se opta per quelli naturali, in grado di garantire il risultato meglio di alcuni artificiali, non è in condizione di peccato. Se opta per quelli artificiali pecca. Il fine è il medesimo: evitare consapevolmente una gravidanza.
Certo lei potrà dirmi che teologicamente una via è ammessa l’altra no. Sicuramente non posso contestare l’infallibilità del Magistero. Resto però con una spiegazione razionale a mio avviso insoddisfacente. Sarebbe molto meglio a questo punto un “è così basta”.
Nel mio intimo spero che questo sia solo un periodo di transizione necessario ad una progressiva apertura ad altri metodi di contraccezione in linea con la realtà in cui siamo chiamati a vivere.
Buone Feste
Alberto

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Risposta del sacerdote

Caro Alberto,

1. se le cose stessero come dici tu, avresti ragione. Il tuo errore sta nel guardare solo alla materialità delle cose, mentre nell’atto coniugale si consuma ben altro che il solo accoppiamento dei coniugi. Come ha ribadito diverse volte il beato Giovanni Paolo II, la sessualità tocca l’intimo nucleo della persona. Sicché ne va di mezzo la disposizione di fondo di se stessi, l’orientamento a Dio e all’altro coniuge. Stando alla tua metafora, non si tratta semplicemente di entrare in Milano dall’autostrada o da altre strade, ma dell’andare a Dio (santificazione) o del perdersi, del conservare autentico il proprio amore o di contraffarlo.

2. Se non tieni presenti quest’obiettivo di fondo tutto viene falsato. Forse neanche un ateo sarebbe disposto ad accettare tranquillamente il tuo ragionamento perché tutti sono a conoscenza delle ricadute pesanti di alcuni contraccettivi sulla salute delle persone, principalmente delle donne. E anche i contraccettivi meno pesanti dichiarano palesemente che si tratta di qualcosa di artificioso o di arbitrario, che non è secondo l’intrinseco significato di quei gesti. C’è da domandarsi se Dio possa costringere l’uomo a farsi del male o a compiere qualcosa di artificioso quando si tratta di esprimersi a vicenda la donazione totale di sé. Sicché tante persone optano da sole, indipendentemente dal credo religioso, per i metodi maturali. Chiedendo ad una persona che cosa prova di diverso tra la pratica della contraccezione e il ricorso ai metodi naturali mi sono sentito rispondere: “Ma è tutto diverso. Nel primo caso non c’è amore”. Chi da sempre ha praticato la contraccezione forse non coglie questa diversità. Ma chi ha percorso altre vie, sa che queste sono immensamente più belle e gratificanti.

3. In riferimento al problema cui accenni Giovanni Paolo ha affermato che vi è “una differenza assai più vasta e profonda di quanto abitualmente non si pensi e che coinvolge in ultima analisi due concezioni della persona e della sessualità umana tra loro irriducibili” (Familiaris Consortio 32). Ho dato una lunga risposta di quattro puntate a chi mi chiedeva di descrivere la differenza essenziale che vi è tra i due metodi. Puoi andare a leggere queste risposte pubblicate in data 14.15.16.17 aprile 2010. Puoi anche vedere la risposta pubblicata il 17.12.2011.

4. Adesso mi limito a dire che nella contraccezione i coniugi rompono la comunione con Dio, poiché non si comportano come ministri del suo disegno divino, ma come arbitri. Mediante la contraccezione i coniugi si sostituiscono a Dio, si chiudono a lui, e, anzi, rifiutano il suo disegno proprio su quelle potenzialità che stanno mettendo in atto. Sicché il loro amore non è più aperto al suo, non lo rivela, non lo comunica. Dio cessa di essere l’alfa e l’omega dell’amore coniugale e degli atti che lo esprimono.

5. Nel ricorso ai metodi naturali invece Dio è presente per diversi motivi. Anzitutto perché si accoglie il suo disegno e si è disposti ad accogliere l’eventuale nascituro perché si riconosce che quegli atti sono potenzialmente procreativi. Inoltre ci si sa astenere nei periodi fecondi e si acquisisce così una grande capacità di autodominio, che è sinonimo di rispetto e di attenzione all’altro. E l’autodominio, acquisito nel nucleo più intimo della persona, rifluisce in maniera benefica in tutti gli altri ambiti della propria vita. Nella contraccezione invece succede tutto il contrario. Infine e soprattutto nel ricorso ai ritmi naturali la legge di Dio è adorata, diventa norma della propria vita, è luce che guida il cammino (e non solo in questo ambito).

6. Come vedi, si tratta di una disposizione di fondo del tutto diversa. Aveva ragione Giovanni Paolo II a dire che vi è una “differenza assai più vasta e profonda di quanto abitualmente non si pensi”. È così profonda che l’una mantiene nella grazia di Dio perché Dio è portato nel nucleo più profondo della propria vita, l’altra la fa perdere la grazia santifiocante, perché estromette Dio e il suo disegno nel nucleo più profondo di sé. Con tutte le conseguenze che ne derivano nell’ordine temporale ed eterno.

7. Senza dire del cambiamento di significato che il rapporto coniugale acquisisce tra gli sposi stessi. Nella contraccezione l’atto viene privato della sua verità interiore, perché privato artificialmente della sua capacità procreativa. Sicché non ci si dona in totalità. Giovanni Paolo II dice che in tal modo i coniugi “manipolano e avviliscono la sessualità umana, e con essa la persona propria e del coniuge, alterandone il valore di donazione totale” (FC 32).

8. Concludi dicendo che nel tuo intimo speri “che questo sia solo un periodo di transizione necessario ad una progressiva apertura ad altri metodi di contraccezione in linea con la realtà in cui siamo chiamati a vivere”. Puoi metterti il cuore in pace: la Chiesa non esprimerà mai un insegnamento in materia di fede e di morale diverso da quello precedentemente insegnato. La dottrina della Chiesa, anche in materia di morale, non cambia, ma si approfondisce e si perfeziona. Giovanni Paolo II nell’enciclica Veritatis splendor ha detto: “Lo sviluppo della dottrina morale della Chiesa è simile a quello della dottrina della fede. Anche alla dottrina morale si applicano le parole pronunciate da Giovanni XXIII in occasione dell’apertura del Concilio Vaticano II (11 ottobre 1962): “Occorre che questa dottrina (= la dottrina cristiana nella sua integralità) certa e immutabile, che dev’essere fedelmente rispettata, sia approfondita e presentata in modo che risponda alle esigenze del nostro tempo. Altra cosa infatti è il deposito stesso della fede, vale a dire le verità contenute nella nostra venerabile dottrina, e altra cosa è la forma con cui quelle vengono enunciate, conservando ad esse tuttavia lo stesso senso e la stessa portata” (VS, nota 100).

Ti ringrazio dell’opportunità che mi hai dato di presentare ai nostri visitatori la dottrina della Chiesa in una materia così importante per la vita e per il destino eterno delle persone. Ti saluto, ti ricordo al Signore e ti benedico. Padre Angelo

[Fonte: Amici Domenicani, 21.10.2012]
 

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