La profonda differenza tra contraccezione e metodi naturali nel matrimonio (Amici Domenicani)

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Qual è la differenza dal punto di vista morale tra chi ricorre ai metodi naturali e chi invece ricorre alla contraccezione?

(Domanda fatta a padre Angelo Bellon, esperto sacerdote domenicano)

Risposta del sacerdote

1. Su questo punto, particolarmente importante e delicato, ti riporto quanto ho scritto nelle mie dispense scolastiche e che a suo tempo avevo anche pubblicato in una rivista teologica. La trattazione è un pò lunga. Ma per te, che diventerai medico, è opportuno avere una visione più completa.

2. Prima di esporre la trattazione desidero ricordare alcuni principi basilari del Magistero della Chiesa su tale questione: Questi principi sono essenzialmente tre.

Il primo: “qualsiasi atto matrimoniale deve rimanere aperto alla trasmissione della vita” (Humane vitae, 11). È il principio fondamentale ed è desunto dalla natura degli atti coniugali e dell’amore umano.

Il secondo riguarda l’indissolubilità del fine unitivo con quello procreativo, indissolubilità che l’uomo non può rompere di sua iniziativa: “Infatti, per sua intima natura, l’atto coniugale, mentre unisce con profondissimo vincolo gli sposi, li rende atti alla generazione di nuove vite, secondo leggi scritte nell’essere stesso dell’uomo e della donna” (HV 12).

Il terzo è che “salvaguardando ambedue questi aspetti essenziali, unitivo e procreativo, l’atto coniugale conserva integralmente il senso di mutuo e vero amore e il suo ordinamento all’altissima vocazione dell’uomo alla paternità” (HV 12).

Il che significa che un atto frustrato della sua finalità procreativa, per quanto lo si voglia ancora definire gesto di amore, non è più integralmente un gesto di amore mutuo e vero. A questi principi segue la conclusione secondo cui “è da respingere ogni azione che, o in previsione dell’atto coniugale, o nel suo compimento, o nello sviluppo delle sue conseguenze naturali si proponga come scopo o come mezzo, di impedire la procreazione” (HV 14).
 
Contraccezione e castità: differenza antropologica e morale

A questo punto è doveroso prendere in considerazione un’obiezione abbastanza comune che viene fatta al Magistero della Chiesa: qual è la differenza tra un atto coniugale compiuto nel periodo infecondo della donna e uno compiuto mediante contraccezione? La variante sembrerebbe solo accidentale: mezzi naturali nel primo caso, mezzi artificiali nel secondo.

Giovanni Paolo II avverte però che fra i due metodi vi è “una differenza assai più vasta e profonda di quanto abitualmente non si pensi e che coinvolge in ultima analisi due concezioni della persona e della sessualità umana tra loro irriducibili” (FC 32), ed invita “ad approfondire la differenza antropologica e al tempo stesso morale che esiste tra la contraccezione e il ricorso ai ritmi infecondi” (Ib.).

Non si tratta dunque semplicemente di una questione “ecologica” per tutelare la salute della donna e proteggerla dall’inquinamento causato dai mezzi chimici o dai rischi connessi ai contraccettivi meccanici (il che peraltro sarebbe sufficiente per guardare con giustificato sospetto la contraccezione). Già Paolo VI aveva detto che “la Chiesa è coerente con se stessa quando ritiene lecito il ricorso ai periodi infecondi mentre condanna come sempre illecito l’uso dei mezzi direttamente contrari alla fecondazione, anche se ispirati da ragioni che possano apparire oneste e serie” (HV 16). E soggiungeva che “tra i due casi esiste una differenza essenziale” (Ib.).
 
Esprimiamo in dieci punti le differenze tra i due metodi.
 
I)  Nella contraccezione i coniugi “si comportano come arbitri del disegno divino” (HV 13).

Di fatto si sostituiscono a lui nel determinare quale sia il significato del corpo e dei suoi atti. Ne emerge la coscienza di essere padroni o proprietari di se stessi, che corrisponde più o meno allo slogan: “Il corpo è mio, e ne faccio quello che voglio io”.

Nella continenza periodica invece si usufruisce del matrimonio riconoscendo una legge trascendente e facendosene ministri. Di fatto, accettando il significato intrinseco degli atti e il ritmo di fertilità stabilito da Dio, si riconosce di essere creature, di non essere padroni di noi stessi, secondo l’espressione di S. Paolo: “O non sapete che non appartenete a voi stessi” (1 Cor 6,19).

II) Nella contraccezione si frustra la capacità procreativa degli organi genitali.

Essi, che nel loro linguaggio nativo sono ordinati a suscitare la vita, vengono contraddetti nel loro più intimo significato. Questo, al dire di Giovanni Paolo II, fa sì che “gli sposi si attribuiscano un potere che appartiene solo a Dio: il potere di decidere in ultima istanza la venuta all’esistenza di una persona umana. Si attribuiscono la qualifica di essere non i co-operatori del potere creativo di Dio, ma i depositari ultimi della sorgente della vita umana.
In questa prospettiva la contraccezione è da giudicare oggettivamente così profondamente illecita da non potere mai, per nessuna ragione, essere giustificata. Pensare o dire il contrario, equivale a ritenere che nella vita umana si possano dare situazioni nelle quali sia lecito non riconoscere Dio come Dio” (17.9.1983).

Si tratta, come disse in un’altra occasione il medesimo Pontefice, di un ateismo pratico, dove Dio non c’entra. Nella continenza periodica, invece, si riconosce fin dall’inizio un potenziale significato procreativo agli atti coniugali. Se dall’unione non segue di fatto la procreazione, ciò dipende in ultima analisi dalla volontà di Dio che ha disposto nella sua sapienza legislatrice che non ogni incontro nell’ambito del matrimonio risulti di fatto fecondo. Qui i coniugi, nel loro comportamento, sono alleati della divina Sapienza. Nei loro atti di amore Dio non è escluso, anzi è ben presente.

III) Nella contraccezione l’obiettivo è di escludere del tutto la procreazione.

Non la si accetta, non la si vuole. E nel caso di mancata efficacia del metodo si è talmente avversi al concepito che non di rado si pensa subito all’aborto. Sicché la mentalità anti-vita della contraccezione si prolunga in quella abortista.

Di essa ha parlato Giovanni Paolo II in Evangelium vitae: “Si afferma frequentemente che la contraccezione, resa sicura e accessibile a tutti, è il rimedio più efficace contro l’aborto. Si accusa poi la Chiesa cattolica di favorire di fatto l’aborto perché continua ostinatamente a insegnare l’illiceità morale della contraccezione. L’obiezione, a ben guardare, si rivela speciosa. Può essere, infatti, che molti ricorrano ai contraccettivi anche nell’intento di evitare successivamente la tentazione dell’aborto. Ma i disvalori insiti nella mentalità contraccettiva – ben diversa dall’esercizio responsabile della paternità e maternità, attuato nel rispetto della piena verità dell’atto coniugale – sono tali da rendere più forte proprio questa tentazione, di fronte all’eventuale concepimento di una vita non desiderata. Di fatto la cultura abortista è particolarmente sviluppata proprio in ambienti che rifiutano l’insegnamento della Chiesa sulla contraccezione.
Certo, contraccezione ed aborto, dal punto di vista morale, sono mali specificamente diversi: l’una contraddice all’integra verità dell’atto sessuale come espressione propria dell’amore coniugale, l’altro distrugge la vita di un essere umano; la prima si oppone alla virtù della castità matrimoniale, il secondo si oppone alla virtù della giustizia e viola direttamente il precetto divino ‘non uccidere’. Ma pur con questa diversa natura e peso morale, essi sono molto spesso in intima relazione, come frutti di una medesima pianta. (…). In moltissimi casi tali pratiche affondano le radici in una mentalità edonistica e deresponsabilizzante nei confronti della sessualità e suppongono un concetto egoistico di libertà che vede nella procreazione un ostacolo al dispiegarsi della propria personalità. La vita che potrebbe scaturire dall’incontro sessuale diventa così il nemico da evitare assolutamente e l’aborto l’unica possibile risposta risolutiva di fronte ad una contraccezione fallita. Purtroppo la stretta connessione che, a livello di mentalità, intercorre tra la pratica della contraccezione e quella dell’aborto emerge sempre di più e lo dimostra in modo allarmante anche la messa a punto di preparati chimici, di dispositivi intrauterini e di vaccini che, distribuiti con la stessa facilità dei contraccettivi, agiscono in realtà come abortivi nei primissimi stadi di sviluppo della vita del nuovo essere umano” (Evangelium Vitae, 13 – Giovanni Paolo II).

Nella continenza periodica, invece si accetta il rischio del figlio. E nell’accettazione del rischio, i coniugi si mantengono reciprocamente nella logica del dono. Giustamente C. Caffarra distingue tra volontà non procreativa e volontà antiprocreativa: “La prima connota una volizione che non è positivamente contro la procreazione; la seconda, una volizione positivamente contraria alla procreazione”.

IV)  Nella contraccezione l’amore coniugale viene falsificato.

Infatti mentre si compie un gesto che esprime la totalità del dono, ci si riserva di donare una componente importante della vita umana, la propria capacità di diventare padre o madre. “Così al linguaggio nativo che esprime la reciproca donazione totale dei coniugi, la contraccezione impone un linguaggio oggettivamente contraddittorio, quello cioè di non donarsi all’altro in totalità.
Ne deriva, non soltanto il positivo rifiuto all’apertura alla vita, ma anche una falsificazione dell’interiore verità dell’amore coniugale, chiamato a donarsi in totalità personale” (FC 32c).

Si tratta, in altre parole, di una bugia. Ed è stato osservato, proprio in riferimento al nostro tema, che anche nel dire bugie alla fine ci si stanca. In altre parole, viene meno la spontaneità e la freschezza dell’amore.
Nell’incertezza di una gravidanza non desiderata, i coniugi sono portati a guardarsi con sospetto, come a chi viene a turbare i propri sogni tranquilli, e si incolpano a vicenda. Quell’atto di amore, anziché unire ancor più gli animi, viene a dividerli.

Scrive E. Sgreccia: “Quando l’uomo e la donna si uniscono, se l’atto è umano e pieno, coinvolge il corpo, il cuore e lo spirito; se una di queste dimensioni viene a mancare, si tratta allora di un’unione umanamente incompleta e oggettivamente falsa, perché il corpo non ha senso se non come espressione della totalità della persona”. Eliminando intenzionalmente la capacità riproduttiva, i coniugi uniscono certo i loro corpi, ma il gesto sessuale è privato del suo significato più profondo: il donarsi e l’accogliersi in totalità. La castità coniugale, invece, non attua nessuna falsificazione, nessuna bugia. Non dà adito a sospetto tra i coniugi. Nel caso di concepimento non desiderato, essi si sentono ambedue responsabili “in solido”, disposti ad accettare il nascituro.
L’apertura alla vita dell’atto coniugale è garanzia dell’impegno a mantenersi nella logica del dono.

V. La contraccezione favorisce la mancanza di dominio su se stessi, sulle proprie passioni, sui propri istinti.

Gli atti coniugali vengono reclamati ogni volta che se ne avverte il ‘bisogno’, senza guardare le esigenze dell’altro. Nella continenza periodica, invece, i coniugi, se non vogliono procreare, sanno astenersi per qualche giorno, anche se lo stimolo è più forte o prepotente. E così la castità accresce quell’autodominio che è il segreto della libertà interiore. Nello stesso tempo gli istinti vengono valorizzati perché messi a servizio della persona, rimuovendo la possibilità che avvenga il contrario. Inoltre i coniugi, ammirando la capacità di autodominio, crescono nella stima reciproca, perché non si sentono cercati per libidine. Astenendosi nei giorni di fertilità, essi si dicono l’un l’altro che le relazioni sessuali non sono il tutto della loro vita, il bene cui si deve sacrificare ogni cosa (salute compresa).

Infine la castità favorisce la fiducia vicendevole in ordine all’impegno nella vita sociale ed ecclesiale. Quando si vede nel coniuge la capacità di resistere agli istinti nell’ambito matrimoniale, non si dubita che saprà vincersi anche nelle eventuali tentazioni extrafamiliari.

VI. La contraccezione va a toccare l’intimo nucleo della persona, qual è quello della sessualità.

E poiché la vita umana è un tutto unitario, la mancanza di autodominio in questo settore si riflette in un’assenza di autodominio anche in altri settori, come nel bere, nel parlare, nell’osservare i propri doveri religiosi, nel sopportare pazientemente i disagi e i rovesci della vita… La castità coniugale, invece, fa sì che una persona sia signora di se stessa innanzitutto nella sfera più fragile ed intima, qual è quella dei sentimenti e dello stimolo sessuale, e poi quasi per dilatazione di cerchi concentrici in tutto il resto: nel parlare, che non sarà mai sciocco e volgare; nelle relazioni con gli altri, mai ridotti a strumento di libido; nella capacità di farsi dono nei confronti di tutti; nella fedeltà ai propri doveri familiari, civili, religiosi; nel mangiare e nel bere. In una parola, in tutta la vita personale e di relazione.

VII. La contraccezione, poiché modifica interiormente il significato del gesto coniugale trasformandolo da mutuo regalo o dono a rapporto che appaga l’attrazione fisica, facilmente può bloccare l’amore nell’orizzonte della sensualità, che ne diventa in definitiva la tomba.

E, quando nel rapporto sponsale viene a mancare il di più, risulta facile trovare conforto, dialogo, stima e comprensione nelle relazioni extraconiugali.

La castità, invece, favorisce il dialogo, l’ascolto dell’altro, un imparare ad attendere i suoi tempi, dato che l’altro non sempre si trova disponibile all’unione coniugale.

Quando i coniugi avvertono lo stimolo sessuale e non possono attualizzarlo, sono indotti a cercare altre espressioni di affetto, quali ad esempio il parlare insieme, pregare…

Giovanni Paolo II osserva che la castità arricchisce l’amore, facendolo diventare più grande: “Se la castità coniugale (e la castità in genere) si manifesta dapprima come capacità di resistere alla concupiscenza della carne, in seguito essa gradualmente si rivela quale singolare capacità di percepire, amare e attuare quei significati del ‘linguaggio del corpo’, che rimangono del tutto sconosciuti alla concupiscenza stessa e che progressivamente arricchiscono il dialogo sponsale dei coniugi, purificandolo, approfondendolo ed insieme semplificandolo. Perciò quell’ascesi della continenza, di cui parla l’enciclica (HV 21), non comporta l’impoverimento delle ‘manifestazioni affettive, anzi le rende più intense spiritualmente, e quindi ne comporta l’arricchimento” (24.10.1984).

Paolo VI nell’HV aveva detto: “Il dominio dell’istinto, mediante la ragione e la libera volontà, impone indubbiamente un’ascesi… Ma questa disciplina, propria della purezza degli sposi, ben lungi dal nuocere all’amore coniugale, gli conferisce invece un più alto valore umano. Esige un continuo sforzo, ma grazie al suo benefico influsso i coniugi sviluppano integralmente la loro personalità, arricchendosi di valori spirituali: essa apporta alla vita familiare frutti di serenità e agevola la soluzione di altri problemi; favorisce l’attenzione verso l’altro coniuge, aiuta gli sposi a bandire l’egoismo, nemico del vero amore, ed approfondisce il loro senso di responsabilità. I genitori acquistano con essa la capacità di un influsso più profondo ed efficace per l’educazione dei figli; la fanciullezza e la gioventù crescono nella giusta stima dei valori umani e nello sviluppo sereno ed armonico delle loro facoltà spirituali e sensibili” (HV 21).

Qualcuno, però, accusa la continenza periodica di chiedere agli sposi di “fare l’amore col calendario”. Questo toglierebbe la spontaneità all’amore, introducendovi l’artificiosità. C’è tuttavia da chiedersi di quale spontaneità si tratti. Di quella degli istinti? L’amore umano non può essere ridotto ad un fatto istintuale, simile ad altri dell’organismo umano! Non è questa la spontaneità dell’amore. Il vicendevole trasporto è certamente necessario, ma va guidato dalla ragione. Solo così diventa un amore tra persone. Per il fatto che due persone sono sposate non si può concludere che sono diventate immuni dalla concupiscenza della carne. Ricorda la Sacra Scrittura: “Il talamo sia senza macchia” (Eb 13,4).

Circa il calendario: va riconosciuto che il calendario è un segno del dominio dell’uomo sul tempo che fugge. Gli animali non ne fanno uso. Lo subiscono e basta. L’uomo, invece, ne fa grande uso: si pensi alla programmazione del lavoro, al succedersi dell’orario scolastico, alla celebrazione delle feste, all’andare in ferie… Che dire, poi, delle tenerezze e dei regali che la gente si scambia in occasione del Natale, dell’onomastico, del compleanno? Chi oserebbe affermare che tutti quei gesti siano privi di spontaneità perché hanno tenuto conto del calendario? Questo significa che l’uomo, proprio perché è razionale, è capace di suscitare emozioni vere, profonde e durature, al di là del richiamo degli istinti e delle passioni.

VIII. La contraccezione riduce il rispetto per la donna: da soggetto, cui donare il proprio amore e da arricchire col dono di sé, facilmente viene degradata ad oggetto.

Il fine non è più lei, ma il piacere. La strumentalizzazione risulta più evidente in alcune tecniche contraccettive, come ad esempio nello IUD e anche nella pillola. Nella castità coniugale il rispetto viene avvertito in maniera molto forte. La donna si accorge che il marito sa attendere, che la rispetta. E per questo accresce la stima e l’affetto per lui. Il rispetto, qui come in ogni altro settore della vita, è la condizione imprescindibile per cui si possa parlare di amore, di fiducia, di stima. Nel rispetto è racchiusa la venerazione e la consapevolezza della dignità del prossimo.

IX. La contraccezione provoca molti danni fisici e psichici, oltre che morali.

Sul piano fisico: “I contraccettivi orali sono più efficaci e generalmente più accettati, ma è quasi impossibile che il loro impiego non si accompagni a rischi soprattutto cardiologici”. Essi incidono particolarmente nelle tromboembolie venose: “È stato dimostrato che il rischio tromboembolico è quasi totalmente limitato alle donne in trattamento con contraccettivi orali”; nell’infarto al miocardio: “Sembra che l’incidenza di infarto miocardico, in rapporto all’assunzione di contraccettivi orali, aumenti soprattutto nel gruppo di donne più attempate e in parallelo con la coesistenza di altri fattori a rischio, quali l’ipertensione arteriosa, l’iperlipemia, il fumo di sigaretta”; negli accidenti cerebrovascolari (ictus ed emorragie subaracnoidee), nella ipertensione. Per i contraccettivi orali vi possono essere ancora incidenze sul metabolismo glucidico (rischi di diabete soprattutto nelle donne che hanno predisposizioni) e su quello lipidico. Sui tumori al fegato: “Se non esiste una correlazione sicura tra l’assunzione dei contraccettivi orali e l’insorgenza dei tumori epatici, esiste però il riscontro della diminuzione o scomparsa di adenomi epato-cellulari in seguito alla sospensione del trattamento”.

“I dispositivi meccanici intrauterini possono causare batteriemia, sincope vagale durante il posizionamento, eccessivo sanguinamento mestruale”. I metodi di barriera possono produrre irritazioni varie. Quelli maschili possono causare danni mucosi e cutanei, quelli femminili possono provocare due tipi di lesioni a livello vaginale: uno a genesi irritativa dovuta all’azione meccanica del contraccettivo, l’altro a genesi allergica, di minore incidenza e dovuto alla sensibilità verso componenti del contraccettivo.

La stessa cosa si può dire per gli spermicidi. I contraccettivi ormonali possono causare malformazioni ai nascituri, concepimenti gemellari e mortalità perinatale. Per il coito interrotto e per il profilattico vi è da osservare che durante l’atto sessuale gli ormoni surrenali della donna secernono l’adrenalina, che la rende particolarmente tesa soprattutto negli organi genitali. Questo da origine a vaginiti, anche croniche, per la mancata deposizione del liquido seminale. Infatti il liquido seminale contiene sostanze (come la jaluronidasi) che favoriscono la detumescenza della vagina, dopo un rapporto, e quindi il suo rapido ritorno alla condizione di riposo.

Sul piano psichico: “I contraccettivi spostano il delicato equilibrio della donna tra maternità e sessualità a tutto favore della sessualità”. “La gravidanza stessa può essere inconsciamente desiderata dalla donna come prova della propria normalità… Altre volte può essere desiderata per colmare una sensazione di inutilità e soddisfare così la necessità di sentirsi indispensabile”. Nell’uomo: “La dissociazione che avviene tra piacere e procreazione può mettere in discussione la sua supremazia sessuale e fargli perdere l’iniziativa erotica a favore della donna”.

Inoltre: “La compagna non viene più vista come madre dei propri figli ma in modo dispregiativo come donna in calore”. Affiora la gelosia: la donna potrebbe essere tranquillamente infedele.

Vi sono poi problemi specifici in ordine ai vari contraccettivi. Per la pillola: la frequenza quotidiana può dare fastidio; alcune donne possono sentirsi trasformate in “macchine da sesso” perché l’uso della pillola va sfruttato con una alta frequenza di rapporti sessuali. Può provocare inoltre facile affaticabilità, irritabilità, sintomi depressivi, disturbi nel sonno.

Per i dispositivi intrauterini: “Le manipolazioni dei genitali necessarie per l’inserzione dello IUD comportano spesso vissuti di violenza e aggressione: fanno riaffiorare gli aspetti meno piacevoli della sessualità femminile, quali il flusso mestruale e la deflorazione. La spirale potrà essere immaginata come un corpo estraneo non tollerabile (…). Molte donne sono turbate nel vedere lo IUD montato sull’applicatore o nutrono dei timori sul filo che sporge in vagina”.

Per il condom: molte coppie lo accettano. Permette all’uomo di mantenere un ruolo di preminenza nell’atto sessuale. Crea però problemi psicologici frapponendosi come elemento estraneo all’intima unione dei partner e impedendo la fase finale dell’atto sessuale (dopo l’orgasmo deve essere rimosso).

Per la sterilizzazione chirurgica: “Si è osservato che nei mesi successivi all’intervento frequentemente si instaura una ‘fase di lutto’ caratterizzata da emozioni negative, sensazioni di tipo ipocondriaco, diminuzione dell’autostima (…). Talora la sterilizzazione influenza definitivamente in modo negativo la vita affettiva e quella sessuale”.

Per il coito interrotto: “È un metodo che non offre garanzie sufficienti e che genera ansia per la sua empiricità: interrompendo l’atto sessuale, è fonte di frustrazioni per entrambi i partner. La donna di solito non riesce a raggiungere l’orgasmo ed è frenata nelle sue manifestazioni sessuali dal timore di far perdere l’autocontrollo all’uomo. Questi, a sua volta, deve essere per tutto il rapporto sessuale attivo e vigile”. Inoltre avverte una sempre maggiore insoddisfazione per la scarsa partecipazione della donna.

La castità o continenza periodica non provoca invece nessuno di questi mali e, anzi, esprime vero amore, soprattutto per la donna. Non si capisce infatti che bene le si voglia quando le si procurano, sebbene non intenzionalmente (ma vi può essere un volontario in causa!), tanti mali.

Un vecchio proverbio sentenzia così: “Dio perdona sempre, l’uomo qualche volta, la natura mai”. L’organismo umano reagisce e si difende ogni qual volta gli si fa violenza.

X. Le ultime conseguenze sono nel… portafoglio.

Quasi tutti i metodi contraccettivi costano. Fa eccezione il coito interrotto. Qui è facile comprendere a chi giovi tanta propaganda. Vi sono dunque interessi economici che passano sopra la salute fisica, psichica e morale dei coniugi. I metodi naturali invece… non costano niente! La legge di Dio non ha altro interesse che quello dei coniugi. La Chiesa, che se ne fa portavoce, sa di attirarsi le critiche dai benefattori (!) dell’umanità. Il suo soprannaturale amore per i coniugi la spinge a dire la verità e a non temere di essere segno di contraddizione perché siano smascherati i pensieri di molti cuori (Lc 2,35).

"Il talamo sia senza macchia" (S. Paolo)

“Il talamo sia senza macchia”
(S. Paolo)

 
Il post è il risultato dell’unione di 4 puntate con cui don Angelo Bellon (del sito Amici Domenicani) ha risposto ad una domanda sull’argomento della contraccezione.

I link sono i seguenti

“La profonda differenza che passa tra la contraccezione e il seguire la legge di Dio nel matrimonio”:

1) http://www.amicidomenicani.it/leggi_sacerdote.php?id=1517 (1 puntata)
2) http://www.amicidomenicani.it/leggi_sacerdote.php?id=1518 (2 puntata)
3) http://www.amicidomenicani.it/leggi_sacerdote.php?id=1519 (3 puntata)
4) http://www.amicidomenicani.it/leggi_sacerdote.php?id=1520 (4 puntata)

 

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