Gesù Bambino, una storia vera

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di Andrea Tornielli

«L’infanzia di Gesù», il terzo libro di Benedetto XVI che completa la trilogia dedicata al Nazareno, pubblicato da Rizzoli e dalla Libreria Editrice Vaticana, sta già diventando un best seller ed è venduto in molti Paesi del mondo. Rispetto ai due precedenti («Gesù di Nazaret», 2007, dedicato alla vita pubblica di Cristo dal battesimo sul Giordano alla Trasfigurazione; «Gesù di Nazaret. Dall’ingresso in Gerusalemme alla resurrezione», dedicato agli eventi celebrati nel triduo pasquale) il nuovo saggio ratzingeriano è più breve e per certi versi anche di più facile lettura.

Un primo importante filo conduttore è il modo con cui il Papa mostra come i racconti di Matteo e Luca, gli unici due evangelisti che descrivono le circostanze della nascita di Cristo e i primi passi mossi dalla Sacra famiglia – segnati fin da subito dalla persecuzione del re Erode, così efferato da far uccidere tutti i bambini maschi di Betlemme pur di assicurarsi di aver eliminato il messia – sono ben altro dalla favola natalizia un po’ zuccherosa a cui siamo abituati. Non sono una leggenda, né un «midrash», una narrazione teologica. Non sono delle invenzioni umane, di autori intenzionati a creare parabole a fin di bene. Hanno, invece, un fondamento storico, e il fatto di essere stati redatti alla luce della resurrezione di Gesù al fine di tramandare gli eventi della sua vita non ne diminuisce il rapporto con la storia concreta e reale della Palestina di duemila anni fa.

Nel volume sono diversi i brani in cui Benedetto XVI, con leggerezza e finezza, prende di mira alcune conclusioni di certi esegeti moderni. Come quando sottolinea: «I contenuti essenziali dei fatti riferiti da Luca rimangono, nonostante tutto, storicamente credibili: egli decise – come dice nella premessa del suo Vangelo – “di fare ricerche accurate in ogni circostanza”. Questo ovviamente con i mezzi a sua disposizione. Egli era pur sempre più vicino alle fonti e agli eventi di quanto noi, malgrado tutta l’erudizione storica, possiamo pretendere».

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Ma le pagine più belle sono quelle in cui il Papa teologo mette in luce particolari sfaccettature degli episodi raccontati nel Nuovo Testamento. Come ad esempio quando si sofferma sull’episodio di Gesù dodicenne ritrovato nel Tempio di Gerusalemme dai genitori che lo avevano perso di vista durante il viaggio di ritorno del pellegrinaggio della Pasqua. Maria e Giuseppe si accorgono della sua assenza soltanto dopo un giorno di viaggio. «In base alla nostra immaginazione, forse troppo gretta, della Santa Famiglia – scrive Ratzinger – questo fatto stupisce. Ci mostra, però, in modo molto bello che nella Santa Famiglia libertà e obbedienza erano ben conciliate l’una con l’altra. Il dodicenne era lasciato libero di decidere se mettermi insieme con coetanei e amici e rimanere durante il cammino in loro compagnia». Ai genitori preoccupati, a Maria che lo rimprovera, Gesù ritrovato ad ammaestrare i dottori del Tempio risponde: «Mi trovo proprio là dove è il mio posto – presso il Padre, nella sua casa… Non è Giuseppe mio padre, ma un Altro – Dio stesso. A Lui appartengo, presso di Lui mi trovo». «Può forse essere espressa più chiaramente – si chiede Benedetto XVI – la figliolanza divina di Gesù?».

Insomma un libro per tutti, che aiuta a prepararsi al Natale con lo sguardo e la profondità necessaria: proprio in quei primi piccolissimi passi, in quel nascosto evento accaduto nella periferica provincia dell’impero romano, così distante dalla grande storia, si manifesta l’inimmaginabile grandezza di un Dio che sceglie l’estrema debolezza, una grotta e una mangiatoia, per fare il suo ingresso nel mondo. Un Dio che condiziona la sua «joint-venture» per la redenzione dell’umanità al «sì» di una ragazzina. Il Dio che «ha rovesciato i potenti dai troni» e «ha innalzato gli umili».

[Fonte: La Bussola Quotidiana, 2.12.12]

 
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