Politici decenti, non impeccabili

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di Costanza Miriano

Credo che l’ossessione di tante persone e di tanti mezzi di comunicazione per la pulizia morale dei politici – ma cos’è, esattamente, la pulizia? – venga dall’equivoco di immaginare che possa esserci un uomo davvero totalmente pulito, impeccabile, irreprensibile. Una questione a cui un cattolico non può appassionarsi. Noi cristiani sappiamo di avere bisogno di essere redenti, perché non siamo meglio di nessuno, e sappiamo che nessuno sarà mai senza peccato.

Andando a scavare, suvvia, vuoi che non si trovi una macchia, una pecca, uno scheletruccio, rovistando in qualche remoto armadio, magari anche dello zio di secondo grado (ma magari prima)?

Non è qualunquismo ma è sapere la verità dell’uomo, per come ci è stato raccontato dall’unico giusto, dall’agnello che si è preso su di noi il nostro male, la nostra felix culpa. Noi sappiamo che siamo toccati nel profondo dal male, ed è per questo che abbiamo bisogno di Cristo.

Chi non ha paura di guardare il male, proprio e degli altri, quel male nascosto a volte sotto la maschera della rispettabilità, ha quel sano buon senso che permette di porsi obiettivi ragionevoli: per esempio politici decenti, non impeccabili. Come disse una volta un sacerdote, all’inizio di una messa: mettetevi davanti al Signore meglio che potete. Mi sembra un ottimo programma. “Meglio che possiamo”.

Come sarebbe bello se venisse uno a chiedere un voto e dicesse: “Io sono un nano coi trampoli, cerco di combinare qualcosa, ce la metterò tutta, ma sinceramente non so cosa potrei fare se potessi prendere qualche soldo in più, se potessi avere qualche vantaggio, se magari mi capitasse di poter sistemare un figlio o una figlia (sul familismo amorale, mi dispiace, quasi nessuno è inattaccabile). Però ho incontrato Cristo, che è veramente bello, veramente buono, che ha speso tutto per me, non si è risparmiato, e ha regnato in un modo del tutto alternativo, un re che ha accettato una croce per trono. Allora, stando vicino a Lui, trascorrendo del tempo con Lui, cerco di assomigliargli, di trasformarmi in un altro Cristo. E poiché cerco di amare Cristo, credo che i fratelli siano parte del suo corpo, e cerco di amarli tutti. Non so se troverò la ricetta giusta per la politica, di certo metto le persone al centro del mio programma. Per questo so che nessun fratello si può toccare dal concepimento alla fine naturale della sia vita, che le persone se hanno una famiglia stabile, fatta da madre, padre e figli, sono felici, e che perciò le famiglie sono una cosa buona, e vanno aiutate”.

Io non credo nei valori, che – come dice un professore amico mio – sono una truffa organizzata da quelli che avevano bisogno di credere in qualcosa (anche Hitler aveva un sacco di valori). Non credo neanche in me stessa. Credo solo in Cristo.

Non che la mia opinione conti un gran che. Non dirigo un tg, né un giornale, e se è per questo neanche il tavolo dei compiti, a casa mia. Quindi la mia, per carità, è un’idea come un’altra. Però personalmente trovo del tutto irrilevanti le domande ai politici sul loro stipendio o sul conto del ristorante. Mi sembra chiaro che i problemi del nostro paese si giochino a un livello incredibilmente più alto non solo delle nostre teste, ma anche di quelle dei politici italiani. A questo punto si aprono scenari di macroeconomia che sono davvero fuori dalla mia portata. Ma una cosa che ho capito persino io è che la vera battaglia è contro il principe di questo mondo. E noi lo sappiamo chi è l’unico che può vincere.