Consigli per un buon matrimonio

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Propongo un bel brano di San Riccardo Pampuri sul Sacramento del Matrimonio che ho trovato tra i suoi scritti. L’ho ricopiato qui perchè l’ho trovato molto attuale (pur essendo scritto nel 1924) e anche illuminante sulla bellezza, la dignità e l’altissimo valore sacro del matrimonio cristiano. Da leggere e meditare.

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Al Dottor Benedetto Secondi

Torrino, 30 marzo 1924

Una gioventù cresciuta nell’indifferentismo religioso della scuola, e sovente anche della famiglia, o male influenzata da un ambiente sociale praticamente ateo, frivolo e non di rado grandemente corrotto, si avvia al matrimonio con una leggerezza veramente impressionante, tanto da non porre in questo affare che può decidere della felicità o dell’infelicità di tutta la vita, nemmeno quella istintiva prudenza che un agricoltore mette nella compera di un puledro o di un paio di buoi, dei quali, dopo tutto, potrà liberarsi non appena non gli servano più bene.

Guidati il più delle volte quasi esclusivamente dalla passione, che molto simile al cieco istinto degli animali, non è certo per l’uomo la migliore consigliera, in altri casi migliori, gli uomini, i giovani, per rimanere nel nostro campo, si lasciano dirigere più che altro dal desiderio, buono sì, ma pur quasi esclusivamente egoistico, di una vita più comoda e tranquilla, dal bisogno di sentirsi circondati pure più affettuose ed aiutati nel consolidamento della propria posizione nella società.

Ma quanti si accostano al matrimonio con quel religioso rispetto, con quella purezza santità di affetti e di aspirazioni colle quali si deve ricevere un “sacramento grande”, come lo ha definito la Chiesa? Quanti cercano in quella che dovrà essere la compagna di tutta la vita, una sposa santa che sta per incoraggiarli, spingerli, trascinarli con l’esempio di mirabili virtù ad un adempimento sempre più perfetto della missione di bene, sempre grande anche quando può sembrare umilissima, alla quale Iddio ha destinato ciascuno di noi in proporzione dei talenti e delle grazie concessici, ad una sempre maggiore perfezione morale, verso l’amore sempre più ardente di Dio e del prossimo?

È chi mai oggi, mettendo al mondo dei figli, ne fa fin dalla nascita un’offerta a Dio, perché abbia da benedirli, come gli antichi Patriarchi, i cristiani dei primi secoli ed i Santi di tutti tempi, e non contenti poi di dar loro un’adeguata istruzione, che da sé sola sarebbe un’arma più pericolosa che utile, ma difendendo nell’innocenza della purezza dell’animo contro le mille insidie dei compagni della scuola e della società si preoccupa soprattutto di dar loro una sana e forte educazione basata sopra gli incrollabili principii della Fede cristiana, e cerca di farne degli uomini santi, armati contro tutte le burrasche e le insidie della vita, i quali abbiano da glorificare Iddio ed onorare altamente la Chiesa e la patria, memore del precetto di Gesù: Siate santi come Santo è il Padre vostro che sta nei Cieli?

Eppure questo dovrebbe essere, come lo è stato per tanti buoni, il matrimonio cristiano, quel matrimonio che sommamente benedetto da Dio, perché vero specchio della mistica unione di Gesù con la sua Chiesa, fa pregustare col perfetto abbandono alla Divina Provvidenza una pace così serena ed una felicità così profonda anche nelle più dolorose prove della vita, che il mondo nella sua vertiginosa ed opprimente agitazione non può nemmeno lontanamente sospettare.

Molti affermano oggi ritrovare nella donna un ostacolo alla loro virtù, allora perfezionamento morale, ma non si accorgono che non è la donna l’ostacolo, la pietra d’inciampo, ma la loro indifferenza religiosa, la tralasciata insufficiente pratica dei Sacramenti, l’ignoranza della dottrina cristiana, per cui, incapaci di frenare e dominare gli istinti inferiori e le volubili passioni, cercano nella donna non le delicate ed ammirabili virtù proprie del suo sesso, ma ciò che in essa può eccitare ed alimentare le deleterie passioni del senso.

Si preoccupano gli uomini di cercare la futura sposa soprattutto quelle doti fisiche ed intellettuali che possono servire a fare una buona comparsa nella società, a bene ordinare la casa e da ben dirigere la cucina, e quanto al resto si accontentano di una certa abitudine di religiosità esteriore, ben lontana da quella Fede profonda ed incrollabile che è la sorgente di ogni più bella, nobile ed anche eroica virtù e che potrà fare della donna il vero angelo consolatore della famiglia, nei momenti della prova, nello sconforto e del dolore.

Ci si lascia abbagliare con tutta facilità del fascino esteriore di quelle donne che pur di accaparrarsi un buon partito, come suol dirsi, non dubitano di passar sopra a quella modesta invereconda riservatezza che è una delle più valide difese delle virtù muliebri e fra di queste non è certo l’ultima, e poco ci si preoccupa di quelle altre che preferiscono custodire nella santa intimità della famiglia le loro nobili doti e per l’eventuale conoscenza e ricerca di esse poco si fa conto dell’autorevole saggio consiglio del ministro di Dio e di quelle altre persone che per l’esperienza della loro età e l’indubitabile affetto potrebbero essere di prezioso aiuto.

Così, ben si comprende come tanto sovente nel matrimonio anziché il benessere e la pace si trovi la discordia ed una pesante croce.

I matrimoni di passione, d’amore come sogliono chiamarsi con una forma alquanto eufemistica (poiché l’amore vero è ben altra cosa), sono quelli che danno il maggior contributo alla falange ognor crescente delle discordie e divisioni coniugali, dell’infedeltà e dei divorzi.

Io stesso ho potuto osservarne alcuni esempi tipici fra i quali purtroppo anche quello di un carissimo amico che ben amaramente dovette scontare l’imprudenza di aver forse più badato nella scelta della propria fidanzata al colore e alla forma dei capelli che non alle sue qualità morali.

Quale mirabile esempio ci viene a questo proposito da Dio stesso!

Giunse il tempo prestabilito da tutta l’eternità per l’Incarnazione del di Divin Verbo, Iddio scelse la più pura, la più santa fra tutte le donne a sposa dello Spirito Santo, a madre del suo Unigenito Figlio, scelse l’umile ancella di Nazaret che l’angelo non aveva saputo meglio chiamare, che col titolo di “gratia plena”?
Poteva errare la Sapienza Infinita?
Potremo sbagliare noi imitandone l’esempio? Non dimentichiamo mai che “Nisi Dominus aedificaverit domum, in vanum laborant qui aedificant eam”, è parola della Sacra Scrittura.

Ma per avere la benedizione di Dio in questa scelta non basta da sola la nostra ben poca prudenza, tanto facilmente sopraffatta dalle passioni e dalle prevenzioni e pregiudizi, ma dobbiamo pregare, pregare sempre e molto invocandone l’aiuto specialmente con l’assidua frequenza dei Santi Sacramenti ed abbandonarci con piena figliale fiducia alla Divina Provvidenza di Dio, la quale così certamente non mancherà di dirigerci ed illuminarci.
Solo così sarà possibile costruire sopra una base granitica la propria felicità familiare.
 
Erminio Pampuri

 
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