Gaia, la madre terra. Il ritorno al paganesimo

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di Francesca Pannuti
 
La mia sensibilità mi porta spesso a sentire, di fronte agli eventi della storia e dell’attualità, l’esigenza di cercare le radici ultime che li spiegano o che possano in qualche modo fare luce su di essi. Credo che l’animo umano non si appaghi nella troppo consueta formula cronachistica di proporre gli eventi, tipica della nostra cultura massmediatica.

Che cosa sta, dunque, succedendo in questi ultimi tempi? Si parla di apostasia silenziosa, di fiorire di sette, di diffusione di antiche religioni quali il buddismo, l’induismo, di mistificazione continua della verità, proprio qui in occidente, culla del Cristianesimo. Si constata la pratica sempre più diffusa di aborto, contraccezione, eutanasia, comportamenti che, nella nostra cultura sono sempre stati chiamati “delitti” e ora prendono il nome di “diritti”.

Come spiegare tutto ciò? Il Cristianesimo aveva fatto piazza pulita delle sregolatezze che hanno sempre, in varia misura, caratterizzato i popoli pagani: incesto, pedofilia, sacrifici umani, schiavitù, pratiche magiche, al fine di dare alla luce una civiltà rispettosa della persona. Ora vediamo, pur in forma diversa, ripresentarsi un profilo di civiltà che si richiama in modo più o meno esplicito al paganesimo. Vedo in tutto ciò una sorta di paganesimo “di ritorno”, che ha un volto più inquietante di quello passato, perché implica in sé, non l’ignoranza, bensì il rifiuto della Verità rivelata. Che cosa vedere dietro a tutto ciò?

I motivi possono essere tanti e non ho intenzione qui di essere esaustiva nel proporre le cause di un fenomeno tanto complesso. Tuttavia, desidero mostrare come il riproporre termini quali “panteismo” o “gnosi”, quali probabili radici di tali cambiamenti, non sia qualcosa di così peregrino. Basti un esempio: il film che nel 2009 fece i maggiori incassi di tutti i tempi, Avatar di J. Cameron, presentava un panteismo rivisitato in forme New Age. Il famoso sociologo delle religioni, Massimo Introvigne ritiene che sia proprio qui l’ispirazione del film, in particolare, nella forma incarnata dalla comunità di “Damanhur”, centro acquariano fondato nel 1976 in Valchiusella da O. Airaudi, la più grande comunità di origine New Age del mondo, ispirata ad un panteismo condiviso.

Questo già può dare un’idea di come la filosofia panteista sta influenzando in maniera capillare la nostra cultura, fino a diventare alla portata di tutti. Pertanto non possiamo non chiederci che cosa è il panteismo al fine di comprendere meglio i nostri tempi.

Questa impostazione di pensiero, che nel corso della storia ha assunto svariate manifestazioni, fa coincidere la divinità con il Tutto, che di volta in volta può essere identificato con l’universo o la terra o la natura. Ciò trae origine spesso da una sana esigenza, quella cioè di non voler vedere la divinità come qualcosa di estraneo, lontano o minaccioso, ovvero quella di cercare di superare le paure che nascono dal contatto con una natura imprevedibile e talvolta pericolosa. E’ il voler vedere in ogni manifestazione della realtà il divino, un’energia misteriosa e vitale che pervade ogni cosa e tutti noi.

La sana ricerca di un’intimità col divino, però, in un contesto in cui esso viene a coincidere con il mondo e quindi ad esserne totalmente coinvolto, ha come esito la confusione tra natura e soprannatura allo scopo di controllare la divinità, facendo dell’universo o della natura un idolo. Quest’ultimo, che sia la madre terra o l’universo o la natura, va placato al fine di controllarne e sfruttarne il potere a vantaggio dell’uomo. Ora, poiché quest’ultimo, nell’universo sensibile, è l’unico essere razionale, il passo che conduce alla divinizzazione dell’uomo è breve. Ne consegue che l’uomo, mediante la sua conoscenza, mira a controllare e manipolare la realtà, la vita, così che la scienza finisce per assumere una valenza magica: dietro a quella, invero, si staglia l’unico movente di tutto il pensiero panteista: il potere. L’uomo, che cerca assiduamente il divino che è in sé e nella natura, si illude di poter controllare entrambi, di porre le basi della propria sopravvivenza, di un dominio assoluto sull’universo, in definitiva, di un paradiso compiuto sulla terra, salvo poi trovarsi inevitabilmente ad essere schiavo dell’idolo appena costruito: schiavo della natura, alla quale occorre sacrificare, schiavo di se stesso e delle proprie voglie. Questo è l’esito dell’inclinazione di molti, in questi tempi, verso concezioni religiose più permissive: al posto del Dio personale del cristianesimo, che si rivela nella Bibbia, subentra un essere supremo, misterioso e indeterminato, che ha solo una vaga relazione con la vita personale dell’essere umano. Se, infatti, da una parte, il Dio creatore si manifesta come un Dio dotato di intelligenza e volontà tali da comunicare, per amore, la Sua Bontà, Verità e bellezza nel creato e da determinare con chiarezza la distinzione tra Bene e Male, dall’altra, nel panteismo svanisce la relazione di amore tra Dio e il creato, insieme alla dimensione della trascendenza, dell’ulteriorità di Dio rispetto al mondo, e dello spirituale rispetto al materiale. La confusione tra divinità e mondo fa sì che le caratteristiche dell’una passino nell’altro e viceversa: la mutabilità del mondo diviene qualcosa di “divino”, la potenza della divinità viene attribuita alla natura, nel divino viene elevata tutta la lotta mondana tra bene e male così che essa non possa che diventare eterna ed ineluttabile.

Ma a che cosa si ridurrà il Bene, qualora esso sia inesorabilmente legato e mescolato col male? Ne verrà un’inevitabile giustificazione del male, spesso concepito come mezzo per raggiungere il bene. Così pure l’abbandono di un Dio personale apre la strada ad una divinità priva di intelletto e volontà, non più principio del discrimine tra il bene dal male. L’uomo finirà così per considerare questi ultimi funzionali l’uno all’altro, perdendo, in tal modo, la sua forza morale e spirituale, necessaria per uno sviluppo complessivo della persona, con gravissime conseguenza nella sfera sociale e politica, ove l’agire sociale viene dominato sempre di più dall’interesse privato o dal calcolo del potere.

Laddove, invece, si accetta la superiorità di un Dio capace di conoscere, volere, amare, comunicare, si contempla la possibilità di un mondo fatto secondo un ordine che va rispettato, pena la deformazione, la disgregazione della creazione stessa, come pure la realizzazione di una relazione personale, non meno intima, tra Dio e l’uomo, definita dalla cifra dell’amore, della donazione, della comunione. E notiamo che quest’ultima si può sviluppare solo tra realtà individuali e distinte tra loro, tali che possano unirsi, comunicando tutto di sé, senza peraltro confondersi.

Non illudiamoci, inoltre, che il rifiuto della creazione non abbia ripercussioni anche sul mistero dell’Incarnazione. Certe derive teologiche ampiamente diffuse oggi mostrano con chiarezza come si finisca per misconoscere l’Incarnazione proprio là dove si perde la distinzione tra natura e soprannatura, così che Cristo difficilmente viene inteso come qualcosa di più di un grande profeta, e la verità naturale come quella rivelata vengono relativizzate come qualcosa che cambia col mutare delle epoche storiche. Per un ulteriore approfondimento del tema, invito ad accedere agli scritti illuminanti di p. Tomas Tyn (per la bibliografia vedere http://www.arpato. org), di p. Giovanni Cavalcoli (ci si può riferire anche ai miei testi: Il pensiero amante, If Press, Morolo, 2012; Un teologo domenicano oggi. Padre Giovanni Cavalcoli, If Press, Morolo, 2012).

Quali, dunque, gli effetti di un neopaganesimo in continua espansione nel mondo? Se richiami al paganesimo si fanno risalire al Rinascimento e poi al periodo dell’Illuminismo, nell’800 e nel ‘900 si sono sviluppati vari filoni e tra questi quello della Wicca con caratteristiche esplicite di stregoneria e l’ariosofia, il cui teorico più importante, Guido (von) List (1848-1919), dichiaratamente pagano, esercitò un’influenza sulle origini intellettuali del nazional-socialismo e, nello stesso tempo, su Carl Gustav Jung.

Più vicino a noi il 14 ottobre 2003 il Centro Internazionale Crocevia, Greenpeace Italia, Verdi Ambiente Società, Associazione Italiana Agricoltura Biologica, Associazione rurale italiana e Flai-Cgil si sono ritrovati davanti al Tempio di Vesta a Roma, per chiedere alla Dea Cerere di liberare l’Italia dagli organismi geneticamente modificati. Cerere, corrispondente alla dea Greca Demetra, era venerata dai romani insieme a Tellus rappresentante la dea Terra. Si sta diffondendo, invero, nella società un fideismo neo-pagano che chiama «Madre» la natura, che si affida alla sua benevolenza, usando il termine «naturale» come sinonimo di buono e salutare. Laddove la terra e la natura sono considerati un tutt’uno con la divinità, ne viene di conseguenza che per propiziarseli occorre trovare “qualcosa” da sacrificare loro. E per questo scopo sembra tornare utile ricuperare la vecchia teoria malthusiana, ormai desueta e ampiamente smentita, secondo cui la crescita della popolazione avverrebbe secondo una proporzione geometrica rispetto a quella delle risorse naturali che si realizzerebbe secondo una proporzione matematica. Il risultato, secondo Malthus, la crescita spropositata della popolazione, in breve tempo, senza che la terra possa fornire sufficiente fabbisogno alimentare per tutti. Il rimedio: il controllo delle nascite, perché è nella natura delle cose che i ricchi non possano “aiutare all’infinito i poveri”…. Quest’ultimo si dovrebbe realizzare, secondo tale studioso, in virtù dell’esercizio della castità e dei matrimoni tardivi.

Le sue idee furono poi riprese in modo più radicale da Francis Place, il quale pose le basi del movimento neomalthusiano, sostenendo la necessità della contraccezione per il controllo delle nascite. Nel 1915, poi, M. Sanger fondò la International Planned Parenthood Federation, oggi la più potente delle circa 20000 “Ong” accreditate dall’Onu e impegnate nella promozione del cosiddetto “sviluppo sostenibile”, e diffuse così i principi eugenetici che servirono come base per l’ideologia nazista. Essa predicava una nuova “filantropia” che tendeva ad eliminare “il peso morto dei rifiuti umani”, quali i malati di mente, coloro che avevano un basso quoziente intellettuale, i negri, gli ebrei, i latini, in vista di una nuova razza puro sangue.

La IPPF è tuttora attivissima nel promuovere a livello internazionale l’aborto, l’uso del profilattico e l’educazione sessuale a scuola a partire dalle elementari.

Sotto la bandiera dello “sviluppo sostenibile”, ancora, si raccolgono le circa 20.000 organizzazioni non governative accreditate e finanziate dall’Onu (le più famose: l’Unesco, l’Unicef e l’UNFPA) il cui credo ambientalista, radicato nell’imperativo del controllo demografico, strumentalizza le istanze femministe.

In Brasile, tanto per fare un esempio, secondo i dati pubblicati dal governo nel 1999 e riportati nel bellissimo libro di M. Schooyans, Conversazioni su gli idoli della modernità, il 43% delle donne che fa uso di metodi di controllo delle nascite è stato sottoposto a sterilizzazione. «I medici – aggiunge l’autore – praticano sterilizzazioni e castrazioni, mutilando in modo definitivo uomini e soprattutto donne povere e innocenti che non sanno che cosa stia loro accadendo». Il risultato: «la popolazione mondiale è distribuita su più di 200 paesi. In un buon terzo di questi paesi, l’indice di fecondità è pari o inferiore a 2,1, che è il valore minimo affinché una popolazione si rinnovi. Inoltre, questo indice è in diminuzione ovunque […] una tale situazione mette in pericolo il futuro dell’umanità».

Ecco che, secondo la denuncia fatta da Antonio Socci già vari anni fa, anche sotto lo stimolo massiccio di tali sollecitazioni sono stati “sacrificati” più di un miliardo di bambini nel mondo tramite l’aborto.

E si potrebbe andare avanti molto (la bibliografia ormai è ampia) nel descrivere i casi in cui si realizza nella pratica l’ideologia per cui l’uomo sarebbe il “cancro” del pianeta, sul presupposto della cancellazione della superiorità della persona su tutte le altre creature in virtù della sua dignità di immagine di Dio. E’ evidente che, allorché si nega, col panteismo, la creazione e, insieme ad essa, quel filo rosso che lega Dio alle sue creature e all’uomo in modo particolare, in virtù del soffio dello spirito, dato solo a lui, si finisce per stravolgere a piacimento quell’ordine fissato da un Creatore dotato di intelligenza e volontà per sostituire ad esso l’arbitrio umano.

Ecco quindi che viene così introdotto un nuovo (anche se dalle radici molto antiche) rapporto con la divinità, una nuova religiosità che, pur esprimendosi in modalità molto diverse in sette e gruppi disparati, ha una caratteristica comune. Essa viene espressa bene dalla “Carta della Terra” che ha come fine quello di creare una nuovo codice etico internazionale che dovrebbe sostituire le religioni tradizionali, con una nuova religiosità universale più affine al panteismo. Sarebbe un misto di femminismo, marxismo, ecologia radicale, indigenismo e New Age, che verrebbe a rimpiazzare i dieci comandamenti.

Tra i principali promotori della Carta della terra si annoverano Tim Wirth notoriamente impegnato per la liberalizzazione dell’aborto e l’applicazione rigorosa delle politiche di controllo delle nascite; Strong, Presidente del “Consiglio per la Terra”, uomo tra i più influenti nella lobby ambientalista, in antitesi con la Chiesa cattolica, fautore di una nuova religiosità a metà tra New Age e neopaganesimo. Fu consigliere dell’allora segretario generale dell’Onu Kofi Annan, consigliere per i trust dei Rockefeller e dei Rothschild, consigliere del presidente della Banca Mondiale, consigliere di amministrazione di un’enorme cattedrale cristiana protestante che si dedica all’“ecologia sacra”, ove Al Gore fece il discorso per la Benedizione degli animali. In quella occasione, fra gli animali all’altare c’era un elefante, un lama, un cammello, uccelli, alghe, una scodella piena di vermi e un pitone talmente grande che ci sono voluti due uomini per trasportarlo. Nella sua predica Gore dichiarò che dio non è un essere separato dalla Terra. Saint John the Divine è anche la sede dell’“Istituto Gaia”, del “Tempio della Comprensione”, una Ong accreditata dall’Onu, e dell’“Alleanza Nazionale Religiosa per l’Ambiente”. Quest’ultima, fondata allo scopo di diffondere le idee New Age nelle chiese americane, ha mostrato di avere a disposizione milioni di dollari per promuovere l’eco-teologia (adorazione della natura, sabati ecologici, spiritualità ecologica…).

Massimo Introvigne nel suo articolo a commento dell’ultimo libro di Dan Brown, Inferno, asserisce: «In un momento in cui da tanti grandi economisti a Putin tutti paventano semmai il “suicidio demografico” evocato dal beato Giovanni Paolo II (1920-2005) sembra paradossale che Brown si presenti a frustare il cavallo morto della sovrappopolazione, riprendendo un vecchio mito che sembrava perfino sprofondato nel ridicolo. Chi prende sul serio oggi il Club di Roma che nel 1970 prevedeva intorno al 2000 guerre mondiali per il controllo di risorse agricole che sarebbero dovute venire a mancare a causa dell’aumento della popolazione?

Ma Brown non è solo. Per rimanere a casa nostra Marco Pannella, Dario Fo, Eugenio Scalfari – per non parlare di Gianroberto Casaleggio, il vero capo del movimento di Beppe Grillo, che considera anche lui necessario ridurre da sette miliardi a un miliardo gli attuali abitanti della Terra per assicurare loro un luminoso futuro a cinque stelle – hanno cercato di rilanciare negli ultimi anni, in un coro unanime e sospetto, i vecchi miti della sovrappopolazione. Nostalgie della loro giovinezza? No, c’è una ragione precisa per questo ritorno a miti screditati. Si tratta di fare propaganda per la sterilizzazione forzata, l’aborto, l’eutanasia e anche per l’ultimo abominio, l’infanticidio dei bambini già nati – e sfuggiti all’aborto – di cui si paventano malattie gravi, mascherato sotto il nome ipocrita di “aborto post-natale” e per cui si è già cominciato a battere la grancassa» (http://www.lanuovabq.it/it/articoli-dan-brown-un-manifesto-per-la-cultura-della-morte-6476.htm).

In definitiva, oggi, sulla base di un panteismo rivisitato in veste New Age, si propugna la diffusione di una nuova etica non più basata sulla legge naturale impressa nella creazione, e di una nuova religiosità filantropica superiore alle altre perché capace di unificarle e pacificarle, entrambe imposte a livello internazionale da una sorta di tirannia di pochi cosiddetti “illuminati”.

Questa nuova etica si caratterizza per la perdita del concetto di persona, di democrazia e di fraternità, sostituito da quello di fratellanza (ideologia in cui il fratello non mi è dato, ma lo scelgo io). E ciò non stupisce laddove, mancando il concetto di creazione, viene meno la figura di Dio-Padre trascendente per il quale saremmo anche noi, appunto, persone e fratelli.

La nuova religiosità, poi, laddove il rapporto con la divinità si esprime in termini di coincidenza e non di trascendenza, tenderebbe, in primo luogo, a riprodurre, a modo suo, la dimensione ecclesiale, riprendendo riti iniziatici quale sostituto magico della successione apostolica e ciò in movimenti derivanti, almeno idealmente, dalle correnti più occultiste e magiche delle massonerie. In secondo luogo, si ha di mira l’imitazione di Cristo e dei suoi poteri in movimenti magici di tipo spiritista con medium, culti dei dischi volanti, viaggi nello spazio verso gli extraterrestri in centinaia di religioni ufologiche con migliaia di aderenti. In terzo luogo, l’obbiettivo finale dell’uomo di oggi, intriso appunto di panteismo, si presenta come l’identificazione con Dio. Questo, nella storia del pensiero, si esprime nella presunta coincidenza del mio pensiero con la realtà, da quello prodotta e, nelle varie forme di religiosità neo-pagana, con pratiche di magia sessuale miranti all’auto-redenzione e alla costruzione di un corpo di gloria.

E’, in definitiva, l’espressione più palese dell’obbedienza al serpente del Paradiso terrestre che insinua: “se mangerete dell’albero della conoscenza del bene e del male diventerete come dio”. Vale a dire: non vi basti conoscere il bene e il male e distinguerli; siate voi a prendervi il potere di decidere che cosa è bene e che cosa è male, scienza che pertiene solo a Dio. Così sarete come dio. Ecco che, in tal modo, l’uomo mira ad impossessarsi con le proprie forze di ciò che Dio vuole elargire come dono, come grazia: la figliolanza divina, l’essere dei, sì, ma per partecipazione.
 
[Fonte: Il blog di Annalisa Colzi]