La caduta degli angeli

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di Stefano BIAVASCHI
 
Forse la caduta degli angeli è un argomento di cui la teologia parla poco perché in realtà ne sappiamo assai poco. Ma c’è anche chi ne parla poco per non introdurre la questione dei demoni (angeli decaduti) e dunque dell’inferno, tema assai scomodo per alcuni “teologi” che preferiscono pensarlo vuoto. Eppure, essendo anche gli angeli creature di Dio, non si può negare loro il possesso del libero arbitrio. E se c’è il libero arbitrio, non è inconcepibile che un angelo possa anche dire di no a Dio, smettendo di conseguenza di riceverne e trasmetterne la luce, come del resto vediamo accadere tutti i giorni agli uomini. Nella seconda Lettera di Pietro si legge: «Dio infatti non risparmiò gli angeli che avevano peccato, ma li precipitò negli abissi tenebrosi dell’inferno» (2 Pt 2,4).

La Sacra Scrittura dunque attesta la caduta degli angeli, che anzi influenzò la caduta degli uomini. Spiega il Catechismo: «Dietro la scelta disobbediente dei nostri progenitori c’è una voce seduttrice che si oppone a Dio, la quale, per invidia, li fa cadere nella morte» (CCC 391). Questa voce seduttrice, che si manifesta per la prima volta nel racconto di Gn 3,1-5, è quella che introduce il male e la sofferenza nella storia, sebbene attraverso il consenso dato dall’uomo. Come riporta il libro della Sapienza, «la morte è entrata nel mondo per invidia del diavolo; e ne fanno esperienza coloro che gli appartengono» (Sap 2,24).
L’immagine del serpente ben si presta a configurare una creatura dalla lingua doppia, cioè menzognera, che si contrappone nella Bibbia all’immagine di Cristo, dalla cui bocca esce invece «una spada affilata» (Ap 1,16), che simboleggia la Verità. Chi è questo serpente? Per la tradizione rabbinica si tratta di Satana, che anche Gesù definisce «omicida fin dal principio» perché «non vi è verità in lui» (Gv 8,44). Dio però è amore, e non ha creato Satana come creatura malvagia. Il Catechismo spiega che «la Scrittura e la Tradizione della Chiesa vedono in questo essere un angelo caduto, chiamato Satana o diavolo», e aggiunge: «La Chiesa insegna che all’inizio era un angelo buono, creato da Dio» (CCC 391).
Tale insegnamento poggia su una lunga Tradizione consolidata e unanimemente espressa dai Padri della Chiesa e dai Concili apostolici. Il Concilio Lateranense IV aveva anch’esso dichiarato: «Il diavolo infatti e gli altri demoni sono stati creati da Dio naturalmente buoni, ma da se stessi si sono trasformati in malvagi» (Denz-Schönm. 800). Tale caduta fu vista anche dall’apostolo Giovanni, che scrive nell’Apocalisse: «Vidi un astro caduto dal cielo sulla terra; gli fu data la chiave del pozzo dell’Abisso» (Ap 9,1). Questo richiama alla nostra mente quanto aveva già scritto il profeta Isaia: «Come mai sei caduto dal cielo, Lucifero, figlio dell’aurora? Come mai sei stato steso a terra, signore di popoli? Eppure tu pensavi: Salirò in cielo, sulle stelle di Dio innalzerò il trono, dimorerò sul monte dell’assemblea, nelle parti più remote del settentrione. Salirò sulle regioni superiori delle nubi, mi farò uguale all’Altissimo. E invece sei stato precipitato negli inferi, nelle profondità dell’abisso» (Is 14,12-15).
Molti si chiedono come mai la caduta degli angeli sia una caduta per l’eternità, e non manca chi presuppone una scadenza dell’inferno anche per gli uomini, trasformandolo così in una specie di purgatorio più prolungato. In caso contrario si dovrebbe concludere, secondo tale opinione, che Dio ha fallito, o che la sua misericordia è manchevole. A questo avevano però già risposto i padri della Chiesa, e in particolare San Giovanni Damasceno che riguardo agli angeli decaduti scriveva: «Non c’è possibilità di pentimento per loro dopo la caduta, come non c’è possibilità di pentimento per gli uomini dopo la morte» (De Fide Orthodoxa, 2,4).
E perché? Lo spiega il Catechismo: «A far sì che il peccato degli angeli non possa essere perdonato è il carattere irrevocabile della loro scelta, e non un difetto dell’infinita misericordia divina» (CCC 393). E la Chiesa sottolinea questo aspetto irrevocabile della scelta, dovuto anche al fatto che gli angeli, come attesta la Scrittura, vedevano Dio faccia a faccia, e quindi erano perfettamente consapevoli di ciò che rifiutavano. «Tale caduta consiste nell’avere, questi spiriti creati, con libera scelta, radicalmente ed irrevocabilmente rifiutato Dio e il suo Regno» (CCC 392).
 
IL TIMONE N. 116 – ANNO XIV – Settembre/Ottobre 2012 – pag. 61

 

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