Il peccato e la misericordia  

Il ritorno del figliol prodigo, Rembrandt, acquaforte, Pierpont Morgan Library, New York

Il ritorno del figliol prodigo, Rembrandt, acquaforte, Pierpont Morgan Library, New York

Il Vangelo è la rivelazione, in Gesù Cristo, della misericordia di Dio verso i peccatori. (Catechismo 1846)
Nessuno è senza peccato. «Se diciamo che siamo senza peccato, inganniamo noi stessi e la verità non è in noi» (1Gv 1,8). Questo a motivo della mai completa coincidenza della nostra libertà col bene, così da cedere al male. Pur senza compiere grandi peccati, chiunque va incontro a debolezze, infedeltà e incoerenze. Anche la persona più avanzata in bontà e santità di vita. Del resto la crescita etico-spirituale affina l’occhio dello spirito, così da scorgere mancanze e difetti che il mediocre non vede. Per questo i santi si considerano peccatori. Il vangelo coltiva in noi la coscienza del peccato. Coscienza mai angosciante, perché non inabissa il peccatore nella colpa ma lo incoraggia alla confessione, al pentimento e alla conversione, suscitati dalla misericordia di Dio, che accoglie e riconcilia: «Se riconosciamo i nostri peccati, Egli che è fedele e giusto ci perdona i peccati e ci purifica da ogni colpa» (1Gv 1,9). Coscienza salutare, perché riattiva e raddrizza il cammino etico-spirituale che il peccato frena e svia. Non si cresce in moralità e santità di vita solo per il bene che facciamo ma anche per il male da cui ci convertiamo. Di qui l’importanza dell’esame di coscienza, per non assuefarci al male e vincerlo col bene. Chi compie il peccato e non lo riprova diventa schiavo del peccato (cf Gv 8,24). Gesù accoglie i peccatori e respinge i farisei, per la loro antitetica posizione di fronte al peccato. I primi lo riconoscono e s’affidano alla misericordia di Dio, presente e operante nella persona di Gesù: confessano i peccati, ne ricevono il perdono e tornano riconciliati. A differenza dei secondi che si ritengono giusti e senza peccato. Per cui disdegnano il volto misericordioso di Dio. Essi non hanno «imparato che cosa significhi: Misericordia io voglio e non sacrificio» (Mt 9,13) e affondano nella loro presunzione. Consapevole che «dove è abbondato il peccato ha sovrabbondato la grazia» (Rm 5,20), il cristiano «si accosta con piena fiducia al trono della grazia, per ricevere misericordia ed essere aiutato al momento opportuno» (Eb 4,16).
 
[Fonte: Avvenire, 30.08.13]