I vescovi del Triveneto: “Non abbiate paura a dire padre e madre”. No al “gender”

famiglia

Sono le parole “più dolci e vere”, eppure oggi si ha quasi vergogna a pronunciarle. Sono quelle con cui siamo cresciuti… “padre” e “madre”, “marito” e “moglie”, insomma “famiglia”, quella fondata sul matrimonio tra un uomo e una donna. I vescovi del Triveneto lanciano un forte appello a “non avere paura” e a “non nutrire ingiustificati pudori o ritrosie nel continuare ad utilizzare, anche nel contesto pubblico” queste parole, “le più dolci e vere che ci sia mai dato di poter pronunciare”. E a loro volta, senza pudore o ritrosia, ribadiscono “il rifiuto di un’ideologia del gender che neghi di fatto il fondamento oggettivo della differenza e complementarietà dei sessi, divenendo anche fonte di confusione sul piano giuridico”. La presa di posizione arriva con una “Nota su alcune urgenti questioni di carattere antropologico e educativo”, dal titolo “Il compito educativo è una missione chiave!”, diffusa alla vigilia della 36esima Giornata della vita (2 febbraio), che quest’anno si svolge sul tema “Generare futuro”.

“Senza trascurare tali aspetti di difesa e promozione della vita”, cui è dedicata la prima parte del breve documento, “sentiamo oggi in particolare – scrivono i vescovi del Triveneto – il dovere di soffermarci più diffusamente su alcune questioni educative che riguardano aspetti fondamentali e delicatissimi dell’essere umano”. In particolare, “avvertiamo la responsabilità e il dovere di richiamare tutti alla delicatezza e all’importanza di una corretta formazione delle nuove generazioni – a partire da una visione dell’uomo che sia integrale e solidale – affinché possano orientarsi nella vita, discernere il bene dal male, acquisire criteri di giudizio e obiettivi forti attorno ai quali giocare al meglio la propria esistenza e perseguire la gioia e la felicità del compimento”.

Tra i temi toccati, il più sensibile è quello del gender, compreso il possibile inserimento di questa ideologia nei programmi educativi e formativi delle scuole. “Sottolineiamo il grave pericolo che deriva, per la nostra civiltà, dal disattendere o stravolgere i fondamentali fatti e principi di natura (…) confondendo gli elementi obiettivi con quelli soggettivi e veicolati da discutibili concezioni ideologiche della persona che non conducono al vero bene né dei singoli né della società (…). La differenza dei sessi è elemento portante di ogni essere umano ed espressione chiara del suo essere in ‘relazione’” a partire dalla differenza “fondamentale” tra “maschile” e “femminile”. Non riconoscerla porta a “un grave e concreto rischio per la realizzazione di un autentico e pieno sviluppo della vita delle persone e della società”. Per favorire “un sereno e positivo dibattito” vengono citati due testi “espressione di una sana laicità”: l’art. 16 della Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo e l’art. 29 della Costituzione repubblicana.

Il documento continua con un appello alla libertà di educazione – anche in vista della grande manifestazione per la scuola convocata dalla Cei per il 10 maggio in piazza San Pietro, alla presenza di Francesco. “Rigettiamo – scrivono i vescovi del Triveneto – ogni tentativo ideologico che porterebbe ad omologare tutto e tutti in una sorta di deviante e mortificante ‘pensiero unico’, sempre più spesso veicolato da iniziative delle pubbliche istituzioni”. I presuli si schierano invece a fianco di quanti “a vari livelli e su più ambiti, affrontano ogni giorno, anche nel contesto pubblico e nella prospettiva di una vera e positiva ‘laicità’, tutte le più importanti questioni antropologiche ed educative del nostro tempo e che segnatamente riguardano: la difesa della vita, dal concepimento al suo naturale spegnersi, la famiglia, il matrimonio e la differenza sessuale, la libertà religiosa e di educazione”.

Il documento richiama più volte l’esortazione apostolica “Evangelii gaudium” di Papa Francesco, specialmente nei passi in cui chiama i vescovi a entrare nel dibattito pubblico con la voce dei Pastori. E si chiude con un passo “che spiega bene il senso della nostra riflessione e nel quale noi Vescovi ci ritroviamo in pieno perché tocca anche le delicate e importanti questioni antropologiche, culturali, formative ed educative qui menzionate e sottoposte sempre più all’attenzione e all’approfondimento di tutti, noi per primi: ‘Amiamo questo magnifico pianeta e amiamo l’umanità che lo abita, con tutti i suoi drammi e le sue stanchezze, con i suoi aneliti e le sue speranze, con i suoi valori e le sue fragilità (…). Tutti i cristiani, anche i Pastori, sono chiamati a preoccuparsi della costruzione di un mondo migliore… il pensiero sociale della Chiesa è in primo luogo positivo e propositivo, orienta un’azione trasformatrice, e in questo senso non cessa di essere un segno di speranza che sgorga dal cuore pieno d’amore di Gesù Cristo’”.

[Fonte: Korazym, 30.01.14]