«Non ridurre la dottrina allo spirito del mondo»

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di Massimo Introvigne

Mentre continuano negli Stati Uniti le discussioni sul forte richiamo all’integrità dottrinale, specie quanto all’«insegnamento morale» della Chiesa, rivolto da Papa Francesco il 30 gennaio al consiglio direttivo dell’Università Notre Dame, la più grande università cattolica del mondo, il Pontefice il 31 gennaio ha incontrato la Congregazione per la Dottrina della Fede.

I giornali si sono occupati di questo incontro principalmente per l’annuncio che la Commissione per la protezione dei fanciulli, istituita da Papa Francesco, si collegherà alla Congregazione per la Dottrina della Fede, che già da anni si occupa della questione dei preti pedofili. E lo fa, ha detto il Papa, in un modo meritevole di gratitudine e che può diventare «esemplare» per altre istituzioni che operano contro la pedofilia. Se mi è consentita l’auto-citazione, nel libro che ho scritto con Roberto Marchesini e che va in libreria in questi giorni, «Pedofilia. Una battaglia che la Chiesa sta vincendo» (Sugarco, Milano 2014), offro appunto parecchi dati per sostenere che i rimedi voluti da Benedetto XVI e da Papa Francesco per combattere la piaga dei preti pedofili funzionano. E funzionano – il Papa ha ragione – molto meglio di quelli adottati da altre istituzioni, che dunque potrebbero prendere esempio dalla Chiesa anziché continuare a criticarla.

Ma l’incontro del Pontefice con la Congregazione per la Dottrina della Fede era atteso anche per altre ragioni. Com’è noto, la Congregazione e il suo prefetto, il prossimo cardinale Gerhard Ludwig Müller, sono stati recentemente criticati, anche da altri cardinali, per un presunto eccessivo rigore nella difesa della dottrina. Il Papa ha voluto ribadire che «tutelare la dottrina sulla fede» è un compito essenziale nella Chiesa Cattolica, offrendo nello stesso tempo alcune precisazioni su come vanno intesi i suoi richiami a uno stile pacato e dialogico nel presentare e difendere il patrimonio dottrinale cattolico.

«I compiti della Congregazione per la Dottrina della Fede – ha detto Papa Francesco – sono legati alla missione del Successore di Pietro di confermare i fratelli nella fede». Si tratta pertanto di compiti non accessori, ma essenziali. La Congregazione esiste per «promuovere e tutelare la dottrina sulla fede e i costumi in tutto l’orbe cattolico», e questo «è un vero servizio offerto al Magistero del Papa e alla Chiesa intera». È infatti essenziale che «siano sempre i criteri della fede a prevalere nelle parole e nella prassi della Chiesa». È sbagliato opporre fede e missione, perché è la fede che genera la missione e ne garantisce il carattere autentico. «La fede in Gesù Cristo, infatti, spalanca i cuori a Dio, apre gli spazi dell’esistenza umana alla Verità, al Bene e alla Bellezza che vengono da Lui».

Il Papa ha voluto anche precisare il senso di alcune sue indicazioni che sono state al centro di recenti controversie. «Fin dai primi tempi della Chiesa – ha detto – esiste la tentazione di intendere la dottrina in un senso ideologico o di ridurla ad un insieme di teorie astratte e cristallizzate». Ma la denuncia di questo rischio nell’esortazione apostolica «Evangelii gaudium», ha spiegato il Pontefice, non dev’essere capita male, come se fosse un invito ad adattare la dottrina alle idee dominanti. Solo la dottrina può «assicurare alla nostra fede un fondamento certo». Presentare la dottrina in un modo comprensibile e attraente non significa affatto rinunciare alla sua «integrità». E questo è un rischio che oggi non è affatto scomparso. «Grande è infatti la tentazione di appropriarci dei doni della salvezza che viene da Dio, per addomesticarli – magari anche con buona intenzione – alle vedute e allo spirito del mondo. E questa è una tentazione che si ripete continuamente».

Certamente, ha proseguito Papa Francesco, egli ha inteso indicare anche alla Congregazione per la Dottrina della Fede il metodo del dialogo «rispettoso e paziente» con i teologi che è talora chiamata a censurare, e della «collegialità» nella cooperazione con i vescovi locali. Tuttavia non si deve neppure mai dimenticare, ha affermato, che esiste un vero «diritto di tutto il Popolo di Dio a ricevere il deposito della fede nella sua purezza e nella sua integralità», e che la Congregazione opera per «salvaguardare» questo diritto.

Venendo al nocciolo delle controversie recenti, il Pontefice ha fatto un cenno al «rapporto tra fede e Sacramento del matrimonio». «Si tratta – ha detto – di una riflessione di grande rilevanza». Senza entrare nel merito delle controversie, Papa Francesco ha dato però un’indicazione di metodo di grande rilevanza. Ha indicato come punto di riferimento il discorso di Benedetto XVI al Tribunale della Rota Romana, 26 gennaio 2013). Si tratta di un discorso di cui «La nuova Bussola quotidiana» aveva messo in luce l’importanza, offrendone ai lettori un commento di Andrea Tornielli. Leggendo quel commento si vede come Benedetto XVI aveva chiesto ulteriori studi e riflessioni sul tema, attraverso un approfondimento della nozione di nullità del matrimonio, ma senza alcuna apertura indiscriminata. È significativo che Papa Francesco si ponga in modo esplicito in continuità con quell’intervento del suo predecessore.

In tema di matrimonio, dunque, come su altri temi, il Papa chiama alla riflessione su come approfondire e presentare la dottrina, tenendo conto di situazioni e contesti tipici di un mondo dove la maggioranza delle persone e anche dei cattolici, almeno in Occidente, va raramente in chiesa e non conosce né segue gli insegnamenti del Magistero. Ma questo non significa «addomesticare» la dottrina «allo spirito del mondo», o «diluirla», che è l’espressione usata con i dirigenti accademici dell’Università Notre Dame con riferimento specifico ai temi morali. Gli equivoci e i rischi, evidentemente, non sono scomparsi. Ma, giorno per giorno, il Papa offe a chi vuole ascoltarlo chiarimenti di cui tutti dovrebbero tenere conto.

[Fonte: lanuovabq.it, 01-02-2014]