La nuova autorità morale: l’Onu

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di Elisa Calessi

Sono allergica a complotti e complottisti. Fino a qualche giorno fa, sentendo parlare di organismi internazionali impegnati a diffondere teoria gender, seguita dalla triade matrimoni gay, adozioni gay, maternità surrogata, reagivo perplessa. Per capirci: sì vabbè, ma non esageriamo.

Ultimamente, però, comincio a ricredermi. Leggo sul Foglio dell’educazione sessuale che viene impartita nelle scuole francesi, fin dagli asili, fatta di lezioni su masturbazione, conoscenza dei genitali maschili e femminili, metodi contraccettivi, gravidanze precoci. Leggo che in 30 asili svizzeri sono arrivati modellini-pupazzo con la forma dei genitali maschili e femminili che vengono dati a bambini di due anni per spiegare loro come ci si riproduce, come si prende piacere eccetera. Ripeto: bambini di due anni. Vengo a sapere dell’approvazione da parte del Parlamento europeo di tale Rapporto Lunacek che impegna i Paesi membri ad approvare una serie modifiche legislative che vanno dalla legge contro l’omofobia ai matrimoni gay fino alle adozioni da parte di coppie gay, condita da raccomandazioni sulla rieducazione sessuale da impartire fin dalle scuole dell’infanzia. Con tanti saluti alla libertà legislativa degli Stati nazionali almeno su queste materie. Infine, ecco il rapporto del Comitato delle Nazioni Unite per i diritti dei minori. Diciotto esperti, scelti non so come e da chi, i quali ordinano alla Santa Sede non solo di modificare le sue idee in fatto di aborto, omosessualità e leggi al riguardo (come se l’Onu chiedesse al Dalai Lama di modificare due o tre cosette del buddismo che non gli vanno giù), ma perfino di cambiare i programmi scolastici in vigore nelle scuole cattoliche. Proprio così. Si invita con forza la Santa Sede a prendere provvedimenti e misure per rimuovere dai libri di testo in uso nelle scuole cattoliche – cioè in scuole non statali, per la maggior parte gestite da cooperative di genitori, dunque libere – gli “stereotipi di genere” (“to remove from Catholic Schools textbooks all gender stereotyping”). Leggendo, mi chiedevo: quali stereotipi? Chi decide cosa siano gli stereotipi di genere? Tipo chiamare “padre” e “madre” i genitori?

Ora, io non voglio pensar male. Ma questa convergenza di iniziative, via via più impositive e intrusive, non mi piace. Prima che essere contrarie al buono senso e alla ragione, prima che essere un’ingerenza negli affari di un altro Stato – il Vaticano – e un attentato alla libertà religiosa, sono fastidiosamente illiberali. Perché impongono un pensiero culturale. Di più: una nuova morale. Quella per cui la differenza biologica tra maschio e femmina non conta e la distinzione tra i sessi è frutto di scelte culturali, nate dal contesto. Pensiero legittimo, ma un pensiero. E nessun organismo nazionale o internazionale dovrebbe arrogarsi di imporre un pensiero. E’ accaduto nelle dittature. Ma io non voglio pensare che l’Onu sia totalitaria.

L’altro fatto che trovo molto preoccupante è l’ingerenza nella sfera delle scuole. Di nuovo: non mi interessa che siano cattoliche, potrebbero essere valdesi o atee o che altro. Ma qui è in ballo la libertà di scelta in campo educativo, un valore delicatissimo, tutelato persino dalla Costituzione. Chi è l’Onu per dire cosa una scuola peraltro non gestita dallo Stato deve mettere o non mettere nei programmi scolastici, fatto salvo il rispetto della legislazione vigente e gli standard formativi previsti dal ministero dell’Istruzione?

Prima ancora di entrare nel merito, trovo insopportabile la violenza con cui si procede, l’ingerenza. E la volontà “rieducativa”, travestita da progresso dei diritti civili. Ma quali e decisi da chi?

Eppure nessuno insorge. Sembra normale. Ci scandalizziamo se l’Europa ci impone l’austerity, il rigore e non diciamo nulla se ci toglie la libertà di pensare. Di educare i nostri figli, di pronunciare le parole “padre” e “madre”. Peraltro mentre in Siria, con l’Onu e l’Europa che stanno a guardare, migliaia di bambini sono stuprati e uccisi.

In tutto questo il paradosso è che l’Onu non ha nemmeno bisogno di agitarsi troppo. Perché le sue indicazioni sono state anticipate con zelo. A Milano, a Venezia. E a Roma, dove in molte scuole i moduli di iscrizione hanno sostituito “padre” e “madre” con “genitore 1″ e “genitore 2″. Il tutto senza che il popolo, o gli eletti dal popolo, siano stati minimamente consultati. Vi pare normale? A me no.
 
(Fonte: elisacalessi.it)
 

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