Pissarro, l’anima dell’Impressionismo

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Camille Pissarro ha 44 anni quando, il 15 aprile 1874, il gruppo impressionista espone pubblicamente per la prima volta a Parigi, nella mostra allestita non a caso nello studio del fotografo Nadar, fuori dai circuiti ufficiali. Monet ha dieci anni di meno, 34; Renoir 33, Cézanne e l’”inglese” Sisley 35. Camille è tra i più anziani del gruppo, che non si presenta affatto come “impressionista”, ma con l’appellativo neutro di Societé anonyme des artistes.

La denominazione con cui l’ensemble è universalmente conosciuto, viene infatti coniata dal critico Louis Leroy che la trae al momento, dandogli una valenza ironicamente negativa, dal capolavoro di Monet “Impressione. Sole nascente” appeso in bella vista sulle pareti di Nadar.

Monet e Pissarro si erano incontrati nel 1861 all’Académie Suisse: si trattava di corsi privati organizzati da un artista svizzero, ex allievo di David, dove non c’erano professori né esami e la libertà dei frequentanti risultava pressoché totale. Pissarro vi si recava tutte le sere per ritrarre la modella di turno, mentre di giorno dipingeva paesaggi lungo la Senna o si esercitava copiando, al Louvre, le tele dei maestri del passato.

Nonostante avesse trentun anni, il volto di Camille era già incorniciato da una vistosa barba bianca, tanto da conferirgli l’aspetto di un vecchio, saggio patriarca. Era nato nelle Indie Occidentali danesi, nell’isola caraibica di St. Thomas da una famiglia di commercianti che gestiva un emporio nel quale si poteva trovare di tutto, dagli abiti ai chiodi. Approdato alla Ville Lumière e intenzionato a diventare artista, fu Corot a lodare i suoi paesaggi e a incitarlo nello studio della natura, il verde rigoglioso della campagna e dei boschi appena fuori Parigi. Qui lavorava en plein air, per poi finire la tela all’interno dello studio.

Nel 1859 un suo dipinto, raffigurante una veduta di Montmorency, viene accettato dal Salon, l’esposizione ufficiale francese. Due anni dopo, lo smacco del Salon che rifiuta le sue opere e, nel 1863, la partecipazione al Salon des Refusés, voluto direttamente da Napoleone III per placare le polemiche e accogliere le opere degli artisti esclusi dalla kermesse principale. Fino all’avventura impressionista, a cui seguiranno anni di estrema povertà quando, trasferitosi a Pontoise insieme a Julie Vellay, cercherà vanamente a Montmartre mercanti e collezionisti disposti ad acquistare le sue opere. E a Parigi Camille si spegnerà nel 1903, all’età di 73 anni.

“Pissarro. L’anima dell’Impressionismo” è la rassegna in programma fino al 2 giugno nelle Scuderie del Castello Visconteo di Pavia, dedicata al grande e amato “vecchio” della pittura d’Oltralpe, l’unico a essere stato sempre presente alle esposizioni, otto in tutto, del movimento impressionista. Un artista caratterizzato da coerenza e bontà, oltre che da spirito rivoluzionario, secondo i giudizi di Renoir e Cézanne che lo definiva “maestro”.

I paesaggi di Pissarro sono i protagonisti indiscussi della mostra: opere traboccanti di luce, come “L’Oise à Pontoise” del 1876; o come l’affollata densità del boulevard Montmartre, immortalato durante il “mardi gras” del 1898. O, ancora, il verde brillante e colmo di respiro del “Paysage à Berneval”, tela del 1900 proveniente dal museo di Belgrado. Notevoli anche l’autoritratto giovanile del 1852-54, dove Camille sfoggia una barba ancora scura; e il ritratto del figlio Félix datato 1882, terzogenito che seguirà le orme del padre, firmando le proprie opere con lo pseudonimo Jean Roch, e che morirà di tubercolosi poco più che ventenne.

La mostra non solo è arricchita da videoproiezioni, per porre in risalto il cromatismo sottile e materico dei dipinti di Pissarro, ma prosegue nella Quadreria dell’Ottocento del Castello Visconteo, mettendo a confronto l’arte del maestro impressionista con i trascorsi divisionisti, la realtà naturale e le tematiche sociali di Pellizza da Volpedo.

L’auspicio degli organizzatori è che “Pissarro. L’anima dell’Impressionismo” possa ripetere, magari superandolo, il record di visitatori – più di 75.000 – ottenuto dal precedente appuntamento dedicato a Claude Monet, indimenticabile amico e compagno di strada di Camille. Il quale, tra l’altro, ebbe il merito di inserire nel gruppo impressionista Paul Gauguin, che a metà del 1870 era ancora un agente di cambio deciso più che mai ad abbandonare la professione bancaria per dedicarsi, anima e corpo, alla pittura. Fu Pissarro a condurre Gauguin alla Nouvelle Athènes, con Monet che trattava con sufficienza e palese disprezzo quel borghese dilettante della pittura. Però il “vecchio” Camille sarà vicino al giovane astro che darà presto vita alla stagione post-impressionista.

“Pissarro L’anima dell’Impressionismo”
fino al 2 giugno 2014
Scuderie del Castello Visconteo Piazza Castello, 27100 Pavia
Tel: +39 0382 309879
Orari: dal lunedì al venerdì: 9 – 19 Sabato, domenica e festivi: 9 – 20

(Avvenire, 28.02.14)
 

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Camille Pissarro “paesaggio a Eragny” (1894)