Risurrezioni, una vita oltre la morte

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di Rino Cammilleri 

Il caso Caterina Socci, figlia del noto giornalista Antonio, è in effetti inspiegabile, almeno in termini scientifici. A pochi giorni dalla laurea improvvisamente il suo cuore si fermò. E rimase fermo per un’ora intera. Morta. Poi, arrivò un prete, il suo direttore spirituale, si inginocchiò a pregare e il cuore di Caterina riprese a battere.

Il padre ha dedicato più libri a questa vicenda e adesso, con l’ultimo, si interroga sul fenomeno della cosiddetta Nde (Near-Death Experience), sigla che la medicina ha dovuto coniare alla luce delle impressionanti cifre che ne sono emerse. Il primo a occuparsene seriamente fu il filosofo americano Raymond Moody, che raccolse in un libro del 1975 un certo numero di testimonianze. Da allora fu valanga: dal 1975 al 2005 hanno visto la luce ben 42 studi, su riviste scientifiche o monografici, per un totale di 2500 casi. Nel 2001 se ne occupò anche la prestigiosa The Lancet, pubblicando le risultanze del lavoro di un’équipe di cardiologi olandesi su 344 pazienti «clinicamente morti», 62 dei quali (il 18%) erano «tornati dall’aldilà» raccontando la loro Nde.

La cosa impressionante è che tutti quelli che hanno avuto un’esperienza Nde riferiscono praticamente le stesse cose. La prima è la coscienza precisa di essere morti. Poi, si trovano in alto e vedono il proprio corpo, in basso, attorniato da quanti si prodigano per esso. Alcuni percorrono un lungo e buio tunnel, alla fine del quale li attende una meravigliosa luce. Sensazioni di pace profonda, di totale benessere, talvolta l’incontro con persone care defunte o con esseri luminosi. Non pochi, poi, dicono di aver rivisto il «film» della propria vita. E altrettanti sono quelli che, tornati nel mondo, hanno cambiato il proprio modo di vivere in senso più vicino alla prospettiva cristiana.

Ma c’è anche una minoranza -«non piccola»- che ha incontrato presenze oscure e terrificanti e dice di aver provato, a causa loro, angoscia e turbamento. Scrive Socci: «Anzitutto stupisce constatare le dimensioni del fenomeno. Circa un terzo di coloro che hanno avuto un coma, una morte cerebrale e una rianimazione riferiscono di aver vissuto un’esperienza di pre-morte», cioè la detta Near-Death Experience. E ci sono anche testimonial famosi, come le attrici Elizabeth Taylor, Jane Seymour, Sharon Stone, e l’attore Peter Sellers. Per restare in Italia, abbiamo Cino Tortorella (il popolare «Mago Zurlì») o Umberto Scapagnini (medico di Berlusconi e sindaco di Catania): quest’ultimo, raccontando in vari talkshow la sua Nde, disse di avere incontrato Padre Pio e che questi lo aveva invitato a tornare alla vita terrena.

Ma non si pensi che questa storia della Nde sia un fatto del tutto moderno. No, di moderno c’è solo la scienza positivista che deve arrendersi all’evidenza, un’evidenza non soltanto clinica ma anche statistica. Opportunamente Socci rammenta che di Nde si «trova ampia menzione perfino in un importante dialogo platonico, cioè nella Repubblica (380 a.C.), in cui il filosofo racconta la storia del soldato Er, che si risvegliò dopo dodici giorni di morte (o presunta tale) e riferì di aver visitato l’Aldilà dove – stando alla sua testimonianza – vi sarà un giudizio su ogni anima, in relazione al Bene e al Male compiuti». Ma Socci è uno scrittore dichiaratamente cattolico e dedica molta parte del suo libro ai «tornati dall’aldilà» grazie alle preghiere dei santi (dopo ampio riferimento alle tre resurrezioni compiute da Gesù prima della Sua).

L’americano p. Albert J. Hebert nel 1986 analizzò molti processi di beatificazione e canonizzazione, trovandovi ben 400 miracoli di resurrezione. Si comincia con quelli operati da san Pietro e san Paolo negli «Atti», poi, su su, fino a don Bosco, a Padre Pio, al vescovo americano Fulton Sheen (una resurrezione a lui attribuita data 2010). Senza dimenticare san Patrizio, che faceva risorgere gente morta anche da anni. Sant’Ireneo (II secolo) scrive che «spesso accade nelle comunità, quando l’intera chiesa locale implora con il digiuno e le preghiere, e lo spirito del morto ritorna e l’uomo vivente viene restituito alle preghiere dei santi». E Sozomeno, storico della Chiesa (V secolo), riferisce della donna incinta caduta da una loggia della basilica dell’Anastasis a Costantinopoli: morta, tornò in vita grazie alle preghiere dei fedeli. Insomma, non c’è nemmeno bisogno della presenza di grandi santi taumaturghi: bastano le preghiere accorate dei credenti. Come nel caso della figlia di Socci. Certo, non è automatico, perché è Dio che sceglie, per fini suoi, a chi dare una seconda possibilità. E non è un privilegio, bensì una responsabilità.

Antonio Socci, Tornati dall’aldilà, Rizzoli, pp. 235
 
(Fonte: lanuovabq.it, 02.04.14)