La Santa Sede all’ONU: la gravidanza non è una malattia

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Monsignor Chullikatt chiede alle Nazioni Unite di abbandonare le strategie antinataliste e promuovere l’autentico sviluppo

Monsignor Francis Chullikatt, osservatore permanente della Santa Sede presso le Nazioni Unite a New York, ha messo in guardia sulle inadeguate politiche sulla popolazione proposte per implementare il Programma d’Azione della Conferenza Internazionale sulla Popolazione e lo Sviluppo (ICPD). L’approccio proposto “sembra trattare la fertilità e la gravidanza come una malattia da prevenire o gestire attraverso il Governo o l’assistenza esterna”, ha denunciato l’arcivescovo.

La Santa Sede ha chiesto di affrontare in modo olistico i problemi della popolazione e di non concentrarsi sulle politiche di riduzione della fertilità. “Un approccio più sensibile dovrebbe concentrarsi meno sulla riduzione della fertilità e più su programmi e valori che sostengano lo sviluppo umano integrale”, ha proposto il presule a nome della Santa Sede.

Le politiche antinataliste risultano per la Chiesa contrarie alla situazione attuale evidenziata nei rapporti della stessa ONU. “In base al rapporto del Segretario Generale, non meno di 80 Paesi registrano ora un tasso di fertilità al di sotto del livello di sostituzione”, ha avvertito monsignor Chullikatt. Ciò significa che queste Nazioni non potranno sostituire i propri abitanti attuali e inizieranno a decrescere, con serie conseguenze sociali.

L’Osservatore Permanente ha ricordato che i sistemi di sostegno alla popolazione di età avanzata possono essere sostenuti solo se c’è una generazione successiva più numerosa o se si verifica un sostegno diretto della famiglia tra le varie generazioni. “L’insostenibile fenomeno delle popolazioni che invecchiano può essere risolto solo promuovendo la famiglia e la fertilità”, ha dichiarato.

Manipolazione a favore dell’aborto

La Santa Sede ha anche espresso preoccupazione per la “promozione dei cosiddetti ‘diritti’ sessuali e riproduttivi”, presente nel documento in modo insistente, “quasi fino all’esclusione di qualsiasi altro argomento”. La menzione, secondo monsignor Chullikatt, si realizza come un’“inappropriata recezione del Programma d’Azione della ICPD” per “promuovere la legalizzazione o la liberalizzazione delle leggi sull’aborto, sia da parte degli Stati membri che di qualche agenzia dell’ONU”. Questa manovra contraddice le direttive dello stesso Programma d’Azione – che non promuove l’aborto ma respinge il fatto che si impieghi come misura di controllo della natalità –, della ICPD, che afferma di non avere creato alcun “diritto” in questa materia e la volontà della totalità degli Stati riuniti al Cairo, che hanno affermato che “i Governi dovrebbero aiutare le donne a evitare il ricorso all’aborto”.

L’arcivescovo ha ricordato che la posizione della Santa Sede continua ad essere quella di rifiutare decisamente l’aborto, come ha affermato di recente papa Francesco ricordando che i bambini non nati sono amati dalla Chiesa e riconosciuti come vulnerabili, “i più indifesi e innocenti (…). Non ci si deve attendere che la Chiesa cambi la sua posizione su questa questione… Non è progressista pretendere di risolvere i problemi eliminando una vita umana”.

La Santa Sede ha chiesto che la priorità delle politiche sulla popolazione si rivolga allo sviluppo personale, sociale e spirituale e a garantire “l’accesso all’istruzione, le opportunità economiche, la stabilità economica, i servizi sanitari di base e il sostegno alla famiglia”. La Chiesa, dal canto suo, porterà avanti la sua azione per alleviare la povertà e promuovere i diritti umani e lo sviluppo, dimostrando che “la cura e la compassione per il povero, anziché concentrarsi sulla riduzione della fertilità, servono come modello per un approccio allo sviluppo realmente centrato sull’essere umano”.
 
[Traduzione a cura di Roberta Sciamplicotti]

(Fonte: Aleteia)