Pasqua. La Resurrezione non è una fiaba

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Nell’udienza generale del 16 aprile 2014, interrompendo le catechesi del mercoledì sui doni dello Spirito Santo, Papa Francesco ha proposto una meditazione sulla Pasqua e sul mistero del dolore e del male.

Per vivere bene la Settimana Santa, ha esordito il Papa, dobbiamo tenere di frontr agli occhi le sofferenze di Gesù. La liturgia ci presenta «il racconto del tradimento di Giuda, che si reca dai capi del Sinedrio per mercanteggiare e consegnare ad essi il suo Maestro. “Quanto mi date se io ve lo consegno”. Gesù da quel momento ha un prezzo (…) Gesù, come se fosse nel mercato: “Questo costa 30 denari…”. E Gesù percorre questa via dell’umiliazione e della spogliazione fino in fondo». Al fondo c’è «la completa umiliazione con la “morte di croce”. Si tratta della morte peggiore, quella che era riservata agli schiavi e ai delinquenti. Gesù era considerato un profeta, ma muore come un delinquente».

Il Pontefice è poi tornato su un quesito cui si è riferito varie volte nelle ultime settimane: perché soffrono gli innocenti? Perché – così formulava la domanda, che metteva a rischio la sue fede, lo scrittore russo Fëdor Dostoevskij (1821-1881) – soffrono i bambini? «Tante volte – ha detto il Papa – avvertiamo orrore per il male e il dolore che ci circonda e ci chiediamo: “Perché Dio lo permette?”. È una profonda ferita per noi vedere la sofferenza e la morte, specialmente quella degli innocenti! Quando vediamo soffrire i bambini è una ferita nel cuore».

I filosofi hanno cercato varie risposte al mistero della sofferenza degli innocenti, ma alla fine l’unica risposta sta nella passione, morte e resurrezione di Gesù. «Guardando Gesù nella sua passione, noi vediamo come in uno specchio anche le sofferenze di tutta l’umanità e troviamo la risposta divina al mistero del male, del dolore, della morte». Ci aspetteremmo una risposta diversa. «Noi attendiamo che Dio nella sua onnipotenza sconfigga l’ingiustizia, il male, il peccato e la sofferenza con una vittoria divina trionfante». Ma Dio «ci mostra invece una vittoria umile che umanamente sembra un fallimento. E possiamo dire: Dio vince proprio nel fallimento. Il Figlio di Dio, infatti, appare sulla croce come uomo sconfitto: patisce, è tradito, è vilipeso e infine muore. Gesù permette che il male si accanisca su di Lui e lo prende su di sé per vincerlo. La sua passione non è un incidente; la sua morte – quella morte – era “scritta”».

Di fronte a questa vicenda incomprensibile, finalmente capiamo. «Dio infatti ha tanto amato il mondo da dare il Figlio unigenito» (Gv 3,16). «Questa settimana pensiamo tanto al dolore di Gesù e diciamo a noi stessi: “E questo è per me. Anche se io fossi stata l’unica persona nel mondo, Lui l’avrebbe fatto. L’ha fatto per me”. E baciamo il Crocifisso e diciamo: “Per me. Grazie Gesù. Per me’”». Può sembrare la fine di tutto, forse nobile e romantica, ma segnata dalla sconfitta finale: invece, «è allora che interviene Dio con la potenza della risurrezione».

«La risurrezione di Gesù – ha aggiunto Papa Francesco – non è il finale lieto di una bella favola, non è l’happy end di un film ma è l’intervento di Dio Padre là dove s’infrange la speranza umana. Nel momento in cui tutto sembra perduto, nel momento del dolore e in cui tante persone sentono come il bisogno di scendere dalla croce, è il momento più vicino alla risurrezione. La notte diventa più oscura proprio prima che incominci la mattina, prima che incominci la luce. Nel momento più oscuro interviene Dio. Resuscita».

Ecco dunque la risposta al più difficile dei nostri quesiti. La sofferenza degli innocenti non è l’ultima parola di Dio e non è inutile, ogni passione prepara una resurrezione. «Gesù, che ha scelto di passare per questa via, ci chiama a seguirlo nel suo stesso cammino di umiliazione. Quando in certi momenti della vita non troviamo alcuna via di uscita alle nostre difficoltà, quando sprofondiamo nel buio più fitto, è il momento della nostra umiliazione e spoliazione totale, l’ora in cui sperimentiamo che siamo fragili e peccatori. È proprio allora, in quel momento, che non dobbiamo mascherare il nostro fallimento, ma aprirci fiduciosi alla speranza in Dio, come ha fatto Gesù». E sappiamo che Dio viene, e porta la Pasqua, porta la resurrezione, che è un avvenimento storico reale, non è una favola. «Questa settimana ci farà bene prendere il crocifisso in mano e baciarlo tante volte e dire: “Grazie Gesù, grazie Signore”».
 
di Massimo Introvigne

Fonte: lanuovabq.it, 16.04.14