Il Cenacolo di Gerusalemme dove Gesù fece l’Ultima Cena

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I locali al primo piano della casa romana (v.) si dicevano generalmente cenacŭla, secondo Varrone (De lingua lat., V, 162), “dopo che vi si cominciò a cenare”. Nella casa antica, non occupavano mai l’intera area del fabbricato, ed erano spesso muniti d’ingresso separato e dati in affitto, mentre la famiglia del padrone viveva normalmente al pianterreno. Pompei ci dà parecchie tracce di cenacula, con facciatine a loggiato, soprattutto nei nuovi scavi di via dell’Abbondanza. Alcuni di essi pare che servissero effettivamente da sala da pranzo. La costruzione d’un piano superiore nelle case non era ignota né ai Minoici, né agli antichi Egizî; fu ripresa negli ultimi secoli a. C., ma forse l’Etruria aveva preceduto l’Oriente, giacché, in urne cinerarie del sec. IV-III imitanti la casa, troviamo riprodotto il loggiato a colonnette o pilastrini sotto il tetto. A Pompei il nome di cenacolo venne da Roma, dove, secondo l’espressione di Varrone, stanze superiori preesistevano all’uso di cenarvi: tale uso può sembrare escogitato in grazia dell’etimologia: per lo meno si può dubitare che fosse tanto comune da dare il nome a stanze d’ogni destinazione, mentre comune doveva essere la cessione, dietro compenso, delle soffitte, adattate a stanzette di abitazione.

Il Cenacolo di Gerusalemme

La stanza nella quale Gesù trascorse l’ultima cena in Gerusalemme (Matteo, XXVI, 17-19 e paralleli) dovette essere un cenaculum del tipo illustrato sopra. All’epoca di Costantino sul luogo indicato come quello dell’ultima cena fu eretta una chiesa, la prima di Gerusalemme (mater ecclesiarum). Nel sec. VI fu costruita sul luogo una basilica più volte distrutta e riedificata. Nel 1333 Roberto d’Angiò e la regina Sancia di Napoli, riuscirono ad acquistare per sé e successori il Cenacolo, dal sultano d’Egitto ed essi affidarono quel santuario alla custodia francescana. Dopo due secoli di pacifico culto, avendo il crollo di un muro sotto il Cenacolo svelato l’esistenza di un sepolcro, si diffuse la diceria – smentita dagli storici – che si trattasse della tomba di David, venerato anche dai musulmani. Le autorità ottomane distrussero perciò parte della basilica, parte ne trasformarono in moschea e ne scacciarono i francescani. Ciò nonostante è stato sino ad oggi sempre permesso ai francescani di recarsi ogni anno, il Giovedì santo, al Cenacolo per pregarvi. Una famiglia musulmana, i Daudi, ebbe la concessione del guardianato del Cenacolo, ed essa si divide il provento delle mance dei visitatori cristiani. A questo punto è oggi la cosiddetta Questione del Cenacolo. Quest’ultimo consta ora di quattro ambienti trascurati, due inferiori e due superiori: il più grande posteriore è il Cenacola propriamente detto e il sottostante a questo, la moschea.
 
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(Fonte: Facebook – Radio Maria)