Santa Sede-Onu. Tomasi: in prima fila nella lotta alla pedofilia

Meeting_CL_41789827_300

(da Avvenire, 5.05.14)
 
Il 28 aprile si è aperta a Ginevra la cinquantaduesima sessione del Comitato Onu sulla Convezione contro la Tortura (Cat), che si concluderà il 23 maggio. La Santa Sede, che aderisce alla Convenzione, presenterà assieme ad altri sette Paesi il suo Rapporto iniziale il 5 e 6 maggio.

Su alcuni siti gestiti da Ong è già partito un fuoco di sbarramento, basato su considerazioni infarcite di pregiudizi e cattiva informazione, che ha come scopo fondamentale il rilancio delle accuse sugli abusi praticati dal clero utilizzando in maniera strumentale l’appuntamento ginevrino. «Non ci sottrarremo ad alcuna domanda, ma chiediamo che pregiudizi e luoghi comuni non prevalgano sulla verità dei fatti», dice al telefono monsignor Silvano Tomasi, nunzio apostolico presso la sede delle Nazioni Unite.

Ci sono ambienti che premono affinché nella Convenzione venga inserita anche la pedofilia, come esempio di tortura di cui sono vittime i bambini. Si cerca di aprire un varco per alimentare anche in questo ambito le critiche alla Chiesa?
L’introduzione di nuovi termini in riferimento alla Cat (per esempio l’abuso dei bambini, già disciplinato dalla Convenzione sui diritti del fanciullo) sarebbe una manovra «estensiva» rispetto al testo originario. E, sul piano giuridico, si configurerebbe una violazione dell’articolo 31 della Convenzione di Vienna sui diritti dei trattati, perché si andrebbe al di là di quanto originariamente previsto da parte degli Stati. Tutto ciò non potrebbe essere accettato come parte della Cat: il testo originale e il suo significato non includono termini relativi alla pedofilia, saremmo perciò in presenza di un indebito allargamento di campo. Nel caso in cui gli Stati volessero aggiungere nuovi provvedimenti, la via giuridica è quella dell’adozione di protocolli addizionali.
 
Un’accusa ricorrente in questi consessi è la chiamata di corresponsabilità della Santa Sede per tutti gli episodi che vedono coinvolti esponenti della Chiesa cattolica.
La confusione deriva dalla mancanza di conoscenza di come la Santa Sede opera: sotto il profilo giuridico-legale ha competenza esclusiva sul territorio dello Stato della Città del Vaticano. Esercita poi una competenza di carattere spirituale con una forma di autorità che si basa sull’adesione volontaria dei fedeli ai principi della fede cattolica. Quindi i membri della Chiesa presenti nel mondo – vescovi, sacerdoti e fedeli laici – non sono sudditi della Città del Vaticano ma degli Stati in cui vivono e pertanto spetta all’autorità dei singoli Stati perseguire i crimini dei loro cittadini.
 
La Chiesa viene criticata perché non si sarebbe mossa con la dovuta energia contro i suoi membri che hanno commesso abusi…
Gli abusi sui minori sono una piaga mondiale. Le istituzioni internazionali stimano in centinaia di milioni coloro che ne sono vittime, ma un calcolo attendibile è reso impossibile dal fatto che la maggior parte delle violenze avviene in ambito familiare e quindi rimane nell’ombra. Gli abusi sono perpetrati da persone appartenenti a tutti i ceti sociali e a tutte le professioni, compresi insegnanti e operatori sociali, e purtroppo anche da rappresentanti di fedi religiose. Ma il tentativo di attaccare la Santa Sede assumendo che la gerarchia della Chiesa crea una sorta di “incubatore” per il clero che si macchia di abusi, è intellettualmente disonesto. Tra le professioni, il clero cattolico ha la più bassa percentuale dei soggetti che perpetrano abusi su minorenni. Non si può dimenticare l’impegno profuso in questi anni, sotto l’impulso di Benedetto XVI prima e ora di Francesco, per la rimozione dei sacerdoti colpevoli, fino alla recente istituzione di una Commissione speciale per la protezione dei bambini. Basti pensare che dal 2004 più di 700 sacerdoti colpevoli di abusi sessuali su minori sono stati ritirati dallo stato clericale direttamente dalla Santa Sede. Inoltre, le misure legali prese dalla Santa Sede sia per lo Stato della Città del Vaticano sia come consiglio e direttiva morale per l’azione delle Conferenze episcopali e dei singoli vescovi diocesani, hanno prodotto una forte diminuzione dei casi di pedofilia. Il Papa è stato molto chiaro poche settimane fa, quando in un’intervista ha ricordato che «la Chiesa cattolica è forse l’unica istituzione pubblica ad aver agito con trasparenza e responsabilità. Nessun altro ha fatto di più, eppure la Chiesa è la sola ad essere attaccata».
 
C’è pure chi sostiene che le direttive della Santa Sede sull’aborto e la contraccezione artificiale vietano certi comportamenti e quindi, in fondo, sono la causa originaria di torture fisiche e psicologiche. Che ne pensa?
È un tentativo, peraltro ricorrente e spesso praticato in nome dei cosiddetti diritti umani, di violare la libertà di opinione e di fede. Lo scopo finale è di dettare legge alla Santa Sede e a milioni di credenti, mentre la Chiesa, proponendo una condotta di vita in accordo con la rivelazione divina e la legge naturale, non ricorre ad alcuna coercizione, non impone in alcun modo le sue convinzioni a coloro che non vogliano liberamente accettarle.

(Fonte: Avvenire, 5.05.14)
 
***
 
Leggi anche:

Onu contro la Chiesa. Dossier

–  La nota ufficiale di Padre Lombardi: documento Comitato Onu sui minori anomalo, con gravi limiti e oltre le sue competenze (AsiaNews, 7.02.14)

– Santa Sede-Onu, meglio prevenire che curare