Il Papa all’Onu: “Non c’è sviluppo senza famiglia”

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L’8 maggio 2014 Papa Francesco ha ricevuto i capi delle agenzie delle Nazioni Unite guidati dal segretario generale Ban Ki-Moon, cui ha rivolto un discorso rispettoso ma che ha incluso una chiara critica alla promozione dell’aborto e dell’eutanasia da parte di vari organismi dell’ONU.

Il Papa ha riconosciuto i risultati conseguiti dalle Nazioni Unite nel campo dell’educazione e della lotta alla povertà, ma ha subito aggiunto che «i popoli meritano e sperano frutti ancor migliori» e programmi scelti «con generosità e coraggio». Esistono infatti «cause strutturali della povertà e della fame», e non le si combatte veramente se si rinuncia «a dare una protezione adeguata alla famiglia».

La famiglia, ha aggiunto il Papa, si protegge solo insieme alla vita, «opponendosi all’economia dell’esclusione, alla cultura dello scarto e alla cultura della morte, che, purtroppo, potrebbero diventare una mentalità accettata passivamente». Ai dirigenti dell’ONU il Pontefice ha ricordato Zaccheo, il quale di fronte a Gesù «prese una decisione radicale», che non aveva solo una dimensione di solidarietà economica ma abbracciava una visione generale della verità e della giustizia. «Lo sguardo, spesso senza voce, di quella parte di umanità scartata, lasciata alle spalle – ha detto Papa Francesco – deve smuovere la coscienza degli operatori politici ed economici e portare a scelte generose e coraggiose, che abbiano risultati immediati, come quella decisione di Zaccheo».

Davvero questo spirito guida «tutti i nostri pensieri e tutte le nostre azioni»? Il Papa ha ribadito – a un uditorio dove non mancano dirigenti di agenzie che spendono ogni anno miliardi per diffondere l’aborto – che il criterio di una vera solidarietà è «proteggere la vita dal suo concepimento alla sua fine naturale», un imperativo che  «deve essere sempre al di sopra dei sistemi e delle teorie economiche e sociali».

Quanto all’economia, il Papa ha fatto notare che Gesù «non chiede a Zaccheo di cambiare il proprio lavoro, né di denunciare la propria attività commerciale; lo induce solo a porre tutto, liberamente ma immediatamente e senza discussione, al servizio degli uomini». L’episodio di Zaccheo, così, mostra che la solidarietà passa attraverso una «indispensabile collaborazione dell’attività economica privata e della società civile».

«Una vera mobilitazione etica mondiale» è per la solidarietà, ma non contro l’iniziativa privata. Ma non può mai ignorare o combattere la vita e la famiglia.
 
di Massimo Introvigne

(Fonte: lanuovabq.it, 10.05.14)