Il Papa: «Mai la scuola contrapposta alla famiglia»

Festa della scuola

«L’educazione non può essere neutra. O è positiva o è negativa; o arricchisce o impoverisce; o fa crescere la persona o la deprime, persino può corromperla». (Papa Francesco, Incontro con le scuole, 10.05.14)

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Si aspettavano 150.000 persone, ne sono arrivate almeno 300.000 – ma chi è abituato a contare in Piazza San Pietro e dintorni pensa che fossero perfino di più – per la festa della scuola italiana con Papa Francesco. Un numero di presenze che ha creato qualche problema agli organizzatori – i ritmi della giornata si sono allungati, anche per qualche intervento dei testimoni non proprio brevissimo – e qualche disagio ai partecipanti, che hanno trascorso la giornata sotto un sole cocente: ma che, ancora una volta, testimonia come nella crisi di ogni altra istituzione solo la Chiesa oggi rimanga capace di riempire le piazze.

La scuola è piena di problemi – e anche i vescovi sanno che non si possono dimenticare in Italia le tante, troppe scuole cattoliche costrette a chiudere per mancanza di fondi, in un Paese dove le leggi non le sostengono e non garantiscono una vera libertà di educazione – ma quello di Piazza San Pietro, ha detto il Papa, «non è un lamento, è una festa, una festa per la scuola. Sappiamo bene che ci sono problemi e cose che non vanno, lo sappiamo, ma voi siete qui, noi siamo qui perché amiamo la scuola».

L’amore per la scuola è stato uno dei temi che Papa Francesco ha voluto sottolineare. La scuola va anzitutto amata. «Ho una immagine della mia prima insegnante – ha raccontato il Pontefice – che mi ha aiutato a crescere, quella maestra che mi ha preso a sei anni al primo livello della scuola, mai ho potuto dimenticarla, lei mi ha fatto amare la scuola e poi sono andato a trovarla per tutta la vita, e sono andato a trovarla fino a che è mancata a 98 anni, è lei che mi ha insegnato ad amare la scuola». «Per favore – ha aggiunto il Papa – non lasciamoci rubare l’amore per la scuola».

Ma la scuola riuscirà a farsi amare, ha spiegato Papa Francesco, se saprà proporre una vera educazione e un’«apertura alla realtà», superando ogni schematismo ideologico. Il Pontefice ha proposto ai tantissimi ragazzi che affollavano la piazza e Via della Conciliazione un percorso educativo esigente  fondato sulla lealtà. Fra i testimoni che lo hanno salutato raccontando i loro ricordi di scuola ha citato il ginnasta Jury Chechi, il quale aveva affermato che «ė più bella una sconfitta pulita che una vittoria sporca». «Ricordatelo – ha detto il Papa -, questo ci farà bene per la vita». «L’educazione non è mai neutra. O fa crescere la persona o la deprime. Può perfino corromperla».

La scuola trasmette certamente nozioni, ma deve trasmettere anzitutto un metodo. Citando don Lorenzo Milani (1923-1967), da cui i vescovi avevano tratto il motto della giornata, «We care» (Ci interessa), una figura certo controversa per diverse posizioni culturali e politiche ma che il Papa ha voluto ricordare come «grande educatore italiano», Francesco ha affermato che «se uno ha imparato a imparare, è questo il segreto, gli rimane per sempre, rimane una persona aperta alla realtà».

Occorre, ha aggiunto il Pontefice, che l’educazione non separi mai il vero dal bene e dal bello. «Se studio Piazza San Pietro – ha spiegato – apprendo cose di architettura, di storia, di religione, di astronomia, l’obelisco richiama il sole, ma pochi sanno che questa piazza è anche una grande meridiana». La scuola educa se fa capire che «le tre dimensioni» del vero, del bene e del bello «non sono mai separate, ma sempre intrecciate. Se una cosa è vera, è buona ed è bella. Se è bella, è buona ed è vera e se è buona, è vera ed è bella». E insieme «questi elementi ci fanno crescere e ci aiutano ad amare la vita, anche quando stiamo male, anche in mezzo ai problemi. La vera educazione ci fa amare la vita e ci apre alla pienezza della vita»: la «missione della scuola è di sviluppare il senso del vero, del bene e del bello».

In pratica questa unità di verità, bontà e bellezza nell’educazione diventa possibile in un «cammino ricco» dove diverse forme d’insegnamento «agiscono insieme e stimolano l’intelligenza, la coscienza, l’affettività, il corpo». «Una persona matura deve saper parlare tre lingue: la lingua della mente, del cuore e delle mani. Cioè pensare quello che tu senti e quello che tu fai; sentire bene quello che tu pensi e quello che tu fai; e fare bene quello che tu pensi e quello che tu senti. Le tre lingue, armoniose e insieme!».

Ma perché tutto questo non rimanga un bel sogno, e la scuola sia veramente un invito al vero, al buono e al bello – mai separati, sempre uniti -, è necessario, ha sottolineato il Papa, che la scuola non si opponga mai alla famiglia ma la coadiuvi e la rispetti. «La famiglia – ha detto Francesco – è il primo nucleo di relazioni: la relazione con il padre e la madre e i fratelli è la base, e ci accompagna sempre nella vita». La scuola «è la prima società che integra la famiglia. La famiglia e la scuola non vanno mai contrapposte! Sono complementari, e dunque è importante che collaborino, nel rispetto reciproco».

Papa Francesco ha lasciato alla grande folla di Roma «un proverbio africano tanto bello: “Per educare un figlio ci vuole un villaggio”». Ci vogliono la famiglia e una comunità, che la scuola deve aiutare ma non può mai sostituire.
 
(Fonte: lanuovabq.it, 11.05.14)