Con la fiducia nel Signore, i vescovi non temano il mondo

LapresseFo_42481945_300

Domenica 29 giugno 2014, celebrando la Messa nella solennità dei santi Apostoli Pietro e Paolo e imponendo il pallio ai nuovi arcivescovi metropoliti, Papa Francesco ha rivolto un forte richiamo ai vescovi che «hanno paura» e cedono alle pressioni del mondo e dei poteri forti, rinunciando a predicare integralmente il Vangelo e sostituendolo con «chiacchiere inutili» che sono però gradite ai potenti.

Il Papa è partito dalla lettura del giorno tratta dagli «Atti degli Apostoli», che descrive come Pietro, incarcerato durante la persecuzione di Erode, sia stato liberato miracolosamente dal carcere da un angelo del Signore. Pietro, ha detto il Pontefice, «si accorge che il Signore lo “ha strappato dalla mano di Erode”; si rende conto che Dio lo ha liberato dalla paura e dalle catene». Non è solo una liberazione fisica. Pietro aveva paura, e l’incontro con l’angelo gli ha consentito di vincere la paura.  Anche oggi, se ci rendiamo docili alla sua grazia, «il Signore ci libera da ogni paura e da ogni catena, affinché possiamo essere veramente liberi. L’odierna celebrazione liturgica esprime bene questa realtà, con le parole del ritornello al Salmo responsoriale: “Il Signore mi ha liberato da ogni paura”».

Il problema dei vescovi oggi, ha spiegato il Papa, è proprio quello di «avere paura» e di cercare «rifugi pastorali», Ma – si è chiesto Papa Francesco – «di che cosa abbiamo paura? E se ne abbiamo, quali rifugi cerchiamo, nella nostra vita pastorale, per essere al sicuro? Cerchiamo forse l’appoggio di quelli che hanno potere in questo mondo? O ci lasciamo ingannare dall’orgoglio che cerca gratificazioni e riconoscimenti, e lì ci sembra di stare sicuri? Cari fratelli vescovi, dove poniamo la nostra sicurezza?».

Al di là di ogni strategia o piano pastorale, l’episodio di Pietro «ci ricorda che il nostro vero rifugio è la fiducia in Dio: essa allontana ogni paura e ci rende liberi da ogni schiavitù e da ogni tentazione mondana». Ecco il problema di tanti vescovi oggi: la mancanza di fiducia in Dio. Non è una questione di forze umane. Queste avevano tradito anche Pietro, e lo avevano portato a rinnegare tre volte Gesù. Pietro diventa santo quando «non si affida a se stesso e alle proprie forze, ma a Gesù e alla sua misericordia». «E qui sparisce la paura, l’insicurezza, la pusillanimità».

Pietro lo sperimenta di persona: «la fedeltà di Dio è più grande delle nostre infedeltà e più forte dei nostri rinnegamenti. Si rende conto che la fedeltà del Signore allontana le nostre paure e supera ogni umana immaginazione». Ai vescovi di oggi, Pietro «mostra la strada: fidarsi di Lui, che “conosce tutto” di noi, confidando non sulla nostra capacità di essergli fedeli, quanto sulla sua incrollabile fedeltà. Gesù non ci abbandona mai, perché non può rinnegare se stesso (cfr 2 Tm 2,13). È fedele. La fedeltà che Dio incessantemente conferma anche a noi Pastori, al di là dei nostri meriti, è la fonte della nostra fiducia e della nostra pace».

L’esperienza di Pietro mostra come il vescovo nella Chiesa «non deve cedere alla tentazione della curiosità, dell’invidia». L’apostolo non era immune da queste tentazioni. Ma la sua straordinaria, assoluta fiducia nel Signore lo aiutò a superarle. «Il Signore oggi ripete a me, a voi, e a tutti i Pastori: Seguimi! Non perdere tempo in domande o in chiacchiere inutili; non soffermarti sulle cose secondarie, ma guarda all’essenziale e seguimi. Seguimi nonostante le difficoltà». Ai vescovi il Papa chiede fedeltà integrale «nella predicazione del Vangelo», «nella testimonianza di una vita corrispondente al dono di grazia del Battesimo e dell’Ordinazione», nell’annunciare il Vangelo a tutti con zelo e senza sosta.

Se questo non avviene, è perché i vescovi hanno paura, si fanno intimidire dalle pressioni dei potenti di questo mondo, cercano l’applauso dei poteri forti e ne temono la critica. In un contesto diverso – ma non meno pericoloso, dove si rischiava la vita e non solo la popolarità – san Pietro e gli apostoli hanno superato e vinto le stesse tentazioni. Non per le loro capacità umane superiori a quelle dei pastori di oggi. Ma perché si affidavano totalmente a Dio. Una buona vita spirituale, da cui sgorghi una piena fiducia nel Signore, è la chiave per essere buoni vescovi in periodi di difficoltà e di persecuzione.
 
di Massimo Introvigne

(fonte: lanuovabq.it, 30.06.14)
 

 Il TESTO INTEGRALE DELL’ANGELUS 29.06.14