Risoluzione Onu pro famiglia. L’Italia si è opposta «per unità col resto d’Europa».

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di Francesco Belletti

Con questo voto l’Italia si è schierata con i Paesi ricchi e le lobby economiche e malthusiane che li rappresentano. Non è questa l’Europa che vogliamo.
 
Lo scorso 25 giugno il Consiglio dei Diritti umani dell’Onu ha votato, in occasione del XX anniversario dell’Anno internazionale della Famiglia, un documento che caldeggia la promozione della famiglia. Un testo molto prudente, quasi ovattato che ribadisce e si premura di specificare che si tratta di principi già affermati, «che la famiglia è l’unità naturale e fondamentale della società e ha diritto ad essere protetta dalla società e dallo Stato». Un testo al quale nessuno avrebbe potuto dire di no.

Eppure il no è arrivato dai Paesi dell’Unione europea, Italia compresa. Hanno cercato di inserire nel testo frasi per allargare la definizione di famiglia, parlando di «varie forme di famiglia». Ma le mozioni di questo tenore sono state tutte bocciate. Il documento finale riafferma così che è della famiglia «la responsabilità primaria di nutrire e proteggere i bambini e che i bambini, per lo sviluppo completo e armonioso della loro personalità, devono crescere in un ambiente familiare e in un’atmosfera di felicità, amore e comprensione». Con buona pace di chi i bambini li vorrebbe rieducare alla logica del gender fin dalle elementari.

Ma ancora di più si è deciso di creare un gruppo di lavoro per promuovere dei riferimenti positivi alla famiglia e invertire la tendenza che negli ultimi tempi l’ha vista solo come centro di conflitti, problemi e violazione dei diritti umani e di organizzare una tavola rotonda mondiale sulla protezione della famiglia e dei suoi membri.

Qualche riflessione sorge spontanea. Perché l’Italia è stata contraria? Per unità con il resto d’Europa, rispondono alla Farnesina. Ma scherziamo? Si è capito ormai di che panni vestono gli euro-burocrati e che vento tira tra i Paesi di riferimento, e i nostri rappresentanti si affidano alla corrente senza uno straccio di consultazione con l’Esecutivo, sarebbe questo il modo di esercitare la leadership italiana in Europa? E se questa consultazione c’è stata la situazione si fa ancora più grave…

Non è questa l’Europa che vogliamo. Con questo voto l’Italia si è schierata con i Paesi ricchi e le lobby economiche e malthusiane che li rappresentano. Dall’altra parte c’è tutto il resto del mondo, quello povero, certo, ma anche quello socialmente ed umanamente vivace. E i nostri rappresentanti scelgono di stare dalla parte degli oppressori, schiavisti ieri e neocolonialisti oggi, dalla parte che il cammino della storia e della civiltà ha già condannato. Da un governo di sinistra non ce lo saremmo mai aspettati.

Francesco Belletti è presidente Forum associazioni familiari

(fonte: Tempi, 8.07.14)

 

Tutela della famiglia: l’Italia balbetta all’Onu

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di Elena Molinari

C’è anche l’Italia fra i Paesi membri del Consiglio per i diritti umani delle Nazioni Unite che hanno votato contro una risoluzione, poi approvata, che ribadisce la necessità di «proteggere» la famiglia tradizionale. L’opposizione del governo italiano a un documento dell’Onu che, eccezionalmente, contraddice le politiche di genere delle Nazioni Unite, ha suscitato polemiche fra le associazioni italiane per la difesa della famiglia. «Il Consiglio ha affermato che la famiglia è il nucleo fondamentale della società per la responsabilità primaria di nutrire e proteggere i bambini – sottolinea Andrea Lavelli, responsabile della campagna SOS Ragazzi – . Tra le 14 nazioni che hanno rigettato questa risoluzione con un voto negativo, purtroppo figura anche il nostro Paese, insieme ad altri Stati occidentali: sarebbe giusto che i nostri rappresentanti all’Onu ce ne spieghino il motivo».

La Farnesina ha fatto sapere che nella decisione di voto è stata data priorità al principio della solidarietà europea ed occidentale. Un rifiuto di disgregare il fronte europeo che il ministero degli Esteri considera essenziale, soprattutto in coincidenza con l’inizio del semestre di presidenza italiana del Consiglio dell’Ue, per sostenere alcune importanti iniziative europee alle Nazioni Unite, come quelle sulla libertà di religione e la protezione delle minoranze religiose o quella sulla moratoria della pena di morte. E si fa notare che tra i proponenti compaiono Paesi che hanno una concezione molto “particolare” di famiglia.

La risoluzione del Consiglio per i diritti umani è di natura procedurale, quindi non implica per gli Stati membri alcun obbligo giuridico, e la sua conseguenza immediata sarà un dibattito sui modi di proteggere la famiglia. Ma è significativo comunque che il testo ribadisca una composizione della famiglia «naturale» senza citarne alcuna forma “alternativa”, come quella delle coppie eterosessuali conviventi o delle coppie omosessuali.

Un emendamento dell’ultimo minuto che voleva sostituire il termine «famiglia» con la frase «famiglia nelle sue varie forme» è stato infatti respinto dalla maggioranza delle nazioni che siedono all’interno dell’organismo. Tutti i 9 Paesi Ue membri del consiglio, quindi Austria, Francia, Germania, Irlanda, Gran Bretagna, Repubblica Ceca, Romania, Estonia e Italia hanno dunque deciso di votare contro la risoluzione. Ad essi si sono aggiunti Stati Uniti, Giappone, Cile, Corea del Sud e Montenegro.

La risoluzione, che era stata presentata da un gruppo costituito da Egitto, Qatar, Russia, Cina, El Salvador, Namibia, Bangladesh, Marocco, Mauritania, Sierra Leone, Costa d’Avorio, Tunisia e Uganda, è comunque passata con 26 voti a favore, 14 contrari e sei astensioni. L’approvazione è stata salutata da un forte applauso nell’aula del Consiglio a Ginevra.
 
(fonte: Avvenire, 8.07.14)