«Credete nei miracoli. Non sono magie»

Mosaico

di Massimo Introvigne
 
Anche Papa Francesco, come tanti parroci e sacerdotinelle loro omelie della domenica, nell’Angelus del 3 agosto ha commentato il Vangelo del miracolo della moltiplicazione dei pani e dei pesci (Mt 14,13-21).

«Gesù – ha ricordato il Papa – lo compì lungo il lago di Galilea, in un luogo isolato dove si era ritirato con i suoi discepoli dopo aver saputo della morte di Giovanni Battista. Ma tante persone li seguirono e li raggiunsero; e Gesù, vedendole, ne sentì compassione e guarì i malati fino a sera. Allora i discepoli, preoccupati per l’ora tarda, gli suggerirono di congedare la folla perché potessero andare nei villaggi a comperarsi da mangiare». Ma Gesù risponde: «Voi stessi date loro da mangiare» (Mt 14,16): è il momento famoso in cui si fa portare cinque pani e due pesci, li benedice e comincia a spezzarli e a darli ai discepoli, che li distribuiscono alla gente. Tutti mangiano a sazietà, anzi addirittura ne avanza.

In questo avvenimento il Papa ci invita a cogliere tre messaggi. Il primo è la compassione. «Di fronte alla folla che lo rincorre e – per così dire – “non lo lascia in pace”, Gesù non reagisce con irritazione, ma sente compassione, perché sa che non lo cercano per curiosità, ma per bisogno». Le guarigioni sono il segno di questa compassione. «Gesù ci insegna ad anteporre le necessità dei poveri alle nostre. Le nostre esigenze, pur legittime, non saranno mai così urgenti come quelle dei poveri». I poveri sono quelli «che non hanno il necessario per vivere» ma sono anche tutti coloro che sono poveri di verità e di significato della vita.

Il secondo messaggio è la condivisione. «È utile confrontare la reazione dei discepoli, di fronte alla gente stanca e affamata, con quella di Gesù. I discepoli pensano che sia meglio congedarla, perché possa andare a procurarsi il cibo. Gesù invece dice: date loro voi stessi da mangiare». Sono due reazioni diverse, che «riflettono due logiche opposte: i discepoli ragionano secondo il mondo, per cui ciascuno deve pensare a se stesso; Gesù ragiona secondo la logica di Dio, che è quella della condivisione». Anche qui non dobbiamo pensare solo alle necessità materiali. Condividere significa essere vicino anche a chi è nel dubbio, a chi è disorientato.

«Se avesse congedato le folle, tante persone sarebbero rimaste senza mangiare. Invece quei pochi pani e pesci, condivisi e benedetti da Dio, bastarono per tutti». Il Papa insiste al sulla nozione cristiana del miracolo, troppo spesso oggi confusa con il mero paranormale o la magia. «Attenzione: non è una magia, è un “segno”! Un segno che invita ad avere fede in Dio, Padre provvidente». La magia rimanda a se stessa, così che alla fine si risolve in un inganno, il miracolo è trasparente e rimanda sempre a Dio. Per questo il miracolo è credibile mentre la magia non lo è.

Il terzo messaggio dell’evento dei pani e dei pesci è eucaristico. «Il prodigio dei pani preannuncia l’Eucaristia. Lo si vede nel gesto di Gesù che “recitò la benedizione” (v. 19) prima di spezzare i pani e distribuirli alla folla. È lo stesso gesto che Gesù farà nell’Ultima Cena, quando istituirà il memoriale perpetuo del suo Sacrificio redentore. Nell’Eucaristia Gesù non dona un pane, ma il pane di vita eterna, dona Se stesso, offrendosi al Padre per amore nostro». L’Eucarestia è un miracolo ripetuto tutti i giorni, il miracolo credibile per antonomasia.

Compassione, condivisione, Eucaristia. L’episodio dei pani e dei pesci non deve trasmetterci un semplice gusto del prodigio e del meraviglioso. Ma spingerci a «uscire», a portare i pani del nostro apostolato per annunciare la verità e la giustizia al mondo. È questo il vero miracolo del cristianesimo.
 
(fonte:  lanuovabq.it, 4.08.14)