Agli sposi separati fedeli al sacramento del matrimonio

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Don Renzo Bonetti agli sposi separati fedeli al sacramento del matrimonio
(liberamente tratto da una relazione non rivista dall’autore):

 
Un separato al quale è tolta la famiglia e la nuzialità su questa terra, dov’è lanciato? Già nelle nozze definitive. Ma questo vuol dire coltivare una vita spirituale, una vita interiore straordinaria! Non è vocazione ma è una condizione di santità se viene accettata, perché il Signore dentro quella condizione fa agire il Suo Spirito, lo Spirito di Cristo che ama oltre misura. Venite messi sulla TAV che va verso la Trinità; non si può scendere, siete dentro quella condizione, ma siete collocati su quel direttissimo che conduce alla Trinità.

Nozze con Dio significa un percorso. Certo, trovarsi separato e solo a 30 anni, a 40 anni, cioè quando ancora ci sono tanti anni davanti, non è facile: la ferita è grande, ma io credo che lì altrettanto il dono sarà grandissimo. Dove siamo destinati, a che cosa siamo destinati? I separati che vivono intensamente questa identità diventano – può sembrare un paradosso – annuncio di nozze per quegli sposi felici che, ingenuamente, credono di essere a posto. “Siamo bravi, ci vogliamo bene”, rischiando di pensare che lo scopo della tua vita sono queste nozze, questa famiglia.

Il separato fedele è lì a ricordare che le tue nozze di qui hanno un significato; te lo dico io, che ho perso la moglie, il marito, perché mi ha lasciato dieci, venti, trenta anni fa. Vengo a dirti che il senso della tue nozze sono in Dio. Il senso della tua vita sono le nozze con Dio. Io sono stato costretto da una condizione particolare di fragilità di vita a vivere questa scelta e ad essere lanciato nelle nozze con Dio. Tu, che sei dentro la libertà e la serenità, stai pensando alle tue nozze con Dio? Sai che lo scopo del tuo matrimonio sono le nozze con Dio? Sai che il sacramento del matrimonio è via alle nozze con Dio?

Quindi i separati fedeli, sono i primi testimoni delle nozze con Dio.

Ancora: al separato, al quale manca una immediata reciprocità fisica di amore non viene vietata una reciprocità totalizzante com’è quella del dono del corpo che ha tutta la sua forza, la sua ebbrezza, la sua bellezza; ma questa reciprocità totalizzante, non passando attraverso la sessualità, passa egualmente attraverso il corpo per essere corpo donato per amore là dove vivo con la comunità che mi trovo d’intorno, con i poveri che ho, con ogni prossimo che incontro per cui anche in questa missione io già comincio a celebrare la famiglia definitiva. Il separato costruisce già di qui la famiglia definitiva.

Vede i figli a ore, o tiene i figli a tempo, ma può già fare i fratelli e i figli definitivi. Un fratello, una sorella che si conquista nell’amore, nella carità reciproca mi fa già prendere questo fratello nella mia famiglia definitiva, quella del cielo. Non sono più qui a costruire con una donna, con un uomo, una famiglia con dei figli; sono qui, separato fedele, già a costruire in una reciprocità intensa e totalizzante perché voglio arrivare ad amare con tutto me stesso. “Non c’è amore più grande di chi dà la vita…”, comincio a costruire una famiglia che non è più fatta di sangue, è fatta dell’unità dello Spirito, è corpo di Cristo ed è una famiglia che non teme più la morte perché è già oltre, “Chi ama vive in eterno”.
 
(fonte: Pastorale familiare Fabriano-Matelica – pagina facebook)