La Francia riabilita l’Humanae Vitae di Paolo VI

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di Lorenzo Bertocchi 
 
Nel caso dei treni è una benedizione che i binari siano paralleli, la stessa cosa purtroppo non vale in altri ambiti, come ad esempio quello del magistero della Chiesa. In questo caso un “magistero parallelo” è più facile che porti al deragliamento, piuttosto che a destinazione; l’esempio da manuale è fornito dalla reazione a cui andò incontro l’ultima enciclica di Paolo VI, ormai prossimo beato.

Era il 29 luglio del 1968 quando fu presentata l’Humanae Vitae, il pronunciamento del pontefice sul tema scottante dell’amore coniugale e della “regolazione” delle nascite, appena due giorni dopo si alzava violento il vento del dissenso. Al n°14 dell’enciclica si ribadiva con chiarezza che «è altresì esclusa ogni azione che, o in previsione dell’atto coniugale, o nel suo compimento, o nello sviluppo delle sue conseguenze naturali, si proponga, come scopo o come mezzo, di impedire la procreazione». Una sconfitta colossale per i molti che da anni tentavano, dentro e fuori la Chiesa, di forzare la mano per ottenere un pronunciamento favorevole sul tema della contraccezione.

Il 31 luglio 1968, a pagina 16 del New York Times, si poteva già leggere la “dichiarazione Curran”, dal nome del teologo della Catholic University of America che raccolse la diffusa opposizione all’enciclica. Fu solo la prima di una lunga serie di azioni e dichiarazioni che teologi cattolici, e anche alcuni vescovi, fecero in aperto contrasto al magistero del Papa. Sul quotidiano Le Monde l’abate Oraison ne faceva un nuovo caso Galileo: con questo pronunciamento la Chiesa stava rifiutando di riconoscere «le acquisizioni della moderna antropologia».

Dopo 46 anni, proprio sulle pagine del quotidiano francese, viene pubblicata un’inchiesta che sembra “riabilitare” l’Humanae Vitae. In Francia, secondo uno studio dell’Ined-Inserm dello scorso maggio, i cosiddetti metodi naturali per la “regolazione” delle nascite stanno guadagnando terreno, mentre l’uso della pillola è in netto calo. Lucetta Scaraffia sull’Osservatore Romano ha notato, appunto, che «in fondo si tratta di una riabilitazione della vituperata Humanae Vitae». L’inchiesta di Le Monde porta alcune testimonianze di donne che hanno scelto di abbandonare la pillola per salvaguardare la propria salute, ma c’è anche chi dice che l’uso del contraccettivo chimico azzera la libido. Un’altra donna racconta che il suo nuovo compagno non apprezza tutti questi prodotti chimici utilizzati sul corpo femminile. «Per questo»,  dichiara Marie, 29 anni, «abbiamo approfondito il metodo [naturale] insieme». Una vera tendenza?, si chiedono gli autori dell’inchiesta. Troppo presto per dirlo. Ma devono prendere atto che i vari metodi per stimare il periodo di ovulazione sono una realtà in costante crescita.

Meglio tardi che mai, potrebbe dire qualcuno, visto che Paolo VI in questi metodi credeva veramente, non come semplice anticoncezionale “naturale”, ma come strumento per un vero amore. Imparare a conoscere i ritmi del corpo femminile, come ad esempio propone il metodo Billings e altri, non è una forma di repressione, ma conduce a una conoscenza e a un rispetto che permettono di vivere la sessualità in modo veramente libero e pieno. Rimanendo aperti a tutto ciò che questo amore porta con sé. «Il dominio dell’istinto», si legge al n°21 di Humanae Vitae, mediante la ragione e la libera volontà, «impone indubbiamente un’ascesi…». Ma questa disciplina, propria della purezza degli sposi, «ben lungi dal nuocere all’amore coniugale, gli conferisce invece un più alto valore umano». Esige un continuo sforzo, ma grazie al suo benefico influsso i coniugi sviluppano integralmente la loro personalità, «arricchendosi di valori spirituali».

Paolo VI con l’Humanae Vitae ribadiva che l’amore non ha nulla a che fare con la libertà contrabbandata dalla contraccezione, a meno che non si voglia sostenere che la sessualità sia mera ginnastica, o semplice emozione. Paolo VI fece questo contro le valutazioni maggioritarie della Commissione consultiva appositamente costituita. Lo fece contro l’opinione diffusa dai mass media, lo fece contro le spinte in avanti di alcuni vescovi, lo fece nella piena consapevolezza che quando si tratta di verità non è la maggioranza che può stabilirla. Qualcuno ha parlato di profezia…
 
 (fonte: lanuovabq.it26-08-2014)