Cav Mangiagalli, festa per la vita a Milano

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di Marina Corradi
 
Il 15 settembre c’è una festa a Milano, a cui varrebbe la pena di andare. Ma prima che della festa, leggete questa storia.

La storia. Ieri mattina al Centro di aiuto alla vita della clinica Mangiagalli si è presentata A., 25 anni. Incinta da poche settimane. Il suo ragazzo se ne è già andato. Il padre, un immigrato, ha cacciato A. di casa. Lei è rimasta sola col suo “lavoro” di commessa interinale. (Scriviamo “lavoro” perché nell’ultimo mese A. è stata chiamata per quattro giorni). Un’amica le ha suggerito di passare di qui. La ha accolta Paola Bonzi, fondatrice del Centro che opera da 30 anni nella più grande Maternità milanese. Non era un incontro facile. A. stava per ritirare il certificato per l’aborto. Quando è uscita, però, aveva deciso di avere quel figlio.

Il miracolo. «Ogni volta che succede, mi pare un miracolo», dice contenta Paola Bonzi. Dal 1984 i “miracoli” del Cav Mangiagalli sono 17mila. 1.134 solo nel 2013. Poche parole, nessun proclama e tanta generosità: 17mila dei ragazzi che vedete in giro per Milano devono la vita all’essere, le loro madri, un giorno passate di qui. Che cosa ha convinto A., ieri mattina, a ripensarci? La Bonzi: «Direi semplicemente il fatto di scoprirsi non sola. Le ho proposto un letto in una delle nostre case, un aiuto economico (3.000 euro in 18 mesi, ndr) e il nostro appoggio umano, professionale e sanitario».

Quello che serve. Un tetto, una mano e 3.000 euro. Tanto può bastare perché oggi a Milano una donna scelga di tenersi figlio che aspetta. Nel 60 % dei casi, e soprattutto fra le straniere, le ragioni dell’aborto sono proprio i soldi. 3.000 euro, non tanti in una città come Milano; e così pochi, davanti alla vita di un uomo.

Quello di cui c’è bisogno. Eppure questi 3.000 euro al momento mancano. Il Cav Mangiagalli ha finito i fondi delle donazioni, e anche i fondi Nasko della Regione Lombardia, in questi anni drasticamente ridottisi, per il trimestre in corso sono finiti. Già per A., dunque, di soldi in realtà non ce ne sono più. «Le ho garantito il nostro aiuto, comunque. In qualche modo i fondi li troveremo. Siamo abituati, a contare sulla Provvidenza, e anche a mendicare aiuti dagli amici», dice la Bonzi.
(Parlare con questa donna, rimasta cieca da ragazza eppure così solare, e tenacemente appassionata al destino di tante donne e bambini sconosciuti, è una cosa che sempre lascia chi scrive meravigliata. Come fa questa, ti chiedi, a avere una speranza e una forza così).

I soldi che fanno la differenza. Dunque, i fondi per i figli in bilico sul crinale della povertà e della solitudine anche questa volta bisogna trovarli. Paola Bonzi con i suoi collaboratori ha pensato a una festa, anzi a un galà. Il 15 settembre a Palazzo Isimbardi, in corso Monforte, alle 19.30. Ci sarà musica, un rinfresco, degli interventi, e si potrà anche ballare. Una gran festa tutta messa assieme fra amici e volontari. Il ricavato andrà al Cav.

Invito a partecipare. Il biglietto costa 40 euro per i giovani, 80 euro dai quarant’anni in su. Come una cena per due in un locale neanche troppo costoso, a Milano. Pensateci. Link per l’iscrizione: http://galacavmangiagalli2014.com/ Per informazioni: info@cavmangiagalli.it o tel. 02-54120577. Per donazioni: Iban: IT47C0335901600100000002956 intestato a Cav Mangiagalli.
Conto corrente postale: C.C. n° 36114205 intestato a Centro di Aiuto alla Vita Mangiagalli, via della Commenda, 12, 20122

Da sapere
Il Centro di Aiuto alla Vita della clinica Mangiagalli è una associazione di volontariato impegnata nel sostegno alla maternità difficile ed inserita nella grande rete nazionale dei Cav promossi dal Movimento per la vita. L’obiettivo, come quello di tutte le strutture che fanno capo a Federvita Lombardia, è offrire un aiuto concreto a donne che si trovano in difficoltà per una gravidanza, affinché possano vivere serenamente la gestazione ed accogliere il proprio bambino con gioia. Il compito assolto dalle volontarie è quello accompagnare le donne alla nuova condizione di madre, sostenendole psicologicamente e materialmente fino all’anno di vita del bambino. In questo modo si aiutano le mamme a superare le difficoltà contingenti e ad impostare correttamente la relazione con il proprio figlio. «Perché una mamma consapevole – ama ripetere Paola Bonzi – vuol dire un bambino sereno, con tante risorse per il proprio avvenire».
 
(fonte: Avvenire, 5.09.14)