Papa Francesco: “la morte non è l’ultima parola sulla sorte umana”

VATICANO_-_1102_-_Angelus

Nella Solennità dei defunti, Francesco sottolinea che “la morte non è l’ultima parola sulla sorte umana, poiché l’uomo è destinato ad una vita senza limiti, che ha la sua radice e il suo compimento in Dio”. Maria, Porta del Cielo, “ci sostenga nel quotidiano pellegrinaggio sulla terra e ci aiuti a non perdere mai di vista la meta ultima della vita che è il Paradiso”.

Città del Vaticano (AsiaNews) – Nel giorno in cui la Chiesa e tutto il mondo cristiano commemorano i fedeli defunti, i cattolici sono chiamati in maniera particolare a ricordare quei morti “che nessuno ricorda. Ricordiamo le vittime delle guerre e delle violenze; tanti “piccoli” del mondo schiacciati dalla fame e della miseria. Ricordiamo i fratelli e le sorelle uccisi perché cristiani; e quanti hanno sacrificato la vita per servire gli altri”. Lo ha detto papa Francesco nel corso dell’Angelus, recitato in occasione della Solennità dei defunti.

Dopo aver celebrato tutti i Santi, ricorda Francesco, è il momento dei morti: “Queste due ricorrenze sono intimamente legate fra di loro, così come la gioia e le lacrime trovano in Gesù Cristo una sintesi che è fondamento della nostra fede e della nostra speranza. Da una parte, infatti, la Chiesa, pellegrina nella storia, si rallegra per l’intercessione dei Santi e dei Beati che la sostengono nella missione di annunciare il Vangelo; dall’altra, essa, come Gesù, condivide il pianto di chi soffre il distacco dalle persone care, e come Lui e grazie a Lui fa risuonare il ringraziamento al Padre che ci ha liberato dal dominio del peccato e della morte”.

Il cimitero, “luogo del riposo” dove tanti oggi vanno in visita, è un simbolo plastico dell’attesa del risveglio finale : “Gesù stesso ha rivelato che la morte del corpo è come un sonno dal quale Lui ci risveglia. Con questa fede sostiamo – anche spiritualmente – presso le tombe dei nostri cari, di quanti ci hanno voluto bene e ci hanno fatto del bene”. Ma oggi, riprende Francesco, “siamo chiamati a ricordare tutti, anche quelli che nessuno ricorda. Ricordiamo le vittime delle guerre e delle violenze; tanti ‘piccoli’ del mondo schiacciati dalla fame e della miseria. Ricordiamo i fratelli e le sorelle uccisi perché cristiani; e quanti hanno sacrificato la vita per servire gli altri. Affidiamo al Signore specialmente quanti ci hanno lasciato nel corso di quest’ultimo anno”.

La tradizione della Chiesa, ricorda il Papa, “ha sempre esortato a pregare per i defunti, in particolare offrendo per essi la Celebrazione eucaristica: essa è il miglior aiuto spirituale che noi possiamo dare alle loro anime, particolarmente a quelle più abbandonate. Il fondamento della preghiera di suffragio si trova nella comunione del Corpo Mistico”. Per questo “il ricordo dei defunti, la cura dei sepolcri e i suffragi sono testimonianza di fiduciosa speranza, radicata nella certezza che la morte non è l’ultima parola sulla sorte umana, poiché l’uomo è destinato ad una vita senza limiti, che ha la sua radice e il suo compimento in Dio”.

Qui il Papa inserisce a braccio una preghiera a Dio misericordioso, affinché “non abbandoni nessuno al fuoco eterno, dove non c’è possibilità di pentimento”, e ricorda i defunti, “anche coloro che sono morti senza il conforto sacramentale e senza la possibilità di pentimento”. Con questa fede nel destino supremo dell’uomo, conclude il pontefice, “ci rivolgiamo ora alla Madonna, che ha patito sotto la Croce il dramma della morte di Cristo ed ha partecipato poi alla gioia della sua risurrezione. Ci aiuti Lei, Porta del cielo, a comprendere sempre più il valore della preghiera di suffragio per i defunti. Ci sostenga nel quotidiano pellegrinaggio sulla terra e ci aiuti a non perdere mai di vista la meta ultima della vita che è il Paradiso. E noi con questa speranza, che non delude mai, andiamo avanti”.
 

(fonte: Asianews, 02.11.14)