I 10 Comandamenti di Benigni – Prima Parte: Promossa ma…

benigni-comandamenti-838x643

(da cattonerd)

È andata ieri sera in onda la prima parte de “I 10 comandamenti” di Benigni, e da cattolici non possiamo esimerci dall’esprimere il nostro parere sulla trasmissione andata in onda su RAI1. Su internet si è già scatenato il dibattito. Chi lo osanna e chi lo vuole distruggere (inutile dire che questa seconda fazione sia per lo più popolata da persone a cui si rizza il pelo al solo nominare Dio positivamente). C’è poi una parte di cattolici che, per qualche pregiudizio nei confronti di Roberto, ha preferito evitare di guardare il programma.

Ma arriviamo al dunque… che ne penso? 
 

I dieci comandamenti “originali”

Il percorso catechistico de “I 10 comandamenti”, dovrà stupirsi il popolo della rete e la stampa, non è un’invenzione di Benigni, ma di un prete: Don Fabio Rosini. E no, non sono stati pensati dopo l’arrivo di Bergoglio e della sua “rivoluzione”, ma… circa 20 anni fa!

Da allora questo percorso si è diffuso in tutta Italia, ed invitiamo coloro che hanno apprezzato il programma di Roberto, ma anche a tutti gli altri, a cercare la parrocchia più vicina dove si può seguire, non ve ne pentirete!
 

Torniamo a Benigni

Roberto prende a piene mani dal percorso originale e, per chi l’ha seguito come me, riconoscerà alcuni punti pari pari, identici!
La differenza abissale, ovviamente, è che invece di seguire un percorso di approfondimento comandamento per comandamento, Benigni lo ha sintetizzato tutto quanto in due serate. Il suo, possiamo dire, è un compendio del percorso originale dei 10 comandamenti!

Devo ammettere che, nonostante le mie paure iniziali, almeno in questa prima parte del programma, dove ha fatto sintetizzato la storia di Mosè ed ha spiegato i primi tre comandamenti, è stato encomiabile. Quello che più mi ha colpito è stato l’entusiasmo con cui è riuscito a parlare di Dio e della Sua voglia di mettersi in relazione con l’umanità per il bene di quest’ultima.

Geniale, a mio avviso, l’escamotage utilizzato per spingere lo spettatore “ateo” a diventare credente almeno per una sera: “andate al cinema e per quell’oretta e mezza credete a Spider-man e a Batman… adesso provate a credere che Dio c’è”. Sembra una sciocchezza, ma è un pensiero molto profondo. Non esistono atei. Persone che non credono nel nostro Dio sì, ma persone che non credono in niente, che non danno la loro vita a qualcosa o per qualcosa, no. Amore, amicizia, denaro, successo, spiriti, fantasmi, carriera, democrazia e chissà cos’altro. Per una volta, provate ad accettare che Dio esista, ed immergetevi “nella più bella storia mai raccontata”.
 

Alcuni scivoloni

Vorrei però correggere Benigni su un paio di punti.

Nel secondo comandamento, ovvero “Non nominare il nome di Dio invano”, si è fatto prendere un po’ dalla voglia, probabilmente, di strizzare l’occhio ad una certa corrente anticlericale, affermando a sproposito che tutte le più grandi guerre e le stragi si sono fatte in nome di Dio. Ora, senza fare la terribile conta delle vittime – perché che vengano uccisi innocenti “in nome di Dio” è sicuramente la più grande bestemmia – forse si è scordato che la maggior parte dei conflitti nascono per denaro e geopolitica, e che le più grandi stragi sono state consumate, e ancora si consumano, nelle dittature comuniste e quindi atee. Non scordiamoci infatti Mao Zedong con 78 milioni di morti, che non è in nome di Dio che si sono lanciate due bombe atomiche, e che Hitler usò il suo “Gott mit uns” (in italiano Dio con noi), solo perché ereditato dall’esercito prussiano, mentre il dio di Hitler era quello panteista e neopagano: “questo non mi fermerà dallo sradicare completamente, dalle radici fino ai rami, il cristianesimo in Germania. O si è cristiano o si è tedesco (da una conversazione con il sindaco di Danzica Hermann Rauschning; citato in John S. Conway, p. 15). Per non parlare delle bistrattate crociate, di cui vi invito a studiarvi la storia con una punta di obiettività in più dei testi scolastici.

Nel terzo comandamento, dove si ricorda di santificare il Sabato, Benigni commette l’errore di mettere sullo stesso livello l’uomo e gli animali, andando ad affermare che “gli animali sono il nostro prossimo”. Se da una parte la bellezza di quel comandamento sta proprio nel mostrare l’uomo come custode del creato, non come parassita, non si deve scadere nel considerarci un tutt’uno con il resto (1). Ne abbiamo parlato abbondantemente nell’articolo dove si parla dell’amore verso gli animali nel cristianesimo
 

Concentriamoci però sulle cose belle

Tra le perle che invece ci ha regalato Roberto, c’è un discorso che fece da piccolo con il prete del suo paese. Raccontava il curato al piccolo Benigni, che a prescindere dal credere o meno in Dio, quello di cui ci dobbiamo occupare intanto è fare il bene. Esattamente come il ragno, che ignora l’esistenza delle mosche quando fin da piccolo inizia a tessere la sua rete. Lui si preoccupa solo di aggiungere filo a filo, e se la mosca c’è si impiglia, e allora la rete sobbalza e per il ragno è festa. E per noi dovrebbe essere lo stesso. Fare il bene vuol dire aggiungere alla ragnatela un nuovo filo, e se Dio c’è, e per Benigni c’è eccome, farà sussurrare la nostra anima sbattendoVi contro.

Mi commuovono sempre questi discorsi inclusivi per atei e agnostici, o semplicemente non cristiani. Noi cattolici dovremmo ricordarci che la Fede è prima di tutto un dono Teologale e, in quanto dono, ci viene dato gratuitamente e spesso senza merito. Avere questo dono non deve farci montare in superbia, ma anzi renderci più generosi nei confronti di chi questo dono ancora non l’ha ricevuto o, malauguratamente, l’ha rifiutato. Dobbiamo dare a questi nostri fratelli un modo per lavorare comunque nella vigna del Signore… e quale altro modo se non aiutarli a fare il Bene? Non aveva detto la stessa cosa il Papa?

L’altra perla è per i “razionalisti”. Benigni, citando Sant’Agostino, ci ricorda che Dio non deve essere compreso appieno – un po’ come un bambino che vuole far entrare il mare nel suo secchiello – e che se lo riesci a far entrare completamente nella tua testa, allora non è Dio.

La mente non è l’organo giusto per relazionarsi appieno con Dio, non basta almeno, così come l’orecchio non è adatto ad assaporare il gusto del caffè: ci vuole il cuore, e Dio è al tuo cuore che vuole arrivare!
 

Conclusione

Posso dire, da cattolico che ha seguito il percorso de “i 10 Comandamenti” originale, che mi sento di promuovere la prima parte di questo compendio realizzato da quel toscanaccio di Roberto Benigni. Qualche scivolone teologico e storico, certo, ma che nel complesso non rovinano il messaggio lanciato dal programma, al qualedevo dare il merito di non essere stato interrotto da alcuna pubblicità. E questo è già un segno che, forse, Roberto il primo comandamento l’ha fatto un po’ suo. Quindi aldilà della simpatia o antipatia nei suoi confronti, ieri sera in TV in prima serata su RAI1, uno dei personaggi con più risonanza mediatica del momento, laico, provenite da ambienti lontani (oserei dire ostili) dalla Chiesa, ha parlato bene di Dio, e direi che basta questo per gioire! Nessuno è perfetto, noi non di certo, Mosè era balbuziente, eppure Lui ci usa tutti. Questo è il vero miracolo!:)

Stasera la seconda parte… Speriamo bene!

Qualcuno di voi l’ha visto? Che ne pensate?
 
(fonte: da cattonerd)

 

Qui il commento della seconda parte: I 10 Comandamenti di Benigni, Parte 2: Promossa, o no?

 
______________________

 

(1) “Del resto, senza scomodare Gesù il quale chiaramente spiegava che l’uomo vale «più di molti passeri» (Mt 10,31), è Dio stesso, nell’Antico Testamento, non solo a permettere bensì a prescrivere sacrifici animali o perfino ad effettuarli, come quando Adamo ed Eva peccarono e fu il Signore stesso a consegnare «all’uomo e alla donna tuniche di pelli» (Gen 3,21), mentre del contrario – abiti in pelle umana destinati ad animali – non si ha notizia, a suffragio della supremazia umana sul mondo animale. Com’è allora possibile far dire al Decalogo una cosa in antitesi con la Bibbia? Mistero o, più semplicemente, libera espressione della creatività artistica” (Cfr. G. Guzzo, La verità sui Dieci Comandamenti e sulla Chiesa, 18.12.14).