Niente ricetta per la pillola abortiva dei 5 giorni

PILLOLA ABOR_300 Nel variegato universo dei diktat Ue agli Stati membri da ieri va annoverato anche quello sulla cosiddetta “pillola dei 5 giorni dopo”, anche nota col nome commerciale di EllaOne: che – questa la delibera della Commissione europea a seguito del recente parere favorevole dell’Agenzia europea dei medicinali (Ema) – dev’essere liberamente acquistabile in farmacia senza ricetta.

Trattandosi di un farmaco progettato per intervenire nei 5 giorni successivi a un rapporto sessuale non protetto, la questione non è di poco conto: in mezzo c’è la possibilità (garantita, specie alle adolescenti) di “rimediare” a una gravidanza indesiderata senza troppi problemi. Su tutti, quello di effettuare un test e magari di dover comunicare la cosa ai propri genitori, oltre che a un medico. Un aborto, insomma? Guai a parlarne…

La Hra Pharma, l’azienda francese che produce EllaOne, da sempre insiste sull’effetto semplicemente «antiovulatorio» del farmaco: la pillola agirebbe cioè soltanto prevenendo o ritardando l’ovulazione ma non interrompendo la gravidanza, per quanto appena iniziata. E sulla base di queste indicazioni non proprio imparziali l’Ema prima e la Commissione europea ora hanno espresso il loro giudizio. Peccato che la documentazione scientifica sul farmaco (studio Brache del 2010) dimostri altro: e cioè che l’efficacia di EllaOne sia assicurata piuttosto dal suo potere di contrastare l’azione del progesterone, così da ostacolare il normale effetto di preparazione dell’endometrio all’annidamento dell’embrione.

La pillola dunque è abortiva, eccome, nel senso che è capace – qualora si sia instaurata – di rendere impossibile la vita dell’ovulo fecondato: non a caso l’Agenzia del farmaco italiana (l’Aifa) ha introdotto l’obbligo per il medico di prescrivere il farmaco solo dopo il test di gravidanza, vale a dire una volta che la donna dimostri di non essere incinta.

Ora però la questione si complica: che succederà nel nostro Paese? Sulla carta presto EllaOne potrebbe essere dispensata senza regole né vincoli (a dispetto del fatto che per una normale pillola anticoncezionale una prescrizione medica serve, eccome).

L’Aifa temporeggia: «Servono verifiche, l’argomento è già stato messo in agenda» fanno sapere dall’agenzia, che qualora ritenesse necessario mantenere l’obbligo di ricetta dovrà motivare in sede europea la decisione.

Pronti a dare battaglia i medici cattolici «e certo non per ragioni di parte – spiega il presidente dell’Amci Filippo Boscia –. Il punto qui è tutto scientifico: ci rendiamo conto di che rischio può comportare per le donne, e soprattutto per le giovanissime, assumere massicce dosi ormonali senza controllo?». Già, perché non dover presentare una ricetta significa poter assumere un farmaco anche indiscriminatamente, finendo per utilizzarlo come metodo contraccettivo privilegiato.

E l’effetto di simili squilibri ormonali sul corpo ancora in formazione delle più giovani è prevedibile. «Scriveremo immediatamente all’Aifa e al ministro Lorenzin, se necessario su questo tema bisognerà legiferare, ma non possiamo piegarci agli interessi delle case farmaceutiche e ignorare la salute delle donne», conclude Boscia. Dello stesso parere Piero Uroda, presidente dei Farmacisti cattolici: «Si vogliono ingannare le donne e aggirare la possibilità dell’obiezione di coscienza. Le consumatrici devono essere avvertite sui possibili rischi». Intanto sui reali effetti e sul funzionamento della pillola dei 5 giorni dopo (ma anche su quella del giorno dopo) in Parlamento è stata presentata un’interpellanza urgente dai deputati di Per L’Italia Gian Luigi Gigli e Lorenzo Dellai.
 

(fonte: Avvenire, 13.01.15)