L’antropologo Yves Coppens: «l’uomo nasce religiosus»

Tra i più celebri paleoantropologi viventi c’è certamente il francese Yves Coppens, passato alla storia per essere lo scopritore della nostra antenata più famosa e antica, «Lucy». In una recente intervista apparsa su Avvenire, riprende il discorso sull’Homo religiosus che aveva cominciato un anno fa (cfr. Ultimissima 22/9/10).

Allora aveva detto: «L’homo religiosus coincide con l’uomo in generale. L’essere umano, fin dallo sbocciare della sua umanità, è sensibile al sacro e possiede una dimensione spirituale. Personalmente, sono convinto che non ci sia distanza fra l’apparizione dell’uomo e l’apparizione del suo pensiero religioso». Rispetto al darwinismo dichiarava invece: «Le concezioni di Darwin hanno centocinquant’anni. Da allora, la scienza ha fatto progressi considerevoli. È evidente che la selezione naturale predicata da Darwin resta verificata, ma oggi si riconosce che la parte dovuta al caso è molto inferiore rispetto a quanto Darwin immaginasse […]. L’evoluzione come oggi la intendiamo non può più essere definita col nome di darwinismo. Darwinismo ed evoluzione sono ormai due parole ben separate, anche se il darwinismo rappresentò una delle origini della riflessione sull’evoluzione».

Qualche giorno fa, come dicevamo, ha approfondito il discorso: «il primo oggetto fabbricato dall’uomo è già un simbolo sacro. D’altronde, quando vedo i popoli nativi ed osservo che i loro gesti sono tutti rituali, non posso pensare che non sia successo lo stesso con l’uomo primitivo. La percezione della forma è già la comprensione di qualcosa di sacro […]. Il cambiamento progressivo che ha permesso all’uomo di sviluppare delle idee, gli ha fornito anche la possibilità di percepire qualcosa d’altro: l’avvenire, il passato. Uno sguardo sull’infinito e insieme dentro di sé». I «laici» non ci resteranno bene, riflette l’intervistatore. Lui replica: «Non credo che esista davvero una reale laicità se non come un’altra maniera di pensare il sacro. L’uomo è irrimediabilmente simbolico, almeno in questo stadio dell’evoluzione; e in questo non vedo differenza d’essenza tra il primo uomo e noi, se non nel progresso e nell’affinamento del pensiero».

L’istante della creazione può essere collocata in quell’istante di passaggio tra l’ominide e l’uomo? «Questo devono dirlo i teologi, non è il mio mestiere. Io mi limito a osservare i dati sul campo e a constatare il momento di passaggio di una soglia. Certo qualcosa in quel momento è successo: l’uomo non è stato più il pre-uomo che era prima. Non so se questo sia l’attimo della creazione, però una volta ricordo di aver sconcertato il cardinale Jean-Marie Lustiger, il defunto arcivescovo di Parigi, affermando: “Più le cose si spiegano in modo naturale, meglio è per il soprannaturale!“…».

 

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(fonte: UCCR)