Una lezione su fisica, musica, filosofia..di Fabiola Giannotti

giannotti

di Francesco Agnoli
 
C’è qualcosa in comune, tra una poesia e un trattato di fisica? Tra la musica di un violino e l’osservare il cielo con un cannocchiale? Tra una statua classica, come il discobolo, con tutti i suoi muscoli armoniosamente tesi, l’armonia di un canto polifonico e le scienza sperimentale? Tra una preghiera al cielo, e la passione per le stelle?

Certamente. Tutti ricordiamo che Pitagora era, anzitutto, un filosofo e un teologo, ma nel contempo un matematico e un amante della musica.
Chi abbia creduto e dichiarato, ignorando la storia della scienza, che vi sia un contrasto tra la scienza sperimentale moderna e la teologia, la filosofia, e l’arte in generale, non è facile poterlo dire. Ma penso che siano stati i filosofi mediocri, gli scienziati mediocri, gli artisti mediocri. Cifra della mediocrità è capire un qualcosa di qualcosa, senza sapere né pensare dove metterlo; è il credere di aver capito, perché si è ridotto il campo di indagine a tal punto da divenire miopi.

E’ l’affermare che la scienza, poiché si occupa del concreto, del tangibile, del misurabile, non rimandi a null’altro che a se stessa.

La storia insegna che la scienza è una branca della filosofia, che confina da tutti i lati con la teologia, l’arte, l’estetica, la musica… Si diceva di Pitagora, ma si potrebbe anche parlare dei monaci o dei grandi maestri del pensiero medievale; oppure degli scienziati moderni: Galilei era il figlio di un celebre musicista, Vincenzo Galilei, da cui imparò non solo ad ascoltare l’armonia della natura, ma anche l’attenzione al calcolo, alla misurazione, alla dimensione pratica connessa all’arte degli strumenti; padre Marin Mersenne, annoverato tra i padri del pensiero scientifico, si occupò di matematica (i numeri di Mersenne), di fisica e di musica scrivendo un trattato in dodici volumi, Harmonie universelle (Parigi, 1636) e il trattato Harmonicorum instrumentorum (Parigi, 1635); di musica si occuparono Keplero, Cartesio, Huygens, Newton, Eulero… Il grande matematico Leibnitz, nel 1712, arrivò a scrivere: “La musica è esercizio nascosto dell’aritmetica, nella quale l’anima non si rende conto di calcolare”.

Non c’è nessuno dei personaggi sopra citati, conosciuti per lo più per i loro contributi scientifici, che non sia stato anche un filosofo e in qualche modo un teologo: al punto che molti di loro arrivarono a scrivere dimostrazioni dell’esistenza di Dio. E a definirLo non solo Causa prima, o Ente Necessario, o Geometra, ma anche Pittore o Architetto, con chiaro riferimento alla bellezza del cosmo, o Sommo Musico (definizione, quest’ultima, di Keplero, il quale nel suo Harmonice mundi attribuì ad ogni pianeta una nota musicale).

Se la realtà non fosse bella, se non attirasse l’uomo sussurrandogli, con l’armonia dei cieli, delle note, dei colori, dei muscoli, delle leggi…, se non indicasse di essere strada verso altro e verso l’alto, mai sarebbero nate le diverse vie che l’umanità ha preso nei secoli per attingere, in vario modo, alla conoscenza.

Queste ed altre considerazioni mi sono venute alla mente ascoltando una recente puntata di Otto e Mezzo (6 gennaio). Alla quale partecipava, ospite d’eccellenza, il nuovo direttore generale del Cern: Fabiola Gianotti. La “signora delle fisica” ha raccontato i suoi trascorsi, precedenti agli studi scientifici: liceo classico, diploma di pianoforte e danza classica. Sarebbe potuto bastare per scompigliare molti luoghi comuni. Ma è accaduto di più, perché Gruber, ad un tratto, ha chiesto: “Le posso chiedere se Lei crede in Dio?”. A questa domanda perentoria, Gianotti, con eleganza e discrezione, ha risposto semplicemente: “Sì, io credo”. Di rincalzo, Gruber, un po’ stupita: “Quindi la scienza con la religione è compatibile? La fisica è una materia così concreta, che così poco c’entra con la religione, no?”. E Giannotti: “La fisica in realtà studia le leggi fondamentali della natura… è senz’altro concreta, ma c’è anche una parte matematica della fisica teorica, che è meno visibile, più astratta”. Ancora Gruber: “E’ più emozionante la musica o la fisica?”.

Giannotti: “Entrambe…l’arte e la scienza o l’arte e la conoscenza più in generale sono tra le espressioni più elevate dell’uomo, come essere pensante, e ci sono molti legami, molti aspetti comuni, infatti quando mi si chiede ‘ma come sei passata dalla musica alla fisica?’ come se non c’entrassero nulla l’una con l’altra, e invece ci sono veramente degli aspetti comuni molto importanti. La musica si basa su delle leggi fisiche dell’armonia… le leggi fondamentali della fisica si possono dedurre da principi di simmetria, quindi la natura è bellissima, non soltanto nelle sue manifestazioni macroscopiche, ma anche nelle leggi fondamentali della natura che sono molto molto belle anche dal punto di vista matematico delle equazioni… equazioni bellissime: i principi da cui sono dedotte sono principi di simmetria, quindi quasi principi artistici, molto eleganti…”.

Musica, simmetria, bellezza, eleganza, arte fanno rima con matematica, fisica, scienza.
Ci voleva davvero qualcuno che avesse la competenza e la capacità di ricordarlo. Il Foglio

 
(fonte: Libertà e Persona)