La famiglia è un valore… economico

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Un articolo del Marzo 2013 ma sempre attuale.

di Vincenzo Bassi

La famiglia non è un forte Apache da difendere per poi soccombere; non è così che si fa il bene né della famiglia né della società.
Questo è il senso ultimo del discorso che il Presidente del Consiglio pontificio sulla famiglia, Mons. Vincenzo Paglia, ha pronunciato Venerdì 15 febbraio intervenendo alle Nazioni Unite a un evento organizzato dalla rappresentanza diplomatica della Santa Sede.

Certo, è vero che l’istituzione famigliare è attaccata da una certa cultura famigliare “riduzionista”, che considera la famiglia come una semplice unione affettiva. Tuttavia, secondo Mons. Paglia, questa cultura “riduzionista” va “contrattaccata” perché per la maggior parte degli uomini e delle donne, la famiglia è molto di più, ovvero una risorsa per la società, unica e insostituibile nella sua attività di assistenza ed educazione.

Infatti, essendo un’unione naturalmente aperta alla vita, la famiglia trascende i coniugi stessi, diventando il luogo principe del patto tra generazioni. Per questo, la famiglia può essere tra uomo e donna e necessita stabilità e un impegno pubblico, come l’atto di matrimonio.

Le conclusioni sopra riportate non rappresentano tuttavia solo l’opinione di un alto e importante prelato cattolico, stimato e apprezzato.

Invero, è difficile negare che la famiglia costituisce una risorsa per la società, unica e insostituibile nella sua attività di assistenza ed educazione; e tutto ciò è inoltre confermato da studi recenti (The Sustainable Demographic Dividend: What do Marriage & Fertility have to do with the Economy?, presentato nell’Ottobre 2011, da The Social Trends Institute) che hanno dimostrato un fatto importante: il successo a lungo termine dell’economia moderna cresce o diminuisce con la famiglia.

Le ragioni sono semplici:

    1. i bambini cresciuti in famiglie di coppie unite e sposate hanno più probabilità di acquisire il capitale umano e sociale di cui hanno bisogno per diventare lavoratori produttivi e ben adattati;
    2. le nazioni che desiderano godere di una crescita economica più robusta e stabile nel tempo e uno stato di assistenza sociale perseguibile devono mantenere il tasso di fertilità sostenibile di almeno due figli per donna;
    3. i settori chiave dell’economia moderna – dai prodotti per la casa, alle assicurazioni e ai generi alimentari – hanno maggiori probabilità di profitto quando uomini e donne si sposano e hanno figli.

La conclusione da trarre è quindi molto chiara: imprese, governi, società civile e semplici cittadini farebbero bene a mettere al centro delle varie iniziative, anche economiche, le famiglie, i loro interessi e bisogni, perché dalle famiglie dipende la ricchezza delle nazioni così come le prestazioni di ampi settori dell’economia moderna.
 
(fonte: intelligonews.it)