Sfoderano il rosario in fabbrica contro la crisi economica. A Torino, padroni e operai assieme

img4

Se ne stanno lì, in piedi nella loro fabbrica, radunati intorno a un tavolino dove, tra fogli e attrezzi di lavoro, hanno sistemato una minuscola croce blu, fatta di legno. Se ne stanno lì, le guance ancora un po’ stropicciate dal sonno. Qualcuno, con le mani levigate dalla fatica, impugna fin quasi a nasconderlo un rosario. Sono operai, impiegati, ci sono perfino i “padroni”. Pregano. Tutti insieme. In un groviglio di fede e di dubbi che nessuno può giudicare chiedono alla Madonna di aiutarli ad uscire dalla crisi. «Dacci la forza – dicono – per affrontare con serenità questo periodo». «Ispiraci, fai rinascere un’economia che non si dimentichi delle persone».

Da qualche settimana tutto questo accade ogni giovedì mattina, tra le otto e le 8 e trenta, in un’azienda metalmeccanica del quartiere Barca, nella parte nord orientale della città. È qui che si svolge il gesto di preghiera di una delle prime “cellule” di “Impresa Orante”, l’iniziativa lanciata da Mariachiara Martina, imprenditrice torinese, supportata – per questa vicenda – dall’Opera dei Giuseppini del Murialdo.

«Abbiamo voluto lanciare una provocazione – spiega -: la preghiera del Rosario recitata nei luoghi di lavoro che così diventano “cellule” di “Impresa Orante”». Oggi, oltre a Torino e al Piemonte, si segnalano “cellule” attive in Lombardia, Liguria ed Emilia Romagna. «Chiediamo alle aziende di organizzare, per i lavoratori interessati, momenti di preghiera un giorno la settimana, perché il grido di aiuto può smuovere il cielo. Il punto di riferimento è il nostro sito http://www.impresaorante.org: ci trovate anche delle schede con tracce di meditazione, ». A chi le fa notare una certa dose di stravaganza in questi rosari aziendali, Martina risponde di getto: «Ma i cristiani, per i quali Dio è diventato un uomo attraverso Maria, sono sempre stati considerati strani. Con il rosario in azienda abbiamo voluto attingere al patrimonio spirituale dei nostri nonni che avevano molta confidenza con questo strumento e non avevano paura di usarlo nella quotidianità e nei momenti difficili…».

Tiziana Tarussio, 46 anni, è una dei titolari dell’azienda del quartiere Barca dove giovedì si è mossa la “cellula”. «Ho aderito subito a Impresa Orante perché mi sembra un bel modo per vivere la fede calandola nella realtà. Per ora siamo sei-sette su un totale di diciassette dipendenti. Qualche volta ci raduniamo giù in fabbrica, altre volte in sala riunioni, mai in orario lavorativo. Qui siamo un po’ come una famiglia, ma è chiaro che non obblighiamo nessuno dei nostri collaboratori. Chi vuole, partecipa».

Come ha fatto Mario Occelli, 51 anni, elettricista in azienda dal 1981. «La Chiesa spesso mi delude – dice – però qui partecipo volentieri. Certo è che dopo aver pregato insieme ai miei colleghi mi sento molto più contento». Walter Bersano, 47enne collaudatore, la mette giù cosi: «Io in Chiesa non vado quasi mai, anche se alla sera recito le preghiere che ho imparato da bambino. All’inizio ero titubante, poi ho notato che questa cosa ci dà forza e speranza. Le battutine? Le avevo messe in conto. E quando arrivano rispondo che non tutto quello che esiste sta dentro il nostro cervello…».
 
da «Vatican Insider»

fonte: Il Timone