Quando Bergoglio sconfisse i teologi della liberazione

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Un vescovo che fu testimone diretto dello scontro ne racconta lo svolgimento e la posta in gioco. Se poi Francesco fu eletto papa, lo si deve anche a ciò che accadde nel 2007 ad Aparecida

di Sandro Magister

ROMA, 1 ottobre 2013 – Tra i pochi dirigenti di curia sinora confermati da papa Francesco alla testa dei dicasteri vaticani c’è l’arcivescovo tedesco Gerhard Ludwig Müller, prefetto della congregazione per la dottrina della fede.

Müller è discepolo e amico del peruviano Gustavo Gutiérrez, fondatore della teologia della liberazione, col quale ha anche scritto nel 2004 un piccolo libro, recentemente riedito in Italia.

Ciò ha indotto molti – tra i quali “L’Osservatore Romano” – a concludere sbrigativamente che con la teologia della liberazione il magistero della Chiesa si è riconciliato, e ad associare papa Francesco a questa ritrovata pace.

Ma le cose non stanno affatto così. E http://www.chiesa ha spiegato perché:

> Pace fatta tra Müller e Gutiérrez. Ma Bergoglio non ci sta

In realtà, uno dei critici più severi di questa corrente teologica è stato l’attuale papa.

Anche in anni recenti – ad esempio nell’interrogatorio cui fu sottoposto dalla magistratura argentina l’8 novembre 2010, integralmente pubblicato in questi giorni nel libro “La lista di Bergoglio” – l’allora arcivescovo di Buenos Aires non ha mancato di criticare nella teologia della liberazione “l’uso di una ermeneutica marxista”.

Ma la sua critica non si limitava a questo. Andava più a fondo. Riguardava il primato della fede nel giudicare la realtà e nell’ispirare la prassi conseguente.

Nel 2007, in Brasile, nel santuario mariano dell’Aparecida, i vescovi latinoamericani discussero e si scontrarono proprio su questo. E l’arcivescovo Jorge Mario Bergoglio fu decisivo nel far prevalere il primato della fede rispetto a quello assegnato al povero in nome di una lettura “ideologizzata” della realtà.

Da papa, Bergoglio non si è dimenticato di quello scontro. Anzi, durante il suo viaggio a Rio de Janeiro, nel rivolgersi il 28 luglio ai rappresentanti delle conferenze episcopali latinoamericane, li ha avvertiti che il “riduzionismo socializzante” sconfitto ad Aparecida continua a tentare anche oggi la Chiesa.

Ad Aparecida, nel 2007, Bergoglio fu il presidente della commissione che scrisse le conclusioni della conferenza.

Il ruolo da lui svolto in quell’occasione fu così autorevole e determinante da influire, sei anni dopo, sulla sua elezione a papa di “una Chiesa povera e per i poveri”.

A lavorare al suo fianco nella stesura del documento finale, quell’anno, c’era il vescovo della diocesi brasiliana di Petrópolis, Filippo Santoro, di nazionalità italiana ma arrivato in Brasile nel 1984 come missionario “fidei donum” e responsabile di Comunione e Liberazione, poi divenuto docente di teologia e vescovo ausiliare a Rio de Janeiro.

Il 21 novembre 2011 Benedetto XVI ha richiamato Santoro in Italia, nominandolo arcivescovo di Taranto.

Ed è sua la nota riprodotta qui di seguito, che ricostruisce i termini reali della controversia sulla teologia della liberazione, proprio alla luce di quanto accadde ad Aparecida nel 2007 con protagonista il futuro papa Francesco.

Il quale ritiene tuttora di capitale importanza quel documento di Aparecida non solo per l’America latina ma per la Chiesa universale.

L’arcivescovo Santoro ha pubblicato questa sua nota sabato 28 settembre sul quotidiano della conferenza episcopale italiana “Avvenire”:

> Teologia e liberazione
 
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Le due “istruzioni” concatenate del 1984 e del 1986 con cui la congregazione per la dottrina della fede presieduta da Joseph Ratzinger denunciò “le deviazioni e i rischi di deviazione pericolosi per la fede e per la vita cristiana” della teologia della liberazione:


> “Libertatis nuntius”, 6 agosto 1984


> “Libertatis conscientia”, 22 marzo 1986

 
(fonte: chiesa.espresso.repubblica.it)

 

 

Papa Francesco ha sposato la Teologia del Popolo. Non della Liberazione

The then archbishop of Buenos Aires, Jorge Bergoglio, elected on March 15, 2013 as Pope Francis, performs the footh bath ceremony in Buenos Aires, on March 24, 2005. Argentina's Jorge Bergoglio, chosen Wednesday to lead the world's Roman Catholics, is a humble rail worker's son who became a Jesuit priest and who is seen as true to his working-class roots.At 76, Bergoglio -- the first pope from Latin America -- still enjoys a reputation as an ascetic despite his archbishop's robes. He rides clattering city buses, makes his own meals and is famously accessible. AFP PHOTO/NA/DANIEL VIDES ARGENTINA OUT

«Bergoglio si ispira alla Teologia del Popolo». Questo ritornello è stato ripetuto fin dal primo minuto dopo l’elezione di papa Francesco. Ma pochi hanno cognizione precisa dei contenuti della Teologia del Pueblo, una delle correnti della Teologia della Liberazione di matrice sudamericana (Avvenire 26 aprile).  Un’idea concreta il pontefice la spiega nella prefazione di “Introduzione alla Teologia del Popolo” (EMI) testo (appena pubblicato in italiano) del teologo argentino Ciro Enrique Bianchi, che ha studiato sotto la guida di Víctor Manuel Fernández, attuale rettore dell’Università Cattolica d’Argentina e da tempo stretto collaboratore di papa Francesco.
 
EVANGELIZZARE PARTENDO DAL POPOLO
Il testo di Bianchi si presenta (così recita il sottotitolo) come profilo teologico e spirituale di Rafael Tello, pensatore argentino che è da considerarsi uno dei fondatori della Teologia del Popolo. E che Bergoglio stima moltissimo. Evangelizzare a partire dal popolo, vedere il popolo come soggetto della storia immerso in un processo storico, assumerne la cultura, optare per la centralità dei poveri, sono le linee della ricerca teologica di Tello.
 
TELLO E BERGOGLIO
«Tello cercò fedelmente strade per la liberazione integrale del nostro popolo portando fino in fondo la novità evangelica senza cadere nei riduzionismi ideologici…». Sono le parole pronunciate il 10 maggio 2012 dall’allora arcivescovo di Buenos Aires, Jorge Mario Bergoglio, alla Facoltà di Teologia dell’Università Cattolica dell’Argentina per la presentazione del libro di padre Bianchi (Avvenire, 26 maggio 2012). 
 
IL BUON PASTORE
Nella prefazione Bergoglio scrive: quando ci avviciniamo al nostro popolo con lo sguardo del buon pastore, quando non veniamo a giudicare ma ad amare, troviamo che questo modo culturale di esprimere la fede cristiana resta tuttora vivo tra noi, specialmente nei nostri poveri. E questo, fuori da qualsiasi idealismo sui poveri, fuori da ogni pauperismo teologale. È un fatto. È una grande ricchezza che Dio ci ha dato» (da Introduzione alla teologia del popolo, C.E. Bianchi).
 
LA PIETA’ POPOLARE
In una prospettiva storica, prosegue l’allora cardinale di Buenos Aires, «se guardiamo a questi cinque secoli di storia, vediamo che la spiritualità popolare è una strada originale sulla quale lo Spirito Santo ha condotto e continua a condurre milioni di nostri fratelli. Non si tratta soltanto di manifestazioni di religiosità popolare che dobbiamo tollerare, si tratta di una vera spiritualità popolare che deve essere rafforzata secondo le sue proprie vie».
 
“ORIGINALITA’ STORICO-CULTURALE”
Cita poi il Documento di Aparecida 264: «La pietà popolare è una modalità legittima di vivere la fede, un modo di sentirsi parte della Chiesa e una forma dell’essere missionari; in essa si sentono le vibrazioni più profonde della profonda America. Essa è parte dell’“originalità storico-culturale” dei poveri di questo continente, e frutto di “una sintesi tra le culture [dei popoli originari] e la fede cristiana».
 
“SANTITA’ E GIUSTIZIA SOCIALE”
Pertanto si può dire «che la pietà popolare è una forza attivamente evangelizzatrice che possiede nel suo interno un efficace antidoto davanti all’avanzare del secolarismo e la Chiesa», conclude Bergoglio, ed «è chiamata ad accompagnare e a fecondare incessantemente questo modo di vivere la fede dei suoi figli più umili. In questa spiritualità c’è un “ricco potenziale di santità e di giustizia sociale” (DA 262) di cui dobbiamo valerci per la Nuova Evangelizzazione. Come direbbe lo stesso Tello: il cristianesimo popolare dev’essere rafforzato con una pastorale popolare».
 
IL PENSIERO DI SCANNONE
Un altro dei fondatori della “Teologia del Popolo”, cioè il gesuita Juan Carlos Scannone, considerato il massimo teologo vivente argentino, nonché insegnante di Bergoglio nel noviziato dei gesuiti a Buenos Aires, aveva trasmesso al futuro papa una dottrina centrata sulla cultura e la religiosità della gente comune, dei poveri in primo luogo, con la loro spiritualità tradizionale e la loro sensibilità per la giustizia (chiesa.espresso.repubblica.it, 5 settembre 2013).
 
“CHIESA POVERA TRA I POVERI”
Dunque quell’espressione “Sogno una Chiesa povera e per i poveri” è strettamente legata a questa base teologica del pensiero di Bergoglio, anche se è stata «sbrigativamente assunta da molti come il coronamento» di un’ «assoluzione» della Teologia della Liberazione nel suo insieme, come sostiene il vaticanista Sandro Magister (chiesa.espresso.it, 5 settembre 2013).  Anche Il Foglio (12 settembre 2013) concorda che «non significa schierarsi tra i sostenitori di quel movimento di pensiero». In Francesco «non trovano posto richiami alla lotta di classe, alla teoria della dipendenza, al peccato strutturale e sociale. La sua è una lettura meramente evangelica».
 
IL PAPA E LA TEOLOGIA DELLA LIBERAZIONE
Tanto è vero che Bergoglio non ha nascosto in passato “dubbi” sulla Teologia della Liberazione e le sue “devianze” politicizzate e rivoluzionarie. Non a caso si espresse in questo modo il 4 aprile del 2005, nel prologo al libro “Una apuesta por América Latina” di Guzmán Carriquiry, attuale Segretario generale della Pontificia commissione per l’America Latina: «La vasta produzione bibliografica sull’America latina (dalla “sociologia impegnata” alla teoria della dipendenza, dalla teologia della liberazione ai cristiani per il socialismo, dalle denunce a tinte forti ai dibattiti sulle strategie rivoluzionarie) è andata via via esaurendosi sin dagli anni ottanta – sottolineò il futuro pontefice – Ha dato certamente contributi di differente valore e apporti significativi ma,ultimamente, ha pesato di più la forte connotazione ideologica, con la sua riduttiva visione della realtà. Soprattutto dopo il crollo dell’impero totalitario del “socialismo reale”, queste correnti di pensiero sono sprofondate nello sconcerto. Incapaci sia di una riformulazione radicale che di una nuova creatività, sono sopravvissute per inerzia, anche se non manca ancora oggi chi le voglia anacronisticamente riproporre» (Terre d’America, 28 aprile 2013).
 
ERMENEUTICA MARXISTA
Anche in anni recenti, evidenzia Magister(chiesa.espresso.repubblica.it, 1 settembre 20’3), ad esempio nell’interrogatorio cui fu sottoposto dalla magistratura argentina l’8 novembre 2010, integralmente pubblicato in questi giorni nel libro “La lista di Bergoglio”  (EMI) l’allora arcivescovo di Buenos Aires non ha mancato di criticare nella Teologia della Liberazione «l’uso di una ermeneutica marxista». Ma la sua critica non si limitava a questo. Andava più a fondo. Riguardava il primato della fede nel giudicare la realtà e nell’ispirare la prassi conseguente.
 
LA SVOLTA DI APARECIDA
Nel 2007, in Brasile, nel santuario mariano dell’Aparecida, prosegue il vaticanista, i vescovi latinoamericani discussero e si scontrarono proprio su questo. E l’arcivescovo Bergoglio fu decisivo nel far prevalere il primato della fede rispetto a quello assegnato al povero in nome di una lettura “ideologizzata” della realtà.  Da papa, Bergoglio non si è dimenticato di quello scontro. Anzi, durante il suo viaggio a Rio de Janeiro, nel rivolgersi il 28 luglio ai rappresentanti delle conferenze episcopali latinoamericane, li ha avvertiti che il «riduzionismo socializzante» sconfitto ad Aparecida continua a tentare anche oggi la Chiesa. Ad Aparecida, nel 2007, Bergoglio fu il presidente della Commissione che scrisse le conclusioni della conferenza.
 
LA “PACE” CON GUTIERREZ
Nel mezzo resta un episodio emblematico avvenuto a settembre 2013: l’incontro tra Bergoglio e Gustavo Gutiérrez, teologo peruviano e padre della Teologia della Liberazione. Incontro di cui non sono trapelati i contenuti, ma che è stato sicuramente utile a stemperare le divergenze teologiche tra i due.
 
(fonte: Aleteia)