Chi è Duda, il neo presidente che ha affidato la Polonia alla Madonna di Czestochowa

duda-polonia-ansa-ap

La stampa internazionale lo dipinge come un conservatore bigotto e nazionalista, ma in Polonia ha convinto molto per le sue ricette chiare e patriottiche
 
«La sua campagna elettorale è stata chiara, non ambigua e questo lo ha ripagato». Così Artur Dmochowski, giornalista polacco, editore del quotidiano Gazeta Polska, spiega a tempi.it la vittoria inaspettata di Andrzej Duda, il candidato conservatore del Partito Diritto e Giustizia che, dato perdente nei pronostici, ha vinto le presidenziali polacche. Dopo aver vinto al primo turno, al secondo ha ottenuto il 51,5 per cento dei voti contro il 48,5 del suo sfidante, Bronislaw Komorowski.
 
Duda, definito dalla stampa internazionale come un cattolico nazionalista e tradizionalista, ha ricevuto la maggioranza dei voti dai giovani. Come mai?

Sempre chiaro e mai preoccupato di tenere i piedi in più scarpe, Duda ha sottolineato la centralità della famiglia naturale come punto di ripresa dell’economia e del lavoro e ha messo gli interessi nazionali davanti a quelli delle lobby e delle banche internazionali. Altrettanto chiare sono state le sue posizioni sull’Europa, sul libero mercato e sulla vita.
 
Che cosa ha promesso alle famiglie?

Incentivi a chi fa figli, aiuti all’agricoltura e alle imprese private. Qui in Polonia siamo in una situazione difficile: circa 3 milioni di persone hanno lasciato il paese negli ultimi dieci anni per trovare lavoro all’estero. Gli interessi delle grandi imprese nazionali e internazionali hanno prodotto molte storture e la chiusura di molti cantieri navali. Motivo per cui Duda ha detto chiaramente che difenderà la Polonia, collaborando con l’Europa, ma riprendendosi i poteri necessari per tutelare gli interessi del paese, slegandosi dalle briglie tedesche per cui soffriamo da anni.
 
C’è chi lo ha definito un presidente “euroscettico”.

Duda viene dal Parlamento Europeo e sa bene come si muova l’Unione Europea. Pertanto la sua posizione è questa: collaboriamo con tutti i membri europei ma riprendendoci ciò che ci spetta.
 
C’è chi lo associa al presidente ungherese Viktor Orban, un altro che non gode di buona stampa internazionale.

Duda, come Orban, sostiene che non sia giusto lasciare ad altri il compito di determinare l’economia dei paesi facendo in realtà i propri interessi. Ma le sue vedute sono diverse. Basti pensare ai rapporti internazionali. Orban è completamente allineato con Putin, mentre Duda ha supportato Kiev senza per questo troncare i rapporti con la Russia. Una posizione coerente con quanto detto prima: il presidente pensa che i paesi debbano essere liberi e autonomi e, nello stesso tempo, collaborare fra loro. Inoltre, esiste un insieme di Paesi fra l’Europa e la Russia che desidera affermare le proprie radici e le proprie peculiarità in un’autonomia collaborativa e che Duda vede come una terza area alternativa alla Russia e all’Europa.
 
Come mai i giovani hanno sostenuto l’elezione del nuovo presidente?

Il voto dei giovani, che si aggira intorno al 65 per cento, è dovuto a una maggior sensibilità legata al tema della la disoccupazione per cui faticano ad entrare nel mondo del lavoro. Inoltre, il patriottismo che il resto d’Europa stupidamente disprezza, usando il termine nazionalismo, per i polacchi è un valore da preservare. Non bisogna dimenticare che abbiamo vissuto per oltre mezzo secolo sotto un regime che ha cercato di privarci della nostra identità, indebolendoci e togliendoci la libertà politica ed economica. Ecco, siccome dopo 25 anni dal crollo del Muro non siamo ancora in uno stato di piena libertà e sviluppo, quando i polacchi hanno sentito parlare di mercato libero, di privatizzazioni, di aiuti economici agli agricoltori e alla famiglia hanno scelto Duda.
 
Di Duda, qui in Italia, si sottolineano molto le sue posizioni sui temi etici. Cosa si è detto in Polonia a questo proposito?

È stato criticato dagli anticlericali di sinistra ma non ha fatto un passo indietro né sulla sua azione politica ispirata alla fede, né sulla fecondazione assistita a cui si è detto contrario, né tanto meno sulla sua opposizione alle unioni fra persone dello stesso sesso. Ma la sua chiarezza anziché fargli perdere consensi, gli ha fatto guadagnare stima. Anche perché la Chiesa polacca non è debole come quella degli altri paesi europei: ci sono ancora vocazioni religiose e la mentalità laicista e secolarizzata non è così diffusa. I vescovi poi, così come i laici, non si sono ritirati dalla vita del paese, anzi sono sempre intervenuti ribadendo l’attualità del magistero cattolico. In questo senso, siamo molto distanti dall’Irlanda.
 
Sono queste le radici di Duda?

Sì, sono quelle cristiane della Polonia. Ecco perché le prime tre cose che ha fatto appena eletto sono state queste: la visita alla Madonna Nera di Czestochowa a Jasna Gora per ringraziarla della vittoria e affidarle il suo mandato; la visita alla tomba di Witold Pilecki, l’eroe polacco che si fece catturare e portare ad Auschwitz per organizzare un movimento di resistenza e che fu condannato a morte alla fine della guerra; la visita alla tomba di Lech Kaczynski, il capo di Stato morto nel 2010 nell’incidente aereo di Smolensk, con cui cominciò la sua carriera politica.
 
Nel primo caso ha ribadito la fede del suo paese, nel secondo la sua storia. Che significato ha la terza visita?

Ribadire la volontà di riprendere la politica di Lech Kaczynski, che si interruppe bruscamente senza essere portata avanti da nessuno. Duda, a differenza degli uomini eletti successivamente all’incidente del 2010, ha intenzione di mettere in pratica gli insegnamenti del suo maestro, muovendosi nell’alveo del patriottismo e tenendo conto delle peculiarità del paese, della sua tradizione e delle radici cristiane della Polonia che ritiene indispensabili per la ripresa del paese.
 
fonte: Tempi, 27.05.15