Il Papa: “No al relativismo e ai nuovi diritti fasulli”

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di Massimo Introvigne
 
Sabato 13 giugno 2015 Papa Francesco ha avuto due incontri importanti. Il festoso bagno di folla con gli scout dell’Agesci non dovrebbe far passare in secondo piano il discorso, denso di contenuto, che il Papa ha tenuto ai membri del Consiglio Superiore della Magistratura Italiana, cui ha detto che i problemi della giustizia nascono in buona parte dal clima di «relativismo» in cui, accanto ai diritti veri, se ne propongono o impongono altri fasulli, tipici delle «colonizzazioni ideologiche» – un’espressione che Francesco usa spesso per definire il tentativo prepotente d’imporre in tutti gli ambiti la teoria del gender.

Agli scout cattolici il Papa ha ricordato che i genitori affidano loro i figli «perché sono convinti della bontà e saggezza del metodo scout, basato sui grandi valori umani, sul contatto con la natura, sulla religiosità e la fede in Dio; un metodo che educa alla libertà nella responsabilità». E ha ammonito: «Questa fiducia delle famiglie non va delusa!». L’educazione degli scout cattolici non può escludere «l’ambito della spiritualità e della fede, che sono fondamentali per la crescita equilibrata e completa della persona umana».

«Quando una volta – ha aggiunto il Papa – qualcuno chiese al vostro fondatore, Lord Baden Powell, “che cosa c’entra la religione [con lo scoutismo]?”, egli rispose che «la religione non ha bisogno di “entrarci”, perché è già dentro! Non c’è un lato religioso del Movimento scout e un lato non… L’insieme di esso è basato sulla religione, cioè sulla presa di coscienza di Dio e sul suo Servizio”». Nel percorso scout i riferimenti al Vangelo non dovrebbero essere «momenti sporadici», ma inserirsi «in un progetto di formazione continua e capillare, che penetri fino in fondo nel tessuto associativo, rendendolo permeabile al Vangelo e facilitando il cambiamento di vita».

Le associazioni cattoliche sono chiamate, ha detto il Papa, a «fare ponti in questa società dove c’è l’abitudine di fare muri». Ma «questo può avvenire solo a una condizione»: che associazioni e movimenti «non perdano il contatto» con la Chiesa, le diocesi, le parrocchie. Occorre, ha chiesto Francesco agli scout, «trovare il modo di integrarvi nella pastorale della Chiesa particolare, stabilendo rapporti di stima e collaborazione ad ogni livello, con i vostri vescovi, con i parroci e gli altri sacerdoti, con gli educatori e i membri delle altre associazioni ecclesiali presenti in parrocchia e nello stesso territorio, e non accontentarvi di una presenza “decorativa” alla domenica o nelle grandi circostanze».

Al Consiglio Superiore della Magistratura Francesco ha ricordato che «la giurisdizione riveste oggi una complessità crescente, in considerazione del moltiplicarsi degli interessi e dei diritti che chiedono di essere messi a confronto e che non sempre possono trovare nella legislazione una risposta precisa e piena dinanzi alla varietà dei casi concreti». La società è confusa, e c’è il rischio che lo siano anche i giudici. «La stessa globalizzazione porta infatti con sé anche aspetti di possibile confusione e disorientamento, come quando diventa veicolo per introdurre usanze, concezioni, persino norme, estranee ad un tessuto sociale con conseguente deterioramento delle radici culturali di realtà che vanno invece rispettate; e ciò per effetto di tendenze appartenenti ad altre culture, economicamente sviluppate ma eticamente indebolite».

La nostra società è dunque sottoposta a «scosse profonde delle radici culturali». È compito della politica, ma anche dei giudici, nell’ambito e nei limiti delle rispettive funzioni, «dare stabilità e rendere più solide le basi dell’umana convivenza mediante il recupero dei valori fondamentali. A questi valori il Cristianesimo ha offerto il vero e più adeguato fondamento».

Se si parte da questi valori, «anche fenomeni come l’espansione della criminalità, nelle sue espressioni economiche e finanziarie, e la piaga della corruzione, da cui sono affette anche le democrazie più evolute, possono trovare un argine efficace». Certo, il «momento repressivo» non basta. È necessario intervenire «anche in quello educativo, rivolto in modo particolare alle nuove generazioni», offrendo loro «un’antropologia che non sia relativista».

Si potrebbe dire che questo è il compito dei maestri e degli educatori, non dei giudici. Ma benché «i giudici siano chiamati a intervenire in presenza di una violazione della regola, è anche vero che la riaffermazione della regola non è solo un atto rivolto alla singola persona, ma supera sempre il caso individuale per interessare la comunità nel suo insieme. In questo senso ogni pronunciamento giudiziario varca il confine del singolo processo, per aprirsi e diventare l’occasione in cui tutta la comunità (“il popolo”, nel cui nome sono pronunciate le sentenze) si ritrova intorno a quella regola, ne riafferma il valore e in tal modo, cosa ancora più importante, si identifica in essa».

Oggi – e giustamente, ha affermato il Pontefice – «si pone un accento particolare sul tema dei diritti umani, che costituiscono il nucleo fondamentale del riconoscimento della dignità essenziale dell’uomo». La dottrina sociale della Chiesa offre ai diritti umani protezione e fondamento. Ma oggi deve mettere anche in guardia contro chi cerca di «abusare di tale categoria volendo farvi rientrare pratiche e comportamenti che, invece di promuovere e garantire la dignità umana, in realtà la minacciano o addirittura la violano». Di quali falsi diritti si tratta?  «Tante volte – ha detto il Papa nel discorso ai magistrati – io ho parlato delle colonizzazioni ideologiche quando mi riferisco a questo problema». E, in diversi discorsi di quest’anno di Francesco, l’espressione «colonizzazioni ideologiche» ha fatto riferimento ai tentativi, brutali oppure subdoli, d’imporre l’ideologia del gender nella scuola o nella politica.

Ricordando la testimonianza di Vittorio Bachelet, assassinato dalla Brigate Rosse nel 1980, il Pontefice ha concluso che «la giustizia non si fa in astratto, ma considerando sempre l’uomo nel suo valore reale, come essere creato a immagine di Dio e chiamato a realizzarne, qui in terra, la somiglianza».
 
(fonte: lanuovabq.it, 14-06-2015)