Ha ancora senso parlare del diavolo, oggi?

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Di seguito un’altra bella meditazione dell’amico Crescenzo Marzano, il quale qui mette in guardia da quell’interpretazione fuorviante della Chiesa come “gerarchia impeccabile”, aiutandoci piuttosto a guardare ad essa come “colonna e sostegno della verità” (1Tm 3,15).
 
Ha ancora senso parlare del diavolo oggi, nell’ “evoluto” mondo del 2015? E se sì, per quali motivi? A queste e ad altre domande ho cercato di rispondere nelle mie precedenti meditazioni. Chi ha avuto la curiosità, e la pazienza, di seguirmi dall’inizio sa già come la penso e le risposte, per gli altri, per chi volesse, basta fare una ricerca con il mio nome, in questo bel blog amico, per trovare gli articoli a riguardo.

Comunque sia, giusto per essere sintetici, è chiaro che la prima risposta è affermativa, la seconda è consequenziale. Se non ha senso parlare del diavolo (e, quindi, credere nella sua esistenza) non si comprende allora l’Incarnazione di Gesù, tantomeno la sua passione e morte, e non si capisce da dove venga l’abisso del Male presente nella millenaria esistenza degli uomini, che attanaglia il mondo, ancora oggi.
 
L’istituzione e la mediazione della Chiesa

Chi crede sa che né il male né la morte hanno l’ultima parola, anzi la morte (il “trofeo” più ambito dal “principe di questo mondo”, esposto per un po’ di tempo  sugli infernali scaffali del suo inferno) è stata sconfitta da Cristo – morto e risorto per la nostra salvezza. Tuttavia, nonostante Egli ci abbia liberato anche dal peccato e dalla “morte spirituale”, il diavolo (per un mistero di permissione divina) ha ancora un margine di libera azione, e cerca di sfruttarla al “meglio”.

Abbiamo visto quali sono gli ambiti (e le tentazioni collegate ad essi) in cui il diavolo cerca di sollecitarci al male. Per la verità, duole dirlo, non abbiamo scampo. Dovunque ci giriamo lui c’è, non va mai in ferie, non c’è mai un giorno di tregua, non ci lascia mai soli.

Il problema principale è che tra i suoi alleati ci siamo anche noi, o meglio la nostra carne e la nostra concupiscenza, quell’intenso desiderio che ci portiamo dentro, di appagamento del nostro “io”. Abbiano sì fame di Dio, ma spesso a prevalere è la fame del mondo e dei nostri sensi.

E’ vero anche che quando Dio viene in nostro aiuto ci aiuta a combatterlo, e a vincerlo. Ma, vinta una battaglia ne inizia subito un’altra, e senza l’aiuto divino, senza la potenza di Gesù Cristo, senza la mediazione della Sua Santissima Madre, e della Chiesa istituita dal Signore, non avremmo possibilità di vittoria.

Chiaramente, a proposito di questi aiuti divini, il diavolo sa benissimo di non poter competere e spuntarla contro il Creatore. Pertanto, accentra le sue attenzioni unicamente verso la Chiesa, l’unica istituzione (anche) “umana” – essendo formata da uomini – dove può avere ancora qualche possibilità di successo.
 
L’equivoco diabolico di deformare la verità: il concetto di infallibilità

Gesù fondo la sua Chiesa su un pover’uomo, Simone figlio di Giona, al quale cambiò il nome in Pietro, “Roccia”; gli diede addirittura le chiavi del regno dei cieli, con l’autorità di legare e sciogliere in terra e in cielo (Mt 16, 19). Come è possibile? Le chiavi del Regno dei cieli! […] La sola idea che possa esistere un essere umano dotato di infallibilità crea infinite rivolte. Se è vero che l’apostasia del diavolo cominciò quando egli arse di gelosia per la creazione dell’uomo, possiamo ben capire che un simile dono, concessogli, sia una sorta di nervo scoperto. Dunque, massima battaglia. […] Forse, si può accettare che la Chiesa e il suo Papa siano una delle tante autorità presenti sulla terra, ma non si può tollerare che dalla bocca di semplici esseri umani escano autorevoli richiami a valori non negoziabili, a principi assoluti, a diritti inscritti nella natura. Per la superba mente del Maligno questo è davvero troppo.

Vedete, cari amici, questa è una delle tentazioni più utilizzate dal diavolo – oggi a maggior ragione -, cioè istigare la ragione umana a credere che l’infallibilità della Chiesa, in particolare della sua guida terrena, il Papa, sia frutto dei suoi capricci umani. E non solo…

L’equivoco diabolico è far credere che l’infallibilità, anziché essere riferita ai pronunciamenti dottrinali ex cathedra, sia esteso a qualunque atto o pronunciamento del pontefice e quindi una specie di “sacralizzazione del suo capriccio”. Se invece riponiamo il concetto di infallibilità nel suo naturale contesto ecclesiale, vediamo che la garanzia dell’immunità dall’errore compare in una condizione ben precisa, ovvero quando il papa, nel suo ruolo di supremo Pastore, sancisce o conferma con un atto definitivo una dottrina di fede e di morale che sia patrimonio della fede cristiana. In altre parole, il papa non può inventare verità di fede e di morale o imporre una sua idea personale.

Questo è bene precisarlo. Ciononostante, quantunque non sia mai successo nel corso di duemila anni di storia ecclesiale, c’è chi ogni tanto insinua che un tale papa del passato (o del presente, ahimè) ha detto o inventato cose nuove riguardo la dottrina e la fede. Basterebbe informarsi veramente, approfondendo come ha fatto il sottoscritto, per rendersi conto che è una grande baggianata. E che, nonostante anche i limiti e le miserie umane (seppur alcune accuse sono tutte da dimostrare, non solo ideologicamente) di alcune figure di papi del passato, la fede è sempre la stessa. Logicamente, approfondita, in certi casi “attualizzata”, per renderla comprensibile, ma senza storpiature e cambiamenti. E questo (oltre al fatto tangibile dell’esistenza della Chiesa – umanamente inspiegabile – dopo 2015 anni) lo si può comprendere solo se crediamo che la promessa divina, conferita a Pietro e ai suo successori, di preservare la fede nel corso dei secoli, sia vera.
 
La tentazione della gerarchia impeccabile

Il diavolo, prima ci fa credere che l’infallibilità sia irragionevolmente estesa a tutto, poi ci sbatte davanti agli occhi i peccati commessi dalle alte gerarchie vaticane. E’ il metodo più semplice per squalificare l’autorità. Non possiamo inoltre sorvolare sul fatto che il Maligno usi la lente d’ingrandimento: mentre alcune malefatte di alcuni prelati rinascimentali, e contemporanei, sono conosciute anche dalle persone più lontane dalla Chiesa, non altrettanto si può dire delle virtù di migliaia di vescovi e papi che hanno dato la loro vita per amore dei fratelli e il bene della Chiesa.

Ultimamente ho avuto una discussione con una cara amica, l’ho fraternamente richiamata riguardo al fatto che pubblicasse su Facebook solo post riguardanti sempre e solo eventuali fatti vergognosi che avevano per protagonisti prelati della Chiesa Cattolica. L’ho invitata, semplicemente, prima di tutto a dare risalto alla cosa solo se effettivamente successa (e non basandosi solo su accuse generiche ed articoli fuorvianti) ma soprattutto a dar voce anche alle tantissime figure di sacerdoti, e religiosi, che portano avanti sul serio la loro missione, lottando per la giustizia, per la carità, rischiando finanche la vita (e spesso perdendola).

Anche riguardo allo spinoso problema (aberrante e schifoso) della pedofilia, perché non dire che il fenomeno è dannatamente vasto, e che i casi (pur vergognosissimi), riguardanti figure religiose, sono solo una piccolissima percentuale? Perché non dire che il 60 % dei casi (dati di Telefono Azzurro) avvengono all’interno dell’ambito familiare, e che il fenomeno abbraccia tutti gli strati sociali? Perché tacere sui casi avvenuti anche nelle altre comunità religiose? Perché, soprattutto,  mettere in risalto solo i casi (anche quelli presunti, ancora da verificare) e non piuttosto chi lotta contro questo fenomeno orrendo? Penso, tanto per fare un esempio, alla splendida figura di don Fortunato Di Noto, sacerdote siciliano, fondatore dell’Associazione Meter, che lotta, appunto, contro la pedofilia e si batte per la tutela dell’infanzia, in Italia e nel mondo. E come lui tanti. Eppure, per il bene, buio assoluto, mentre per il male la vetrina è sempre accesa. Ma si sa, come ho già detto, il Maligno usa apposta la lente d’ingrandimento solo in un’unica direzione. E non è difficile capire il perché.
 
Conclusione

Liberati dall’interpretazione diabolica, possiamo quindi arguire che l’infallibilità non significa affatto impeccabilità.[…]. E’ evidente che il Signore non rese Pietro immune dal commettere errori, ma lo rese immune dal pericolo di insegnare errori. Nostro Signore rese la sua Roccia infallibile, non impeccabile. E questo affinché fosse sempre evidente che la Chiesa è guidata dallo Spirito e non dai poveri uomini che la compongono. […] anche i papi hanno sempre sentito il bisogno di confessarsi, di chiedere perdono a Dio delle loro colpe, dei loro peccati. Papa Francesco si è definito “un peccatore al quale il Signore ha guardato”.

I grandi imperi, le nazioni, le grandi aziende, le grandi società per la loro classe dirigente selezionano sempre, e a ragione, gli elementi ritenuti migliori. Le strutture del mondo, per poter funzionare, devono essere fondate in tal modo. Il diavolo ci fa balenare l’ideale di una Chiesa imperiale o aziendale, capace, grazie a un “grande dittatore”, di funzionare perfettamente da sola. Se dovesse esistere una tale Chiesa, non sarebbe certo quella di Cristo.

Proprio perché non rischi di crollare – come è successo a tanti “uomini forti” che, fallendo, hanno coinvolto nelle loro crisi anche gli imperi su cui erano stati fondati – la Chiesa di Cristo fu fondata, volutamente, su un uomo debole; un uomo inizialmente goffo, rozzo, codardo, rinnegatore, questo perché si vedesse che l’indistruttibilità dell’istituzione non dipendeva dagli uomini, ma da Dio.

Ecco perché la Chiesa è l’unica colonna a cui aggrapparci in questa confusione morale, imperante nel mondo, ed ecco perché il diavolo, nonostante tutto, avrà sempre la peggio.
 
(Crescenzo Marzano)
 

* il corsivo è tratto dal libro “Il Diavolo – riconoscere la sua seduzione, difendersi dai suoi attacchi” di padre Raffaele Talmelli e Luciano Regolo (ed. Mondadori)