Piena avvertenza e deliberato consenso


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A proposito del peccato mortale le chiedo di spiegarmi che cosa significhi aver piena avvertenza e deliberato consenso. Risponde Padre Angelo Bellon, dal sito Amici Domenicani.
 
Quesito

La saluto. Volevo questo chiarimento: per quanto concerne il peccato mortale, mi può spiegare con semplici parole cosa significa “piena consapevolezza e deliberato consenso”? Non le capisco in modo chiaro.
Poi, il peccato mortale è come dire e fare: sì, voglio offendere il Signore, e lo faccio con questo proposito, volontariamente? Questa ultima mia frase corrisponde alla verità?
La saluto con viva gioia e piena riconoscenza.
Stefano
 

Risposta del sacerdote

Caro Stefano,
1. l’avvertenza è l’atto col quale l’intelletto tiene sotto controllo l’azione che sta compiendo o vuole compiere.
Tale avvertenza è duplice: psicologica e morale.
L’avvertenza psicologica consiste nel rendersi conto delle azioni che si stanno compiendo. Essa è piena quando si è così padroni del proprio atto che in ogni momento si è in grado di eseguirlo, sospenderlo, proseguirlo.
L’avvertenza morale consiste nella consapevolezza della bontà o della malizia dell’azione.
Perché si possa compiere un peccato mortale è necessario che vi siano tutte e due queste avvertenze. Diversamente l’avvertenza non è piena.

2. Si ha il deliberato consenso della volontà quando l’atto è del tutto libero, e cioè compiuto con piena avvertenza e immune da costrizione o violenza.
Il pieno consenso non richiede speciale malizia della volontà, né odio a Dio.
Per commettere peccato mortale basta che la persona voglia – con piena avvertenza e perfetto consenso – un atto che è oggettivamente grave, anche se agisce sotto l’impulso della passione.

3. Non è necessario dire: compio quest’azione per offendere Dio. Chi farebbe una cosa del genere!
La maggioranza dei peccati si compie per fragilità, per passione, per tornaconti personali.
Dimmi quale ladro va a rubare per offendere Dio? Nessuno!
Eppure compie un peccato grave, mortale.
La stessa cosa vale anche per il sesto comandamento: chi compie atti impuri per voler offendere Dio? Nessuno. Eppure sono peccati gravi, che si ritorcono su colui che li compie.

4. Su quest’ultimo punto Giovanni Paolo II nell’enciclica Veritatis splendor ha detto: “si dovrà evitare di ridurre il peccato mortale ad un atto di opzione fondamentale, come oggi si suol dire, contro Dio, concepito sia come esplicito e formale disprezzo di Dio e del prossimo sia come implicito e non riflesso rifiuto dell’amore.
Si ha, infatti, peccato mortale anche quando l’uomo, sapendo e volendo, per qualsiasi ragione sceglie qualcosa di gravemente disordinato.
In effetti, in una tale scelta è già contenuto un disprezzo del precetto divino, un rifiuto dell’amore di Dio verso l’umanità e tutta la creazione: l’uomo allontana se stesso da Dio e perde la carità. L’orientamento fondamentale può, quindi, essere radicalmente modificato da atti particolari” (VS 70).

Ti saluto, ti ricordo al Signore e ti benedico.

Padre Angelo

fonte: Amici Domenicani