Scuola: parità, ma non solo di doveri

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Libertà di scelta delle famiglie, risparmio (reale) per lo Stato e costituzionalità della legge 62/2000. Ecco alcuni punti fermi che con la rinnovata polemica sull’obbligo o meno di pagamento dell’Ici da parte delle scuole paritarie non riescono a trovare spazio nei commenti di questi giorni.

Eppure, la libertà di scelta in campo educativo è sancita dalla nostra Costituzione, là dove all’articolo 30 viene affermato che «è dovere e diritto dei genitori mantenere, istruire ed educare i figli».

Parole chiare, che hanno fatto da bussola anche per il cammino terminato con il varo della legge 62/2000, nota con il nome di legge sulla parità scolastica o legge Berlinguer, dal nome del ministro – Luigi Berlinguer – che la condusse in porto, la quale conferma proprio questa libertà, stabilendo che esiste un solo sistema scolastico nazionale, in cui confluiscono istituti statali e istituti non statali paritari.

Una libertà di scelta che, se portata al suo pieno sviluppo, dovrebbe riguardare tutti i genitori, anche quelli che scelgono di scrivere i propri figli alla scuola statale. Del resto l’obbligo di presentare ai genitori il piano dell’offerta formativa per ogni singolo istituto nasce proprio da tale diritto di scelta che spetta ai genitori.

Altro punto che dovrebbe essere indiscutibile è il risparmio reale che la scuola paritaria permette alle casse dello Stato: quasi 6 miliardi di euro, a conti fatti. Tanto, infatti, costerebbe all’intera collettività la chiusura delle scuole paritarie e il passaggio di quasi un milione di studenti (dalla materna alle superiori) direttamente nelle strutture dello Stato.

Ma ancora adesso i 471 milioni di euro erogati nel bilancio pubblico vengono ideologicamente definiti da alcuni ‘un regalo ai privati’, se non addirittura ‘alla Chiesa’.

Infine, la costituzionalità dell’erogazione dei fondi alle paritarie. La legge 62/2000 ha già avuto un passaggio presso la Corte Costituzionale quando, nel 2003, venne presentato un referendum abrogativo proprio nelle parti riguardanti il contributo economico. Il quesito non venne ammesso perché ‘una volta che il legislatore abbia istituito un sistema scolastico nazionale, espungerne una categoria di scuole (le paritarie, ndr) che restano assoggettate (…), al medesimo e comune regime richiesto dall’articolo 33, quarto comma della Costituzione ai fini della parità, risulta non solo contraddittorio
ma anche discriminatorio’.

Insomma, va contro la nostra Costituzione una parità di soli doveri (le norme per ottenere il ‘riconoscimento’) e nessun diritto (i fondi dal bilancio pubblico o le esenzioni fiscali). Tanto più che alle scuole paritarie in termini di caratteristiche e sicurezza delle strutture viene da sempre richiesto giustamente e puntigliosamente ciò che le scuole statali purtroppo non sempre garantiscono.
 
(fonte: Avvenire, 28.07.15)

 

Scuole paritarie: pochi costi, molti benefici. Lo Stato così risparmia 5,6 miliardi

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Gontero (Agesc): le famiglie devono avere possibilità di scelta

Sei miliardi di euro. Anzi, per la precisione 6 miliardi, 81 milioni e 429.067,34 euro. Ecco quanto costerebbe oggi allo Stato accogliere nei propri istituti l’intera scuola paritaria qualora quest’ultima fosse costretta a chiudere i battenti. Un calcolo che venne fatto dall’Associazione genitori scuole cattoliche (Agesc), nel 2009. Allora la cifra diede 6 miliardi e 334milioni di euro. Ma quell’anno «parlavamo ancora di oltre un milione di studenti iscritti dalle materne alle superiori – constata amaramente il presidente nazionale dell’Agesc Roberto Gontero – mentre oggi siamo scesi, anche se di poco, sotto quella soglia». Una contrazione tutt’altro che fisiologica, ma frutto di una crescente difficoltà di molte scuole paritarie a restare aperte. Decine di istituti hanno chiuso in questi anni, nonostante una legge sulla parità scolastica abbia compiuto 15 anni.

Il risparmio dello Stato.
È un dato di fatto: la comunità nazionale con la presenza degli istituti non statali paritari risparmia 5 miliardi e 600 milioni di euro. Un calcolo semplice da fare. «L’Ocse nel giugno 2014 – ricorda il sottosegretario all’Istruzione Gabriele Toccafondi – mise nero su bianco il costo medio che lo Stato sostiene per i suoi studenti, suddivisi per ordine di scuola. Queste cifre sono il riferimento per le paritarie non profit per capire se erano esentate o meno dal pagamento dell’Imu per la parte della struttura destinata all’attività didattica: se il proprio corrispettivo medio era inferiore al costo medio per alunno non ci doveva essere pagamento». Un passaggio reso necessario dal rischio di incorrere in un presunto aiuto di Stato nei confronti di queste scuole in un regime di concorrenza.

Ecco le cifre.
L’Ocse ha fissato i seguenti costi medi sostenuti dallo Stato per i propri studenti: 5.739,17 euro alla materna; 6.634,15 euro alle elementari; 6.835,85 euro per la media; e 6.914,31 euro per le superiori. A questo punto basta moltiplicare ogni singolo costo medio per il numero di studenti delle scuole paritarie presenti nei vari ordini. Secondo i dati dello stesso ministero dell’Istruzione nell’anno scolastico 2014/2015 nelle materne paritarie erano iscritti in 621.919; nelle elementari in 186.356; nelle medie in 66.158; e nelle superiori in 119.111. Per un totale di 993.544. Il risultato delle quattro moltiplicazioni per ogni ordine di scuola fornisce un costo complessivo di poco più di 6 miliardi di euro. «Se si tiene conto – aggiunge il presidente nazionale dell’Agesc Gontero – che nel bilancio dello Stato vi sono stanziati 471 milioni di euro nel capitolo per tutta la scuola paritaria, si fa presto a verificare che lo Stato comunque risparmia più di 5 miliardi e 600 milioni di euro». Numeri che smentiscono i «presunti regali» alla «scuola dei ricchi e dei preti» come spesso ancora si sente gridare nelle manifestazioni e scrivere in qualche commento.

La delusione dei genitori dell’Agesc.
«Un danno economico unito alla beffa ideologica». Non nasconde la propria amarezza il presidente nazionale dell’Agesc Gontero davanti ad alcuni commenti espressi dopo la sentenza della Cassazione. «Ci fanno passare come persone che cercano privilegi – spiega – mentre si continua a ignorare i sacrifici economici che le famiglie sostengono per difendere la propria libertà di scelta in campo educativo, pur continuando a contribuire con le proprie tasse anche al funzionamento della scuola statale». Insomma una doppia tassazione (le tasse e la retta dell’istituto) che queste famiglie affrontano per molti anni. Ma al presidente Gontero va stretta anche l’idea che «le scuole paritarie non siano istituti dove la qualità dell’insegnamento sia uno dei capisaldi. Ma quale genitore si sobbarcherebbe una spesa per iscrivere il proprio figlio in una scuola che non garantisca una buona preparazione, una formazione solida, una capacità di affrontare le sfide del futuro? Penso proprio nessuno. Eppure continuiamo ancora a sentire – da parte di qualcuno – accuse e insinuazioni sulle reali capacità delle scuole paritarie». Del resto simili voci si erano già fatte sentire anche durante il dibattito sulla buona scuola, la riforma portata a casa poche settimane fa dal governo Renzi. Allora nel mirino finì la norma che prevede la possibilità della detrazione di parte delle spese sostenute per la frequenza a scuola (tetto massimo di 400 euro a figlio), che corrisponde anche alle rette pagate nelle paritarie.

Lo sguardo all’Europa.
Gontero è chiaro: in un’epoca nella quale si parla di emergenza educativa non si comprende il motivo per cui l’Italia non dia piena applicazione alla risoluzione del Parlamento Europeo che invita tutti i Paesi aderenti a sostenere la libertà di educazione, che comprende la libertà di scelta educativa delle famiglie. La prima risoluzione in materia risale al 1984.
 
(fonte: Avvenire, 28.07.15)