Il Papa e il Global Warming

Enciclica-2

Da parte dei critici della teoria dell’AGW si afferma che l’enciclica “Laudato si’ ” possa essere un errore e si propone un parallelismo con il caso Galilei.

Ma non è così, ed ecco perché.

L’accostamento tra il caso Galilei e la posizione assunta da Bergoglio nell’enciclica “Laudato si’ ” è stata avanzata dal noto ed autorevole sito sui cambiamenti climatici WUWT che ha segnalato la cosa anche via Twitter:
 

 

Sul sito troviamo un breve articolo che riportiamo integralmente:
 

As Galileo insisted about the perversity of his persecution by the Catholic Church: “[I]t is impossible for a conclusion to be declared heretical while we remain in doubt as to its truth.”

Now 400 years later, with the Pope’s new Laudato Si’ encyclical, Dr. Soon notes that the Vatican is again engaged in this same error, lending papal authority to highly uncertain scientific views that lie well outside of the Church’s sphere of moral authority.

 
Si fa dunque osservare che se al tempo di Galilei la Chiesa si fece guidare da teorie “incerte”, dimenticando che il sistema geocentrico era accettato e condiviso praticamente da tutti (eccezion fatta per il casi di Aristarco)  a partire dal IV secolo a.C. e che quindi tanto incerto non era da considerare, anzi era sostenuto anche da una buona maggioranza degli studiosi dell’epoca (tra cui Francis Bacon, padre della rivoluzione scientifica inglese morirà tolemaico nel 1626). In questo il parallelismo tiene, anche oggi la maggior parte degli studiosi sostiene la teoria dell’AGW (riscaldamento globale antropico) e anche adesso la Chiesa si basa sul parere della maggioranza degli scienziati.

Una posizione che però sottolinea la non invasione di campo della Chiesa rispetto alla scienza, come si può dunque muovere un appunto su questa scelta?

Ma ecco cosa dice l’enciclica al riguardo, nel capitolo 23:
 

Esiste un consenso scientifico molto consistente che indica che siamo in presenza di un preoccupante riscaldamento del sistema climatico. Negli ultimi decenni, tale riscaldamento è stato accompagnato dal costante innalzamento del livello del mare, e inoltre è difficile non metterlo in relazione con l’aumento degli eventi meteorologici estremi, a prescindere dal fatto che non si possa attribuire una causa scientificamente determinabile ad ogni fenomeno particolare.

L’umanità è chiamata a prendere coscienza della necessità di cambiamenti di stili di vita,di produzione e di consumo, per combattere questo riscaldamento o, almeno, le cause umane che lo producono o lo accentuano. E’ vero che ci sono altri fattori (quali il vulcanismo, le variazioni dell’orbita e dell’asse terrestre, il ciclo solare), ma numerosi studi scientifici indicano che la maggior parte del riscaldamento globale degli ultimi decenni è dovuta alla grande concentrazione di gas serra (anidride carbonica, metano, ossido di azoto ed altri) emessi soprattutto a causa dell’attività umana.

 
La scienza si prende dunque la responsabilità di dire come stanno le cose, e a differenza di quanto avvenne nel ‘600 la chiesa non entra nel merito (che poi all’epoca fu un’incursione di Galilei su questioni teologiche), si parte dal dato della scienza che si prende tutte le responsabilità di quanto afferma. Su questo punto quanto scritto da Bergoglio è condivisibile e inattaccabile.

Ma dove Bergoglio risolve nel modo migliore la questione è nelle considerazioni che seguono l’analisi della “scienza”, se infatti giustamente sulla correttezza della teoria non si pronuncia, sui provvedimenti da prendere egli mostra come come la questione dell’AGW venga stravolta nelle decisioni attuate e di fatto e diventi un modo per favorire i paesi più ricchi e penalizzare quelli poveri:
 

Il riscaldamento causato dall’enorme consumo di alcuni Paesi ricchi ha ripercussioni nei luoghi più poveri della terra, specialmente in Africa, dove l’aumento della temperatura unito alla siccità ha effetti disastrosi sul rendimento delle coltivazioni.

A questo si uniscono i danni causati dall’esportazione verso i Paesi in via di sviluppo di rifiuti solidi e liquidi tossici e dall’attività inquinante di imprese che fanno nei Paesi meno sviluppati ciò che non possono fare nei Paesi che apportano loro capitale: «Constatiamo che spesso le imprese che operano così sono multinazionali, che fanno qui quello che non è loro permesso nei Paesi sviluppati o del cosiddetto primo mondo.

Generalmente, quando cessano le loro attività e si ritirano, lasciano grandi danni umani e ambientali, come la disoccupazione, villaggi senza vita, esaurimento di alcune riserve naturali, deforestazione, impoverimento dell’agricoltura e dell’allevamento locale, crateri, colline devastate, fiumi inquinati e qualche opera sociale che non si può più sostenere»

 
Prendendo per buona la teoria dell’AGW sono dunque i paesi ricchi che dovrebbero abbattere le loro emissioni, e invece quello che accade è che i consumi dei paesi ricchi non cambiano mentre i paesi poveri vengono devastati per alimentare quelle stesse attività inquinanti.
 

170. Alcune delle strategie per la bassa emissione di gas inquinanti puntano alla internazionalizzazione dei costi ambientali, con il pericolo di imporre ai Paesi con minori risorse pesanti impegni sulle riduzioni di emissioni, simili a quelli dei Paesi più industrializzati. L’imposizione di queste misure penalizza i Paesi più bisognosi di sviluppo. In questo modo si aggiunge una nuova ingiustizia sotto il rivestimento della cura per l’ambiente.

Anche in questo caso, piove sempre sul bagnato. Poiché gli effetti dei cambiamenti climatici si faranno sentire per molto tempo, anche se ora si prendessero misure rigorose, alcuni Paesi con scarse risorse avranno bisogno di aiuto per adattarsi agli effetti che già si stanno producendo e colpiscono le loro economie. Resta certo che ci sono responsabilità comuni ma differenziate, semplicemente perché, come hanno affermato i Vescovi della Bolivia, «i Paesi che hanno tratto beneficio da un alto livello di industrializzazione, a costo di un’enorme emissione di gas serra, hanno maggiore responsabilità di contribuire alla soluzione dei problemi che hanno causato».[127]

171. La strategia di compravendita di “crediti di emissione” può dar luogo a una nuova forma di speculazione e non servirebbe a ridurre l’emissione globale di gas inquinanti. Questo sistema sembra essere una soluzione rapida e facile, con l’apparenza di un certo impegno per l’ambiente, che però non implica affatto un cambiamento radicale all’altezza delle circostanze. Anzi, può diventare un espediente che consente di sostenere il super-consumo di alcuni Paesi e settori.

 
E non si incolpa la sovrappopolazione per la povertà e delle emissioni di CO2:
 

Invece di risolvere i problemi dei poveri e pensare a un mondo diverso, alcuni si limitano a proporre una riduzione della natalità.

Non mancano pressioni internazionali sui Paesi in via di sviluppo che condizionano gli aiuti economici a determinate politiche di “salute riproduttiva”. Però, «se è vero che l’ineguale distribuzione della popolazione e delle risorse disponibili crea ostacoli allo sviluppo e ad un uso sostenibile dell’ambiente, va riconosciuto che la crescita demografica è pienamente compatibile con uno sviluppo integrale e solidale».[28]

Incolpare l’incremento demografico e non il consumismo estremo e selettivo di alcuni, è un modo per non affrontare i problemi. Si pretende così di legittimare l’attuale modello distributivo, in cui una minoranza si crede in diritto di consumare in una proporzione che sarebbe impossibile generalizzare, perché il pianeta non potrebbe nemmeno contenere i rifiuti di un simile consumo.

 
Non ci sarà dunque il rischio che un giorno la Chiesa debba ritrattare quanto scritto sull’enciclica, se la teoria dell’AGW si dimostrerà vera si sarà indicato nella riduzione delle emissioni dei paesi ricchi e non nel sottosviluppo e nella denatalità dei paesi poveri la soluzione. Ma se invece si dovesse verificare l’infondatezza della teoria dell’AGW, le soluzioni proposte sarebbero ugualmente valide e sarebbe solo la scienza ad essere screditata.

Sulla questione dell’AGW l’enciclica è dunque un esempio di analisi corretta e condivisibile, la scienza liberamente fa le sue affermazioni e la Chiesa non entra nel merito, ma le azioni da far seguire possono essere giuste anche a partire da un’eventuale analisi scientifica sbagliata. E questo è proprio ciò che Bergoglio ha fatto.
 

(fonte: enzopennetta.it)