Nullità matrimoniale: il Vescovo diventa “giudice unico”

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Processi più brevi e gratuiti ma il sacro vincolo coniugale rimane indissolubile: lo stabilisce il motu proprio di papa Francesco

Città del Vaticano, 08 Settembre 2015 (ZENIT.org) Luca Marcolivio |

Il processo di scioglimento per nullità del matrimonio sacramentale non sarà più facile ma più celere. Sarà inoltre il Vescovo diocesano il supremo giudice di tali cause giudiziarie, ferma restando la possibilità di ricorrere alla Rota Romana, rafforzando così il legame tra le Chiese particolari e la Sede di Pietro.
Le procedure giudiziarie saranno infine gratuite per i coniugi ricorrenti, salva l’equa retribuzione degli operatori dei tribunali.

Sono questi alcuni dei principi codificati nella Lettera ApostolicaMitis Iudex Dominus Iesus, pubblicata stamattina in forma di motu proprio da papa Francesco sulla riforma del processo canonico per le cause della dichiarazione di nullità del matrimonio, nel Codice di Diritto Canonico.

Nel corso dei secoli, la Chiesa Cattolica “ha inteso ed esposto più approfonditamente la dottrina dell’indissolubilità del sacro vincolo del coniugio, ha elaborato il sistema delle nullità del consenso matrimoniale e ha disciplinato più adeguatamente il processo giudiziale in materia, di modo che la disciplina ecclesiastica fosse sempre più coerente con la verità di fede professata”, scrive il Papa nella premessa delmotu proprio.

Avendo a cuore la “salvezza delle anime”, il Santo Padre ha quindi “stabilito di mettere mano alla riforma dei processi di nullità del matrimonio” e, a tal fine, ha costituito “un gruppo di persone eminenti per dottrina giuridica, prudenza pastorale ed esperienza forense che, sotto la guida dell’Eccellentissimo Decano della Rota Romana, abbozzassero un progetto di riforma, fermo restando comunque il principio dell’indissolubilità del vincolo matrimoniale”.

Ad alimentare questa “spinta riformatrice”, prosegue Francesco, è “l’enorme numero di fedeli che, pur desiderando provvedere alla propria coscienza, troppo spesso sono distolti dalle strutture giuridiche della Chiesa a causa della distanza fisica o morale; la carità, dunque, e la misericordia esigono che la stessa Chiesa come madre si renda vicina ai figli che si considerano separati”.

Anche per rispondere agli impulsi giunti dalla maggioranza dei vescovi intervenuti all’assemblea sinodale straordinaria sulla famiglia dell’ottobre 2014, che richiedevano “processi più rapidi ed accessibili”, il Pontefice ha redatto il motu proprio con disposizioni che non favoriranno la “nullità dei matrimoni” bensì la “celerità dei processi”, affinché “a motivo della ritardata definizione del giudizio, il cuore dei fedeli che attendono il chiarimento del proprio stato non sia lungamente oppresso dalle tenebre del dubbio”.

Il motu proprio, quindi, come sottolinea lo stesso Bergoglio, si pone sulle orme dei suoi predecessori, stabilendo che “le cause di nullità del matrimonio vengano trattate per via giudiziale e non amministrativa, non perché lo imponga la natura della cosa, ma piuttosto lo esiga la necessità di tutelare in massimo grado la verità del sacro vincolo: e ciò – sottolinea il Papa – è esattamente assicurato dalle garanzie dell’ordine giudiziario”.

Tra i criteri fondamentali che animano la riforma dei processi di nullità matrimoniale, il Santo Padre evidenzia:

a) La sentenza unica di nullità, in luogo del criterio della “doppia decisione”, in modo che “sia sufficiente la certezza morale raggiunta dal primo giudice a norma del diritto”.

b) Il trasferimento della responsabilità delle cause nelle mani del Vescovo, costituito come “giudice unico”, il quale “nell’esercizio pastorale della propria potestà giudiziale dovrà assicurare che non si indulga a qualunque lassismo”.

Proprio perché al Papa non è sfuggito “quanto un giudizio abbreviato possa mettere a rischio il principio di indissolubilità del matrimonio”, egli stesso ha voluto che “in tale processo sia costituito giudice lo stesso Vescovo, che in forza del suo ufficio pastorale è con Pietro il maggiore garante dell’unità cattolica nella fede e nella disciplina”.

a) Da parte loro, le conferenze episcopali dovranno rispettare “assolutamente il diritto dei Vescovi di organizzare la potestà giudiziale nella propria Chiesa particolare”.

b) Facendo “salva la giusta e dignitosa retribuzione degli operatori dei tribunali”, il motu proprio stabilisce che “venga assicurata la gratuità delle procedure perché la Chiesa, in una materia così strettamente legata alla salvezza delle anime, manifesti l’amore gratuito di Cristo dal quale tutti siamo stati salvati”.

c) La riforma stabilisce inoltre che “si mantenga l’appello al Tribunale ordinario della Sede Apostolica, cioè la Rota Romana, nel rispetto di un antichissimo principio giuridico, così che vanga rafforzato il vincolo fra la Sede di Pietro e le Chiese particolari, avendo tuttavia cura, nella disciplina di tale appello, di contenere qualunque abuso del diritto, perché non abbia a riceverne danno la salvezza delle anime”.
 
Per approfondimenti, il testo integrale del motu proprio è disponibile qui

 

Matrimoni religiosi e nullità: che cosa cambia e perché: «Matrimoni nulli per mancanza di fede»

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di Massimo Introvigne

(il Mattino, 9-9-2015)

L’8 settembre 2015 Papa Francesco ha reso pubblica la lettera apostolica in forma di Motu proprio «Mitis Iudex Dominus Iesus» sulla riforma del processo canonico per le cause di nullità del matrimonio, accompagnata da una lettera parallela che adatta la stessa disciplina alle Chiese orientali.

La «Mitis Iudex» si apre con una forte rivendicazione della potestà della Sede Apostolica di decidere in questa materia. Il Signore Gesù, scrive il Papa, ha affidato al Romano Pontefice «la suprema e universale potestà, di legare e di sciogliere qui in terra». Francesco ricorda che la Chiesa vuole mantenere ferma «la dottrina dell’indissolubilità del sacro vincolo del coniugio», e «tutelare l’unità nella fede e nella disciplina riguardo al matrimonio, cardine e origine della famiglia cristiana». Tuttavia, afferma il Pontefice, una riforma era necessaria per «l’enorme numero di fedeli» che lamentano la lentezza e la macchinosità dei processi canonici.

Anche il Sinodo straordinario aveva chiesto in questa materia «processi più rapidi ed accessibili». Il Papa risponde con «disposizioni con le quali si favorisca non la nullità dei matrimoni, ma la celerità dei processi, non meno che una giusta semplicità, affinché, a motivo della ritardata definizione del giudizio, il cuore dei fedeli che attendono il chiarimento del proprio stato non sia lungamente oppresso dalle tenebre del dubbio».

Il processo non diventa amministrativo come qualcuno al Sinodo aveva chiesto: rimane giudiziario, ma è snellito con alcune riforme. Per la dichiarazione di nullità del matrimonio, e dunque la possibilità dei coniugi di accedere a nuove nozze, non sarà più necessaria la cosiddetta sentenza «doppia conforme», ma sarà sufficiente, in assenza di appello, una decisione di primo grado. Si insiste che il vescovo è il vero giudice di queste cause, e si auspica che nelle grandi come nelle piccole diocesi i vescovi trovino tempi e modi di intervenire personalmente, potendo comunque delegare la sua funzione a un giudice unico. È introdotta una forma di processo breve per i casi in cui la nullità del matrimonio appare «sostenuta da argomenti particolarmente evidenti». Si riforma anche il sistema degli appelli, ripristinando quello al vescovo metropolita come capo della provincia ecclesiastica e mantenendo l’appello alla Rota Romana.
La gratuità della procedura, su cui insistono alcuni primi commenti, era in realtà già stata introdotta da tempo.

Più importante è la norma che elenca tra le cause di nullità «la mancanza di fede che può generare la simulazione del consenso». Si tratta di una questione molto dibattuta, su cui il dibattito era stato aperto da Benedetto XVI nel 2005, nel dialogo a Les Combes con i sacerdoti valdostani. Papa Ratzinger aveva evocato quanti si sono sposati in Chiesa senza essere «veramente credenti», «per tradizione» o per la bella cerimonia.

Questi matrimoni sono nulli? «Io personalmente lo pensavo», confidava allora Benedetto XVI, ma i canonisti lo avevano convinto a prendere tempo per approfondire il problema. Nelle udienze annuali alla Rota Romana del 2011 e del 2013 Papa Ratzinger aveva insistito perché si studiasse la possibilità di studiare la relazione fra mancanza di fede dei coniugi e nullità del matrimonio, senza «alcun facile automatismo». Dieci anni dopo il discorso di Les Combes, Papa Francesco ha deciso di aprire alla nullità del matrimonio per mancanza di fede, in effetti senza automatismi perché la carenza di fede può determinare la nullità, ma non la causa automaticamente.

La svolta era partita da Benedetto XVI. Rivolgendosi alla Rota Romana nel 2011, l’attuale Pontefice emerito aveva lasciato intendere che molti matrimoni finiscono male perché cominciano male. Finiscono “annullati” perché non avrebbero mai dovuto essere celebrati in chiesa.

Non c’è nessun «diritto al matrimonio in chiesa», affermava allora Benedetto XVI, e i parroci non dovrebbero dare per «scontata» l’ammissione al matrimonio religioso di chiunque lo chieda, anche se palesemente non crede in Dio, non frequenta i sacramenti e non condivide la visione che la Chiesa Cattolica ha del matrimonio. Si dirà che Papa Francesco, nonostante ribadisca con forza la dottrina del matrimonio indissolubile, di fatto rende più facili gli “annullamenti”. I tribunali ecclesiastici hanno però lo scopo di constatare, non di inventare la nullità. Ci si può chiedere se non siano in aumento non gli “annullamenti”, ma i matrimoni nulli contratti da chi va a sposarsi in chiesa «per la cerimonia», senza credere nel matrimonio cattolico. I vescovi che si rallegrano perché nelle loro diocesi la maggioranza si sposa ancora in chiesa dovrebbero chiedersi se un buon numero di questi matrimoni non nascano, in effetti, già nulli. E la riforma di Francesco va in una direzione che Benedetto XVI aveva adombrato. È bene che in chiesa si sposi chi ci crede: non chi apprezza solo la musica, i fiori e il bel contesto.
 
(fonte: http://www.cristianocattolico.it/rassegna-stampa-cattolica/etica/matrimoni-nulli-per-mancanza-di-fede-l-opinone-di-massimo-introvigne.html)