La famiglia? Un’esperienza che nasce prima dello Stato

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Privilegiando le unioni fondate su un’istituzione giuridica e regolate da un codice i Costituenti hanno voluto creare una piattaforma ideale dove potessero crescere gli eventuali figli
 
«Viviamo una vera e propria schizofrenia: tutti applaudono per il divorzio breve e nello stesso tempo coloro che vivono liberi in coppia vogliono invece sposarsi ed entrare nell’unico istituto giuridico che prevede veri e propri vincoli». Con molta ironia Alberto Gambino, 48 anni, professore ordinario di Diritto privato presso l’Università Europea e autore del volume Matrimonio,famiglia e legge naturale, spiega il paradosso in cui stiamo vivendo. C’è, in tal senso, molta confusione. Il professore l’affronta nel suo testo con chiarezza e lucidità.Cosa sia la famiglia secondo la Costituzione italiana non è un tema di dubbia interpretazione: «La defiˆnizione è molto chiara, è “una società naturale fondata sul matrimonio” e defiˆnendola società naturale i Costituenti volevano sottolineare che la famiglia preesiste allo Stato. È un’esperienza millenaria che nasce prima della Repubblica.

Aggiungendo che è fondata sul matrimonio dicono che per il nostro ordinamento sono rilevanti le famiglie fondate su un istituto giuridico e regolate da un codice civile». Una famiglia si crea però per amore, cosa che non segue regole e codici.Tuttavia è importante che venga regolata.Come spiegarlo a chi crede ilcontrario? «La famiglia è tutelata giuridicamenteper due aspetti. Per creare un vincolo tendenzialmente stabile e perché tale stabilità sia la piattaforma ideale per avere dei fiˆgli». Con il matrimonio i coniugi amandosi, scelgono anche di coabitare, di assistersi, di collaborare e di non minare l’ unione con infedeltà o allontanamenti. «Per questo», spiega, «è un modello giuridico ideale per far crescere eventuali ˆfigli. Si privilegia il matrimonio tra uomo e donna perché possono procreare».

Alberto Gambino, 48 anni, professore ordinario di Diritto privato presso l’Università Europea di Roma

Alberto Gambino, 48 anni, professore ordinario di Diritto privato presso l’Università Europea di Roma

Resta il tema dei diritti individuali di cui oggi tutti parlano? «Oltre a quelli legati ai bisogni di un individuo ci sono quelli relativi all’affiˆdamento che egli fa verso una persona. Se si convive, si fa affiˆdamento che l’altro si occupi di noi. Quando la convivenza fiˆnisce per chi resta solo scompare questa certezza». Con il matrimonio ci sono ripercussioni giuridiche legate all’assegno di mantenimento o divorzio. Ma se non c’è questo istituto? «C’è comunque un diritto che nasce dall’aver vissuto assieme», spiega. «Tanta giurisprudenza dice che se muore uno dei due conviventi l’altro può continuare a vivere nello stesso appartamento. Con il riconoscimento di tali diritti individuali si possono già coprire al 90 per cento tutte le situazioni che vengono reclamate dalle coppie omosessuali: assistenza ospedaliera, carcere, rapporti di lavoro, abitazione».

Alcuni direbbero che rimangono fuori l’adozione dei ˆfigli e la previdenza. «Con la pensione di reversibilità lo Stato ha fatto una scommessa: ha detto “questo è il modello su cui voglio investire” ritenendo che una coppia, che ha avuto il coraggio di essere istituzionalizzata ed è funzionale alla prole, merita di essere supportata quando uno dei due coniugi non c’è più. E poi il problema della reversibilità al convivente nelle coppie di fatto», suggerisce Alberto Gambino, «si può comunque superare con le pensioni integrative e private di cui si può stabilire liberamente il benefiˆciario». Per l’adozione resta un fatto certo: il modello per adottare è il matrimonio tra un uomo e una donna perché solo loro possono procreare.

 
(fonte: famigliacristiana.it)